venerdì 4 luglio 2014

Amaro alla genziana

Quando l'Emporio Primo Vere informò, con la sua newsletter, che ci sarebbe stato un incontro col signor Nicola dell'azienda I Pensieri del Poeta, che avrebbe guidato i partecipanti attraverso un'analisi sensoriale dalle radici della genziana fino al prodotto finito, ovvero al liquore, pensai che si trattasse di un incontro a cui non potevo assolutamente mancare.
Ho cominciato a gustare ed apprezzare l'amaro alla genziana solo in tempi molto recenti, e più di una volta mi sono chiesta come si potesse fare in casa. In giro vedevo che c'era una miriade di ricette, ognuna di queste si proponeva come l'originale e tutte promettevano di essere la migliore.


La scelta non era facile, anche perché non avevo la minima idea di quale dovesse essere anche solo un procedimento base per fare un amaro alla genziana. E comunque, posto anche che fossi riuscita a selezionarne uno, magari quello che m'ispirava maggiormente, come avrei potuto fare per procurarmi le radici di genziana? Di andare per boschi a cercarla non se ne parlava, e non solo perché non avrei saputo distinguere una radice di genziana da una di cicuta, ma soprattutto perché la genziana è severamente protetta, e se la forestale ti becca, poi te lo dà lei l'amaro, di quelli che ti lasciano il sapore in bocca per il resto della vita!

Sapevo che le radici di genziana si possono acquistare, già belle pulite, essiccate, tagliate e pronte per essere usate, in erboristeria e nei negozi di prodotti biologici, ma come fare a capire se sono radici di buona qualità?
L'incontro col signor Nicola, quindi, andava assolutamente fatto, non foss'altro per apprendere le informazioni di base.
Tanto per iniziare, aveva portato con sé questa sporta di radici ancora integre, cioè non ancora tagliate per il confezionamento, e le maneggiava come fossero delle sculture delicate e complesse. E tali erano, infatti! Alcune erano di una bellezza indescrivibile, e con un po' di fantasia, ci si potevano ravvisare le forme più disparate... un uccello, un arabesco, un'attraente silhouette femminile, una madonna... qualunque cosa! Erano dei piccoli capolavori scultorei di un'artista che non conosce licei artistici o accademie di belle arti: la Natura. E il signor Nicola che candidamente confessava che, ogni volta che doveva tagliare una di quelle meraviglie per poterla imbustare, gli veniva il magone.
La gentiana lutea, o genziana maggiore, è una pianta erbacea perenne, dalle radici molto sviluppate e con un'infiorescenza gialla. Può essere alta da 40 a 140 cm e cresce in montagna, l'altitudine ottimale per ottenere la radice che serve a fare il liquore è 1.400 metri. Non va confusa con la genzianella, che è anch'essa una pianta erbacea officinale, di montagna, che produce un'infiorescenza violacea.
Siccome quella che cresce spontaneamente in natura è, come dicevo, rigorosamente protetta, la genziana che si trova in commercio viene coltivata, ed è qui che scatta l'importanza di saper selezionare il coltivatore serio. Il signor Nicola fa stampare in etichetta tutte le informazioni basilari delle sue radici, che non vengono coltivate da lui personalmente, che quindi, a sua volta, le acquista altrove (clicca sull'immagine per ingrandire)



Quando si apre un sacchetto di radici, l'olfatto viene colpito da una profumazione pungente che promette da subito di essere amaro sul serio, e che immediatamente richiama alla mente il sapore del liquore, reso più gradevole dallo zucchero aggiunto, quel tanto che basta ad addolcire il primo impatto con le papille gustative, facendo sì che dopo la deglutizione, rimanga chiara la percezione amarognola sul fondo del palato.
Anche il signor Nicola ha confermato che esistono tante ricette per preparare un buon amaro di genziana, anche perché, nel tempo, ognuno ha voluto metterci qualcosa di suo. Per questo, non ne esiste uno che sia migliore di tutti gli altri, semplicemente c'è quello che piace di più e quello che piace di meno.
L'amaro di genziana può essere preparato in una soluzione idroalcolica (alcool, acqua e zucchero) oppure in una soluzione di vino e alcool, a cui aggiungere poi lo sciroppo, che è il procedimento che ho preferito usare io.


Inoltre, si può optare per un'infusione delle radici tal quali, oppure aromatizzando con l'aggiunta di odori e spezie a piacere, in genere scorza di limone e/o cannella. E c'è chi abbonda, come ho fatto io, che ho voluto profumare anche con chiodi di garofano e bacche di ginepro, creando così una sinfonia di profumi, su cui domina incontrastato, ma al contempo mitigato, l'amaro della radice.

  • 100 g di radici di genziana (da agricoltura biologica e controllata)
  • 2,5 litri di vino bianco di qualità, almeno 12,5° (solitamente si consiglia chardonnay, io però ho usato un Placido Rizzotto Bianco di Sicilia IGT)
  • 0,5 litro di alcool etilico
  • 12 bacche di ginepro (leggermente schiacciate col dorso di un cucchiaio)
  • 12 chiodi di garofano
  • un pezzo di cannella
  • la scorza di 1 limone, senza parte bianca
  • 400 g di zucchero
  • 0,5 litro di acqua
Mettere le radici, le spezie e la scorza di limone in un contenitore di vetro di oltre 3 litri, a chiusura ermetica.
Mescolare insieme il vino con l'alcool e versarlo nel contenitore, chiudere bene e porre in un luogo buio e fresco, a riposare per 40 giorni.
Ecco la fotosequenza dell'infusione che matura:


giorno 0
giorno 9
giorno 29
giorno 44 (ultimo)

Da notare come il liquido diventi, gradualmente, più ambrato e le radici, dapprima galleggianti in superficie, piano piano vadano a fondo.
Trascorso il periodo di infusione, si prepara lo sciroppo con l'acqua e lo zucchero e lo si fa raffreddare completamente. Si filtra il liquido dell'infusione, si aggiunge lo sciroppo completamente freddato, si mescola, (si assaggia :-D ) e si imbottiglia. Con queste dosi si riempiono 7 bottiglie da 0,5 litro.
Dopo l'imbottigliamento, si consiglia di lasciar riposare ancora per almeno un paio di settimane, per far meglio amalgamare i sapori. Più tempo si lascia all'affinamento in vetro, più morbido sarà il gusto.
Prosit!


Uuuuhhhhh... 'mmazza ragazzi, che sbronza epocale! santamicetta, e chi s'aripija mò?!? Certo però, che quella genziana era proprio bbona!!!

13 commenti:

  1. AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAH!!!!!!

    Minnie!!!!
    Sto leggendo da cellulare quindi non vedo il post per intero. Presa dalla lettura e dalle foto dei vari step della maturazione, penso di vedere poi il liquore imbottigliato e invece mi trovo davanti la micia, o il micio, sbronza nella vasca!!!! Ahahahah!!! Mi sono troppo divertita!
    Non amo i liquori, ma è stato veramente interessante leggere il tuo post piacevolmente dettagliato! ;)

    Baci baci!

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    1. Ahahahahah!!! Ti dirò, da quando ho preso la decisione di chiudere i miei post con quacosa di felino o springsteeniano, mi sforzo di cercare elementi che siano coerenti con la ricetta appena data, ma non sempre è possibile, anzi... spesso è proprio un'impresa ardua. Ma stavolta mi è venuta di un facile... mi sono ricordata di questa foto di qualche anno fa (in cui, ovviamente, la micia Pepper non era sbronza, ma solo molto accaldata e in cerca di refrigerio) e ho pensato di commentarla nel modo in cui ho fatto. Anche a me vien da ridere ogni volta che la rivedo :-D
      Grazie per l'apprezzamento al post, sono felice perché ci ho lavorato su un bel po', cercando di mettere insieme informazioni che fossero concise, ma al contempo anche esaustive. Io adoro l'amaro alla genziana, e con un pizzico d'orgoglio penso di poter dire che il mio è venuto veramente buono ;-)
      Ciao cara, buona giornata!

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    2. Ovvio che non era sbronza, certo :)
      Anche uno dei miei si ficca spesso nella vasca!

      Si vede che il post è il risultato di cura ed attenzione :) bello, bello veramente. :*

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  2. noooooooooooooooo avevo lasciato un commento lunghissimo, pertinentissimo, lusingatorissimo, ma per sbaglio prima di inviare ho chiuso la pagina :(((((

    era un commento irripetibile.... come le analisi del dna del ris...

    vabbè, cominciava con una grassa risata, grassissima! per la micia ubriaca :)))))))
    nel corpo (del commento eh?:)) mi sperticavo in complimenti per la tua capacità di scovare ingredienti inimmaginabili, ricercare la genuinità e catturare l'attenzione di povere svalvolate che manco sapevano dell'esistenza della genziana, figurarsi di un amaro alla genziana!
    meraviglioso il colore ambrato dell'amaro..
    e poi, chiosavo, quando assaggio anche solo un'aria di alcool sono uguale uguale alla tua micia!!
    vediamo se ce la faccio premere invio eh??
    un abbraccio e un sorriso, beddha mia!

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    1. Nooooooo Tammyyyy!!! Ti è successo lo stesso che successe a me commentando il tuo post su... mi pare che fosse... la focaccia barese! Sì sì, proprio quella!!! Un commento che era un'epopea che Ken Follett mi fa un baffo, e invece di dare invio, pigiai su Esci... aaarrrgghhhhh!!! 8-O Vabbé, 1 a 1, palla al centro! ;-)
      Comunque, devi assaggiare l'amaro alla genziana! Non importa che effetto collaterale possa avere su di te... vorrà dire che diventerai ancora più effervescente di come sei. E se poi crolli come un ciocco, chiediamo a Pepper se ti cede il suo posto nella vasca!!!
      Abbraccio e sorriso anche a te! :-*

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  3. Wow Minnieeeee!!!
    Post meraviglioso...

    Allora, non posso definirmi astemia..., o meglio: lo sono per quel che riguarda i vini, le birre, ma quando si tratta di liquori, soprattutto se fatti a casa, mi piace assaggiare e... sorseggiare :DDDDDDDD

    Il liquore alla genziana è buonissimo; ho avuto modo di assaggiarne proprio uno abruzzese e ne sono rimasta davvero colpita!!!
    La tua personalizzazione in termini di profumi e aromi mi piace tantissimo :))

    Grande Minnie! Hai tirato fuori davvero una chicca.
    Ora vado a fare un giro nei pensieri del poeta...; grazie per aver messo il link ;)

    Abbraccio grande anche da me! :**

    p.s. commenti chilometrici andati persi???? lasciamo perdere va'... però non ti nascondo che ho riso un pochetto dopo aver letto che non son la sola a schiacciare il tasto sbagliato certe volte.... ahahahahaaaahahahahaah

    pp.ss. la tua micia nella vasca: spettacolare! :DDDDDD


    BUON WEEK END!

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    1. Ooohhhh meno male! Almeno ci sei tu a farmi buona compagnia per un liquorino a fine pasto! ;-) Io veramente anche vino... per me è abbastanza inconcepibile pasteggiare senza neanche un bicchiere di vino... hic! :-)
      Occhio ai Pensieri del Poeta, è un sito pericoloso: fanno poche cose, ma quelle poche sono da lasciarci la lingua sul monitor :-D
      Grazie per l'apprezzamento del post, e grazie dalla mia miciastra =^.^=

      PS: mal comune, mezzo gaudio... no, mi riferisco a commenti e tasti pigiati ad minkiam ^.^

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  4. ahahahaahhahahahahah i tasti pigiati ad minkiam ahahahahahhahahhaaahahahahaa!!!

    p.s. visti i pensieri del poeta... quelle cialde e quella gelatina di ratafià... non ce posso pensà!

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    1. Ma perché, e il Dolce Divino? il lievitato impastato col Montepulciano d'Abruzzo (il nome infatti è un gioco di parole di-vino ;-) )... non so cosa darei per avere la ricetta con tutte le dosi precise!

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  5. Non posso non lasciare un commento dopo aver assaggiato "questa" specialità!
    E per "questa" intendo proprio la tua, visto che è stata oggetto di un dono molto molto ma molto gradito insieme alle radici per potermelo fare!!!

    Davvero squisito! Soprattutto se sorseggiato ben freddo (per i miei gusti!)
    Lo farò e lo utilizzerò per i regalini di Natale home-made ;)))))))


    Ancora grazie Concetta :*****************************

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    1. Sono molto contenta che la mia genziana ti sia piaciuta. Come ti dissi, io ho spinto la personalizzazione un po' all'estremo, perché ho unito una quantità di profumi, laddove molti preferiscono usarne uno o al massimo due. Però credo d'aver raggiunto un risultato abbastanza equilibrato, in cui nessun aroma prevale sull'altro, o svilisce l'amaro della genziana che, comunque, deve predominare sul resto. Perciò mi fa piacere che anche tu abbia gradito.
      Te l'ho detto che ne ho messo a fare un altro lotto? Regala deqquà, regala dellà, non mi stava rimanendo niente per i regali di Natale, ahahahah!!!
      Comunque, quando lo fai, il consiglio che ti dò, nel caso molto probabile in cui non trovassi il vino Placido Rizzotto che ho usato io, è di buttarti su uno chardonnay, che è il più usato, possibilmente da agricoltura biologica. Altrimenti, che sia un bianco con una gradazione alcolica di almeno 12,5°, non di meno.
      E grazie a te per tutte le squisite delizie che mi hai donato :-*

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    2. Ma la ricetta non doveva essere "senza vino"???

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    3. Leggi la foto della ricetta originale che sta sulla confezione di radici, e datti da sola una risposta.

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