lunedì 20 novembre 2017

Due dolci lievitati: Stollen ai semi di papavero, e panbrioche semplice semplice

Prima di iniziare, un paio di precisazioni.
Primo: lo Stollen di questa ricetta non ha niente in comune con il tipico dolce natalizio di Dresda, di cui parlai anch'io qui. Si chiamano con lo stesso nome, ma sono agli antipodi. Completamente diversi, ciascuno buono a modo suo.
Secondo: il motivo per cui presento in un unico post due lievitati diversi, è che la quantità di impasto che si ricava con le dosi fornite è eccessiva per il solo Stollen. Avrei potuto fare mezza dose, ma avrei dovuto usare mezzo uovo, e questa cosa mi avrebbe mandato in crisi, perché non so mai cosa farmene del mezzo uovo d'avanzo, che invariabilmente finisce nel water. E allora...



E ora, passiamo alla ricetta. Innanzitutto, i credits vanno al blog Lo Spazio di Staximo, dove vidi questa ricetta molto tempo fa (il suo post è di gennaio 2014, figuriamoci!), da allora annotata e tenuta in caldo, aspettando che finalmente maturasse l'ispirazione per provarla.
M'intrigò molto la farcia. I semi di papavero avevo già avuto modo di usarli in ricette dolci, per esempio in questa torta, e in questi muffin. Qui vengono usati in quantità più massiccia, e in un mix di ingredienti che garbano tutti al mio palato.
L'impasto lievitato è, ovviamente, a lievitazione naturale. Staximo usa 150 g di pasta madre. Dato che io ho il lievito naturale liquido, ho preparato una biga con 100 g di farina, 50 g di acqua e tra 10 e 20 g di LNL, in modo da non creare squilibri nelle proporzioni. E' un impasto molto essenziale, con un solo uovo, appena 100 g di zucchero (io ho aggiunto anche un cucchiaino di miele, come faccio sempre con gli impasti dolci a lievitazione naturale, per sostenere la lievitazione lunga) e olio evo.
Lo Stollen viene poi "caricato" di grasso e zuccheri alla fine, con spennellamenti di burro e glassa, mentre col panbrioche si ha modo di apprezzare meglio la leggerezza e l'equilibrio di questo impasto.
Come farina, Staximo raccomanda genericamente una farina per pane. Io ho usato la manitoba del Mulino Marino e l'enkir, sempre del Mulino Marino, entrambe macinate a pietra.



Ecco dunque la ricetta:
Biga
  • 100 g di manitoba Mulino Marino
  • 50 g di acqua a temperatura ambiente
  • 10-20 g di LNL
Impasto
  • tutta la biga
  • 80 + 120 g di latte
  • un cucchiaino di miele millefiori biologico
  • 350 g di manitoba Mulino Marino
  • 150 g di enkir Mulino Marino
  • 100 g di zucchero fino
  • un cucchiaino di scorza d'arancia in polvere
  • un pizzico di sale
  • un uovo
  • 50 g di olio evo
Qui finiscono gli ingredienti in comune tra i due lievitati. Aggiungere solo un cucchiaino di marmellata d'albicocche diluito in due cucchiaini d'acqua calda per lucidare il panbrioche prima di infornarlo.


Invece, per farcire lo Stollen servono:
  • 100 g di semi di papavero
  • 30 g di burro
  • 30 g di zucchero fino
  • 50 g di miele millefiori biologico
  • 50 g di uvetta
  • 50 g di noci
  • 50 g di semolino (non ce l'avevo, ho usato farina per polenta taragna)
  • un uovo medio
per spennellarlo appena tolto dal forno
  • 25-30 g di burro fuso
e per glassarlo (ho seguito le dosi di Staximo, ma secondo me si possono tagliare di un terzo)
  • 30 g di marmellata d'albicocche (20g)
  • 45 g di burro (30g)
  • 30 g di zucchero fino (20g)
  • zucchero a velo q.b.
Preparare la biga e lasciarla lievitare per non meno di 20 ore.
Porla nella ciotola dell'impastatrice e scioglierla con gli 80 g di latte a temperatura ambiente e il cucchiaino di miele, lasciandocela per un'oretta.
Miscelare le due farine con la polvere di scorza d'arancia e il pizzico di sale, quindi iniziare ad aggiungere all'impastatrice con la frusta a K in funzione, un cucchiaio alla volta, alternando col latte (che potrebbe non essere tutto necessario, ma se si usano le farine macinate a pietra, lo sarà) e l'uovo sbattuto.
Far amalgamare bene il tutto, quindi sostituire la frusta a K col gancio per impastare, e far incordare, e solo alla fine aggiungere anche l'olio a filo.
L'impasto è pronto quando è bello lucido ed elastico e la ciotola rimane pulita. Trasferirlo sulla spianatoia leggermente infarinata e formare una palla, che si trasferirà in un recipiente, appena appena unto con olio evo, con coperchio.
Lasciare a temperatura ambiente per un 2-3 ore, quindi passare sul ripiano meno freddo del frigo per tutta la notte.
Nel frattempo, preparare la farcia nel seguente modo:
porre i semi di papavero in una piccola casseruola con dell'acqua e portare a ebollizione, facendo cuocere finché non diventino teneri. Scolarli e aggiungere burro, zucchero e miele mentre sono ancora caldi, in modo da far sciogliere il tutto. Far raffreddare, quindi aggiungere anche l'uvetta passa, le noci triturate grossolanamente e il semolino (o la farina per polenta). Mescolare bene, coprire e tenere in frigo.
La mattina dopo, riportare l'impasto a temperatura ambiente e lasciare che lieviti fino a triplicare il suo volume. Scaravoltare sulla spianatoia infarinata e dividere in due parti uguali. Tenere da parte una delle due metà e stendere l'altra con matterello su un foglio di cartaforno, fino a formare un rettangolo di circa 28x40 cm, dove 28 è la misura dello stampo da plumcake.
Aggiungere l'uovo alla farcia di semi di papavero, mescolare bene e stenderla sul rettangolo d'impasto, tenendosi a circa 1 cm dal bordo. A questo punto, arrotolare uno dei lati più corti fino al centro del rettangolo, e fare lo stesso anche dal lato opposto.
Aiutandosi con la cartaforno, sollevare il doppio rotolo e trasferirlo nello stampo. Infilare in un sacchetto di plastica, chiuderlo e lasciarlo lievitare per circa 3 ore.


Riprendere l'altra metà dell'impasto, dividerlo in tre parti uguali, pirlare ognuno e allinearli in un altro stampo da plumcake. Infilare anche questo in un sacchetto di plastica, chiuderlo e far lievitare. Io ho messo entrambi i dolci nel forno con la temperatura a 30°.


Quando si noterà che sono entrambi lievitati, accendere il forno a 180° statico e portarlo a temperatura. Lucidare il panbrioche con un cucchiaino di marmellata d'albicocche diluito in due cucchiaini d'acqua calda, infornare e far cuocere per circa 30 minuti, comunque fino a doratura.
Sfornare il panbrioche e alzare la temperatura del forno a 200°, sempre statico.


Appena a temperatura, infornare lo Stollen e lasciar cuocere anche lui per 30 minuti, abbassando la temperatura se dovesse colorire in fretta.
Sfornare, togliere dallo stampo tirando i lembi della cartaforno e spennellare col burro fuso caldo. Aspettare che il burro venga assorbito e ripetere quest'operazione altre due volte.
Far raffreddare completamente il dolce. Nel frattempo, mettere in una casseruola gli ingredienti per la glassatura (tranne lo zucchero a velo) e portarli a ebollizione sul fornello. A questo punto, mi sono discostata dalle indicazioni di Staximo. Ho spennellato la glassa solo sopra il dolce, lasciando che colasse ai lati, e anziché avvolgere tutti i lati nello zucchero a velo, mi sono limitata a spolverizzarlo solo in superficie.
Lo Stollen è davvero godurioso, un caleidoscopio di sapori che si mixano perfettamente tra loro.


Il panbrioche è molto più essenziale, ottimo sia da mangiare senza niente, magari inzuppato nel cappuccino, oppure spalmato con una buona crema alla nocciola della Venchi.
Di certo, si tratta di un impasto molto versatile che si presta a molteplici preparazioni. Merita di essere provato.


Il 31 ottobre scorso, anche la mia adorata micia Pepper è volata sul Ponte dell'Arcobaleno. E' stata una combattente, ha lottato con tutte le sue forze, ma la sua malattia è stata più forte. Era ridotta al lumicino, e non ho voluto far trascinare oltre la sua sofferenza.
Eccola nell'ultima foto che le ho fatto, il 25 ottobre, giorno del suo 15° "compleanno"


Ora, lei e Minnie riposano vicine, ognuna in un vaso di ciclamini, qui sul terrazzo di casa, e per sempre nel mio cuore.

mercoledì 25 ottobre 2017

Sugoli

Quando chiedi a un amico se ti procura 1/2 kg di uva rossa da vino per fare il mosto che ti serve per il pane, e questo amico ti si presenta con una cassetta di circa 5 kg di uva, hai un problema 😱 Per l'esattezza, devi decidere cosa farci con quei 4,5 kg di uva in eccedenza.
Dunque, sicuramente una seconda pagnotta per l'amico che ti ha portato l'uva, e scendiamo a 4 kg.
Un po' d'uva si potrebbe essiccare... e facciamo che così faccio fuori un altro chiletto.
Ne restano 3. Aiuto.
La scrucchiata? No, quella l'ho già fatta e ne ho più che a sufficienza.
Cavolo! Che ci faccio con tutta quest'uva?!?
All'improvviso mi sovviene un ricordo. Una cosa che avevo intravisto molto tempo prima, forse sul forum Cucina in Simpatia, che non c'è più 😟 o forse altrove, un dessert non troppo complicato da preparare con l'uva rossa da vino... i sugoli!


Immediatamente parte la ricerca tra i vari siti di cucina per cercare la ricetta, e finisco per seguire questa di Giallo Zafferano.
Intanto, va detto che i sugoli sono tipici del periodo della vendemmia in alcune zone dell'Italia settentrionale, e sono un dolce al cucchiaio. Semplificando, un budino d'uva, in cui l'ingrediente principale è il succo d'uva, zucchero in quantità più o meno variabile, in funzione della dolcezza dell'uva (c'è chi li fa con l'uva fragola e lo zucchero non ce lo mette affatto) e farina, poca, per addensare. Una ricetta semplicissima, in cui l'unica vera accortezza sta nel dosare bene la farina, in modo che faccia addensare, ma non ne emerga il sapore.
  • 1 kg di uva rossa da vino (Montepulciano) lavata e deraspata
  • 120 g di acqua
  • 100 g di zucchero semolato
  • 70 g di farina
  • i semi di un baccello di vaniglia (un cucchiaino di vaniglia essiccata in polvere)
Mettere gli acini deraspati e lavati in una casseruola e far cuocere per alcuni minuti a fuoco dolce, incoperchiata.
Aggiungere l'acqua e far cuocere, sempre incoperchiata, finché gli acini non siano tutti appassiti, all'incirca 15 minuti.
Passare tutto al passaverdure e raccogliere il succo.
Mescolare in una ciotola lo zucchero con la farina e i semi di vaniglia, e diluire col succo, un po' alla volta, amalgamando con una frusta per non far formare i grumi.
Passare tutto attraverso un colino e rimettere sul fuoco ad addensare (consigliabile usare un diffusore di calore o una pentola col fondo bello spesso, per non far attaccare).


Quando la crema d'uva si sarà addensata a sufficienza, distribuire in 6/7 vasetti, mettendo su ognuno un pezzo di pellicola alimentare a contatto, far stiepidire e tenere in frigo per almeno un'ora prima di gustare.
Mi hanno creato una fortissima dipendenza, che si è trasformata in disperazione quando sono finiti e non si trovava più uva adatta per poterli rifare.
Attendo con impazienza la vendemmia dell'anno prossimo!

Ecco qua... si comincia con un acino d'uva, e si finisce per ritrovarsi dal veterinario! 😂

 

mercoledì 18 ottobre 2017

Pane al mosto d’uva 2017


L'anno scorso lo feci con l'uva bianca, e il risultato mi piacque così tanto che avevo subito opzionato il bis per l'anno successivo, ed eccomi qui.

Posto la ricetta perché l'ho leggermente variata rispetto all'anno scorso, attenendomi più fedelmente all'originale.


A parte aver usato uva rossa, sempre quella da vino, Montepulciano d'Abruzzo nel mio caso, per ottenere una pagnottella viola, ho idratato con mosto e acqua, laddove l'anno scorso usai solo mosto, ottenendo un gusto dolciastro più accentuato che stavolta ho cercato di minimizzare. E poi ho usato la farina buratto quasi al 100%, diciamo 90% più un 10% di farina maltata.
Niente olio nell'impasto, solo una punta per ungere il contenitore per la lievitazione. Anzi, I contenitorI, perché ho dovuto pagare pegno a chi mi ha procurato la meravigliosa uva da vino che ho usato, e fare una pagnottella pure per lui. Cosa che ho fatto con ovvio piacere, sebbene con la solita ansia da prestazione 😂
Ho ottenuto quindi un pane con la mollica più compatta. seppur ben alveolata, e una crosta più spessa e croccante. Diverso da quello dell'anno scorso, come si può vedere già dalle foto, ma ciascuno buono a modo suo. Il retrogusto un po' dolciastro comunque c'è sempre, ed è la logica conseguenza della presenza "importante" del mosto. Questo lo rende un pane un po' vincolante come abbinamenti, da gustare quindi con formaggi stagionati ed erborinati e con salumi, sempre piuttosto stagionati. Qualunque cosa che esalti dunque l'accostamento dolce-salato.

  • 200 g di mosto d’uva rossa (ricavabile da 1/2 kg di uva Montepulciano selezionata lavata e deraspata)
  • 120 + 30 g di acqua
  • 450 g di buratto
  • 50 g di farina maltata
  • 15 g di malto d’orzo
  • 10 g di sale
  • Olio evo per ungere il contenitore da lievitazione
Pigiare l'uva e tenerla in un recipiente, coperta con un canovaccio, a fermentare per 4-5 giorni, quindi passare il mosto da un colino e strizzare tutto il residuo solido per tirare fuori quanto più liquido possibile.
Sciogliere il malto nei 120 g di acqua e, nella ciotola dell'impastatrice con la frusta a K, cominciare ad impastare le farine col mosto. Aggiungere l’acqua col malto e continuare ad impastare.
Se si osserva che gli ingredienti fanno fatica ad amalgamarsi, aggiungere i 30 g addizionali di acqua poco alla volta, e non necessariamente tutto. Far amalgamare bene.
Sostituire la frusta a K col gancio per impastare e far incordare. Aggiungere il sale.
Una volta raggiunta l'incordatura, ventilare x 3 volte ogni 10 minuti.
Mettere nel contenitore leggermente unto e far lievitare per circa 18 ore a 24-25°.
Scaravoltare sul piano infarinato e dare qualche piega. Far riposare almeno 10 minuti.
Dare ancora qualche piega, formare il pane e poggiarlo su un foglio di cartaforno, dentro il cestino da lievitazione, e coprire con un canovaccio.
Far lievitare a 26-27° (nel forno con lucina accesa, per esempio) per circa 4 ore.

Cuocere in forno statico su pietra refrattaria fatta arroventare a 250° per 15 minuti, 220° per altri 15 minuti, 180° per 10 minuti e ancora 5 minuti con portello socchiuso. Tempi e temperature sono, come sempre, indicativi. Regolarsi col proprio forno.


"... Maybe a woman at a stove
Baking bread, making rice, or just boiling down some bones."

(Déjà vu, Roger Waters)

mercoledì 11 ottobre 2017

A tutta solina! Tortine caserecce alle prugne e sbriciolata ai mirtilli

Capita di ricevere libri in regalo. Spesso, sapendo della tua propensione a volerti fare in casa (quasi) tutto quello che mangi, ti regalano libri di ricette che sfogli, ma su cui raramente ti concentri, perché vorresti poter provare tutto quello che ti propongono, ma sai di non averne il tempo, né in questa vita, e forse neanche in una prossima.


Però alle volte si creano delle fortuite circostanze, per cui decidi di avere in dispensa degli ingredienti che vuoi usare, ma non come hai sempre fatto. Ecco allora che decidi di mettere mano a uno di quei libri, uno a caso, quello con la costola (avrei potuto scrivere dorso, ma dato che si parla di cibo 😝... ) che t'ispira di più, e finisci per trovare una ricetta che, anche se non usa esattamente quegli ingredienti che vuoi usare tu, è comunque adattabile.


Ecco dunque prendere forma le tortine di solina e farro alle prugne, in cui la solina originariamente sarebbe una qualunque farina di grano tenero semintegrale, mentre le prugne sarebbero state fichi secchi, che però io non avevo, mentre avevo queste prugne da me stessa essiccate nel mio mitico Biosec Tauro.
Il risultato sono questi dolcetti decisamente rustici dal gusto ruspante, di quelli che non mancano mai ai buffet delle feste di campagna, con balli sull'aia al suono del du botte.


  • 150 g di farina solina tipo 2
  • 100 g di farina di farro macinata a pietra
  • 8 g di cremor tartaro + 4 g di bicarbonato di sodio
  • un pizzico di sale
  • 75 ml di olio evo
  • un uovo
  • un cucchiaio di miele (mia aggiunta)
  • essenza di vaniglia
  • 200 g di prugne secche
  • 50 ml di latte caldo (decisamente troppo poco! almeno 100 ml, con riserva di aggiungerne ancora, poco alla volta, se l'impasto apparisse ancora troppo denso)
  • 50 g di malto
Tagliare a pezzettini le prugne. Sciogliere il malto nel latte caldo e immergervi le prugne a pezzetti, lasciando che si ammorbidiscano.
Setacciare le farine e mescolarvi il cremor tartaro precedentemente mischiato col bicarbonato e il pizzico di sale.
Battere insieme l'olio con l'uovo e l'essenza.
Aggiungere gli ingredienti liquidi a quelli secchi, quindi le prugne con tutto il latte maltato e infine l'albume montato a neve.
Distribuire negli stampini da tortine (io in quelli da muffin) e infornare nel forno preriscaldato a 180° statico per 20 minuti. Fare la prova stecchino.


E siccome l'appetito vien mangiando, e avevo ancora sia la farina di solina che quella di farro, mi sono ricordata di quanto mi fosse piaciuta questa sbriciolata, ed ho pensato "perché non rifarla, ma con una farcitura di marmellata di mirtilli?"


Tutto esattamente come nella ricetta originale, variando solo come di seguito:
  • 300 g di solina tipo 2
  • 100 g di farro macinata a pietra
  • 160 g di zucchero di canna semintegrale picaflor
  • una bustina di cremor tartaro (già in miscela)
  • pasta di limone
Per il ripieno
  • 250 g circa di marmellata di mirtilli
  • pasta di limone
  • mandorle a filetti 


§§§§§§§§§§

Un dolce ricordo: Minnie, che ha attraversato il Ponte dell'Arcobaleno 2 mesi fa, l'11 agosto 2017.
Resterai per sempre nel mio 💓


venerdì 30 giugno 2017

Un... due... tre... dolce! Crema di latte di mandorle

    Quanta voglia di un bel dessert leggero e rinfrescante, in questi giorni di calura fornacesca di inizio estate? Tanta. No, deppiù.
    E quanta voglia di stare ai fornelli? Poca. Pochissima. Ancora demeno.
    Ecco allora un dolcetto al cucchiaio che da solo:
    • richiede pochissima cottura a fuoco molto basso
    • non contiene né uova né grassi di alcun genere
    • si addolcisce con pochissimo zucchero di canna
    • è fatto col latte di mandorle, che è buono e contiene calcio e altre sostanze preziose
    • è vegano e adatto a celiaci (occhio all'amido di mais! che riporti la scritta SENZA GLUTINE!) e agli intolleranti al lattosio
    • è fresco e appagante

    Vi basta questa lista di motivi per persuadervi a provarlo? Io l'ho fatto, dopo averlo visto presentato qui, e ne sono rimasta estasiata. E' davvero un dessert che consumi volentieri e a cuor leggero, perché oltre ad essere buono e rinfrescante, è proprio leggero di suo. E si prepara in uno ZOT!
    Se, come me, non vi fate mai mancare in casa il latte di mandorle, fatevi un giretto con questa ricetta. Ne rimarrete estasiati anche voi 😉
    Dosi per 6 bicchierini:
    • 1/2 litro di latte di mandorle bio e non zuccherato
    • 40 g di amido di mais bio
    • 50 g di zucchero di canna jarabe
    • 40 g di granella di mandorle per decorare e dare consistenza
    Mescolare insieme l'amido e lo zucchero in una casseruola e, in un altro recipiente, scaldare il latte di mandorle, senza portarlo ad ebollizione. Versarlo quindi a filo su amido e zucchero, mescolando con una frusta per non far formare grumi.
    Rimettere tutto sul fuoco e far addensare, continuando a mescolare con la frusta per non far attaccare sul fondo.
    Quando la crema si sarà addensata al punto giusto, toglierla dal fuoco e coprirla con la pellicola alimentare a contatto. Far raffreddare completamente. Io ho fatto ben stiepidire e poi passato in frigo per tutta la notte.
    Con la crema ormai fredda e rassodata, riempire un sac-à-poche e fare un primo strato nei bicchierini. Cospargere con la granella di mandorle, quindi coprire con un altro strato di crema e finire di guarnire col resto della granella (vedi sotto, altri suggerimenti per la guarnizione).
    Rimettere i bicchierini in frigo e tenerceli fino al momento di servirli.


    Alternativamente, si può pensare di guarnire con altro, nel qual caso però, potrebbe non essere più indicato per vegani e intolleranti al lattosio, ed i celiaci dovranno fare attenzione alla scelta di ingredienti senza glutine.
    Per esempio, si può preparare un crumble alla mandorla, o un croccante alla mandorla frantumato. Oppure si possono sbriciolare degli amaretti, ma in questo caso bisogna cospargerli solo all'ultimo momento, che se stanno troppo a lungo a contatto con la crema, perdono la croccantezza, che invece è quel che vogliamo per creare un gradevole contrasto in bocca.
    Oppure... qualunque cosa vi suggerisca la vostra fantasia!


    Ultima puntata del tentativo di cena romantica che Simon ha cercato di preparare alla sua fidanzata... cosa si sarà inventato Simon's Cat, stavolta???

    venerdì 16 giugno 2017

    Gelato panna e yogurt variegato all'amarena

      Alcuni anni fa or sono, mi fecero mangiare una torta gelato di una rinomata gelateria artigianale di Pescara al gusto yogurt variegato all'amarena. Era la prima volta che assaggiavo il gelato allo yogurt, non senza una certa diffidenza. Infatti, fino a quel momento, nutrivo una sorta di pregiudizio nei confronti del gelato allo yogurt. Non saprei dire su cosa fosse basato, sapete come sono i pregiudizi, no? Sono irrazionali, e totalmente basati sul nulla.


      Ecco, l'assaggio di quella torta gelato mi fece capire, ancora una volta, quanto siano stupidi i pregiudizi. Sarà stato per la cremosità, sarà stato per la base di pandispagna, o per gli strati di panna inframmezzati a quelli di gelato, o sarà stato per le amarene, o per tutti questi motivi insieme, ma in quel momento il gelato gusto yogurt variegato all'amarena mi parve il gusto più buono del mondo.


      Oggi, dico che ho esagerato... proprio il più buono forse no, ma decisamente un gusto top 👍
      L'esperienza positiva mi ha dato lo stimolo a fare quasi sempre gelati a base yogurt, qualsiasi sia il gusto, ma ancora mi mancava di riprodurre lui, proprio lui, il gusto yogurt variegato all'amarena. Finalmente mi sono decisa, e il risultato m'è piaciuto, molto. Le amarene sciroppate sono le mie, nel senso che sono quelle che faccio io.
      Provatelo, se vi va. Ne vale la pena.

      • 250 g di yogurt intero
      • 250 g di panna
      • 50 g di glucosio
      • 50 g di zucchero fino
      • 3 g di neutro
      • amarene sciroppate + sciroppo q.b.

      Come sempre, usare il mastello della gelatiera ben ghiacciato.
      In una ciotola, mescolare insieme lo yogurt con la panna, il glucosio e lo zucchero precedentemente miscelato col neutro.
      Amalgamare bene il tutto e metterlo in frigo per almeno mezz'ora. Riprendere l'intruglio ben freddo, versarlo nella gelatiera in funzione e far mantecare. Serviranno circa 20 minuti perché arrivi alla giusta densità.


      Versare in una vaschetta, che si sarà tenuta in freezer fino a quel momento, stratificando: gelato, colata di sciroppo con qualche amarena, di nuovo gelato etc, fino a esaurimento e terminando con le amarene e lo sciroppo.
      Tenere in freezer fino al momento di servire. Cremosissimo.


      I preparativi della cena romantica proseguono, non senza qualche piccolo incidente di percorso... 



      martedì 6 giugno 2017

      Cherry Pie reloaded

      La ricetta della Cherry Pie l'avevo già data su questo blog nel lontano 2010. Era settembre, per cui era decisamente fuori stagione. Oggi voglio riproporla (ecco perché reloaded 😉), complici il fatto che:
      • siamo in stagione di ciliege perciò... se non ora quando?
      • è tornata la serie Twin Peaks con una terza stagione inedita, e chi come me è stato appassionato della 1a e della 2a, ricorderà senz'altro che la cherry pie era il dolce preferito del fascinoso agente speciale dell'FBI Dale Cooper... perciò, welcome back Agent Cooper 💘
      • pare che quest'anno di ciliege ce ne siano in abbondanza, ne ho ricevuta una discreta quantità in regalo e dunque, ho rifatto la cherry pie che mi è venuta veramente bella e buona 😋
      Tutto ciò premesso, mò vi beccate un po' di foto. Per la ricetta vi rimando al post originario, con solo un paio di precisazioni:
      • la quantità di acqua da aggiungere all'impasto della brisée è del tutto opinabile e dipende dalla farina usata. Io stavolta ho usato farine macinate a pietra, di cui una parte enkir, per cui di acqua ce ne sono voluti ben 11-12 cucchiai. Aggiungerla sempre un cucchiaio alla volta, facendo assorbire prima di aggiungere il successivo, e regolarsi con la consistenza. L'importante è che l'acqua sia davvero freddissima: io l'ho tenuta in frigo fino al momento di usarla e, quando l'ho tirata fuori, ci ho aggiunto dei cubetti di ghiaccio;
      • il peso delle ciliege è al netto di picciòli e noccioli, se anziché 600 fossero 650 o 700 g, va bene lo stesso 😉
      • prima di infornare, ho dato una leggera spolverata di zucchero di canna chiaro e fino, giusto per ottenere quell'effetto crosticina glassata.
      (Lo so che avevo detto che le precisazioni erano un paio, strada facendo me n'è venuta in mente una terza 😜).

      Cherry Pie in corso d'opera e già a buon punto
      Pronta per andare in frigo prima della cottura
      Appena sfornata!

      Che buona che è la cherry pie!!! 😁
      Credits: questa cherry pie è stata realizzata con la preziosa collaborazione di Mr. Roger Waters e il suo album Amused to Death, in attesa di poter mettere le mani sull'ultima uscita del 2 giugno u.s., Is This the Life We Really Want? Il suo contributo è stato determinante per la buona riuscita del dolce 😝


      I vostri gatti vi controllano la spesa negli shopper? 😺



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