mercoledì 29 luglio 2015

Polpettone libanese di quinoa e lenticchie, con salsa tzatziki

Questa ricetta l'ho vista passare sul blog Lebanese Recipes lo scorso dicembre, e me l'annotai subito perché pensavo di farla per Capodanno, in sostituzione delle solite lenticchie con lo zampone.
Poi però mi frenai, perché pensai che mal si adattava una ricetta fredda, con una salsa tzatziki da fare col cetriolo (che d'inverno è decisamente fuori stagione!), a quel periodo dell'anno. E poi, siamo sinceri... le tradizioni sono dure a morire!


Insomma, per Capodanno no, ma la decisione di provarla era solo rimandata a un'epoca più favorevole, quando mangiare una pietanza fredda sarebbe stato più gradevole, e anche per mangiare dei legumi nutrienti, come le lenticchie, in una stagione in cui i legumi si tende a mangiarli di meno.
Perciò, ai primi caldi, ho provato questo polpettone vegetariano, e sono rimasta estasiata. La consistenza compatta di quinoa e lenticchie, tenute insieme con le uova, viene magnificamente insaporita dalla sapidità dei pomodorini secchi (i miei erano dei ciliegini da agricoltura biologica, comprati all'Emporio Primo Vere, semplicemente da urlo!) e resa sfiziosamente croccante dagli anacardi. La salsa tzatziki completa il gusto, conferendo un'ineguagliabile nota di freschezza, e secondo me ci vuole. Se non la tzatziki, se non si ha il tempo di prepararla, almeno dello yogurt bianco semplice, meglio se quello colato greco, bello cremoso.


La ricetta originale parla di usare la quinoa rossa e le lenticchie verdi. Io ho usato la quinoa comune, anche perché non sapevo neanche dell'esistenza di una quinoa rossa prima di leggere questa ricetta. Le lenticchie erano quelle dell'Abruzzo mia, di Santo Stefano di Sessanio, da coltivazione biologica. Non so come sarebbe stato questo polpettone se avessi usato gli ingredienti suggeriti dal blogger, ma posso assicurare che, anche così, era molto buono.


Un'ultima annotazione a proposito delle erbe: la ricetta dice coriandolo (non specifica se foglie o semi, sono andata a naso e ho scelto le foglie, essiccate perché quelle avevo) e prezzemolo, ma quando lo rifarò, voglio provare ad usare erbe più mediterranee, per cui ci metterò l'origano e il basilico freschi, coltivati sul mio balcone ;-)


Polpettone libanese di quinoa e lenticchie
  • 100 g di quinoa bio
  • 100 g di lenticchie bio
  • 2 cucchiai di olio evo
  • 1 cipolla bio
  • un paio di spicchi d'aglio bio
  • un po' di peperoncino piccante
  • 150 g di anacardi non tostati (da commercio equosolidale)
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 70 g di pomodorini secchi bio
  • 1 carota bio
  • una dose generosa di foglie di coriandolo (anche secco)
  • una dose generosa di prezzemolo (possibilmente) fresco bio
  • sale e pepe nero al mulinello
  • 3 uova bio (anche 4 se sono piccole come le mie)
  • pomodorini secchi e anacardi per guarnire

Mettere la quinoa ammollo in acqua fredda per 15 minuti.
Far bollire le lenticchie in acqua salata per 15 minuti. Scolare e sciacquare la quinoa e aggiungerla alle lenticchie, riportare a bollore e far cuocere ancora 15 minuti, o comunque finché non siano teneri. Scolare e lasciar raffreddare.
Mettere i pomodorini a rinvenire in acqua fredda.
Scaldare l'olio in una padella e far rosolare la cipolla, l'aglio e il peperoncino tritati finemente. Aggiungere gli anacardi interi e far rosolare ancora qualche minuto. Aggiungere il concentrato di pomodoro, mescolando per farlo sciogliere bene, e far cuocere ancora qualche minuto, finché la cipolla non sia tenera.
Preriscaldare il forno a 200° statico.
In una terrina, combinare insieme quinoa e lenticchie con la salsa di anacardi, la carota grossolanamente grattugiata, i pomodorini scolati, tamponati e tagliati a striscioline, le uova e le erbette tritate. Salare e pepare.
Versare in uno stampo da plumcake foderato con la cartaforno e pressare bene. Guarnire in superficie con altri pomodorini ammorbiditi nell'acqua e fatti a striscioline, e anacardi interi.


Infornare e far cuocere per circa 40 minuti, coprendo con un foglio di carta d'alluminio se prende colore troppo in fretta.
Far raffreddare nello stampo, quindi estrarlo delicatamente tirando i lembi della cartaforno che strabordano fuori dallo stampo e tenere in frigo fino al momento di servire, affettato e accompagnato con yogurt bianco semplice o salsa tzatziki.


La salsa tzatziki lo so che la sanno fare tutti, ma per comodità e completezza, riporto qui di seguito come la faccio io, seguendo le indicazioni che ci sono su Cucina in Simpatia.


Salsa tzatziki
  • 500 g di yogurt colato greco (il mio era a 0 grassi)
  • 1 cetriolo
  • 4-5 spicchi d'aglio
  • 4 cucchiai di olio evo
  • 2 cucchiai di aceto (di mele nel mio caso)
  • sale, pepe, foglie di menta fresche per guarnire

Io ho riproporzionato tutti gli ingredienti a 170 g di yogurt, che corrisponde a un vasetto.
Grattugiare il cetriolo con la grattugia per fare la julienne e mettere a scolare, pressando per eliminare l'acqua di vegetazione.
Aggiungere allo yogurt, insieme all'aglio passato allo spremiaglio, e mescolare, quindi incorporare l'olio e l'aceto, amalgamando con una frusta.
Salare e pepare.
Versare nella ciotolina di servizio e guarnire con le foglie di menta (o di aneto, se si riesce a trovarlo) tritate.
Tenere in frigo, coperta, fino al momento di servire.

Parlando di una ricetta libanese, inevitabilmente il pensiero corre al medioriente, a quella zona storicamente "calda" del mondo, da sempre scena di conflitti armati molto cruenti, che oggi più che mai genera non poca preoccupazione nel resto del mondo.
La canzone che segue, Paradise, è stata scritta di Springsteen seguendo l'onda emotiva per l'attentato alle Torri Gemelle. In essa, l'autore cerca di entrare nella mente di un kamikaze, di immaginarne pensieri e sogni quando sta per immolarsi in nome della sua guerra santa. Era il 2001. Potrebbe essere oggi.



venerdì 24 luglio 2015

Cookie al ciocco bianco e pinoli, col burrolio

Sì, mi sono convinta: questo burrolio è una gran figata! Dopo averlo usato con soddisfazione per fare questi biscotti salati, mi restava una grossa perplessità: come sarà nei dolci? il gusto dell'olio evo dominerà prepotentemente sugli altri sapori, rovinando l'equilibrio?


Andava fatta una prova, e allora una mattina mi sono messa ad impastare questi biscotti. Volevo un impasto semplice, basic, una specie di frollino con un rapporto farina-parte grassa di 2:1 che, ovviamente, si sarebbe distinto dal frollino classico proprio per l'assenza del gusto burroso. Come concessione alla fantasia, una cucchiaiata di farina di mandorle, un po' di golden syrup e un'aromatizzazione allo zenzero. Come concessione alla gola, poco cioccolato bianco spezzettato e un po' di pinoli. 


Volevo capire quanto avrei potuto rimpiangere un frollino classico, e bene, il verdetto è stato che non lo rimpiango affatto. Posto che sono diversi, inevitabilmente diversi, e che l'assenza del burro vaccino nei biscotti col burrolio non passa inosservata, tuttavia rimane il fatto che il biscotto al burrolio ha un carattere diverso, ma non per questo meno gradevole. Il gusto dell'olio evo non svetta sul resto (ovviamente, è fondamentale che l'olio usato non sia forte di suo) e, come sempre accade, se si aspetta qualche giorno per mangiarli, i sapori si amalgamano meglio.


Concluso con successo l'esperimento, condivido volentieri la ricetta di questi deliziosi cookie, o biscotti che dir si voglia.

Per 11-12 cookie:
  • 150 g di farina debole
  • 1 cucchiaio colmo (20 g) di farina di mandorle
  • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
  • 50 g di zucchero grezzo di canna
  • 70-75 g di burrolio
  • 1 cucchiaio di golden syrup
  • 1 uovo bio
  • 1-2 cm di zenzero fresco triturato
  • 30 g di ciocco bianco spezzettato al coltello
  • 30 g di pinoli

Accendere il forno a 170° ventilato.
Mescolare nella ciotola dell'impastatrice le 2 farine con lo zucchero e il lievito e aggiungere il burrolio, bello freddo, a pezzi. Avviare la frusta a K a velocità minima e lasciare che mescoli gli ingredienti finché non assumano un aspetto sabbioso. Profumare con lo zenzero, continuando a mescolare per farlo distribuire bene. Aggiungere il golden syrup e quindi anche l'uovo, facendoli assorbire bene nell'impasto.


Quando il tutto è ben combinato e si stacca dalle pareti della ciotola, fermare l'impastatrice, rimuovere la ciotola dal suo alloggiamento e, aiutandosi con una spatola, incorporare il ciocco a pezzi e i pinoli.
Il composto dovrà avere un aspetto bello denso, modellabile con le mani.
A questo punto si può far riposare una mezz'oretta in frigo (anche se non è strettamente necessario, dato l'impasto già denso).


Formare dei mucchietti sulla leccarda foderata con la cartaforno. Aiutandosi con un dosatore per gelato, i mucchietti verranno più regolari. Schiacciarli un po', magari con uno stampino di silicone per biscotti, avete presenti quelli per imprimerci sopra delle sagome? Ecco, con qualcosa del genere. In mancanza, va bene anche il palmo della mano :-)
Io ho usato due leccarde, con 6 cookie su una e 5 sull'altra, in modo da tenerli ben distanziati, anche se non si spandono (ma io ancora non lo sapevo ;-P ).
Cuocere per 15 minuti a 170° ventilato, abbassando a 160° se necessario. Comunque, sono pronti quando prendono un bel colore dorato.


Farli stiepidire fino a quando non sarà possibile rimuoverli con una spatola senza rischiare di danneggiarli, e farli finire di raffreddare su una gratella.
Si conservano per diversi giorni nella solita biscottiera di latta.

Ecco qualcun altro a cui piacciono molto i cookie...

domenica 19 luglio 2015

Biscotti salati al salame e pomodorini secchi, col burrolio

Come promesso nel post precedente del Burrolio di Paco Roncero, ecco la prima ricetta che ho realizzato con questo sostituto interamente vegetale del burro.


Come primo esperimento, ho scelto di fare questi biscotti salati per almeno 3 buoni motivi. Il primo, trattasi appunto di una ricetta salata, che mi avrebbe dato modo di verificare fino a che punto emerge il sapore dell'olio evo, senza rischiare di dover buttare via tutto. Il secondo, la quantità di burro da sostituire era minima (40 g), per cui era una buona opportunità di avanzare per gradi, di nuovo senza rischiare di dover buttare via tutto. Il terzo, non meno importante, è che avevo questa ricetta nella lista delle cose da fare da tempo immemore, perciò avevo così l'occasione di prendere due piccioni con una fava. Anzi, 10 biscotti con un burrolio! :-D


La ricetta mi è stata data dalla mia amica Giulia, e io l'ho seguita pedissequamente, sostituendo solo il burro col burrolio, per l'appunto. Tuttavia, se dovessi rifarli, opterei più per i pomodorini secchi sott'olio o, tutt'al più, quelli secchi fatti ammorbidire (e dissalare) in acqua e poi tamponati bene bene per asciugarli.
I biscottini fatti così sono deliziosi, molto saporiti, friabili e stuzzicanti, proprio uno-tira-l'altro. Perciò, se si vogliono preparare da servire con un aperitivo, meglio non lesinare che finiscono in uno ZOT!

 
Ingredienti per 10 biscotti circa:
  • 75 gr di farina solina tipo 1 (o altra farina debole)
  • 1 cucchiaio di farina di mandorle
  • 30 gr di parmigiano grattugiato
  • 1 cucchiaino di lievito per torte salate
  • 40 gr di burrolio
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio d'olio evo (previsto nell'originale, io l'ho messo, ma forse, col burrolio, si può anche omettere)
  • 1 pizzico di sale
  • una macinatina di pepe nero (mia aggiunta, facoltativo)
  • 35 gr di pomodorini secchi (meglio se sott'olio, oppure ammorbiditi in acqua)
  • 20 gr di salame dolce
  • 1 cucchiaino di origano secco

Tagliare a tocchettini il salame e i pomodorini, quest'ultimi dopo averli tamponati bene per asciugarli dall'eccesso di olio o acqua.
Nella ciotola della planetaria, con la frusta a K, miscelare le polveri, il sale e il pepe, quindi aggiungere il burrolio ben freddo di frigo, a pezzetti, e continuare a mescolare a velocità minima finché il tutto non assuma un aspetto sabbioso. Incorporare l'uovo e il cucchiaio d'olio e far amalgamare il tutto.
In ultimo, togliere la ciotola dalla planetaria e incorporare salame, pomodorini e origano a mano, mescolando con un cucchiaio di legno per farli disperdere uniformemente nell'impasto.
A questo punto, aiutandosi con  un cucchiaio, si possono formare direttamente i mucchietti sulla leccarda foderata con la cartaforno. Io però, ho voluto fare uno step in più, perché m'interessava verificare se l'impasto si compattasse e quanto. Perciò, sul piano leggermente infarinato, ho formato una sorta di salametto che ho avvolto nella pellicola alimentare, e l'ho riposto in frigo.


Dopo una notte, il salametto risultava perfettamente compattato, il che rende gli impasti fatti col burrolio idonei alla preparazione di frolle che debbano poi essere stese col mattarello. Tuttavia, bisognerà infarinare molto, perché con la lavorazione, tende ad ammorbidirsi e diventare appiccicoso in fretta.
Invece, non è stato possibile affettare il salametto come avevo in mente di fare, per formare il biscotti. La colpa, tuttavia, era dei pezzettini di pomodorini e salame, che si opponevano al taglio (nonostante il mio coltellaccio Zwilling, perfettamente affilato), facendo sbriciolare tutto. Meglio sarebbe stato, a questo punto, lasciar compattare in una ciotola e poi fare i mucchietti aiutandosi con un dosatore per gelato. Vabbé, ho dato una ricompattata come meglio ho potuto alle fette sgarrupate, e le ho infilate nel forno preriscaldato a 200° ventilato, lasciando cuocere per 12-14 minuti circa, comunque fino a doratura.


Lasciarli stiepidire, e quando diventa possibile rimuoverli senza romperli, trasferirli su una gratella per farli finire di raffreddare.
Da servire con un buon vino bianco secco, bello fresco, meglio se durante l'ascolto di un Bruce d'annata in Thunder Road ;-)


P.S. restate sintonizzati, che la prossima ricetta sarà ancora di biscotti, dolci stavolta, sempre realizzati col burrolio ;-)

    martedì 14 luglio 2015

    Burrolio di Paco Roncero (by Papi, CiS)

    Prendi un grasso vegetale nobile per alimentazione, come l'olio extravergine di oliva, e combinalo con un altro grasso vegetale per alimentazione, se possibile ancora più nobile, come il burro di cacao. Il risultato è un'apoteosi di grasso vegetale nobile da cucina, totalmente privo di lattosio (teoricamente, il burro di cacao lo sarebbe, ma accertarsi sempre sull'etichetta che non ci siano state contaminazioni incrociate in produzione), non dannoso per il colesterolo (l'olio evo dev'essere di ottima qualità, però!!!) e utilizzabile in molte ricette come sostitutivo del burro di latte vaccino.


    L'idea è di Paco Roncero  ed è stata prontamente messa in pratica da Papi, che ne ha parlato su  Cucina in Simpatia, stuzzicando la mia voglia di provare. A voler essere sinceri, mi ci è voluto un po' prima di decidermi, il solito discorso che non si sa mai cosa fare per prima, però ora che l'ho fatto, ed ho constatato di persona che non ci vogliono più di 10-15 minuti, penso che sfrutterò l'idea molto spesso.
    • 50 g di burro di cacao bio (meglio in pastiglie o quadretti, io uso o questo biologico della Rapunzel, oppure questo della Venchi)
    • 100 g di olio evo bio a km 0
    • 5 g di sale fino (facoltativo)
    Ho provato anche una seconda formulazione con il 75% di burro di cacao, per ottenere un prodotto finale un tantino più sodo che consenta, quindi, una lavorabilità dell'impasto più simile a quando si usa il burro di latte, al contempo smorzando ancora di più il gusto dell'olio evo. Diciamo che 50 o 75% diventa una scelta del tutto individuale, che comunque non inficia il risultato finale, se non che ne aumenta un tantino il costo, dato il prezzo corrente del burro di cacao ;-)

    Fondere il burro di cacao, facendo attenzione a non superare i 35°. Si può optare per il bagnomaria, oppure fare come ho fatto io, nel microonde, dando colpetti di calore di 30-40 secondi alla massima temperatura. A metà punto di fusione, aggiungere il sale(*).
    Una volta che il burro di cacao è completamente fuso, aggiungere l'olio evo e emulsionare energicamente con una frusta a mano, quindi versare negli stampini, sempre mescolando. E' consigliabile utilizzare stampini di silicone, che facilitano molto la sformatura.
    Passare in freezer per una ventina di minuti, giusto per dare la botta di freddo, quindi trasferire in frigo e lasciar solidificare per almeno una nottata.
    Sformare e utilizzare, oppure avvolgere nella carta d'alluminio per utilizzare in seguito.

    (*) A proposito del sale, ho scritto che è facoltativo mettercelo, ma dopo avercelo messo, direi che sia consigliabile ometterlo del tutto, innanzitutto perché è impossibile far sciogliere il sale in un grasso. Io l'ho aggiunto al burro di cacao quando era fuso a metà, pensando che fosse meglio che metterlo alla fine, ma non è servito lo stesso: il sale è precipitato sul fondo e là è rimasto. Tenendo conto che, negli impasti salati, la dose di sale è già prevista dalla ricetta, e negli impasti dolci il sale non si mette, o tutt'al più un pizzico, io lascerei il burrolio sciapito, che è meglio! ;-)


    E a questo punto, la domanda che sicuramente vi starete facendo: bene, e ora che abbiamo fatto il burrolio, kemminkiacifacciamo??? :-D
    Dunque, tenuto conto che si tratta di un sostitutivo del burro di latte vaccino, sicuramente lo si può impiegare in ricette in cui ci sia il burro, ma non voglio tenervi troppo sulle spine... io una cosina ho già provato a farla, e mi è anche piaciuto com'è venuta, però dovrete aspettare il prossimo post, e vi racconto tutto ;-)
    Stay tuned, e intanto ascoltatevi questo None But the Brave ;-)




      giovedì 9 luglio 2015

      Ciambellone all'acqua senz'acqua, di Cavoletto di Bruxelles

      Questo ciambellone l'ho fatto verso metà maggio, proprio sul fil di lana con le ultime arance bio della stagione (che poi, nella grande distribuzione si trovano lo stesso anche d'estate, solo che sono d'importazione). E' una ricetta che avevo visto sul blog di Cavoletto di Bruxelles sin dai tempi in cui era stata pubblicata, a giugno 2014, e che da allora mi ero ripromessa di fare con l'arrivo della stagione fredda e il ritorno degli agrumi. Rimanda oggi, rimanda domani, ho rischiato che per quest'anno saltasse. Sono felice di avercela fatta, perché è un ciambellone che merita assolutamente di essere provato, gustato, e poi rifatto di nuovo, e ancora, e ancora...


      Si tratta di una rivisitazione molto personale del famoso ciambellone all'acqua (il ciambellone più soffice del mondo) di Ady Melles, da sempre il suo cavallo di battaglia, la ricetta di famiglia che l'ha resa famosa nel mondo dei foodblogger e non solo. Cavoletto attribuisce la maternità di questo ciambellone a Anna Moroni, avendoglielo visto fare in occasione di una sua partecipazione come ospite alla Prova del Cuoco. Ignorava completamente che si trattasse di una ricetta di Adelaide Melles, finché qualcuno dei commentatori al suo blog non gliel'ha fatto notare.


      Purtroppo, il plagio di ricette, rifatte a man bassa spacciandole per proprie, continua a essere una pratica diffusa e molto scorretta, che dimostra una grande mancanza di onestà intellettuale, specie se a compierla è un noto (e per me, insopportabile) personaggio televisivo.
      Ma vabbé, per me questa è e resterà per sempre la ricetta di Ady Melles, rielaborata da Cavoletto di Bruxelles e riprodotta da me per proporla a chi ancora non la conosce :-)


      E' un ciambellone completamente privo di lattosio, molto leggero, che io ho voluto rendere ancora più salutare usando una farina di grano antico semintegrale e zucchero di canna.

      • 3 uova bio
      • 200 g di zucchero chiaro di canna bioequosolidale
      • 120 ml di spremuta d'arancia bio
      • 130 ml di olio evo delicato bio a km 0
      • 10 ml di acqua di fiori d'arancio
      • 150 g di farina di solina tipo 1 bio a km 0
      • 100 g di farina di mandorle
      • 15 g (una bustina) di lievito per dolci
      • scorza grattugiata di un'arancia oppure un cucchiaino colmo di pasta d'arance
      • 1 cucchiaino raso di cannella in polvere

      Preriscaldare il forno a 180° ventilato.
      Nella ciotola della planetaria, con la frusta a K, battere a spuma le uova intere con lo zucchero. Abbassare la velocità a medio-bassa e aggiungere a filo prima l'olio, poi il succo d'arancia e infine l'acqua di fiori d'arancio.
      Nel frattempo, mescolare insieme la farina di solina (o altra farina non raffinata), quella di mandorle e il lievito. Una volta che i liquidi sono stati tutti ben incorporati, abbassare ancora la velocità quasi al minimo e aggiungere le farine un cucchiaio alla volta, fino ad esaurimento, quindi anche la scorza o pasta d'arancia e la cannella.


      Raschiare le pareti della ciotola per incorporare gli ingredienti rimasti fuori e battere ancora, a velocità medio-alta per rendere l'impasto soffice e spumoso.
      Versare in uno stampo da ciambellone di silicone, oppure in uno stampo tradizionale precedentemente unto e infarinato.
      Infornare e lasciar cuocere per circa 45 minuti, eventualmente abbassando la temperatura se dovesse colorire troppo in fretta. In ogni caso, fare sempre la prova stecchino per testare la cottura.


      Sformare su una griglia e far raffreddare completamente prima di servire.

      Non c'è pace per chi ha un gatto. Guardare la televisione? Provateci, se ci riuscite!


        sabato 4 luglio 2015

        Gnocchi di patate alla curcuma, cacio pepe e tartufo

        Metti che hai delle patate e ti accorgi che si stanno ammorbidendo e cominciando a tirare fuori le radicette. Metti che non ti va di buttarle proprio per niente. Metti che le lessi tutte, tanto pensi qualcosa ci farò. Metti che, una volta che le hai lessate e pensato qualcosa ci farò, ti assale il dilemma della scelta... puré? naaaa, non posso mangiare puré per tre giorni di fila, mica sono ospedalizzata! pommes duchesse? bone, ma idem (con le patate) come per il puré. Gnocchi??? Sììììììì, gnocchi, che è una vita che non li faccio!!! E, dato che sei in vena di diversificare un po', decidi pure di profumarli, e colorarli, con la curcuma... boooniiiii!!! :-D


        Il procedimento per fare gli gnocchi è il solito. Io non riesco a fare a occhio, ho bisogno di pesare... quelli che dicono "quanta farina? quella che si piglia!" mi fanno venire il nervoso! Io mi sento meglio se prima lesso, pelo e schiaccio le patate e poi le peso. Su questo peso quindi, calcolo che la farina dev'essere un terzo, quindi, per semplicità di calcolo, se le patate pesano 600 g, ne aggiungerò 200 di farina.
        La farina di solito è mista, una parte di grano tenero e una di semola rimacinata. Di solito, due terzi della prima e uno della seconda, ma stavolta ho voluto fare metà e metà, e ho usato la solina tipo 1 e il semolato Senatore Cappelli, ovviamente entrambe bio, come pure le patate. 


        Per gli gnocchi:
        • Patate bio
        • Solina tipo 1
        • Semola Senatore Cappelli
        • Curcuma
        • Sale
        La formatura degli gnocchi è sempre quella da manuale: sulla spianatoia (o nella ciotola dell'impastatrice, come si preferisce) si impastano le patate schiacciate con le due farine, il sale e la curcuma. La curcuma non l'ho misurata. Ho iniziato a spolverizzare e ho smesso quando mi sembrava abbastanza. Le foto non rendono giustizia, gli gnocchi sono venuti discretamente colorati di giallo. Facciamo che la quantità è a gusto, OK?
        Una volta che gli ingredienti sono tutti ben amalgamati, formare gli gnocchi come si è soliti fare.
        Per quanto riguarda, invece, la scelta del condimento, data la presenza della curcuma, ho voluto condirli in maniera molto semplice, per cui ho optato per un cacio-e-pepe, con rifinitura finale di carpaccio di tartufo nero sott'olio.


        Per il condimento:
        • Pecorino romano grattugiato, 1 cucchiaio colmo a commensale
        • Pepe nero macinato sul momento, q.b.
        • Carpaccio di tartufo nero sott'olio, q.b.
        Lessare gli gnocchi in acqua salata e nel frattempo, preparare nella zuppiera una crema mescolando il formaggio grattugiato col pepe macinato e l'acqua di cottura degli stessi gnocchi.


        Scolare gli gnocchi e tuffarli in questo condimento, mescolando accuratamente per farli avviluppare bene nella cremina di cacio e pepe. Impiattare e mettere il tartufo, con un po' dell'olio di conserva, su ogni porzione.
        Semplice, e profumata, bontà!

        Allora? Arriva o no questa pappa???



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