venerdì 28 ottobre 2016

Coconut delight

Ecco un'altra bella ricetta tirata fuori dal baule della memoria, più che altro per necessità. Sì, la necessità di finire di usare una lattina di latte di cocco che avevo aperto per fare questo gelato, e di cui era rimasto più della metà.


Pensa che ti ripensa a come potevo utilizzare 260 ml di latte di cocco, e dopo tanto pensare, finalmente, come un fulmine mi torna in mente questo meraviglioso dessert al cucchiaio che tanto successo ebbe all'incirca 8 anni fa, quando comparve per la prima volta su Cucina in Simpatia, e fu subito amore a prima vista, per me come per molte altre utenti del forum, tutte attratte sia dalla rapidità di esecuzione, che dalla gradevolezza del dessert in sé.
In buona sostanza, si tratta di una variante della classica panna cotta, che questa volta ho leggermente modificato, sia nelle proporzioni, che nell'uso dell'agar agar al posto dei fogli di colla di pesce. Confesso che l'ho preferita in questa versione in cui latte di cocco e panna sono usati in quantità pressoché identica (mentre nell'originale il latte di cocco prevale), perché pur non penalizzando il gusto del cocco che è sempre caratterizzante, risulta più scioglievole al palato, più pannosa, insomma.


Sono felice di aver rispolverato questo dolce, che può essere servito come dessert di fine pasto, o anche come fresca merenda per spezzare il pomeriggio. Con queste dosi son venute 5 porzioni che ho servito guarnendo con uno sciroppo di mirtilli homemade (non da me, però). Altri possibili abbinamenti sono con una spolverata di cacao e cocco rapé, oppure con ghirigori di cioccolato fondente fuso, come propone Sabrina nel post su CiS. O come altro vi viene in mente ;-)

Per 5 porzioni:

Mescolare insieme il latte di cocco e la panna e mettere a scaldare sul fornello senza far arrivare a ebollizione.
Mescolare insieme zucchero e agar agar e aggiungere alla miscela calda di latte e panna, mescolando per far sciogliere bene.
Aggiungere anche il cocco rapé, sempre mescolando.
Far stiepidire, dando una rimestatina ogni tanto, quindi versare negli stampini, far finire di raffreddare e mettere in frigo per almeno 5 ore prima di servire.
Sformare e guarnire a piacere, io con sciroppo di mirtilli fatto in casa.


Ecco qua! Ci mancava solo che arrivasse anche la prole... povera Gatta!!! :-D

domenica 23 ottobre 2016

Pollo con la peperonata

Certe volte, nella vita, si vengono a creare delle situazioni strane. Strane come quando, per rispettare la stagionalità degli ingredienti di una ricetta, ti tocca farla in una stagione in cui non te ne terrebbe voglia per niente. Eppure pensi se non ora, quando? Insomma, cercare di seguire uno stile alimentare biologico a 360° non è sempre facile, e alle volte richiede una coerenza dura da seguire.


E' un po' il caso del pollo con la peperonata. Il pollo biologico lo trovi tutto l'anno, ma i peperoni no. Quelli, se te li vuoi mangiare freschi, o ne approfitti durante l'estate, o sennò ciccia.


Peccato però, che d'estate si tenda anche a cucinare di meno, vuoi per evitare la sofferenza di stare vicino ai fuochi, vuoi perché l'organismo stesso richiede più cibi freschi, piuttosto che carni cotte.


Confesso quindi, che un po' mi sono violentata per preparare questo pollo con la peperonata (ah già, siamo ad ottobre, ma io l'ho fatto durante l'estate appena passata! :-D ), però la voglia era tanta, anche perché erano secoli che non lo mangiavo (per i motivi appena spiegati sopra).


E non me ne sono pentita per niente... era proprio bbbono!!!
  • 4 pezzi di pollo biologico (2 cosce e 2 sovracosce)
  • 3 peperoni carnosi verdi e rossi
  • 1 cipolla grande e mezza
  • alcuni spicchi d'aglio
  • un peperoncino piccante (fatalii), facoltativo
  • un rametto di rosmarino
  • un bicchiere di vino bianco
  • olio evo, sale di Cervia
Tagliare i peperoni a quadretti non troppo grandi e triturare la cipolla al coltello. Far rosolare in padella col peperoncino a pezzettini fino a che non sia tutto appassito.


Passare tutta la peperonata in un piatto e, nella stessa padella, aggiungere ancora un goccio di olio evo e far rosolare il pollo con aglio e rosmarino. Quando diventa dorato su tutti i lati, aggiungere il vino bianco, salare, incoperchiare, abbassare la fiamma e portare a cottura fino a che, infilzandolo con una forchetta, i rebbi non penetrino con facilità. Se il pollo è veramente biologico, potrebbero volerci non meno di 40 minuti.


Quando si sente che il pollo è cotto, 10 minuti prima di spegnere la fiamma, ributtare la peperonata in padella e cuocere tutto insieme per far amalgamare i sapori, girando ogni tanto.


Uh-oh! qui sta per scoppiare un piccolo incidente diplomatico...

martedì 18 ottobre 2016

Lime and ginger cheesecake al lime e zenzero

Questa cheesecake l'ho fatta ad agosto, a due giorni dalla fine delle ferie. Una cheesecake di consolazione, una dolce gratificazione per vincere la depressione del rientro al lavoro.


Ho voluto creare una fusione tra due cheesecake già fatte in precedenza e che mi erano piaciute molto entrambe: questa al lime, ma senza l'abbinamento col cioccolato, e questa classica al limone. Inoltre, mi andava di guarnirla con una gelatina leggerissima al lime, che ha accentuato le note di freschezza, tipica di questo agrume caraibico.


Tuttavia, seppur il suo gusto fresco la renda particolarmente gradita d'estate, è indicata per tutto l'anno, quindi anche adesso che è ottobre, ma anche a dicembre e gennaio, o aprile e maggio. Insomma, se la volete provare, non dovete aspettare per forza la prossima estate ;-)


Base
  • 175 g di McVities
  • 75 g di burro biologico di centrifuga
  • 2 cucchiaini di zenzero bio in polvere
Filling
  • 250 g di mascarpone bio
  • 600 g di quark bio
  • 150 g di zucchero fino
  • 3 uova bio
  • 3 tuorli bio
  • un lime, succo e zeste
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
 Gelatina
  • 10 cl di succo di lime (= all'incirca 2 lime, se è poco di meno aggiungere acqua)
  • 1 g di agar agar
  • 1 cucchiaino di zucchero fino
  • zeste di 2 lime per decorare 

Il procedimento è sempre quello tradizionale: in un mixer a lame, ridurre i biscotti in briciole fini. Mescolarci insieme lo zenzero in polvere e impastare col burro fuso. Distribuire sul fondo di uno stampo 20x20 a fondo mobile per cheesecake, precedentemente imburrato diligentemente sia sul fondo che intorno ai bordi, livellare e pressare bene a formare uno strato ben compatto. Mettere in frigo.
Nella ciotola dell'impastatrice, versare il quark col mascarpone e lo zucchero, e iniziare a mescolare con la frusta a K a velocità minima. Aggiungere le uova, uno alla volta, il succo e le zeste del lime, lo zenzero. Tenere sempre la velocità al minimo e mescolare giusto il necessario a far amalgamare tutti gli ingredienti. Non far incorporare aria, altrimenti si rischia che in cottura si formino le antiestetiche crepe in superficie.


Versare nello stampo, sulla base di biscotto, posizionare in un altro stampo più grande, immerso nell'acqua fino a circa due dita dall'orlo, e cuocere a bagnomaria a 170° statico per un'ora circa, io un'ora e 10 minuti. Si capisce che è pronta quando i bordi si presentano compatti e leggermente distaccati dalle pareti dello stampo, e il centro è leggermente tremolante.


Togliere subito dal bagnomaria, far raffreddare e quindi mettere in frigo.
Nel frattempo, preparare la gelatina mescolando l'agar agar allo zucchero e aggiungendolo, insieme alle zeste, al succo. Mettere sul fornello e portare a ebollizione. Far raffreddare, ma non gelificare, e aiutandosi con un cucchiaio, versare delicatamente al centro della cheesecake, lasciando che si spanda verso i bordi. Con una spatola, finire di stendere su quelle parti rimaste eventualmente scoperte.


Mettere la cheesecake così ultimata nuovamente in frigo e lasciarcela svariate ore, meglio ancora tutta la notte. Sformare poco prima di servire.


Uh-oh! Topo volante? hai detto TOPO VOLANTE??? :-D



    giovedì 13 ottobre 2016

    Pappardelle all'ortica con tartufo e salvia

      L'estate appena passata, approfittando del periodo di ferie, un giorno sono andata al mercato contadino che si teneva a Serramonacesca, un delizioso paese alle falde della Majella, a circa 300 m sul livello del mare, dove si può visitare la meravigliosa Abbazia benedettina di San Liberatore a Majella, mirabile esemplare di architettura romanica. Se poi si è dotati di abbigliamento e, soprattutto, calzature adeguate, è possibile risalire verso le sorgenti del fiume Alento, arrivando in prossimità di interessanti tombe rupestri dell'VIII-IX secolo.
      Vabbé, io quel giorno però, sono andata solo a vedere cosa aveva da offrire il mercato contadino :-D, e tra le varie cosine che mi sono riportata a casa, c'era in particolare questo


      un merviglioso tartufo nero della Majella, fresco e profumatissimo.
      L'ho usato su diverse pietanze, per esempio sulla pizza (scorrere il post verso la fine, sono le ultime foto), ovviamente nel risotto, e su queste pappardelle all'ortica che sto per raccontarvi.


      Dietro consiglio di chi me l'ha venduto, ho profumato anche con delle foglioline di salvia fresca del mio balcone, che effettivamente col tartufo si abbina molto bene (la salvia, non il balcone!). Appena appena un'idea di peperoncino piccante, ma anche no, se non lo si desidera.


      Un primo piatto di grande semplicità e raffinatezza.
      • Pappardelle all'ortica
      • 2 cucchiai di olio evo per commensale
      • 4 foglie di salvia bio a km 0 (di propria coltivazione) per commensale
      • poco peperoncino fresco bio a km 0 (di propria coltivazione), facoltativo
      • una macinatina di sale rosa dell'Himalaya
      • tartufo nero fresco (della Majella)

      Intanto che si aspetta che bolla l'acqua per buttare le pappardelle, mettere a scaldare l'olio in un padellino con le foglie di salvia e il peperoncino, se si è scelto di mettercelo. Non sminuzzarlo, così il peperoncino si toglie e rimane solo il lieve sentore di piccantezza nel condimento.
      L'olio non deve friggere, perciò appena si nota che inizia a sfrigolare intorno alle foglie di salvia, spegnere la fiamma. Salare.


      Lessare le pappardelle nell'acqua salata e scolarle al dente. Saltarle nell'olio alla salvia, a fiamma bassa.
      Impiattare e servire con una generosa grattata di tartufo.


      Ebbene sì, La Gatta ha avuto un incontro ravvicinato con un pipistrello! E voi, i vostri gatti vi hanno mai riportato un pipistrello in casa? a me sì, Alex, per ben due volte, accidenti a lui!!!

      sabato 8 ottobre 2016

      Torta di grano saraceno ai mirtilli

      Me lo ricordo bene il giorno in cui ho visto la ricetta di questa deliziosa torta sul blog Colazione da Jo. Era il 30 marzo scorso, ed io ero in ospedale, ricoverata in Day Surgery, che stavo sul letto ad aspettare pazientemente (e cos'altro potrebbe fare un paziente, se non essere paziente? :-D ) il mio turno per entrare in sala operatoria.


      Per ingannare l'attesa, mi sono messa a scorrere sul cellulare i blog per vedere che novità ci fossero, e questo post fresco fresco di giornata su quello di Jo mi ha subito colpita, perché dalle stupende foto si evinceva tutta la straordinaria delicatezza di questo dolce. E siccome sapevo di avere a casa sia la farina di grano saraceno, che l'ottima marmellata di mirtilli della mia amica Nicoletta, mi sono detta che era da fare al più presto.
      Ovviamente, il più presto si è tradotto in un'attesa di alcuni mesi, ma bene ho fatto a decidermi, ché questa torta è davvero squisita, paradisiacamente soffice e umida, vuoi per come vengono montati a spuma sia i tuorli che gli albumi, vuoi per la mela grattugiata nell'impasto, e vuoi anche per la marmellata che, in parte, intride la torta.


      Fino ad ora non avevo mai usato la farina di grano saraceno per fare un dolce, ma solo in panificazione, per fare questo pane con tecnica no-knead, questa ciabatta, sempre con tecnica no-knead, e naturalmente, per fare i blinis. Sono ragionevolmente certa che non resterà un'esperienza isolata, perché mi piace molto il risultato che si ottiene, un dolce gradevolmente rustico, buono la mattina a colazione, ma anche per accompagnare il té pomeridiano.


      • 240 g di farina di grano saraceno bio
      • 3 cucchiai colmi (50 g circa) di farina bianca bio (io tipo 0 da grano locale macinato a pietra presso un mulino della zona)
      • 240 g di zucchero di canna semi-grezzo
      • 200 g di burro bio di centrifuga
      • 4 uova bio
      • un cucchiaino colmo di pasta di limone (o la scorza grattugiata di un limone)
      • 1/2 mela grattugiata (anche 3/4)
      • una bustina (8g) di cremor tartaro addizionato con 4 g di bicarbonato di sodio
      • 1 vaschetta (125 g circa) di mirtilli freschi
      • marmellata di mirtilli bio q.b.

      Fondere il burro e tenerlo da parte.
      Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a K a velocità medio-alta, montare i tuorli con metà dello zucchero e in un'altra ciotola, con le fruste elettriche, gli albumi con l'altra metà.
      Setacciare insieme le farine, mescolare il cremor tartaro col bicarbonato e aggiungerlo alle farine.


      Aggiungere la mela e la pasta (o scorza grattugiata) di limone ai tuorli montati a spuma, quindi la farina alternando al burro fuso. Infine, incorporare gli albumi montati, mescolando delicatamente a mano, dal basso verso l'alto per non farli smontare.


      Versare in uno stampo a cerniera da 21 cm di diametro, imburrato e infarinato. Guarnire con i mirtilli (che tanto affonderanno durante la cottura :-P ) e infornare nel forno caldo a 180° ventilato per un'ora circa, abbassando la temperatura e togliendo la ventilazione se necessario.
      Fare sempre la prova stecchino per verificare la cottura.


      Far stiepidire, sformare, far raffreddare su una gratella, tagliare in due dischi, spalmare quello inferiore con la marmellata di mirtilli, riaccoppiare e servire con una spolverata di zucchero a velo.


      E per restare in tema di robba bbona... 
      ... gli effetti collaterali della sedazione. A intervento ultimato, fuori dall'OR, l'equipe chirurgica ha cominciato a schiaffeggiarmi e strattonarmi per farmi risvegliare dalla sedazione (io ho già il sonno pesante senza bisogno di prendere sostanze, figuriamoci quando sono sedata!). Ad un certo punto, percepisco chiaramente la voce del chirurgo, bbono, veramente bbono... apro gli occhi e vedo il suo viso sopra il mio, che continua a ripetermi signora, si svegli... si svegli signora!
      Totalmente euforica per effetto del sedativo ancora in circolo, bbono pure quello, 'mmazza se era bbono!!! e coi freni inibitori totalmente calati, guardando negli occhi il mio chirurgo gli dico Dottore, ma lo sa che non è vero che i medici gnocchi stanno tutti a Grey's Anatomy???
      Una volta riavuto il controllo del mio cervello, mi sono vergognata come una bambina colta con le mani nella marmellata di mirtilli che serviva per fare torta di grano saraceno, ma ormai il danno s'era consumato, e in ogni caso... io lo so che il Dottore si è sentito lusingato, perché l'ho sentito che diceva ad un collega, mentre si allontanavano in corridoio "oh! ma lo sai che mi ha appena detto quella paziente???"
      Ah! questi maschi e il loro ego smisurato...
      E comunque, io un altro giretto sotto l'effetto di quel sedativo me lo farei, altroché!!! :-D

      video

      (scena tratta da Tutti i Santi Giorni, di Paolo Virzì)
       
      CONCLUSIONE E RACCOMANDAZIONE
      Ottobre è il mese convenzionalmente dedicato alla prevenzione del tumore al seno.
      Fate regolarmente la prevenzione. La ricerca ha fatto passi da gigante. Oggi esistono apparecchiature diagnostiche in grado di fare diagnosi precoci che possono salvare la vita, o comunque, risparmiare una serie di complicazioni che sarebbero inevitabili se ci si accorgesse troppo tardi di avere un cancro al seno.
      I progressi sono tali, che nei casi davvero precoci come il mio, ti ricoverano, operano e dimettono nello stesso giorno.
      Diamo un senso a tutto il lavoro che è stato fatto e si continua a fare. Di cancro al seno si può guarire, basta non sottovalutare l'importanza della prevenzione.


      Seconda puntata dell'incredibile avventura de La Gatta... ma chi avrà incontrato mai???

      lunedì 3 ottobre 2016

      Jalapeños e rocoto aji ripieni al formaggio e speck

        Anche quest'anno ho allestito la mia piccola coltivazione di peperoncini, forse con un po' meno coinvolgimento, sia fisico che emotivo, dell'anno scorso (potrebbe non sembrare, ma è una faticaccia!), ma comunque soddisfacente per quanto riguarda i raccolti.
        Particolare soddisfazione l'ho avuta coi soliti jalapeños, che mi piacciono soprattutto per via delle svariate ricette a cui si prestano, come i jalapeño poppers e i jalapeños ripieni di scamorza e bacon. E infatti quest'anno, ho provato a farli anche in una terza versione, che è appunto questa che sto per raccontarvi.


        Insieme coi jalapeños, ho fatto i rocoto aji largo, insomma, quei pochi che mi sono nati, che sono un tipo di peperoncino molto particolare e, direi, atipico. Incredibile a dirsi, sono peperoncini che temono il caldo eccessivo! Eggià... a differenza di tutti quelli che conosciamo e che più caldo ricevono, più sono produttivi per quantità e piccantezza, i peperoncini di tipo rocoto sono di provenienza andina e, come tali, geneticamente abituati a preferire le temperature fredde delle zone d'alta montagna. Pertanto producono abbondante fogliame durante l'inverno, alla fine del quale spuntano già i primi fiori che durante la primavera si trasformano in frutto. Le foglie sono ricoperte da una fitta e sottile peluria, e il peperoncino del rocoto aji largo (di rocoto ce ne sono diversi tipi) è di colore rosso, carnoso e moderatamente piccante, pertanto adatto ad essere farcito e cotto al forno, al bbq o anche fritto. Altra stranezza: i rocoto hanno i semi neri! :-)


        Il ripieno questa volta era un vero e proprio impasto di vari ingredienti, triturati e amalgamati insieme, e farcirli è stato un vero lavoro da certosino, perché anziché tagliarli a metà per formare le barchette, li ho svuotati e lasciati interi. Solo i jalapeños, i rocoto no, erano troppo piccoli. Quelli di ho fatti a barchetta.



        Col ripieno avanzato ho fatto delle polpettine formaggiose che, cuocendosi insieme a peperoncini, hanno preso anche loro un po' di piccantezza.
        Buoni, davvero buoni. Chi ama i cibi piccanti li dovrebbe provare ;-)

        • 24 tra jalapeños e rocoto aji largo a km 0 (di vostra coltivazione)
        • 150 g di scamorza bio non troppo asciutta (senza scorza dura, insomma)
        • 8 fettine di speck
        • un uovo
        • 2 cucchiai rasi di pangrattato
        • 10 fili di erba cipollina a km 0 (di vostra coltivazione)
        • poco sale e una macinatina di pepe nero
        Come sempre, raccomando di indossare dei guanti di lattice per proteggere le mani dalla capsaicina. Nel mentre si puliscono i peperoncini, non si avverte nessun calore, ma vi posso assicurare che dopo un po', il bruciore diventerà insopportabile, nonché pericoloso se si avvicinano le mani al volto o, peggio, agli occhi. 


        Togliere i picciòli ai peperoncini e svuotarli delicatamente dei semi e i filamenti interni, oppure dividerli a metà nel senso della lunghezza, se si vuole fare prima o se i peperoncini sono molto piccoli. Tenerli da parte.
        In un mixer a lame, triturare la scamorza con lo speck. Versare in una ciotola e mescolare con l'uovo, il pangrattato, l'erba cipollina sminuzzata, il sale e il pepe.


        Riempire i peperoncini con questo impasto, e con la farcitura avanzata, fare delle polpettine e passarle nel pangrattato.
        Disporre tutto in una pirofila da forno, spolverare col pangrattato, spruzzare con olio evo spray e cuocere per 15 minuti in forno preriscaldato a 200° ventilato.
        Pochi minuti di grill per dare colore, se necessario.


        Da oggi e per i prossimi post, chiuderò con una striscia de La Gatta, alle prese con... no, lo scoprirete da soli... non voglio rovinarvi la sorpresa!

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