sabato 30 agosto 2014

Lime and chocolate cheesecake

Dovevo portare un dessert a una cena, ed ero in cerca di qualcosa di nuovo da fare col lime, che d'estate mi è particolarmente gradito.
Ho trovato la ricetta di questa cheesecake sul libro Cake Days della Hummingbird Bakery. Confesso che, all'inizio, l'accostamento lime-cioccolato fondente mi ha lasciata un tantinello perplessa, però mi sono detta che non si può giudicare senza provare e, azzardando un po', ho deciso di farla.


Confermo l'audacia dell'accostamento. A me non è dispiaciuto e, a giudicare da come tutti hanno finito la fetta che avevano nel piatto, devo dedurre che anche a loro dev'essere piaciuto. Se doveste decidere di provarla, sappiate tuttavia che assaggerete qualcosa di abbastanza inedito, in cui prevale senz'altro l'acidulo del lime, usato in quantità significativa, ma anche il retrogusto amaro del cioccolato fondente gioca un ruolo determinante.
Di certo non si può dire che sia un dolce stucchevolmente dolce, anzi... tutt'altro!


Base di biscotto
  • 250 g di biscotti doppio cioccolato (io ho usato 250 g di Digestive McVities + 40 g di cacao amaro in polvere)
  • 100 g di burro fuso
Topping
  • 800 g di formaggio Philadelphia
  • 150 g di zucchero fino Zéfiro
  • 3 uova grandi (io ne ho usate 4 medio-piccole)
  • succo e scorza di 6 lime
 Decorazione
  • scorza di un lime
  • cioccolato fondente a lamelle

Coprire con la cartaforno il fondo di una tortiera a cerniera da 22 cm e imburrare i bordi tutt'intorno.
Grattugiare la scorza dei 6 lime e spremerne il succo. Tenere da parte.
Accendere il forno a 190° statico.
Passare i biscotti al mixer per tritarli finemente. Se si usa il cacao in polvere come ho fatto io, aggiungerlo ai biscotti triturati e quindi dare di nuovo un bel giro di lame per combinarli insieme. Trasferire i biscotti polverizzati in una ciotola, versarci sopra il burro fuso, amalagamare bene e versare nella tortiera. Livellare e pressare bene, quindi mettere in frigo per almeno 30 minuti.


Porre il formaggio nella ciotola dell'impastatrice e dare una prima mescolata con la frusta a foglia per renderlo cremoso. Aggiungere lo zucchero e far amalgamare bene, quindi le uova uno alla volta, versare a filo il succo di lime, facendo andare la frusta a velocità media, e infine incorporare la scorza grattugiata di lime. Con la spatola di silicone, raschiare dalle pareti della ciotola tutto l'impasto che vi fosse rimasto attaccato e continuare a mescolare per far amalgamare bene il tutto, ma senza eccedere o si incorporerebbe troppa aria, che potrebbe far fare le crepe in superficie mentre cuoce. L'impasto risulterà visibilmente liquido, più di quanto solitamente lo è nelle altre cheesecake, ma con tutto quel succo è normale. Non abbiate timore, che se avete usato la quantità di uova come da ricetta, il tutto si rassoderà bene.


Versare nella tortiera, sopra la base di biscotto, avvolgere nella stagnola come ripetutamente consigliato qui, qui e qui, e immergere nel bagnomaria. Ripeto, per i più distratti: è una tecnica di cottura che fa sì che la cheesecake non si asciughi troppo e, soprattutto, non faccia le odiose e antiestetiche crepe in superficie.
Infornare, e qui adesso sorgono i soliti dilemmi sui tempi di cottura. Io ho capito che i tempi che dà Hummingbird Bakery sono clamorosamente inesatti. O meglio, può anche darsi che siano quelli giusti per un forno professionale da pasticceria, ma per il forno di casa mia, 30-40 minuti a 160° statico sono decisamente pochi!


La cheesecake deve apparire dorata ai bordi e leggermente tremolante (slightly wobbly) al centro. A me, dopo solo 40 minuti, la cheesecake wobbla ancora che è 'na meraviglia! Ormai, so che meno di 60 minuti la cottura non può durare, ma sarà stato perché, in questo caso, l'impasto al formaggio era più liquido del solito, ho dovuto lasciarlo anche più a lungo e, controllando di 10 minuti in 10 minuti, ho finito per tenercelo 1 ora e 40 minuti. Dopo un'ora e 10 ho abbassato la temperatura a 160° perché i bordi stavano dorando troppo, ma direi che quel tempo così lungo è stato necessario.
Spegnere il forno e tenere la tortiera immersa nel bagnomaria ancora una decina di minuti, col portello del forno aperto. Quindi estrarre dal bagnomaria e lasciar raffreddare e, quando è fredda abbastanza, metterla in frigo a riposare, senza estrarla dallo stampo, per almeno un paio d'ore, ma meglio sarebbe tutta la notte.


Una volta estratta la cheesecake dalla tortiera, guarnire il bordo tutt'intorno con il cioccolato fondente a lamelle e le zeste del 7° lime. Tenere in frigo fino al momento di servire.

It's gonna be a long walk home...


    martedì 26 agosto 2014

    Focaccia con farina di farro, 36 ore in frigo e 11 a TA, a lievitazione naturale

    Questa focaccia altro non è che questa pizza, lasciata bianca. In effetti, quando si fa la pizza, è inevitabile che col condimento di pomodoro, mozzarella e quant'altro, si finisca per appesantire l'impasto, e che quindi si soffochi un po' lo sviluppo della meravigliosa alveolatura che riesce a trasmettere, anche visivamente, l'impareggiabile leggerezza di questo impasto.
    Perciò, per una volta ho voluto fare una semplice focaccia, condita semplicemente con olio evo, rosmarino fresco e grani di sale grosso, per fare in modo che dalle foto si potesse vedere il bellissimo interno.


    Tenete presente, inoltre, che questa focaccia è lasciata piuttosto sottile, trattandosi di un impasto fatto con solo 380 g di farina e steso in una leccarda ampia quanto tutto il perimetro interno del forno.
    Riporto nuovamente ingredienti e dosi, per facilità di lettura. L'unica diversità sta nella farina utilizzata: al posto della Pulcinella Spadoni per pizza, ho usato la Garofalo da 350W. In ogni caso, si tratta di due farine di forza, ideali per le lunghe lievitazioni e le maturazioni in frigo, esattamente come prevede questo impasto.


    Biga
    • 100 g di farina W350
    • 50 g di acqua
    • 10-15 g (max) di LNL al picco dell'attività

    Impasto
    • 20 g di farina maltata
    • 120 g di farina W350
    • 140 g di farina di farro ViviVerde Coop con 14% di proteine
    • 255 g di acqua
    • 10 g di malto
    • 15-20 g (max) di strutto
    • tutta la biga
    • 10-15 g di sale

    Per il procedimento, che prevede ventilazione, maturazione in frigo e lievitazione a temperatura ambiente, evito di riscrivere tutto e rinvio al post della pizza.

    E per chiudere... stavolta gira così! (sì, è la mia macchina =^.^= )

    venerdì 22 agosto 2014

    Gelato gianduia

      Ed ecco un gelato che avevo in mente di preparare da un sacco di tempo, e che per qualche motivo che nemmeno so spiegarmi, finivo per rimandare sempre. Stavolta ho deciso che, o lo facevo o lo facevo.
      L'ho fatto :-D


      Questa realizzazione mi è servita, tra l'altro, per usare un regalo che mi fu fatto lo scorso Natale: un vasetto di quella che avrebbe dovuto essere una crema spalmabile alla gianduia homemade. Purtroppo si è trattata di una sperimentazione non perfettamente riuscita, per cui la crema in effetti era solida e nient'affatto spalmabile. In pratica, era un vasetto di cioccolato gianduia, non spalmabile, ma che si è rivelato ottimo per fare questo gelato. Voi, ovviamente, potrete usare delle normali tavolette di cioccolato gianduia.

      • 350 ml di latte
      • 250 ml di panna fresca da montare
      • 180-200 g di cioccolato gianduia
      • 50 g di sciroppo di glucosio
      • 10 g di zucchero fino Zéfiro
      • 4 g di neutro per gelato (non serve che vi spieghi ancora a che serve, vero?)
      • 3 belle cucchiaiate colme di crema Chocolight Venchi
      • 80 g di granella di nocciole
      • nocciole intere tostate e cialde (o biscotti lingue di gatto) per guarnire

      Come sempre, nel caso in cui si usi la gelatiera che si attacca al Ken, ricordarsi anzitempo di mettere il cestello nel congelatore.
      Scaldare il latte, scioglierci il cioccolato gianduia e portare a ebollizione. Spegnere la fiamma, aggiungere il glucosio, mescolare per farlo sciogliere bene, far raffreddare e mettere qualche ora in frigo.


      Tirare nuovamente fuori dal frigo il latte al cioccolato gianduia, ormai completamente freddo, aggiungere la panna e mescolare qualche minuto con la frusta a mano, incorporando anche lo zucchero col neutro.


      Azionare la pala della gelatiera e versare l'intruglio nel cestello. Far mantecare per circa 15 minuti e aggiungere le cucchiaiate di crema Chocolight Venchi e la granella di nocciole.
      Continuare a mantecare ancora fino al raggiungimento della consistenza ideale.


      Gustare subito, servendo nelle coppette guarnite con nocciole intere tostate e cialde, oppure versare in una vaschetta e riporre in freezer per consumare in seguito.


      Vi confesso una cosa: avevo deciso che questo sarebbe stato l'ultimo gelato che facevo per quest'anno, ma quando ho assaggiato il primo cucchiaino, mi sono domandata "perché porre limiti alla provvidenza???", e ho rimesso il cestello della gelatiera nel freezer ;-)
      Cioccolatosamente cremoso, o cremosamente cioccolatoso... fate voi! ;-)

      Povero Simon's Cat, pure gli uccellini si sono fatti furbi!!!

       

      lunedì 18 agosto 2014

      Tarta de Santiago

      Volete sapere qual è stata la parte più difficile nella realizzazione di questa ricetta? Ritagliare la sagoma della Croce di Santiago per fare la decorazione con lo zucchero a velo! :-)


      Questa è una ricetta che tenevo da lungo tempo nella lista di quelle da provare. Fin dalla prima volta che la vidi sul blog de Il Pasticcione e lessi che era a base di farina di mandorle, subito me ne innamorai e mi ripromisi di provarla. Poi, m'incuriosiva molto questa cosa della torta nella crosta, ovvero questa base di pastafrolla che racchiude la torta vera e propria. Era da provare, assolutamente!


      Inoltre, leggendo che si trattava di una specialità della Galizia a cui era stata attribuita l'Indicazione Geografica Protetta, ho voluto saperne qualcosa di più su origini e storia.
      In effetti, non è che ci sia molto da sapere: pare che la prima volta che sia apparsa questa torta sulla scena pubblica risalga al 1577, e anche se all'epoca si chiamava Tarta Real, gli ingredienti e la realizzazione erano del tutto simili all'attuale Tarta de Santiago. Le prime ricette attendibili risalgono al 1838, quando il dolce veniva chiamato semplicemente Torta di Mandorle. Nel 1924 comparve per la prima volta il fregio della croce di Santiago, ad opera della Casa Mora, la più grande pasticceria di Santiago. Nel 2006 la Tarta ottenne l'IGP.
      Oggi viene venduta in quasi tutti i panifici e pasticcerie disseminati lungo il Cammino di Santiago di Compostela e, in generale, in tutta la Galizia, soprattutto nel mese di luglio e la prima settimana di agosto.
      Altre informazioni è possibile leggerle qui.
      Se non v'interessano, allora passate direttamente alla ricetta...


      Per la base di pastafrolla:
      • 300 g di farina debole
      • 2 uova
      • 100 g di zucchero (ho preferito usare quello fino tipo Zéfiro)
      • 100 g di burro morbido
      • scorza grattugiata di un limone
      • 1/2 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
      Per la torta:
      • 4 uova
      • 250 g di zucchero (ho usato quello fino tipo Zéfiro)
      • 350 g di farina di mandorle
      • scorza grattugiata di un limone
      • 2 cucchiai di succo di limone
      • 3 g di cannella in polvere

      Lavorazione:
      setacciare il lievito con la farina. Se si usa l'impastatrice, versarla nella ciotola e impastarla col burro. Quando assume un aspetto sabbioso, aggiungere lo zucchero, le uova uno alla volta, la scorza di limone. Togliere dalla ciotola, dare una forma tonda schiacciata, avvolgere nella pellicola alimentare e far riposare in frigo almeno 3 ore (io tutta la notte).


      Riprendere la pastafrolla, stenderla e foderare uno stampo di 24 cm di diametro. Il mio era di silicone, ed ha funzionato perfettamente al momento di sformarla! Peccato che abbia avuto qualche difficoltà con la stesura perché, ammorbidendosi, la frolla diventa difficile da trasferire nello stampo, per cui alla fine, ho preferito stendercela direttamente dentro, anche se ho calibrato male la quantità d'impasto finita nello spigolo. Quindi è da farci più attenzione una prossima volta.
      Rimettere lo stampo con la pastafrolla in frigo per tutto il tempo necessario alla lavorazione del ripieno.


      Sempre nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a filo, montare a spuma le uova con lo zucchero. Quando il volume è triplicato, sostituire la frusta a filo con quella a K e, facendola andare a bassa velocità, aggiungere la farina di mandorle un cucchiaio alla volta, la scorza e il succo di limone, la cannella.
      Mescolare bene il tutto e versare nel guscio di frolla.


      Infornare nel forno preriscaldato, e qui mi sorge qualche dubbio: Il Pasticcione  parla di 170° per 50-60 minuti, ma non specifica se statico o ventilato. Io ho usato lo statico, ma c'è voluta quasi un'ora e mezza, per cui ho pensato che, forse, dovesse essere ventilato. Se Pasticcione passa a leggere, mi piacerebbe che mi chiarisse questa perplessità.
      Intanto che si fa raffreddare, stampare la Croce di Santiago su un cartoncino e ritagliarla


      Togliere la tarta dallo stampo e deporla su un piatto, adagiarci sopra la sagoma della croce, spolverare di zucchero a velo e infine rimuovere la croce. 
      A me è piaciuta molto, come ogni torta a base di mandorle, l'ho trovata delicata ed elegante e non sono d'accordo con chi dice che c'è troppo zucchero. Il limone e la cannella la profumano gradevolmente.


      Peccato solo per quello spigolo in cui la frolla è più spessa... vabbé, pazienza! la prossima volta verrà meglio. Per ora me lo lascio per ultimo e lo sgranocchio come un biscotto, oppure l'inzuppo nel vinsanto, o nel cappuccino, o nel caffé, o nel ragù ;-P ...

      ... ma quanto può essere insistente un gatto, quando decide che vuole rientrare in casa???

      mercoledì 13 agosto 2014

      Cucinare con l'Acticook: involtini brasati al Montepulciano d'Abruzzo

      Ecco la mia prima ricetta con l'Acticook, realizzata al di fuori del ricettario accluso alla confezione. Diciamo che, dopo averci cotto una volta la carne, e anche un tipo di carne che necessita di una cottura piuttosto lunga, non è stato troppo difficile ricalibrare i tempi per un'altra pietanza di carne meno "resistente al calore" ;-)
      L'idea è nata per far fuori delle fettine di manzo che avevo in congelatore. Per la farcitura, la marinatura e la scelta degli aromi, fantasia e ingredienti disponibili in casa hanno fatto il resto.
      E poi, gli involtini so' sempre bboni... basta che abbiano un ripieno saporito e un bel puccino, e soddisfano qualsiasi evenienza!


      Per gli involtini:
      • 6-7 fettine di manzo (le mie da allevamento biologico a km 0)
      • 6-7 fettine di mortadella (o di più se sono fettine piccole rispetto a quelle di carne)
      • 1 carota
      • 1 costa di sedano
      • 2 spicchi d'aglio
      • miscela di semi di finocchio, cumino e coriandolo (tritati e polverizzati insieme)
      • sale fino
      Per la marinatura e cottura:
      • 1 ecodose (250 ml) di vino rosso Montepulciano d'Abruzzo
      • 1 carota
      • 1 costa di sedano
      • 1 cipollotto di Tropea
      • 1 spicchio d'aglio
      • olio evo
      • miscela di semi di finocchio, cumino e coriandolo (tritati e polverizzati insieme)
      • sale fino

      Tagliare le carote e il sedano a bastoncini e gli spicchi d'aglio in pezzetti più piccoli. Stendere le fettine sul piano di lavoro e spolverizzarle col sale e il misto spezie. Coprirle con la mortadella e, a un'estremità, disporre trasversalmente un paio di bastoncini di carote e un paio di sedano e un pezzettino d'aglio. Avvolgere e fissare con gli stuzzicadenti o dello spago da cucina.
      Affettare sottilmente la cipolla e l'aglio e fare una dadolata con la carota e il sedano. Porre gli involtini in un recipiente, coprirli con le verdure tagliuzzate e versarci sopra la dose di vino. Chiudere il recipiente, dare un'agitatina e porre in frigo, lasciando marinare almeno per una nottata. Rigirare gli involtini un paio di volte in questo frattempo.
      Versare l'olio evo nella pentola Acticook. Togliere gli involtini dalla marinata e, con l'aiuto di una schiumarola, raccogliere tutte le verdurine. Metterle ad appassire nella pentola con l'olio, quindi aggiungere gli involtini e farli rosolare su tutti i lati.


      Versare il vino della marinatura (se necessario, aggiungere altro vino per riportare il livello a 1 ecodose, ovvero 250 ml), salare, profumare con un'altra spolverata di spezie polverizzate, chiudere il coperchio e settare il timer a 6 minuti, che è il tempo in cui la carne cuocerà a partire dal segnale acustico e l'abbassamento della fiamma.
      Aspettare 2 minuti prima di far sfiatare gradualmente il vapore e lasciare la pentola scoperchiata sulla fiamma ancora per il tempo necessario a far restringere la salsina, se si presentasse troppo liquida.
      Mettere da parte gli involtini e, con un frullatore a immersione, frullare e ridurre in poltiglia le verdurine del fondo di cottura. Aggiustare di sale, se necessario.
      Servire gli involtini caldi con il loro gustoso puccino.

      E finalmente anche Badlands, una scarica di adrenalina pura!


      sabato 9 agosto 2014

      Gelato al cocco e vaniglia

        Io continuo a fare gelati, perché spero così di chiamare il sole e il caldo. E loro, magari, per un attimo acconsentono pure a rispondere al mio richiamo, ma solo per un attimo, però! Certo che non ho nessuna memoria di un'estate fredda e piovosa come quella di quest'anno, e sì che di anni non ne ho proprio pochi!
        Però al gelato non ci rinuncio... aspetto tutto un inverno perché arrivi la stagione giusta, non mi lascio certo mettere in ginocchio dal meteo ballerino :-P Magari sarà il caso che m'inventi qualche gusto più a tema, però... che ne so, qualcosa tipo Eggnog, oppure Irish Coffee, oppure Punch al Rum ;-)
        Vabbé, per stavolta mangiamoci questo delizioso gelato al cocco, chiudiamo gli occhi e facciamo finta di essere seduti sotto una palma su una meravigliosa spiaggia tropicale, dalla sabbia bianchissima, l'acqua cristallina e il reef a poca distanza dalla riva!


        • 400 ml di latte di cocco (quello bio-equosolidale di Altromercato è OTTIMO!!!)
        • 200 ml di panna fresca
        • 1 baccello di vaniglia
        • 50 g di farina di cocco
        • 50 g di sciroppo di glucosio
        • 70+10 g di zucchero fino tipo Zéfiro (i 10 g andranno mischiati al neutro per gelati)
        • 4 g di neutro per gelati (qui avevo spiegato l'importanza di questo ingrediente nel gelato)

        Se come gelatiera si usa l'accessorio del Ken come ce l'ho io, ricordarsi di mettere anzitempo il cestello nel freezer, altrimenti col cavolo che riuscite a fare il gelato... un gelato al cavolo! ;-) E non è sbagliato lasciare qualche ora in frigo anche la ciotola della gelatiera col suo coperchio e la pala per mantecare.
        Versare il latte di cocco in una casseruola e immergerci la bacca di vaniglia aperta con tutti i semi, scorticati via delicatamente con un cucchiaino. Mettere sulla fiamma e portare a ebollizione. Spegnere il fuoco, togliere la bacca di vaniglia e versarci dentro lo sciroppo di glucosio, la farina di cocco e 70 g di zucchero, mescolando bene. Ovviamente i semini di vaniglia resteranno visibili, ma se la cosa dovesse infastidire, si potrà sempre filtrare il latte di cocco prima di aggiungere gli altri ingredienti.


        Lasciar stiepidire, quindi mettere in frigo a raffreddare completamente.
        Nel frattempo, mescolare i rimanenti 10 g di zucchero col neutro e tenere da parte.
        Aggiungere la panna e lo zucchero col neutro al latte di cocco completamente freddo e mescolare bene con una frusta a mano. Azionare la pala della gelatiera e versare nel cestello l'intruglio di panna e latte di cocco, lasciando mantecare per 20 minuti circa, o comunque finché il gelato non avrà raggiunto la densità ottimale.
        Gustare subito, oppure versare in una vaschetta e mettere in freezer fino al momento di consumarlo.


        Davvero ottimo, gran sapore e meravigliosa cremosità! Una possibile variante, da testare nel futuro prossimo venturo, è con lo yogurt al cocco al posto del latte, che il gusto acidulo dei gelati allo yogurt mi torna particolarmente gradito.
        Enjoy!

        Loro sì che sanno come fare a prendere il sole e a non lasciarne neanche un raggio per me, piccoli quadrupedi egoisti! :-D


          martedì 5 agosto 2014

          Cucinare con l'Acticook: ossobuchi di manzo coi pomodorini datterino

            Ovviamente, in questo periodo sono tutta presa dalla mia nuova caccavella di cui vi ho parlato un paio di post fa, la mia favolosa pentola a pressione Lagostina Acticook. Dopo averne testato la cottura di verdure al vapore, naturalmente volevo provare a farci qualcosa di più elaborato, e ho attinto un'altra ricetta dal ricettario accluso, e continuerò ad andare avanti così finché non ci avrò preso abbastanza familiarità da poterci improvvisare qualcosa di mio.


            Intanto, questa è una ricetta niente male per preparare gli ossobuchi. La ricetta originale parla di usare una scatola di pomodori pelati. Io avevo dei pomodorini datterino freschi da agricoltura bio e ho preferito usare quelli.
            Facile facile e superveloce ;-)
            • 4 ossobuchi di manzo bio da circa 180 g l'uno
            • 2 gambi di sedano
            • 2 carote
            • 1 cipolla
            • 2 cucchiai di olio evo
            • 1 ecodose di vino bianco (250 ml)
            • 400 g di pomodorini datterino bio
            • farina, sale, pepe nero al mulinello

            Dadolare gli odori e farli rosolare nella pentola con l'olio evo.
            Incidere la pellicina tutt'intorno agli ossobuchi per evitare che si "arriccino" durante la cottura, infarinarli, salarli e peparli, quindi farli rosolare nel fondo di verdurine su entrambi i lati. Quando sono dorati, sfumarli col vino bianco e lasciar evaporare.
            Aggiungere i pomodori tagliuzzati e, se necessario, poca acqua (la ricetta non lo dice, ma io ce ne ho messa un po' perché mancando il liquido di vegetazione dei pelati in scatola, il tutto mi sembrava troppo asciutto).


            Chiudere e far cuocere 13 minuti dal segnale/sibilo (lascerei anche 3-4 minuti in più, gli ossobuchi erano cotti, ma non mi sarebbe dispiaciuto se fossero stati più morbidi).
            Quando il timer segnala la fine della cottura, lasciar riposare ancora un minuto prima di far sfiatare tutto il vapore e aprire.
            Se il sugo apparisse troppo liquido, rimettere la pentola scoperchiata sulla fiamma e far restringere.


            Se si pensa che, normalmente, per far cuocere bene gli ossobuchi NON in pentola a pressione, ci vogliono 40 minuti, direi che ci sia un bel guadagno di tempo, per non parlare del risparmio di gas! ;-)

            Vita da gatti d'estate, nel giardino :-D

            venerdì 1 agosto 2014

            Gelato allo yogurt e sciroppo d'amarena

            Quest'anno l'estate proprio non ne vuole sapere d'arrivare :-(
            Ogni tanto ci illude con una bella giornata di sole e cielo limpido, temperatura minima 30°, ma poi il giorno dopo ha dei ripensamenti, la temperatura precipita e, con lei, anche la pioggia a catinelle.
            Strana, strana estate davvero, quest'anno...
            Ho pensato che, se avessi iniziato a fare i gelati, magari l'avrei incoraggiata un po', ma finora non sembra che funzioni :-P


            Vabbé, per consolarmi, mi mangio il gelato... questo è buonissimo! Uno dei miei gusti preferiti: yogurt e amarena. Occhio! NON yogurt all'amarena! Lo yogurt è bianco e intero, l'amarena è lo sciroppo.
            Questa è la prima volta che, per fare il gelato, uso il cosiddetto "neutro". Il neutro per gelati è un addensante che, insieme allo sciroppo di glucosio, conferisce cremosità al gelato e, nel caso di conservazione in freezer, ne evita la cristallizzazione. Per capirci, non consente al gelato di trasformarsi in un blocco di ghiaccio, che per romperlo bisogna servirsi di un piccone da alpinista!
            Avendo fatto, in passato, gelati senza usare il neutro, posso testimoniare di prima mano che la differenza c'è, e si vede e si gusta: già dalle foto si può intuire quanto questo gelato sia venuto cremoso, al pari di una gelateria artigianale. In più, ho provato a metterlo in una vaschetta e poi in freezer, e l'ho assaggiato di nuovo dopo più di 24 ore, e non c'era neanche l'ombra di quelle fastidiose cristallizzazioni tipiche del gelato casalingo, con cui si ha l'impressione di mangiare la brina.


            Il procedimento per preparare un buon gelato in casa è facilissimo. Questo in particolare, essendo a base di panna fresca, è anche veloce, non essendoci la necessità di preparare la crema inglese che, invece, è la base per i gelati alla crema.
            Io ho l'accessorio gelatiera che si attacca al Ken, e l'unica cosa che devo fare è ricordarmi per tempo di mettere il cestello per la mantecatura in freezer. Per non sbagliare, io ce la metto all'inizio dell'estate, così all'occorrenza, è già pronto ;-)


            Per fare all'incirca 1/2 kg di gelato allo yogurt e amarena, occorrono:
            • 250 g di yogurt bianco intero
            • 250 g di panna da montare
            • 50 g di zucchero fino tipo Zéfiro
            • 50 g di sciroppo di glucosio
            • 4 g di neutro per gelati
            • sciroppo di amarena q.b.
            Innanzitutto, miscelare il neutro alla dose di zucchero.
            In una ciotola, mescolare con una frusta a mano lo yogurt con la panna, aggiungere lo zucchero col neutro e lo sciroppo di glucosio. Amalgamare bene il tutto per far sciogliere lo zucchero, e per questo raccomando anche di usare quello fino anziché il semolato.


            Mettere in funzione la gelatiera e versarvi subito la crema di panna e yogurt. Lasciar mantecare. Colare lo sciroppo quando il gelato si presenta bello denso, dopo circa 15 minuti, e lasciar mantecare ancora. Sul momento, lo sciroppo scioglierà un po' il gelato già formato, ma basta fare ancora qualche giro di mantecatura e torna come prima. Eventualmente, si potrà tenere lo sciroppo in frigo fino al momento di usarlo, tanto per minimizzare lo sbalzo di temperatura.


            Servire nelle coppette, guarnendo con altro sciroppo di amarena e cialde da gelato o biscottini tipo lingue di gatto. E incrociare le dita che il caldo si decida ad arrivare, finalmente!

            Un classico intramontabile, emozionante... The River 

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