giovedì 27 novembre 2014

Pain soleil all'olio d'argan con semi di sesamo e papavero

Quando ho visto questo pane sul blog Saveurs d'Ailleurs, immediatamente ne ho avuto una visione al centro di una tavola imbandita. Vero che è bellissimo?
Ho voluto leggere meglio come andasse fatto, e così ho scoperto che, oltre a non essere niente di particolarmente difficile, e per giunta impastabile senza problemi nella macchina del pane, è un pane di origine marocchina che utilizza l'olio d'argan (seguire il link per saperne di più).


Che bello, l'olio d'argan! Ne avevo giusto una boccetta comprata tempo addietro (un flacone da 50 ml che costava una tombola! credo che non lo comprerò mai più!), e quindi questo pane mi dava finalmente un pretesto per usarlo.


Ho guglato ancora un po' per vedere se c'era nient'altro di interessante da sapere su questo pane, e mi sono imbattuta nel blog Dattes et Miel che mi dava le dosi in grammi, anziché in bicchieri come l'altro (e usava anche l'olio d'oliva anziché quello d'argan), ma a parte questo, le due ricette erano quasi perfettamente sovrapponibili, e allora sono andata avanti, aggiustando un po' come mi andava, del tipo anziché fare metà farina e metà semola, ho usato 2 parti di farina forte, 2 di farina di forza intermedia e 1 di semola Senatore Cappelli, il lievito naturale anziché quello di birra disidratato e un po' di malto come faccio sempre.


Il risultato, oltre che bello e scenografico, è anche un pane soffice - ma non della consistenza di un pane all'olio - e profumato. E sono convinta che con l'olio evo sarebbe stato buono uguale. Anzi, forse deppiù ;-)
Di seguito dò il procedimento per la macchina del pane, ma niente impedisce di usare l'impastatrice, o le braccia. L'impasto è poco idratato, perché deve poter essere lavorabile. Purtroppo non ho potuto fare un passo passo fotografico per la solita ragione, che di mani ne ho soltanto due, però sui due blog linkati è possibile vedere esattamente tutto il procedimento, perciò rimando a loro per gli approfondimenti.


  • 220-230 g di acqua (dipende da quanta ne assorbono le farine)
  • 3 cucchiai di olio d'argan (o evo, che va bene uguale e costa di meno!)
  • 1 cucchiaino di malto d'orzo
  • 1 cucchiaino di sale fino
  • 200 g di farina W260
  • 200 g di farina W350
  • 100 g di semola Senatore Cappelli
  • 50 g di LNL rinfrescato e attivo 

Introdurre gli ingredienti nella macchina del pane esattamente nell'ordine in cui sono elencati. Il LNL va messo in una cavità scavata nella farina, isolato dai liquidi, soprattutto se si usa il timer per ritardare l'avvio della macchina.
Lasciar lievitare per il tempo necessario a farlo raddoppiare (almeno una decina d'ore, ovviamente molto meno se si usa il lievito di birra).
Scaravoltare l'impasto sulla spianatoia leggermente infarinata, dargli 2-3 pieghe, coprire a campana e lasciar riposare 15-20 minuti.


Dividere in due l'impasto, un pezzo leggermente più piccolo dell'altro. Con la parte più piccola formarci una palla e tenerla da parte. La parte più grande va messa su un foglio di cartaforno e stesa col mattarello, a formare un disco, che andrà tagliata in 8 spicchi, senza che i tagli arrivino completamente al bordo (ecco, da questo punto in poi suggerisco caldamente di guardare il passo passo su Saveurs d'Ailleurs e Dattes et Miel, che a parole non sarà facile da spiegare). Quindi, prendere ogni spicchio dalla punta e ripiegarla verso l'esterno, in modo da formare una stella a 8 punte.


Prendere la palla formata in precedenza e posizionarla nel buco centrale. Trasferire il foglio di cartaforno con tutto il pain soleil sulla leccarda, coprire con un canovaccio e far lievitare fino a far aderire la palla centrale e la corolla.


Accendere il forno a 180° statico. Battere un tuorlo d'uovo (io ho usato un albume di risulta) con un cucchiaio di olio d'argan (o d'oliva se si è usato quello) e spennellare ben bene tutto il pain soleil, quindi cospargere la palla centrale coi semini di sesamo e papavero. Praticare un taglio netto al centro di ogni petalo.


Infornare e lasciar cuocere per una trentina di minuti, e comunque fino a doratura. Rimuovere dalla cartaforno e far finire di raffreddare sulla gratella.

Ma quanto può diventare testardo un gatto che vuole a tutti i costi entrare con te in bagno???


    domenica 23 novembre 2014

    Sformatini di broccolo fiolaro con tonno e albumi

    Come dire, mangiare qualcosa che conosci, senza sapere che lo stai mangiando...
    No, non mi sono fatta di crack. Mi spiego meglio: avevo sentito parlare, in passato, del broccolo fiolaro di Creazzo che è una varietà di broccolo tipica del Veneto. Per la precisione, delle colline coltivate intorno a Creazzo, in provincia di Vicenza.
    Vabbé, ricordo che registrai l'informazione e la dimenticai in qualche angolo del retrocranio, pensando che tanto si trattava di un prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) con origine in una zona molto distante dalla mia, per cui era molto improbabile che avrei mai potuto assaggiarlo, a meno di recarmi dalle sue parti.


    Poi, un bel giorno, nella cassetta di ortaggi bio a km 0, trovo, tra le altre cose, questi due cespi di broccolo che, lo dico in tutta onestà, pensavo fossero una qualche roba uscita male: praticamente un fusto lungo, dritto e cicciotto con una sola, piccola infiorescenza in cima e tante foglie lunghe scure e carnose, che quasi sembrava stessero lì a proteggerla. E mentre continuavo a studiarmi questo due cespi, chiedendomi se fossero commestibili, sentivo come un trillo lieve e insistente, sempre nel retrocranio... quasi un allarme, una sorta di richiamo che cercava di notificarmi che quei cespi non erano del tutto sconosciuti, ma avevano qualcosa di familiare.
    Insomma, com'è come non è, mi ritrovo a guglare broccolo, chiedendo di visualizzare le immagini correlate e... miracolo! ecco lì, una foto di cespi uguali uguali ai miei! Ci clicco su e vado alla pagina, una pagina di Wikipedia che mi dice che quello è il famoso broccolo fiolaro di Creazzo!
    Chettepossino! e potevi dirlo prima, no??? :-D
    Comunque, a onor del vero, i broccoli miei non possono avere l'attribuzione di Creazzo, non foss'altro perché sono coltivati in Abruzzo, ma immagino che non debbano essere troppo diseguali dagli originali. Diciamo che è un po' come il broccolo romano, che pur avendo l'attribuzione romano, ormai viene coltivato un po' dappertutto.


    E dunque, una volta scoperto cosa avevo per le mani, era giusto riservargli una preparazione degna. Ho pensato di farci questi sformatini, che mi hanno dato anche l'occasione di far fuori una mezza scatoletta di tonno che giaceva in frigo e qualche albume congelato. Sì, insomma, una degna preparazione svuotafrigo! :-D
    • 2 broccoli fiolaro (non dico di Creazzo perché sono coltivati qui in Abruzzo) bio
    • 5-6 cm circa di porro bio
    • 70-80 g di tonno al naturale sgocciolato
    • 4 acciughe sott'olio
    • 2 albumi bio
    • 2 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato bio
    • pangrattato
    • olio evo, pepe nero al mulinello
    Pulire i broccoli e lessarli in acqua salata.
    Affettare sottilmente il porro e farlo appassire in padella con un po' d'olio.
    Mescolare in una terrina la verdura col porro, il tonno sgocciolato e sbriciolato, le acciughe spezzettate, gli albumi, il parmigiano e insaporire con una macinata di pepe. Non ho salato perché i broccoli lo erano già, e c'erano le acciughe e il parmigiano, già sufficientemente sapidi di loro.


    Ungere leggermente due stampini monoporzione da forno e spolverare col pangrattato. Riempire ognuno con la verdura, livellare, spolverare ancora con pangrattato e colare un filo d'olio.
    Preriscaldare il microonde a 160° e cuocere con la funzione combinato ventilato + microonde per 15 minuti, più 2 minuti di grill per dorare, se necessario.
    Fiolaro fiolaro delle mie brame, chi è il più broccolo del reame??? :-D

    Nils Lofgren, un ottimo chitarrista che spesso si esibisce col Boss, ma che ha fatto un sacco di cose carine di suo. Una delle sue canzoni che preferisco, e che spesso mi ritrovo a canticchiare, è Shine Silently, in cui la chitarra sembra il naturale prolungamento delle braccia di Nils. Un virtuoso, un grande.

    mercoledì 19 novembre 2014

    Cucinare con l'Acticook: zuppa di ceci, zucca e patata dolce

      Torna l'autunno. Non parlo di quello astronomico, che è già tornato da un pezzo... mi riferisco proprio a quello meteo, quello che porta con sé il freddo, la pioggia, il grigio delle giornata uggiose, il desiderio di calore... torna quindi la voglia di mangiare cose più indicate alla stagione, calde e coccolose, i cosiddetti comfort food. E cosa c'è di più comfort di una bella zuppa calda, densa e saporita? A base di legumi, magari degli ottimi ceci da coltivazione biologica, con un po' di zucca per dare, oltre al tocco di colore, anche un taglio decisamente stagionale, e la chicca un po' insolita della patata dolce.


      Certo, una zuppa così meriterebbe una preparazione lenta e rituale, in una bella pentola di coccio, magari di argilla refrattaria come questa. Peccato che non sempre si abbia il tempo da dedicare alle cotture lente e lunghe, e allora ecco che arriva in soccorso la pentola a pressione, meglio se Acticook... 20 minuti e la zuppa è pronta in tavola, bella fumante! :-)


      Dosi per 2 porzioni abbondanti, 3 più morigerate:
      • 200 g di ceci bio
      • 2 patate dolci, medie
      • un pezzo (150 g?) di zucca bio, già pulita e tagliata
      • 2 rametti di rosmarino bio
      • 3-4 spicchi d'aglio bio
      • un paio di foglie di alloro bio
      • 3 ecodosi di acqua
      • 50 ml di vino bianco
      • olio evo, sale, pepe nero al mulinello

      Mettere i ceci ammollo in acqua per almeno una nottata.
      Far scaldare nella pentola un po' d'olio evo e farvi rosolare gli spicchi d'aglio e i rametti di rosmarino. Scolare i ceci, aggiungerli alla base di aglio e rosmarino e far rosolare ancora. Bagnare col vino e farlo evaporare. Aggiungere le ecodosi di acqua e un pizzico di sale grosso. Chiudere col coperchio serrando la leva in posizione 1 (cottura verdure e legumi) e impostare il timer per 10 minuti di cottura dal bip bip.
      Nel frattempo dadolare la zucca e le patate sbucciate.
      Far sfiatare il vapore, aprire e aggiungere i pezzi di patata e zucca e l'alloro. Chiudere con la leva sempre in posizione 1 e dare altri 10 minuti di cottura.
      Far sfiatare, aprire il coperchio, togliere 2 mestoli di zuppa con abbondante liquido e ridurre in crema col frullatore a immersione. Ributtare la zuppa frullata nella pentola e passare qualche minuto sul fuoco per far addensare.


      Aggiustare ancora di sale se necessario.
      Servire con una spolverata di pepe nero e dell'olio piccante, se gradito.
      Confortante, molto confortante...

      In totale contrapposizione con una pietanza confortante, una canzone piena di pathos, un tentativo di catarsi per una brutta storia, ma brutta assai, che lasciò sgomenta la città di New York e, molto probabilmente, tutti gli Stati Uniti: American Skin (41 Shots)



      sabato 15 novembre 2014

      Zucca panata al forno

      Ormai è già da un po' che la zucca ha fatto la sua ricomparsa nella mia cucina. Quando la mia fornitrice di ortaggi bio mi annunciò già a fine settembre che avrei trovato un pezzo di zucca nella cassetta, le pregai di no, di non mettercelo ancora, perché non ero pronta a dire addio all'estate e ad accogliere l'autunno, non dopo un'estate praticamente inesistente. Ma alla fine, ho dovuto capitolare, e in una delle ultime cassette ho trovato, insieme, un bel pezzo di zucca e una zucchina con tre melanzane: un tributo a un'inusuale coda d'estate, e un'accoglienza dell'autunno coi suoi colori e sapori.


      E dunque, mi sono messa alla ricerca di qualcosa di nuovo, che mi aiutasse a rinnovare un po' i metodi di preparazione di questo gustoso ortaggio, ed è stato così che mi sono imbattuta in questa ricetta sul blog Cucina Sapori che mi ha fatta innamorare, sia perché mi sono immaginata questa zucca croccante e saporitissima, e sia perché ho intuito subito la facilità e velocità di preparazione, di quelle cose che riesci a fare davvero di volata e senza programmazione, per risolvere in un lampo il contorno per la cena.

      • zucca a fette, spessore 1-1,5 cm
      • pangrattato
      • pecorino grattugiato
      • sale (io ho usato il mio aromatico)
      • olio evo
      Non dò dosi precise, io sono andata avanti finché non avevo più spazio sulla teglia, per cui alla fine ho panato 12 fette di zucca, mescolando ancora pangrattato e pecorino man mano che mi finiva. Comunque, a occhio, direi che alla fine avrò usato 6 cucchiai colmi di pangrattato e 4 di formaggio. Il rapporto che ho usato io è stato 2 cucchiai di pecorino per ogni 3 di pangrattato, anche se nella ricetta originale è 1:1.


      Preriscaldare il forno a 180° ventilato.
      Foderare la teglia con la cartaforno.
      In un piatto, mescolare il pangrattato col pecorino e il sale (io ho usato quello aromatico, ma va benissimo quello semplice). In un altro piatto versare l'olio. Quindi passare ogni fetta di zucca prima nell'olio e poi nel mix pangrattato-pecorino, far aderire bene la panatura e adagiare sulla pirofila.
      Non è necessario ungere la cartaforno, né colare olio sulle fette di zucca, perché basta quello in cui sono state immerse per far sfrigolare e dorare la panatura durante la cottura. Il formaggio grattugiato, invece, consentirà una migliore adesione della panatura. Tuttavia, se avanzasse un po' dell'olio usato per ungere le fette di zucca, lo si potrà colare sopra... siamo in tempo di crisi, per giunta l'olio buono quest'anno non si trova e quello che si trova costa come l'oro, perciò non si spreca nulla! ;-)
      Infornare e far cuocere 30 minuti. Io, dopo 20 minuti, ho girato tutte le fette, anche se nell'originale non viene detto di farlo.


      Vengono belle dorate, croccanti fuori e morbide dentro, e il pecorino è il tocco di classe, quello senza il quale queste cotolette di zucca saprebbero veramente di poco, secondo me.
      Meritano l'assaggio... io credo che le farò molto spesso!

      E visto che parliamo di zucca, questo video avrei dovuto postarlo per Halloween... vabbé, pazienza! un video di Halloween in ritardo ;-)

      martedì 11 novembre 2014

      Cucinare con l'Acticook: spezzatino di vitello con porro e patata dolce

      Un po' di tempo fa ho preso le patate dolci. Così... le ho viste, già belle pesate e confezionate, e istintivamente le ho prese e messe nel carrello. Poi, una volta a casa, mi è sorta la domanda "e ora come le faccio?"
      Bella domanda... bisognava mettersi alla ricerca di una ricetta :-)


      Intanto, preciso che le patate che ho trovato io sono quelle a pasta bianca, perché leggendo in giro, ho imparato che non esiste un tipo solo di patata dolce, e che molto spesso le diverse varietà si distinguono proprio per una sensibile diversità di colore. Oltre ad essere a pasta bianca, le mie hanno forma allungata e sono appuntite alle estremità, e discretamente bitorzolute.
      Comunque, cerca che ti cerca, alla fine ho trovato una ricetta che mi avrebbe permesso di usare, oltre a una parte delle patate dolci, anche lo spezzatino di vitello che avevo nel congelatore. La ricetta prevede la cottura separata dei 4 ingredienti principali (carne, patate tradizionali, patate dolci, porro) che poi vengono riuniti e passati tutti in insieme nel forno.


      La fonte è il blog Spizzichi & Bocconi, da cui mi sono allontanata un po' per alcuni aspetti, in parte per costrizione (non disponibilità dell'ingrediente), in parte per scelta. Nel trito per il soffritto ho dovuto omettere il sedano perché non ce l'avevo, e per lo stesso motivo ho omesso anche il basilico fresco (che, a ben pensarci, forse non avrei messo neanche se l'avessi avuto). Anziché il garam masala, ho usato il tandoori masala, perché quello avevo (che poi, sono entrambi mix di spezie più o meno simili). Ho omesso altresì di aggiungere il miele d'arancio, la crusca e il formaggio stagionato grattugiato, perché il tutto mi sembrava già sufficientemente saporito così.


      Rimando perciò al blog linkato per chi volesse conoscere la ricetta originale.
      • 500 g di spezzatino di vitello da allevamento biologico
      • 6 piccole patate novelle bio
      • 2 patate dolci medie
      • 1 porro bio (circa 10-12 cm)
      • 1 cipolla piccola, 1 spicchio d'aglio e un pezzo di carota (ci vorrebbe anche una costa di sedano, io non ce l'avevo), tutto bio
      • 1 cucchiaino di insaporitore vegetale
      • alcune foglie di salvia fresca bio
      • cognac
      • 1 ecodose (250 ml) di acqua
      • una spolverata di tandoori masala (garam masala nell'originale)
      • olio evo e sale
      La carne l'ho cotta nella pentola Acticook, ma si può usare qualsiasi pentola a pressione, come pure la cottura in pentola tradizionale. Far soffriggere nell'olio il trito di carota, cipolla, aglio (e sedano). Aggiungere la carne e far rosolare, bagnare col cognac (circa 20 ml) e far evaporare. Aggiungere l'ecodose di acqua, l'insaporitore e la salvia, mescolare, incoperchiare e far cuocere 20 minuti dal bip-bip.


      Pelare le patate dolci e cuocerle al vapore, quindi tagliarle a dadini e tenerle da parte.
      Pelare le patate novelle e cuocerle in forno a 180° statico con un po' d'olio evo e sale.
      Affettare sottilmente il porro e farlo rosolare leggermente in padella, portando a cottura con un po' d'acqua, la salvia e un pizzico di sale.


      Riunire tutto nella pirofila delle patate cotte, spolverare col tandoori masala e mescolare, quindi ripassare di nuovo il tutto in forno a 180° statico per 20 minuti.
      Molto molto gustoso e deliziosamente speziato, davvero non ho sentito la mancanza degli altri ingredienti suggeriti che ho preferito omettere.

      The Ghost of Tom Joad
      Questa ballata commemora uno dei momenti più drammatici della storia americana moderna, la Grande Depressione che risultò dalla crisi del 1929, e che gettò nella disperazione migliaia di famiglie appartenenti alla middle-low class operaia e contadina dell'epoca. Tom Joad è il bellissimo personaggio protagonista del romanzo The Grapes of Wrath (Furore, in italiano) di John Steinbeck, a cui il Boss si è ispirato per comporre questo brano struggente.

       

      venerdì 7 novembre 2014

      No-knead bread alla Guinness e latticello, con farina di teff

        Questo pane è nato in modo strano. Da un po' avevo in dispensa un pacco di farina di teff, che avevo comprato perché volevo provare a fare l'injera. Però, il tempo passava e io non mi decidevo mai.
        Dato che il teff è un cereale naturalmente privo di glutine, avevo visto alcune ricette di pane sul blog di Felix e Cappera, Un Cuore di Farina Senza Glutine, ma quello che maggiormente mi ha colpito è stato l'ultimo pubblicato, in ordine di tempo, da Felix (Olga): un pane scuro senza impasto, con teff, latticello e birra.


        Dato che si trattava di una conversione, fatta da Olga, di un no-knead bread con farine glutinose a sglutinate, ho chiesto a Olga se mi poteva dare la versione originale, ma... l'originale non prevedeva la farina di teff!!!
        E noooooo!!! e io con la farina di teff lo volevo fare!!!
        ... e con la farina di teff l'ho fatto, tié! ;-P


        Ovviamente, la farina di teff costituiva solo una parte della miscela di farine (con una comune farina di forza e una di farro integrale), ma sufficiente a dare la colorazione scura e un gusto inusuale. Birra e latticello hanno fatto il resto.
        Come sempre nel caso del no-knead, nessun impasto e cottura in pentola di terracotta. Contrariamente alla ricetta originale, che dice di usare 1 g di lievito di birra disidratato, io ho usato il mio LNL.


        Pane ottimo, molto aromatico, mollica soffice e crosta croccante. Particolarmente indicato per accompagnare formaggi e salumi.
        • 150 g di farina forte W350
        • 150 g di farina di farro bio 14% di proteine
        • 100 g di farina di teff bio
        • 1 cucchiaio (= 10 g circa) di crusca di grano bio
        • 40 g di LNL rinfrescato e attivo
        • 1 cucchiaino di malto d'orzo
        • 175 g di birra Guinness a temperatura ambiente
        • 175 g di latticello bio ben sbattuto a temperatura ambiente
        • 1 cucchiaino di sale

        Mescolare insieme la birra col latticello, senza sbatacchiare o la birra fa la schiuma.
        In una ciotola bella capiente, miscelare insieme le farine e la crusca, fare una cavità al centro e versarci i liquidi, il lievito e il malto.  Mescolare per incorporare tutta la farina, aggiungere il sale e mescolare ancora finché gli ingredienti non siano tutti ben amalgamati.


        Coprire e far lievitare 12 ore in un luogo al caldo e al riparo da sbalzi di temperatura.
        Riprendere l'impasto, che sarà molto morbido, scaravoltarlo sulla spianatoia molto infarinata e, aiutandosi con il tagliapasta, dare delle pieghe.


        Porre nuovamente a lievitare in un cestino da lievitazione, foderato con un canovaccio pulito ben spolverato con la farina e la crusca, per circa 4 ore. Nel caso, aiutare la lievitazione mettendo nel forno con la temperatura al minimo.
        Accendere il forno a 250° statico e metterci dentro la pentola di terracotta.


        Quando giunge a temperatura, estrarre la pentola e adagiarvi dentro, delicatamente, la pagnottella lievitata. Far cuocere per 30 minuti a 250°, quindi togliere dalla pentola e far ultimare la cottura sulla griglia, per circa 10 minuti a 200°.
        Far raffreddare sulla gratella. 

        Neanche Pepper ha resistito alla moda delirante dei selfie... eccola in un selfie su spalla di umana :-)

        lunedì 3 novembre 2014

        Pizza ai fiori di zucca e bufala

        Non molto tempo fa, una mia amica mi aveva parlato di questa pizza, dicendomi che l'aveva fatta e che era buonissima. Non ho faticato neanche un po' a crederle... fiori di zucca, alici e mozzarella, ovvio che doveva essere buonissima!


        Le ho chiesto di passarmi la ricetta, e lei mi diede questo link da cui ebbi modo di vedere che si trattava di una ricetta di Bonci, presentata a La Prova del Cuoco. L'ho rifatta quindi, però mediando la ricetta dell'impasto data dal sito con la mia a lunga maturazione con ventilazione, questa per capirci ;-) Di fatto, la differenza principale sta in una minore idratazione dell'impasto, che è comunque sempre molto leggero e digeribile, grazie appunto alla lievitazione naturale e alla maturazione in frigo.
        Dato che non volevo fare solo una pizza monogusto, al momento dello staglio ho diviso l'impasto in due parti, una più grande destinata ai fiori di zucca, e l'altra più piccola per un diverso condimento. Inoltre, ho preferito usare mozzarella di bufala al posto di quella vaccina.
        Davvero buona, croccante e morbida!


        Per poter mangiare la pizza di sabato sera, il giovedì mattina ho preparato la solita biga
        • 100 g di farina Pulcinella Spadoni
        • 50 g di acqua
        • 10 g di LNL rinfrescato e attivo
        Giovedì sera quindi ho proceduto con l'impasto
        • 20 g di farina maltata
        • 280 g di farina Pulcinella Spadoni
        • 100 g di farina integrale di farro con 14% di proteine
        • 275 g di acqua
        • 10 g di olio evo
        • 1 cucchiaino di malto d'orzo
        • tutta la biga
        • 10 g di sale
        Ho versato le farine nella ciotola del Ken, praticato la cavità al centro e versato i liquidi, la biga a pezzi e il malto d'orzo. Ho iniziato ad impastare con la foglia, che ho poi sostituito col gancio quando l'impasto cominciava a prendere elasticità. Ho portato ad incordatura intanto che aggiungevo il sale, e quando l'impasto si avvolgeva intorno al gancio ho ventilato: 20 minuti di stop e 3 giri di gancio a velocità minima, per 3 volte. Ho chiuso l'impasto in un recipiente con coperchio a pressione e messo in frigo.
        Sabato mattina ho tirato l'impasto fuori dal frigo e gli ho dato un'oretta circa per farlo tornare più o meno a temperatura ambiente. Gli ho dato 2-3 pieghe e l'ho rimesso a lievitare, e verso le 17 ho fatto lo staglio.


        Alle 19 ho steso in teglia e ho lasciato riposare ancora un po', diciamo una mezz'oretta, quindi ho infornato per 10 minuti senza condimenti, nel forno preriscaldato a 250° statico (temperatura massima del mio forno, comunque moooooolto teorica), quindi ho tirato fuori e ho condito con le acciughe dissalate e deliscate, un primo strato di mozzarella di bufala, 10 fiori (ma se ce ne fossero stati di più sarebbe stato meglio) e ancora altra mozzarella.


        Ho nuovamente infornato per altri 15 minuti, girando la teglia e portandola dall'altezza più bassa a quella centrale verso metà cottura, e versando un giro d'olio evo 5 minuti prima di terminare la cottura.
        Mozzarella di bufala, fiori di zucca e acciughe... cos'altro si può chiedere?
        ... un cartone di Simon's cat, ecco cosa! :-D
        Specchio specchio delle mie brame, chi è il felino più sciocco del reame???

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