domenica 30 marzo 2014

Uno spaghetto, come se fosse estate...

Ci son quei giorni in cui ti alzi la mattina e vedi che, anche se è ancora inverno pieno, fuori è una bella giornata e insolitamente calda per la stagione e che, addirittura, i vasetti delle piantine aromatiche fuori al balcone stanno già cominciando a rinverdire di nuovo fogliame. E con un sentimento di serenità, pensi che tra un po' torna la stagione calda, e con essa i colori e i profumi che si porta dietro, e vieni assalita da una voglia di anticipazione. E quale migliore anticipazione, se non quella di combinare dei sapori che diano l'illusione che il caldo sia già lì? 


Allora ti ricordi che in frigo hai i pomodorini secchi, che generalmente non mancano mai, e in freezer c'è ancora una discreta scorta di vasetti di pesto al basilico, quello che hai preparato col basilico dei tuoi vasi l'estate prima... una manciata di pinoli, qualche scaglia di parmigiano, ed ecco pronta l'idea per il pranzo, per condire un piatto di spaghetti, come se fosse estate.


Per 2 porzioni:
  • 160 g di spaghetti
  • 5-6 pomodorini secchi
  • pesto al basilico q.b.
  • una manciata di pinoli
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio evo
  • parmigiano a scaglie
Innanzitutto, far rinvenire i pomodori in acqua e aceto per almeno mezz'ora, quindi tamponarli con un foglio di scottex e tagliarli a striscioline.
Far scaldare un padellino sulla fiamma e mettervi ad "arrostire" lo spicchio d'aglio in camicia. Quando diventa morbido, scamiciarlo e passarlo allo spremiaglio, rimettendolo nello stesso padellino con un paio di cucchiai di olio evo.


Farlo scaldare e mettervi a rosolare i pomodorini, facendoli quindi ammorbidire con qualche cucchiaiata d'acqua in cui si saranno messi a lessare gli spaghetti. Niente sale, solo nell'acqua di cottura della pasta. Il condimento risulterà essere già bello sapido di suo.
Far tostare leggermente i pinoli.
Scolare gli spaghetti al dente e farli saltare coi pomodorini. Togliere dal fuoco e mantecare col pesto, allungando ancora con un po' d'acqua di cottura della pasta se troppo asciutti.
Impiattare e servire coi pinoli e le scaglie di grana. 
Estate, quando vuoi venire, sappi che io sono pronta... ho già pronti tutti i miei vestiti estivi! ;-) 

Bruce Springsteen, Girls in Their Summer Clothes 

giovedì 27 marzo 2014

Ma è un sole, o un girasole?

... e se è un sole, lascia che entri dentro di te... let the sunshine in... ma se è un girasole, lascia che ti abbagli la vista col suo giallo luminoso, mentre infaticabile rincorre il grande astro, dall'alba al tramonto.
Che sia sole o girasole, lascia che t'ispiri per fare qualcosa che delizi il palato, prenditi il tuo tempo, e ritaglia il tuo (gira)sole di pasta brioche, per la gioia degli occhi, oltre che del gusto.
E' facile. E' bello. Dà gioia a farlo, a mostrarlo, a mangiarlo.



Per la pasta brioche, da una ricetta delle Sorelle Simili:

  • 150 g di manitoba
  • 50 g di LNL al picco dell'attività fermentativa (le Simili usano 30 g di lievito di birra)
  • 110 g di acqua
  • 330 g di farina tipo 00
  • 20 g di farina maltata
  • 2 uova
  • 5 g di miele
  • 10 g di sale
  • 100 g di burro morbido
  • 1 uovo + un cucchiaio di latte per lucidare 
  • semi di sesamo (facoltativo)

Preparare un pre-fermento con la manitoba, il LNL e 60 g di acqua. Lasciar lievitare almeno fino al raddoppio.
Per continuare, stavolta ho usato la macchina del pane, sia perché così mi sono potuta dedicare ad altro, sia perché volevo usare la mia nuovissima Unold Backmeister 68511, e in particolare, la funzione di programma personalizzato... una figata pazzesca!!! Ovviamente si potrà usare quel che si vuole, impastatrice, Bimby, olio di gomito... quello che volete!


Per chi usa la macchina del pane, introdurre nel cestello, nell'ordine, i restanti 50 g di acqua, il miele, le uova, il pre-fermento a pezzi, le farine, il burro a pezzi e il sale. Avviare il programma Impasto e lievitazione, lasciando che l'impasto duplichi o triplichi il volume.


Nel frattempo, preparare il ripieno:
  • 200 g di spinaci lessati e ben strizzati
  • 250 g di ricotta vaccina asciutta
  • 200 g di salsiccia sbriciolata e rosolata
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai di parmigiano
  • sale, pepe, noce moscata

Tagliuzzare gli spinaci strizzati con le forbici e mescolare bene con la ricotta, a cui sarà stato ben scolato l'eventuale liquido residuo, la salsiccia precedentemente sbriciolata e fatta rosolare in padella nel suo stesso grasso, l'uovo, il parmigiano, sale, pepe e noce moscata. Occhio che questo ripieno rimanga piuttosto asciutto, altrimenti poi si avranno problemi al momento della farcitura.


Quando l'impasto ha terminato la lievitazione, scaravoltarlo sulla spianatoia e dividerlo in due parti uguali. Col mattarello, formare un primo disco su un foglio di cartaforno, dello spessore di circa 2-3 mm. Da questo punto in poi, aiutatevi col passo passo fotografico che mi è stato gentilmente concesso da Valentina del blog In Cucina Senza Glutine

credits a In Cucina Senza Glutine

Io cercherò di spiegare a parole, ma le immagini sono essenziali per capire il procedimento.


Con una tazza, o un coppapasta, imprimere nel disco un cerchio centrale, e con una sagoma più grande, tipo una teglia da forno di una trentina di cm di diametro, un cerchio concentrico più esterno. Non tagliare l'impasto, bisogna solo segnare dei punti di riferimento che serviranno per vedere quali sono i limiti entro cui poter mettere il ripieno.
Al centro del cerchio piccolo, formare una cupoletta di ripieno, quindi nella zona tra il cerchio interno e quello esterno, distribuire tutto intorno un altro cordone di ripieno.


Stendere il secondo pezzo di impasto in un altro disco, che si dovrà sovrapporre al primo con la farcitura, e sigillare bene i bordi tutto intorno, aiutandosi coi rebbi di una forchetta.
A questo punto, con lo stampo usato prima per marcare il cerchio esterno, ritagliare il bordo tutto intorno e togliere l'impasto in eccesso. Posizionare la tazza usata in precedenza sulla cupoletta centrale e premere bene affinché il disco superiore aderisca bene a quello inferiore.
Con un coltello ben affilato, tagliare i raggi del sole (o petali del girasole), quindi ruotarli delicatamente in modo da rendere visibile la farcitura interna.
Non si capisce niente, vero? l'avevo detto che era meglio guardare le foto!!!
Comunque, una volta ultimata quest'operazione, rimettere a lievitare per circa un paio d'orette, meglio in forno con la temperatura al minimo (max 30°).


Con l'impasto avanzato, si può provare a fare delle roselline con farcitura centrale a piacere. Io ci ho messo dei dadini di salamino e di caciotta al tartufo. Queste neanche ci provo a spiegarvi come farle, ma vi rimando direttamente al blog dove le ho viste, Una Finestra di Fronte. Far lievitare anche queste.


Preriscaldare il forno a 200° statico, e lucidare sia il (gira)sole che le roselline con un uovo sbattuto con un cucchiaio di latte, spolverare coi semi di sesamo se lo si desidera, quindi far cuocere il (gira)sole per 40-45 minuti, o comunque fino a doratura, abbassando la temperatura a 180° se si colora troppo in fretta.
Quindi estrarre e cuocere le roselline per 20-30 minuti, sempre fino a doratura.


AGGIORNAMENTO 09-01-2017: per chiudere in bellezza le passate feste di Natale, ho rifatto questo meraviglioso lievitato, usando le seguenti farine:
e cambiando il ripieno, che questa volta era fatto di:
  • 700 g di radicchio trevigiano tardivo (peso lordo prima della cottura)
  • 250 g di salmone fresco (peso al netto di pelle, spine e altri scarti)
  • 250 g di ricotta vaccina, ben scolata
  • 6 cm circa di porro affettato sottilmente
  • un uovo
  • 3 cucchiai di ricotta affumicata grattugiata
  • una decina di noci, spezzettate grossolanamente
  • un cucchiaino di semi di aneto, macinati grossolanamente con mortaio e pestello
  • uno spruzzo di Snaps (acquavite)
  • olio evo, sale e pepe

Privare il radicchio del torsolo duro e di eventuali foglie rovinate, tagliarlo e farlo appassire in padella con olio evo e il porro affettato sottilmente.
Aggiungere il salmone a pezzi, sbriciolandolo man mano che si cuoce, e sfumare con uno spruzzo di Snaps.
A cottura ultimata, salare, pepare e profumare con l'aneto.


Far raffreddare, quindi mescolare col resto degli ingredienti, ottenendo un composto omogeneo e ben asciutto, e procedere alla farcitura del girasole, come spiegato sopra.
Con gli esuberi sia della pasta brioche che del ripieno, ho fatto una mini-torta di rose salata. Entrambi i lievitati li ho spolverizzati con semi di sesamo nero.


E per restare sempre in tema solare, una delle canzoni più belle, coinvolgenti ed ascoltate di Bruce, Waitin' on a Sunny Day...

lunedì 24 marzo 2014

Macarons 1.1 con ganache al cioccolato gianduia

Le vie verso la perfezione sono lunghe e irte d'insidie...


Quando le prime volte ho letto le ricette dei macarons, ho pensato "eccheccevò? fai una meringa -chi non sa fare la meringa?-, italiana o francese, non fa differenza, ci aggiungi la miscela di farina di mandorle e zucchero a velo, TPT o non TPT, dipende dalla ricetta, fai i mucchietti col sac-à-poche, meglio ancora se su un tappetino di silicone che abbia i cerchi già predisposti, come questo (che io ho! :-P )

e fai cuocere in forno il tempo necessario.
Fai raffreddare, prepari una bella crema di farcitura e li accoppi.
Checcevò? (guardate la foto qui sotto, in primo piano ce n'è pure uno taglia XL, perché ho pure il tappetino per i maxi-macarons e/o whoopie pies!)


Mi sono dovuta ricredere... quanto cavolo so' rognosi da fare i macarons!!! :-P
Stavolta mi sono fatta fregare dall'impasto troppo fluido. Peccato, perché quelli che sono venuti bene, sono venuti veramente bene... ma io mica mi arrendo! no no no, giammai che mi lasci sconfiggere da degli stupidi macarons, e perdipiù pure francesi, tzé!


Questi qui li ho fatti replicando la ricetta della prova 1.0 (infatti, questa è la 1.1 :-D ), solo che stavolta li ho fatti asciugare, passaggio importante che l'altra volta ho saltato. Ho anche fatto cuocere a una temperatura leggermente più bassa, 140° statico, perché a 150° cominciavano a colorire, ma la temperatura è sempre fortemente condizionata dal comportamento del forno.
Al prossimo tentativo, replicherò sempre questa ricetta, e farò la prova 1.2, e non la cambierò finché questi non mi vengono come dico io.
E intanto mi pappo quelli che riesco ad accoppiare con questa favolosa crema ganache al cioccolato gianduia:
  • 100 g di cioccolato gianduia
  • 110 g di panna fresca

Mettere la panna e il cioccolato spezzettato in un pentolino e scaldare senza far bollire, fino a far sciogliere tutto il cioccolato, quindi mescolare per amalgamare bene i due ingredienti.
Far raffreddare completamente e montare con le fruste. Far riposare un paio d'ore in frigo, così da farla compattare bene prima di usarla.
Il bello di quando ti vengono dei mezzi spatasci, è che si ha la scusa per non offrirli (mica si può fare cattiva figura :-P ), e te li mangi tutti te, ahahahahah!!! 

Chi vive con un gatto, sa bene quanto una situazione del genere possa essere reale...

venerdì 21 marzo 2014

Caserecce col broccolo romano, uvetta e pinoli

L'abbinamento broccoli-uvetta-pinoli è un gusto che mi mancava da troppo tempo. Una volta ero solita preparare questo condimento per la pasta con una certa frequenza. Non vorrei dire una fesseria, ma mi pare che la ricetta l'avessi vista su un vecchio ricettario di cucina regionale, sotto la regione Sicilia... può essere? Se qualche sicula/o legge questo post, magari mi può confermare se sia vero che si tratta di una ricetta siciliana, oppure no ;-)
Comunque, è finita che poi è passata nel dimenticatoio, ma tuttavia conservavo una specie di memoria ancestrale del suo sapore che, ultimamente, mi si era risvegliata con una certa prepotenza.


E allora, avendo una discreta quantità di broccolo romano biologico del GAS da far fuori, una parte l'ho destinata come contorno, e col resto ci ho condito queste caserecce. E' stato davvero un bel tuffo nel passato! Ora però, devo fare in modo di non dimenticarmene più ;-)


Per 4 porzioni:
  • 320 g di caserecce
  • 250-300 g di broccolo romano
  • 2-3 spicchi d'aglio
  • un po' di peperoncino piccante
  • 3-4 acciughe sott'olio
  • una manciata di uvetta e una di pinoli
  • olio evo, sale e pepe nero al mulinello

Pulire il broccolo, tagliarlo a cimette, e cuocerlo al vapore (o lessarlo), lasciandolo ben al dente.
In una padella bella ampia, far scaldare l'olio e mettervi a rosolare gli spicchi d'aglio, il peperoncino e le acciughe, che dovranno sciogliersi completamente.
Aggiungere il broccolo e l'uvetta e far rosolare qualche minuto, quindi allungare con una tazzina d'acqua calda, salare, pepare, incoperchiare e lasciar stufare a fiamma bassa.


Scaldare un'altra padellina e farvi tostare per un po' i pinoli, quindi aggiungerli ai broccoli solo a cottura ultimata, un attimo prima di buttarci la pasta.
Nel frattempo si saranno messi a cuocere le caserecce. Scolarle e spadellarle coi broccoli.
E' una pietanza che potrebbe diventare completamente vegetariana, e addirittura vegana, se si evita di mettere le acciughe ;-) 
Le acciughe le potete dare al gatto... uno come lui, per esempio


Lui è MicioAlex, Alex per gli amici, ed è cattivissimo! E' un dominante, l'unico maschio di casa, e la fa da padrone. Pepper gli tiene abbastanza testa, Minnie lo odia e lo teme, lui lo sa e le fa un sacco di dispetti!
Ha 9 anni e, all'inizio, non doveva restare con me. Volevo trovargli una famiglia, ma la vita ha deciso che la sua famiglia dovevamo essere noi. Amen :-)

martedì 18 marzo 2014

Tortine di mandorle al cacao

Queste sono delle altre tortine ricicla-albumi su cui avevo messo gli occhi da tempo. Ritrovandomi in casa, oltre agli albumi in freezer, anche un discreto quantitativo di farina di mandorle, che ho usato in sostituzione delle nocciole previste dalla ricetta originale, non avevo più scuse per rimandare.
La ricetta è dell'inarrestabile Jo.


Per 12 tortine:
  • 200 g di farina di mandorle
  • 180 g di burro fuso
  • 180 g di albumi (io ho usato 5 albumi, pari ad un peso di 196 g)
  • 155 g di farina tipo 00
  • 30 g di cacao amaro in polvere
  • 250 g di zucchero fino Zéfiro
  • 2 cucchiai di essenza d'arancia (mia aggiunta)
  • 80 g di cioccolato bianco fuso
Montare a neve gli albumi con 50 g di zucchero.
In un'altra ciotola, miscelare le due farine col cacao e il resto dello zucchero, quindi versarvi il burro fuso e iniziare a mescolare. Aggiungere anche l'essenza d'arancia, quindi cominciare piano piano ad ammorbidire con gli albumi montati, un po' alla volta e mescolando piano dal basso verso l'alto per non farli smontare.


L'impasto risulterà piuttosto denso, ma cremoso.
Versarlo negli stampi da muffin/tortine, riempiendo per 2/3, e infornare in forno preriscaldato a 180° ventilato per 25 minuti, oppure 200° statico per lo stesso tempo, anche se in una prossima occasione farei cuocere 5 minuti in meno, lasciandole un po' più umide internamente. Comunque è sempre opportuno fare la prova stuzzicadenti.


Una volta freddate, fondere il cioccolato bianco a bagnomaria o nel microonde e, aiutandosi con un sac-à-poche, farvi sopra dei ghirigori decorativi.
Se le si scalda un po', una decina di secondi al microonde alla massima potenza, prima di gustarle, dando modo al burro di ammorbidirsi, sono veramente da urlo, com'è da urlo il Boss in questo video... nessun commento, solo ascolto ammirato, e magari un bel giro di rock ;-)

 

venerdì 14 marzo 2014

Gnocchi di vitelotte con zucca e gorgonzola

Fare gli gnocchi mi diverte tantissimo. Mi diverte e mi rilassa. E poi mi fa ridere :-D ...
E infine, quanto sono buoni gli gnocchi??? 


Ultimamente avevo rivisto le patate vitelotte, e mi è tornata prepotentemente la voglia di gnocchi viola, solo che ho deciso che, stavolta, avrei usato SOLO le patate viola che, da sole, sono già adatte per fare gli gnocchi. E infatti, così hanno mantenuto meglio il loro bel colore viola.
Le proporzioni per fare gli gnocchi sono rimaste inalterate: sul peso delle patate lessate e schiacciate, ho calcolato un terzo di farina, e un terzo di questa era semola rimacinata... vabbé, è un po' contorto. Semplificando, supponendo di avere 900 g di patate lessate e schiacciate, si calcolano 300 g di farina, e di questa, 100 g sono di semola rimacinata. Sì, così si capisce meglio :-)


Quindi, per farli conditi con zucca e gorgonzola, diciamo per 4 porzioni:
  • 200 g di gnocchi per commensale
  • 250 g di zucca (peso della zucca pulita e al netto degli scarti)
  • 1 pezzo di porro
  • un po' di vino bianco
  • 40 g di gorgonzola semipiccante, possibilmente di misto capra, per commensale
  • olio evo, sale, pepe nero al mulinello, timo
Scaldare l'olio in una padella capiente, quindi mettervi a rosolare il porro affettato sottilmente. Aggiungere la zucca tagliata a dadini e far rosolare anch'essa per qualche minuto, quindi bagnare col vino bianco, salare, pepare, incoperchiare e abbassare la fiamma. Far stufare finché la zucca non si sia completamente ammorbidita. Se necessario, aggiungere poca acqua.
Schiacciare la zucca grossolanamente e profumare col timo.


Intanto che si lessano gli gnocchi, aggiungere alla zucca il gorgonzola a dadini e far sciogliere a fuoco dolcissimo, quindi spadellarvi gli gnocchi ben scolati, impiattare e servire belli fumanti.

E con questa peste, come la mettiamo? ;-)


martedì 11 marzo 2014

Raspberry Cheesecake Brownie

Quando mi regalarono il libro The Hummingbird Bakery Cookbook, il primo dei tre libri di ricette di questa famosa catena di pasticceria americana a Londra, questo dolce fu uno dei primi che solleticò le mie papille gustative. C'era tutto quello che serviva per farmi aumentare la salivazione: il brownie, che era uno dei miei dolci preferiti quand'ero bambina, c'era lo strato di cheesecake che mi ha sempre fatto gola, la panna e i lamponi freschi. Una combinazione di gusti a cui è davvero difficile resistere.


Finalmente, ho messo in cantiere la sua realizzazione, e come sempre, mi domando perché ho dovuto aspettare così a lungo!



Per la base brownie
  • 200 g di cioccolato fondente
  • 200 g di burro
  • 250 g di zucchero a velo
  • 3 uova
  • 110 g di farina tipo 00
Per lo strato cheesecake centrale
  • 400 g di formaggio Philadelphia
  • 150 g di zucchero a velo
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • 2 uova
Per il topping al lampone
  • 300 g di panna da montare (io un brick da 250 g, ricalibrando le dosi degli altri ingredienti)
  • 100 g di zucchero a velo (io 83 g)
  • 150 g di lamponi freschi (io 125 g), più il necessario per decorare
Accendere il forno a 180° statico.
Fondere il cioccolato.
Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a K, mescolare il burro con lo zucchero finché non siano ben amalgamati.
Aggiungere le uova uno alla volta, facendo assorbire bene prima di aggiungere il successivo.


Aggiungere gradualmente la farina e, infine, il ciocco fuso. Far combinare bene gli ingredienti e in ultimo, dare qualche giro ad alta velocità per rendere l'impasto un po' più "fluffy".
Versare in uno stampo 33x23 foderato di cartaforno (per la mia esperienza, lo stampo può essere un po' più piccolo, mentre eviterei assolutamente di usarne uno più grosso, anche solo di poco).


Ancora nella ciotola dell'impastatrice, sempre con la frusta a K, mescolare il Philadelphia con lo zucchero e la vaniglia. Aggiungere le uova uno alla volta. Questa operazione va fatta a bassa velocità, è importante evitare di far incorporare aria all'impasto.
Colare sulla base brownie e infornare il tutto per circa 30 minuti. La superficie dovrà apparire dorata ai bordi e soda al tatto.


Far raffreddare e mettere in frigo.
Sformare il dolce quando è completamente freddo.
Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a filo, versare la panna, lo zucchero e i lamponi. Montare la panna finché non apparirà bella gonfia e soda.


Distribuire uniformemente sul dolce, tagliare a quadrotti (ce ne escono circa 12) e decorare ognuno con i lamponi freschi.

Lei è Pepper


Quando arrivò, era piccola, sporca e bruuuuuuuutta!!! Una settimana dopo che arrivò, ebbe una brutta gastroenterite, da cui temevo non si sarebbe salvata, tanto stava messa male. Invece, vuoi per le cure, vuoi per le proverbiali sette vite dei gatti, vuoi per entrambi, guarì perfettamente e sta ancora con me, dopo oltre 11 anni. E' la mia stellina, sicuramente la più affettuosa dei tre, ma solo con me però ;-)

sabato 8 marzo 2014

Sangria

Quando si fa la paella, c'è una sola cosa con cui poterla accompagnare per mandarla giù: la sangria.
La sangria è una delle cose più "interpretate" del mondo della cucina, a cominciare dalla scelta del vino, che comunque dev'essere un rosso bello corposo (ammenoché non si scelga di fare la sangria bianca, che personalmente non ho fatto mai, ma so che esiste), alla selezione della frutta e delle spezie.


Io ho, ovviamente, prediletto la frutta di stagione. Ecco la mia sangria:
  • 1,5 litri di vino rosso (io Montepulciano d'Abruzzo)
  • 75 cl di gassosa
  • 5 cl di brandy o cognac
  • 2 mele
  • 1 pera
  • 1 banana
  • 2 arance
  • 1 limone (succo)
  • 50 g di zucchero
  • 1 bacca di vaniglia
  • 6 chiodi di garofano
  • 1 stecca di cannella
Sbucciare e tagliare a pezzettini le mele, la pera e la banana. Metterle nel recipiente in cui si farà riposare la sangria. Coprirle con lo zucchero e il succo di limone e dare una mescolatina.


Sbucciare le arance, avendo cura di togliere bene tutto il bianco della buccia che rimanesse attaccata alla polpa, e tagliarle a fettine. C'è chi la buccia preferisce lasciarcela, direi che sia una questione di gusti personali. Io, pur usando arance biologiche, ho preferito toglierla.
Mettere le fettine di arancia insieme all'altra frutta.
In un altro contenitore bello capiente, mescolare insieme il vino con la gassosa e il brandy, quindi versare sulla frutta e aggiungere le spezie. La bacca di vaniglia dev'essere incisa in tutta la sua lunghezza.
Mescolare bene il tutto e porre il contenitore in frigorifero. Lasciar riposare per almeno due ora prima di servirla.


Fatto ciò, cambiare la biancheria ai letti e gli asciugamani nei bagni, perché quasi sicuramente i vostri ospiti ne berranno talmente tanta, da non avere più la forza di andarsene camminando sulle proprie gambe... oltre alla cena, vi toccherà un estemporaneo servizio di B&B.
Io vi ho avvisato, non fate che mi cascate dalla nuvole, OK???


mercoledì 5 marzo 2014

Paella

    Più di una volta mi sono chiesta chi dovessimo ringraziare per un'invenzione geniale come la paella. Voglio dire, ci vuole una bella dose di creatività, o se si preferisce, di coraggio, per mischiare insieme carne e pesce, buttarci dentro del riso e farne una pietanza di quelle che, quando la servi in tavola, immancabilmente i commensali esclameranno "OOOOOHHHHHHHH! LA PAEEELLAAAAAA!!!!!".


    Confesso che quando ho preparato la mia, prima di portarla in tavola, m'è preso un coccolone a vedere quanto ne era... tantiiiiissiiiiiiiimaaaaaaaaa!!! Già m'immaginavo a mangiare avanzi di paella ogni sera della settimana successiva, fino ad averne la nausea. E invece, è andata via che era 'na bellezza! Tutta se la sono finita, è rimasto giusto quel fondo che rimane sempre, quello che da noi chiamano la crianza di lu cafone(*)... insomma, quella mestolata che nessuno ha il coraggio di spazzolare via per paura di apparire ingordo :-)
    E io? troppo felice io! :-D

    (*) La crianza di lu cafone merita una spiegazione etimologica. Com'è nata quest'espressione? E' nata in un'occasione in cui, una persona cosiddetta "di mondo", non so come né perché, si trovò a desinare in casa di contadini, umili ma di buon cuore.
    Mangiò quello che gli venne servito con grande gusto, senza lasciare niente nel piatto e, senza chiedergli nulla, prontamente la signora glielo riempì di nuovo.
    L'ospite rimase un tantino stranito, ma dopotutto la pietanza era buona e lui bissò volentieri. E di nuovo, ripulì il piatto con gusto. Al che, automaticamente scattò la terza porzione, e qui l'ospite cominciò ad essere alquanto contrariato, perché si sentiva già sazio ma, temendo di poter mortificare il senso di ospitalità della cuoca, finì anche questa porzione, senza lasciare nulla nel piatto.
    E, ci potete credere? la signora gli riempì nuovamente il piatto. L'ospite era disperato, ma ancora una volta, non osava opporsi per non offendere la cuoca, solo che stavolta proprio non ce la fece a finire tutto, e lasciò un avanzo nel piatto.
    Quello era il segnale: l'ospite era sazio e pago, non sarebbe stato necessario servirlo ancora.
    In altre parole, nella semiotica contadina abruzzese, ogni volta che pulisci il piatto, vuol dire che hai gradito e ne vorresti ancora. Se invece sei sazio, allora è meglio lasciare un piccolo avanzo nel piatto, per comunicare che hai gradito, ma sei arrivato e stai a posto così.
    Questa è la crianza di lu cafone. Ricordatevene se qualche volta vi capitasse di mangiare in casa di contadini abruzzesi, e non voleste finire imbottiti come un tacchino del Ringraziamento!


    Per 4 buone forchette:
    • 400 g di riso carnaroli
    • 1 kg di cozze
    • 500 g di vongole
    • 300 g di mazzancolle fresche
    • 200 g di calamari
    • 8 scampi medi
    • 150 g di bocconcini di vitello
    • 150 g di bocconcini di petto di pollo
    • 200 g di salsiccia fresca
    • 1 peperone giallo
    • 1 cipolla
    • 2-3 spicchi d'aglio
    • una quindicina di pomodorini datterino bio in conserva (o 3 pomodori freschi)
    • 150 g di piselli
    • 2 bustine di zafferano
    • brodo vegetale q.b.
    • 1 bicchiere di vino bianco 
    • 1 limone
    • olio evo, prezzemolo, sale e pepe nero al mulinello
    Preliminarmente, pulire bene le cozze, tenere le vongole a spurgare in acqua salata per almeno una notte, tagliare i calamari ad anelli, togliere il carapace alle mazzancolle, lasciandolo solo ad una per ognuno dei commensali, e tirare via il filino nero. Con le forbici, praticare un taglio lungo il carapace degli scampi e tagliare via le zampette anteriori e le antenne. Tagliare le salsicce a tocchetti e il peperone a striscioline. Affettare sottilmente la cipolla e triturare il prezzemolo.


    Nella paellera (se non l'avete, va bene anche un saltapasta bello ampio, di almeno 28 cm di diametro), far rosolare nell'olio un pò di cipolla e di prezzemolo, quindi mettervi ad aprire le vongole e le cozze, bagnando con un bicchiere di vino bianco. Quando saranno tutte aperte, toglierle e tenerle da parte, e conservare da parte anche il liquido rimasto nella paellera.
    Rimettere un po' d'olio, farlo scaldare e quindi mettervi a rosolare tutta la carne. Nel frattempo che la carne si rosola, togliere i gusci alle cozze e alle vongole, lasciandone giusto qualcuno per la scenografia.
    Quando la carne si sarà ben rosolata, toglierla e metterla insieme alle cozze e alle vongole, rimettere un filo d'olio, farlo scaldare, quindi far rosolare anche i calamari e le mazzancolle. Compiuta anche quest'operazione, toglierli e metterli insieme al resto, per poter rosolare anche gli scampi.
    Infine, rimettere ancora dell'olio e far rosolare il resto della cipolla con l'aglio passato allo spremiaglio, aggiungere il peperone e lasciarlo appassire, quindi aggiungere anche i pomodorini tagliati con un po' della loro salsa di conservazione e i piselli. Far cuocere per un cinque minuti, quindi rimettere tutta la carne e il pesce (tranne gli scampi e le mazzancolle a cui è stato lasciato il carapace), salare, pepare e mescolare.


    Quindi aggiungere anche il riso, lo zafferano, il prezzemolo, tutto il liquido di apertura delle cozze e vongole, filtrato e tenuto in caldo e, se non basta a coprire tutto, aggiungere anche il brodo caldo, quanto basta per coprire a filo. Adagiare sopra gli scampi e le mazzancolle col carapace, incoperchiare e far cuocere coperto per 15 minuti SENZA MAI MESCOLARE. Trascorsi 15 minuti, assaggiare il riso per sentire se necessita ancora di qualche minuto di cottura.
    A fiamma spenta, spruzzare sopra il succo del limone e lasciar riposare coperto ancora qualche minuto, prima di servire.
    Una goduria o, per dirla con uno dei miei ospiti, un'opera d'arte!

    Bruce Springsteen, Rosalita... olé! :-)


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