sabato 31 ottobre 2015

Focaccia in padella, detta anche "dei marinai"

Ecco un'altra meravigliosa scoperta dell'estate appena passata. A dire la verità, la scoperta l'avevo fatta già alcuni anni fa, sin da quando lessi la Ricetta di Cappera su Cucina in Simpatia, realizzata senza glutine e ampiamente riprodotta anche da altre amiche, come Olga/Felix, Valetork e molte altre.


Si tratta della focaccia in padella, conosciuta anche come la focaccia dei marinai, per via del fatto che questi, dovendo passare lunghi periodi al largo e non disponendo a bordo di un forno, se volevano mangiare qualcosa che fosse un'alternativa alle solite gallette, dovevano ingegnarsi con quel che la situazione offriva, e quindi si sono inventati questa focaccia cotta in padella.
La ragione per cui ho temporeggiato tanto a farla anch'io è perché, mentre in giro ho trovato tante ricette senza glutine, non sono riuscita a trovarne una con le farine tradizionali. Per quanto abbia cercato, tutte le focacce in padella che trovavo non erano quel che volevo, e cioè un impasto con lievito di birra (o lievito madre) da far lievitare prima della cottura.


Alla fine, ho deciso di fare di testa mia... non potete sapere quant'è buona questa focaccia!!! Confesso che avevo un pizzico di scetticismo e timore, avevo paura mi venisse una roba gnucca e gommosa, di quelle che quando hai finito di masticare ti senti le mascelle indolenzite per lo sforzo. Invece è di una sofficità indescrivibile, alta e morbida, con l'esterno appena appena un po' croccante. Appena tolta dalla padella, ancora calda, è da svenimento... l'assaggi e pensi "questa in tavola non c'arriva!".
D'estate, quando fa troppo caldo per accendere il forno, è una manna, ma anche nelle altre stagioni val la pena di farla ogni tanto perché è troppo buona per restare a lungo senza.


Stavolta l'ho fatta col lievito di birra, poco lievito fresco con cui ho fatto un poolish. Quindi ho fatto impastare tutto alla macchina del pane, ma ovviamente si può fare a mano o con l'impastatrice. Quando ho ripreso l'impasto lievitato per dargli qualche piega, prima di stenderlo nella padella, mi sono trovata per la mani una massa talmente soffice e vellutata, che ero stata quasi tentata di farci una pizza... fortuna che non avessi la mozzarella, altrimenti avrei rimandato ancora una volta la produzione di questa focaccia dei marinai, e sarebbe stato un vero peccato.
Quando la rifarò, userò il lievito naturale liquido, e magari penserò anche a delle varianti, tipo farcirla in mezzo con qualcosa come verdura/scamorza, oppure condirla sopra come una pizza... non lo so, qualcosa m'inventerò!
Inoltre, potrebbe essere interessante profumare l'impasto con qualche erbetta aromatica... rosmarino, timo, origano. Insomma, c'è da dare libero sfogo alla fantasia ;-)


Poolish:
  • 50 g di farina manitoba
  • 50 g di acqua
  • 4 g di lievito di birra fresco
Impasto:
  • 125 g di acqua
  • tutto il poolish
  • 1 cucchiaino di malto d'orzo
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 100 g di farina tipo 0 bio
  • 100 g di semola rimacinata bio
  • 50 g di farina manitoba
  • un cucchiaino di sale

Preparare il poolish e lasciarlo lievitare fino al raddoppio.
Versare gli ingredienti nella MdP nell'ordine in cui sono elencati e avviare il programma Impasto e Lievitazione.
Lasciar lievitare oltre la fine del programma, comunque finché non si avrà una bella massa rigonfia.


Scaravoltare sul piano infarinato e dare qualche piega, avvolgere a palla e coprire a campana il tempo di spennellare leggermente d'olio evo una padella di 28 cm di diametro.
Stendere l'impasto nella padella come fosse una pizza.
Chiudere in un sacchetto di plastica alimentare e rimettere a lievitare nel forno con la lucina accesa per un'oretta, o comunque finché non diventi gonfia. A fine lievitazione dare un giro d'olio anche sopra.


Accendere il fornello e con la fiamma al massimo mettervi a scaldare una piastra di diffusione di ghisa (opzione consigliata, se si possiede). Quando diventa molto calda abbassare la fiamma a calore medio e metterci la padella col coperchio. Lasciare finché non si nota che il bordo appare cotto, sollevare un po' con una pala e controllare il lato di sotto. Se è dorato, rivoltare la focaccia e farla cuocere dall'altro lato, sempre col coperchio, che però va tolto appena si nota che inizia a fare molta condensa.


La focaccia è pronta quando è bella dorata su entrambi i lati (rivoltare ancora, se necessario), non ho guardato l'orologio, comunque ci vogliono circa 20-30 minuti di cottura.

Ma di questo che, quando viene a mettersi a letto, ha la capacità quasi sovrannaturale di tendersi come un elastico, ne vogliamo parlare???

lunedì 26 ottobre 2015

Coffee Smoothie by Jamie Oliver

Devo confessare che, dopo aver fatto questi, ho scoperto che tutto sommato, gli smoothie mi piacciono. Finché ha fatto caldo, è stato gradevole farci dei ghiaccioli rinfrescanti, ma anche ora che si avvicinano i primi freddi, non disdegno di fare ogni tanto una merenda leggera e nutriente. Un modo davvero gustoso di spezzare il pomeriggio e prendersi una pausa appagante e rigenerante. 


Questo smoothie di cui sto per dare la ricetta, è sempre presa da un'idea di Jamie Oliver. La prima volta che l'ho provato, faceva ancora caldo e quindi l'ho trasformato di nuovo in ghiaccioli, come si può vedere dalle foto, ma è veramente fantastico da bere, perché nel mentre il caffé dà un bello sprint, al tempo stesso la banana(*) conferisce consistenza e una buona dose di potassio, mentre l'acqua di cocco(**) è ricca di nutrienti e molto idratante. I semi di chia non danno molto gusto, ma anche loro donano una quantità di nutrienti alla bevanda, essendo ricchi di fibre, omega 3 e proteine, mentre le mandorle danno il tocco di finitura al gusto, e al contempo forniscono al nostro organismo una buona dose di calcio. 

 

Jamie addirittura suggerisce di assumere questo smoothie la mattina a colazione, al posto della solita tazza di caffellatte, e sarebbe davvero un'idea, se non fosse che la mattina si è sempre di corsa e, per quanto mi riguarda, non sono disposta ad alzarmi neanche 5 minuti prima, foss'anche per fare una cosa tanto buona come questo smoothie :-) 


(*) Vi sembrerà strano leggere che la banana va usata congelata. Anzi, per dirla tutta, deve essere stra-matura, nel senso che la buccia deve diventare completamente nera, quindi dev'essere sbucciata, avvolta nella pellicola alimentare e messa in freezer, da cui bisogna toglierla solo al momento di usarla, senza farla scongelare. Ora, della banana stra-matura avevo già letto e sentito che si preferisce usarla nei dolci tipo il banana bread, quindi la cosa non mi giunge nuova. E' la storia di usarla congelata che mi ha lasciata un po' stranita, finché non ho provato e verificato di persona una notevole differenza di consistenza del risultato finale. Vabbé, morale della favola: ora la banana negli smoothie la metto sempre così, anche quando non richiesto: la faccio annerire, la sbuccio, l'avvolgo nella pellicola e la congelo. Il che, a dirla proprio tutta, è anche un ottimo modo di usare le banane che non si fa in tempo a consumare e anneriscono senza che ve ne sia la volontà.

(**) L'acqua di cocco è stata una piacevole scoperta. Innanzitutto, non è da confondere col latte di cocco, che si estrae dal cocco maturo, quello che troviamo sul bancone del fruttivendolo, per capirci. L'acqua di cocco invece, si estrae dal cocco ancora verde ed è una bevanda super-idratante, rinfrescante, ricca di vitamine e sali minerali, senza grassi e senza colesterolo. Ormai non me la faccio mancare mai, perché oltre a essere buona come base per gli smoothie, è fantastica da bere anche al naturale, soprattutto quando fa caldo, o dopo aver sostenuto uno sforzo fisico. E' considerato un integratore naturale, non gasato e senza zuccheri aggiunti.


E dunque, dopo questi chiarimenti su banana e acqua di cocco, andiamo a prepararci questo smoothie :-) Queste dosi a me sono bastate per 5 ghiaccioli, che sono equivalenti a un bel bicchierozzo come quello della foto.

  • 125 ml di acqua di cocco
  • 1 banana molto matura, congelata
  • 8 g di semi di chia
  • 1 cucchiaio colmo di mandorle intere (1 cucchiaino di granella di mandorla nella ricetta originale)
  • 1 tazzina di caffé espresso (ne ho messe 2 quando ho fatto i ghiaccioli)

Mettere le mandorle nel frullatore e dare un veloce giro di lame per ridurle in granella. Aggiungere l'acqua di cocco, la banana a pezzi, i semi di chia e il caffé e frullare fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Tutto qui... enjoy your smoothie! 

Mai provocare un gatto geloso! 



mercoledì 21 ottobre 2015

Spaghetti al ragù piccante di 8 erbe

Per rimanere in tema di peperoncini piccanti, dopo la ricetta della salsa piccante di yogurt del post precedente, un condimento per la pasta molto profumato e molto estivo, piccante quanto basta.


Da quando ho iniziato a dedicarmi all'hobby della coltivazione dei peperoncini, non faccio che pensare a quali modi li posso impiegare, dove li posso mettere, e quali usare. Fare un condimento piccante per la pastasciutta è una delle soluzioni più immediate, e quando guardi fuori dalla finestra e vedi tutti i vasetti delle aromatiche belle e rigogliose, e ripensi a quel pomodoro fresco che hai in frigo, la scelta è obbligata.
Il risultato è che vorresti che il tuo piatto di pasta non finisse mai!


Per 3 porzioni
  • 1/3 di una carota grande
  • 1 cipollotto
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 peperoncini fuoco della prateria
  • un ciuffetto di prezzemolo
  • 2 rametti di origano
  • 2 rametti di timo
  • una cimetta di rosmarino
  • una decina di fili di erba cipollina
  • una cimetta di salvia
  • 1 rametto di maggiorana
  • un paio di ciuffi di basilico
  • 2 bei pomodori maturi
  • olio evo, vino bianco, sale grigio della Bretagna grezzo
  • 240 g di spaghetti

Fare un battuto con carota, cipolla, aglio e peperoncino, mettere in padella con l'olio leggermente scaldato e far rosolare. Sfumare col vino bianco.
Nel frattempo, triturare nel mixer tutte le erbette tranne il basilico. Aggiungere il trito alla base soffritta quando il vino è evaporato. Mescolare e far insaporire un paio di minuti, quindi aggiungere il pomodoro a pezzi. Far restringere e salare q.b.


A fiamma spenta aggiungere il basilico spezzettato con le mani.
Lessare gli spaghetti, scolarli al dente e saltarli in padella col condimento.
Servire con parmigiano grattugiato, se gradito.


Io ho gradito. E lui pure...



venerdì 16 ottobre 2015

Salsa piccante di yogurt con menta e erba cipollina

    Credo di non avervi mai parlato del mio hobby della coltivazione dei peperoncini piccanti. In effetti, si tratta di una cosa abbastanza recente, nata per gioco nel 2014, quando l'amica Valentina mi mandò alcuni semi di Trinidad Scorpion. Fu un disastro, sia per la mia imperizia che per il tempo pessimo che fece quell'estate: su 8 piante mi nacque un solo peperoncino :-( però l'esperienza mi rese caparbia, e decisa a voler vincere la mia battaglia.


    E' stato così che ho conosciuto una comunità di amanti dei pepper, e uno di questi in particolare mi ha riempito di semi, che ho gestito con molta più preparazione, sebbene non con la perizia quasi professionale che caratterizza i veri appassionati.
    Il risultato è stato quello di avere una bellissima macchia verde sul terrazzo... di piante ne nacquero tante, almeno un esemplare per ogni semino piantato, per un totale di una cinquantina di piante e una ventina di diverse tipologie di peperoncini, tuttavia non tutte fruttificarono. La scommessa ora è riuscire a farle sopravvivere all'inverno. Se ci riesco, ho buone speranze che le piante che non hanno fruttificato quest'anno lo faranno l'anno prossimo, com'è stato per il Trinidad Scorpion da cui tutto è nato, e che quest'anno ha premiato la mia costanza regalandomi un raccolto di tutto rispetto :-)


    Ovviamente, anche se belli a vedersi, colorati e ornamentali, i peperoncini si coltivano soprattutto per l'uso che se ne può fare in cucina. Io ormai li uso su tutto, tranne che nel caffé e il cappuccino :-)


    Questa salsa è una delle cose buonissime che ho fatto, la ricetta l'ho avuta dal mio pusher di semi. Se piace il piccante, consiglio di provarla. Il corno di Calabria (noto anche come Soverato, anche se esiste un dibattito in corso su questa denominazione) che ho usato io, a qualcuno può risultare molto piccante. Sarò sincera: dopo aver provato il Trinidad Scorpion, che fino a pochi anni fa deteneva il primato del peperoncino più piccante al mondo, oggi appannaggio del Carolina Reaper, tutti gli altri peperoncini che ho assaggiato, compreso questo famigerato calabrese, mi appaiono quasi dolci :-P Comunque, ho scritto quantità a gusto proprio perché il piccante è cosa molto soggettiva, per cui ognuno farebbe meglio a dosarne la quantità che gli è più congeniale.

    • 1 vasetto (170 g) di yogurt greco 0% grassi
    • 1 spicchione d'aglio
    • 10 rametti di menta fresca
    • 8 fili d'erba cipollina
    • peperoncino calabrese a mazzetto, quantità a gusto
    • 1 cucchiaio d'olio evo
    • 1 cucchiaio di succo di limone
    • sale grigio della Bretagna (sel de Guerande) grezzo

    Nel mixer, tritare insieme l'aglio, il peperoncino e le erbette lavate, asciugate e private di eventuali steli. Salare e emulsionare con l'olio e il limone.
    Mescolare bene con lo yogurt e tenere in frigo fino al momento di servire.
    Tutto qui, la salsa è pronta!
    Si accompagna superbamente a carne e pesce ai ferri, ma anche solo spalmata sui crostini di pane o come dip per crackers, salatini, nachos, crudité et similia.

    A ognuno il suo cibo preferito...


      domenica 11 ottobre 2015

      (Blueberry) Pancakes, e come fare in casa il latticello, sia vero che surrogato

      Ecco un altro dolce ricordo d'infanzia che mi porto nel cuore e sul palato: le pancake. Quanto amavo fare, da bambina, quelle goduriose colazioni a base di queste frittelline impilate una sopra all'altra, ben insaporite con burro e una colata di sciroppo d'acero! Ancora oggi, ogni volta che addento uno spicchio di pancake, provo la stessa sensazione di allora, il gusto, il piacere. L'unica nota dolente è che allora avevo chi me le preparava e faceva trovare pronte in tavola, belle calde. Oggi devo pensarci io, e purtroppo non è un lusso che posso concedermi spesso, perché ci vuole tempo, e la mattina, si sa, è sempre una corsa contro il tempo. Giusto qualche volta, la domenica mattina, con oziosa comodità, senza l'ossessione dell'orologio, per concedermi una coccola che è a metà strada tra una prima colazione e un brunch ;-)


      Molti chiamano le pancake crepes, ma è inesatto. La pancake è, a tutti gli effetti, una tortina cotta in padella, che subisce una piccola lievitazione proprio grazie all'agente lievitante che è previsto dalla ricetta, e che nelle crepes non è contemplato, e infatti sono molto più sottili.
      Tante sono le ricette che si trovano in giro, ma una sola, secondo me, le riproduce fedelmente: quella di Laurel Evans, che si trova sul libro American Bakery, e online anche qui. Intanto, una doverosa precisazione: i tuorli NON vanno separati dagli albumi e questi ultimi NON vanno montati a neve. L'impasto NON deve essere spumoso e rigonfio, ma deve essere mescolato quanto basta a far amalgamare gli ingredienti. Infine, si può usare il latte, ma consiglio vivamente di usare il latticello (buttermilk), come Laurel Evans suggerisce nella sua ricetta... le pancake acquistano tutta un'altra sofficità! Credetemi, le ho provate in entrambi i modi, e quello col latticello per me è il definitivo.
      Capisco che potrebbe esserci il problema del reperimento, il latticello non si trova sempre e dovunque. Io lo trovo frequentemente a Auchan, ma non è biologico. Se lo voglio anche biologico, lo posso ordinare al mio negozio bioequosolidale Emporio Primovere, che lo prende, appunto, solo su ordinazione. Oppure, seguendo le indicazioni che dà sempre Laurel Evans, può essere autoprodotto, anche in forma surrogata che funge da perfetto sostituto. Più sotto spiego come farli entrambi. E comunque sia, autentico o surrogato, provatelo almeno una volta e sentirete la differenza tra queste e le pancake fatte col latte!


      Qui di seguito dò la ricetta base. Nel titolo del post, ho messo Blueberry (mirtillo) volutamente tra parentesi perché di fatto, per avere le pancake ai mirtilli (o altro frutto di bosco a scelta) basta aggiungere i mirtilli freschi all'impasto base delle pancake. Tutto qui! Perciò, anche senza mirtilli, già seguendo questa ricetta potrete avere delle pancake perfette per le vostre colazioni. Di regola, per cuocere le pancake si dovrebbe far sciogliere una noce di burro sul padellino per ungerlo, ma io mi sono adeguata molto volentieri alla ricetta di Laurel che usa olio di semi. Tanto ne serve davvero pochissimo, proprio lo stretto necessario a velare il padellino che, se è antiaderente, ne richiederà anche meno.
      E mi raccomando lo sciroppo d'acero, che non deve mancare!
      P.S. le foto fanno schifo. Le ho fatte di corsa, molto di corsa, perché avevo fame innanzitutto (la mattina sono sempre famelica), e poi perché le pancake vanno mangiate rigorosamente calde.


      Impasto per 4-5 pancake di circa 10-12 cm di diametro:
      • 150 g di farina debole
      • 10 g di zucchero (di canna grezzo)
      • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere (o cremor tartaro)
      • 1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
      • 1 pizzico di sale
      • 220 g di latticello (in mancanza, il surrogato autoprodotto(*), oppure latte)
      • 1 uovo
      • 40 g di burro
      • 1 pezzo di vaniglia (mia aggiunta)
      • 125 g di mirtilli freschi (mia aggiunta)
      Per cuocere:
      • poco olio di semi
      Per servire:
      • burro
      • sciroppo d'acero

      La sera prima, aprire il pezzo di bacca di vaniglia, grattare via i semi e mettere semi e bacca nel latticello (o latte), lasciando in infusione fino al mattino dopo, in frigo. Questa è una licenza che mi sono concessa. La ricetta originale non lo prevede, perciò potete saltare questo step, se volete.
      In una ciotola, mescolare la farina con lo zucchero, il lievito, il bicarbonato e il pizzico di sale.
      In una seconda ciotola, sbattere l'uovo col latticello (a cui sarà stato tolto l'eventuale pezzetto di vaniglia) e il burro fatto fondere in precedenza. Unire questo composto liquido al mix di ingredienti secchi e mescolare quanto basta a far amalgamare il tutto. Si deve ottenere una pastella fluida, ma densa. Aggiungere delicatamente i mirtilli, se si è scelto di metterli.
      Scaldare un padellino antiaderente, unto con pochissimo olio di semi, quindi, quando è ben caldo, versare un mestolo di impasto, lasciando che si spanda. Far cuocere finché in superficie non cominciano a formarsi dei buchi, un paio di minuti circa: quello è il momento di rivoltare la pancake, con una spatola. Far cuocere dall'altro lato, sempre per un paio di minuti circa. Comunque, la pancake è pronta quando appare bella dorata su entrambi i lati.
      Mettere su un piatto e condire subito con un pezzetto di burro e un giro di sciroppo d'acero.


      Ungere nuovamente il padellino e ripetere tutti gli step fatti per la prima pancake, fino a esaurimento di tutta la pastella. Man mano che si spadellano le pancake, impilarle avendo cura di mettere sempre un pezzetto di burro e un giro di sciroppo d'acero tra ognuna.

      (*) surrogato del latticello:
      • 110 g di latte parzialmente scremato (bio)
      • 110 g di yogurt magro (bio)
      • 1 cucchiaino di succo di limone
      Mescolare tutto insieme e lasciare a temperatura ambiente dai 5 ai 15 minuti.
      Voilà, il vostro latticello surrogato è pronto per l'uso!

      E se invece si volesse autoprodurre del latticello vero, anche questo è possibile. Basta prendere della panna fresca da montare e montarla finché la parte grassa non si separa dal liquido: il liquido è il latticello. La parte grassa è burro, che si può sciacquare e usare come tale, conservandolo in frigo, chiuso in un recipiente ermetico. A spanne, la quantità di latticello ottenuta è pressoché uguale a quella di burro, perciò da 250 g di panna da montare si possono ottenere, all'incirca, 125 g di latticello e 125 g di burro.

      Di seguito, alcune foto di pancake semplici semplici, preparate col latticello surrogato e lo zucchero muscovado anziché quello comune:


      Gustare calde... mmmmmm, fantastiche!
      Un'ultimissima cosa: anche se Laurel Evans lo sconsiglia, io lo faccio lo stesso: preparo la pastella la sera prima, la chiudo in un recipiente ermetico e la conservo il frigo per usarla la mattina dopo. Funziona benissimo e le pancake vengono comunque soffici e fragranti. L'unico accorgimento è che tiro la pastella fuori dal frigo almeno mezz'ora prima di usarla, così torna più fluida. E' un buon sistema per avere delle pancake appena fatte senza doversi alzare all'alba per prepararle ;-)Le
       pancake si possono fare anche seguendo delle varianti alla ricetta di base, per esempio alla banana, o al limone e semi di papavero, o con metà dose di farina integrale. A parte l'ultima, le altre non le ho ancora provate e non so se lo farò: per le pancake sono molto tradizionalista, ho bisogno di ritrovare i miei sapori dell'infanzia, altrimenti non sono loro ;-)
      Vi saluto augurandovi buon breakfast, o brunch, dipende da che ora lo fate, e se voleste provare a fare le pancake, mi raccomando non fate come Jon, soprattutto se avete in giro un gatto irriverente come Garfield!


        martedì 6 ottobre 2015

        Pane con farina di teff, noci e timo, in MdP

        Anche se non capita molto di frequente, ci sono delle occasioni in cui la macchina del pane per me è un oggetto preziosissimo, come quando ho bisogno di pane, ma non ho il tempo di impastarlo a mano, o quando d'estate fa un caldo assassino che vorresti solo stare stravaccata in qualche luogo fresco, a non fare nulla. E' questo il caso che si è presentato quando, quest'estate appena trascorsa, ho fatto questo pane, che sarebbe stato perfettamente impastabile col Ken, ma proprio non ce l'ho fatta né ad aspettare i tempi lunghi di una lievitazione naturale, né a pensare di mettermi lì a manipolare e a dare pieghe e a mettere in forma e ad accendere il forno.


        Mi dispiace per i puristi, che per loro il pane è solo fatto a mano,  ma io ogni tanto scendo volentieri a compromesso con le mie debolezze, che se non altro mi consente di poter avere comunque un pane fatto in casa, come dico io e con le farine che mi scelgo io. Poi, non è da escludere che possa rifare questo pane in modo più tradizionale, ma nel frattempo, beccatevelo così come l'ho fatto!


        La farina di teff , lo ricordo, si ricava da un cereale naturalmente privo di glutine che viene coltivato in Etiopia ed Eritrea, e ne avevo già parlato qui.

        Poolish
        • 50 g di manitoba
        • 50 g di acqua
        • 10 g di lievito di birra fresco

        Impasto
        • 270 g di acqua (vanno bene anche 280-290)
        • 20 g di olio evo
        • 12-15 g di malto d'orzo
        • 12 g di sale
        • 200 g di manitoba
        • 20 g di farina maltata
        • 180 g di semola rimacinata
        • 100 g di farina di teff
        • tutto il poolish
        • 100 g di noci sgusciate
        • timo fresco a volontà
        Preparare il poolish e lasciarlo raddoppiare o triplicare.


        Inserire gli ingredienti nella macchina del pane, esattamente nell'ordine in cui sono elencati (miscelare insieme le farine, quindi versare il mix nel cestello), avendo cura di praticare una cavità nel cumulo della farina, che non arrivi al liquido sottostante, in cui versare il poolish. Le noci e il timo verranno aggiunti in un secondo momento, quando la macchina darà il segnale per avvisare che è il momento.


        Avviare il programma Pane Normale, formato grande (di fatto, con 550 g di farina non è un formato grande, ma io ho preferito considerarlo tale per concedergli qualche minuto in più di cottura), massima doratura.
        Che ci crediate o no, per essere un pane fatto in pochissime ore e senza praticamente alcuna fatica, se non quella di pesare gli ingredienti e pigiare qualche tasto, è venuto veramente buono, con quel gusto di pane integrale profumato di timo e quegli sfiziosissimi pezzetti di noce!

        Voi avete mai dovuto litigarvi l'ultimo pezzo di pizza col gatto???


          giovedì 1 ottobre 2015

          Lemon Cheesecake

          Non c'è niente da fare: la cheesecake è sempre la cheesecake! Anche quando c'è la canicola (io questa l'ho fatta a luglio, nei giorni di gran caldo, intorno al 20, ve lo ricordate???) con 37° fuori e 30° in casa, e serve la cottura in forno (perché a noi ci piace farci del male!), una cheesecake vale sempre il sacrificio... soprattutto se si ha l'aria condizionata, che sempre sia lodata lei e chi la inventò! :-D


          Questa al limone poi, è particolarmente rinfrescante, e per questo ancora più gradita col caldo, soprattutto se la provenienza dei limoni è il giardino di un collega che, nel farmene regalo, ha tenuto a precisare che avevano visto solo la pioggia. Limoni meravigliosi, grossi e profumati che quasi sembravano cedri... una parte è diventata limoncedis, un'altra è stata trasformata in marmellata, e con gli ultimi spaiati, una cheesecake e qualche altra minuteria.


          La fonte di questa ricetta è il sito di Lakeland, che non è esattamente un sito di cucina, quanto piuttosto un sito commerciale, inglese, che vende tutto per la casa, soprattutto per la cucina, e dove ogni tanto mi diverto a comprare cose più o meno utili che non troverei altrove, o magari le troverei pure, ma non mi va di cercarle. Cose come, ad esempio, il fantastico stampo che ho usato proprio per cuocere questa cheesecake: uno stampo di alluminio col fondo mobile, da loro chiamato Pushpan, e a tenuta stagna, per garantire la cottura a bagnomaria senza infiltrazioni d'acqua. Io ho preso quello quadrato che ho usato per fare questa cheesecake, e uno tondo classico.
          Ci sta quindi, che un sito così abbia anche una sezione ricette, da realizzare, ovviamente, con le caccavelle che vendono loro! ;-)


          Ho parlato dei limoni, ho parlato del sito dove ho preso la ricetta e lo stampo, ora voglio fare un'annotazione sull'ingrediente fondamentale della cheesecake: il creamcheese.
          Chi mi conosce sa che, per la cheesecake, non transigo: la cheesecake deve avere un gusto leggermente acidulo, perché questo è il sapore che avevano le cheesecake che mangiavo da bambina in America, ed è il sapore che mi porto dietro nel mio forziere dei ricordi. Perciò, per me non esiste che la cheesecake si faccia con la robiola, col mascarpone o, peggio, con la ricotta (tranne che se la ricetta ne richiede una minima quantità in rapporto al totale, come nel caso di questa lemon cheesecake che impiega anche il mascarpone in ragione di poco più di 1/4 sul peso totale del formaggio, o di quest'altra in cui c'è una minima parte di ricotta).
          Per soddisfare il requisito gusto, dunque, non ho mai trovato altra soluzione se non usare il Philadelphia che, e lo dico a gran voce, non mi entusiasma affatto. Non mi convince perché è un prodotto industriale di una multinazionale alimentare, ma soprattutto non mi convince che si possa definire fresco un formaggio che ha scadenza 6 mesi. Mi sembra un'assoluta contraddizione in termini. Tuttavia, in mancanza di alternative, e solo per la cheesecake, mi sono sempre turata il naso e andavo giù di Philadelphia. Come si suol dire, il fine giustifica i mezzi.
          Fino a ieri.


          Già, perché finalmente l'alternativa l'ho trovata, e ne sono soddisfatta e compiaciuta. Signore e Signori, vi annuncio formalmente che la vera cheesecake, col vero sapore di cheesecake, si può fare anche col quark! E il quark è un formaggio vero (e non è ricotta, come erroneamente pensa qualcuno), di origine tetesko-österreichisch :-P, è fresco sul serio (non scade dopo 6 mesi, ma molto prima) e si può trovare biologico, come quello che compro io all'Emporio Primo Vere. Veramente mi dicono che si può anche fare in casa. Io non ci ho mai provato, ma potrei incuriosirmi ;-)
          Bene, e dopo questa corposa introduzione, vogliamo vederla insieme questa ricetta, allora?


          Base:
          • 175 g di biscotti digestive
          • 75 g di burro bio non salato
          • la scorza grattugiata di un limone bio (non presente nell'originale)
           Filling:
          • 250 g di mascarpone bio
          • 600 g di quark bio (in mancanza, Philadelphia semplice)
          • 150 g di zucchero fino
          • 3 uova intere e 3 tuorli, tutti bio
          • scorza grattugiata di un limone bio
          • 3 cucchiai di succo dello stesso limone bio di sopra :-)
          • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia

          Metodo:
          come sempre, fondere il burro e ridurre in briciole fini i biscotti. Versare il burro fuso nella farina di biscotti, aggiungere la scorza grattugiata del limone, amalgamare bene e versare nello stampo, pressando bene col dorso di un cucchiaio, per fare la base della cheesecake.
          Far riposare in frigo intanto che si prepara filling, e accendere il forno a 170° statico.
          Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a K, mescolare a velocità minima (non deve incorporare aria, altrimenti in cottura si formeranno le crepe in superficie!) i due formaggi con lo zucchero. Aggiungere le uova e i tuorli, uno alla volta e sempre dopo che il precedente sia stato completamente assorbito. Incorporare quindi il succo e la scorza di limone e l'essenza di vaniglia.


          Versare il composto nello stampo con la base di biscotto, quindi inserire questo stampo in un altro più grosso e riempire quest'ultimo con acqua, fino a circa due dita dal bordo dello stampo della cheesecake. Lo ripeto per chi non avesse letto le mie precedenti ricette di cheesecake: la cottura a bagnomaria, oltre a far rimanere umido il dolce, è un altro espediente per non far formare le crepe in superficie.
          Infornare nel forno preriscaldato e far cuocere per 50-60 minuti. La cheesecake è pronta quando apparirà soda intorno ai bordi e leggermente tremolante al centro.
          Togliere dal bagnomaria e far stiepidire per un'ora nel forno col portello leggermente socchiuso. Quindi far finire di raffreddare su una griglia e quando è completamente fredda, tenere alcune ore in frigo, ancora meglio tutta la notte.


          Togliere dallo stampo poco prima di servire e guarnire con zeste di limone, o con altro a piacere.
          Fresca deliziosa bontà!

          Il seguito della striscia precedente


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