giovedì 27 febbraio 2014

"Intrecci" al latte, a lievitazione naturale

Avevo voglia di panini morbidi da sogno... quelli soffici soffici, buoni col salato, ma anche spalmati con burro e marmellata per una dolce colazione. E ovviamente, li volevo a lievitazione naturale.


Però, non volevo che avessero la solita forma tondeggiante o allungata, da panino da party. Volevo divertirmi un po' a lavorare l'impasto, a tagliare, arrotolare, allungare e intrecciare. Insomma, a dare una foggia un po' insolita, che rendesse questi panini anche belli da guardare.
Dunque, ispirandomi alla forma della challah ebraica, e seguendo le istruzioni che ho trovato qui, ho fatto questi panini che ho trovato davvero carini.


Ovviamente, dare questa forma mi è costato tempo e lavoro. Se non se ne ha la voglia, si possono fare le solite semisfere. Però secondo me, dedicarci un po' di tempo in più per fare questi intrecci, alla fine ripaga, se non altro per la soddisfazione che danno.
  • 300 g di manitoba
  • 20 g di farina maltata
  • 180 g di farina tipo 0
  • 300 g di latte
  • 75-80 g di LNL, opportunamente rinfrescato e portato al culmine dell'attività fermentativa
  • 5-8 g di miele
  • 2 albumi (circa 80 g)
  • 10 g di sale
  • 20 g di burro salato
Miscelare le tre farine nella ciotola dell'impastatrice, fare la fossa centrale e versarvi il latte portato a temperatura ambiente, il LNL, il miele e gli albumi (si può anche usare un uovo intero invece degli albumi).
Iniziare ad impastare con la frusta a K, e quando si nota che l'impasto comincia a prendere un po' di elasticità, sostituire la K col gancio per impastare. Portare a incordatura e quando l'impasto si stacca dalle pareti della ciotola, aggiungere anche il sale.


In ultimo, incorporare anche il burro morbido un pezzo alla volta, lasciando assorbire bene prima di aggiungere il pezzo successivo.
Portare bene ad incordatura, quindi porre l'impasto a lievitare in un contenitore a chiusura ermetica per almeno 12 ore (potrebbero volercene anche di più, come sempre dipende dai fattori ambientali) in un luogo al riparo da correnti. In ogni caso, l'impasto dovrà almeno raddoppiare, ancora meglio se triplica.


A fine lievitazione, pesare la massa, quindi scaravoltarla sul piano infarinato e dividerla in 6 pezzi di uguale peso (nel mio caso, erano di circa 165 g cadauno). Quindi, ogni pezzo andrà diviso in 4, e da ognuno di questi pezzi bisognerà ricavare dei serpentelli di uguale lunghezza, che andranno intrecciati secondo il passo passo fotografico che potete trovare nel post che ho linkato sopra. Faccio prima a rimandarvi lì, che stare a spiegare a parole.
Mettere ogni intreccio sulla leccarda foderata di cartaforno, coprire con un canovaccio e quindi rimettere a lievitare nel forno acceso a massimo 30°. Serviranno circa 2 ore.


Quindi accendere il forno e portare la temperatura a 180° statico. Spennellare i panini delicatamente con del latte, oppure con un tuorlo sbattuto con un goccio di latte. Infornarli per circa mezz'ora. Se si sono usate due leccarde, verso metà cottura invertire quella superiore con l'inferiore. In ogni caso, devono prendere un bel colore dorato.
Far raffreddare su una gratella.
E per concludere, buono come il pane... The Ghost of Tom Joad, in duetto col grande Tom Morello


Now Tom said: "Ma, whenever ya see a cop beatin' a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Wherever there's a fight against the blood and hatred in the air
Look for me ma
I'll be there
Wherever somebody's strugglin' for a place to stand
For a decent job or a helpin' hand
Wherever somebody is strugglin' to be free
Look in their eyes ma,
You'll see me."

lunedì 24 febbraio 2014

Spezzatino di manzo con carote e piselli

    Lo spezzatino è sempre una pietanza goduriosa, d'inverno è un vero e proprio comfort food, altamente appagante anche per il puccino in cui poter inzuppare il pane, o affiancarci una bella polenta. E poi, si presta a innumerevoli variazioni sul tema, di cui quello con le carote e i piselli è uno dei più classici e ricorrenti.


    Se si usa la casseruola di coccio o di pietra refrattaria, metterla sulla fiamma a scaldare per 10-15 minuti. Nel frattempo, tenere a disposizione
    • 500 g di spezzatino di manzo
    • 2 carote
    • 1/2 cipolla
    • 5-6 pomodori pelati bio in conserva, con la loro salsa
    • 1 cucchiaino di insaporitore vegetale
    • 1 bicchiere di vino rosso
    • 2-3 manciate di piselli
    • 1 cucchiaio di farina
    • olio evo, pepe nero al mulinello, acqua q.b.
    Scaldare l'olio e porvi a rosolare la cipolla affettata sottilmente. Quando è appassita, aggiungere la carne e far rosolare anch'essa a fuoco vivace. Allungare col vino rosso, spolverare col cucchiaio di farina, mescolare bene e lasciar evaporare l'alcool.


    Quando il liquido appare un po' ristretto, aggiungere le carote a dadini e i pelati, tagliati anch'essi a pezzettini, con la loro salsa.
    Mescolare, lasciar andare per qualche minuto, quindi coprire con acqua calda, a cui si aggiungerà un cucchiaino di insaporitore oppure brodo granulare.
    Portare a ebollizione, quindi abbassare la fiamma, incoperchiare e lasciar cuocere finché la carne non si sia ammorbidita.


    A circa mezz'ora dalla fine della cottura, aggiungere anche i piselli, il pepe nero e, se necessario, salare.
    Spegnere la fiamma e lasciar riposare una decina di minuti prima di impiattare.
    Fame? Lui sì...


      venerdì 21 febbraio 2014

      Uova marinate

      Queste uova sono buonissime. E sono anche una genialata, perché si possono preparare e tenere in frigo, per consumarle all'occorrenza, comunque preferibilmente nel giro di una settimana o 10 giorni.


      Sono estremamente saporite, e volendo, si possono accompagnare con una varietà di salse, dalla maionese a vari tipi di pesto o creme salate. Io le ho mangiate col pesto di rucola e noci, e con quello di olive, mandorle e pinoli. In entrambi i casi, da leccarsi le dita.
      La ricetta l'ho presa dal blog di Felix e Cappera.

      • 5 uova sode
      • 1/2 cup (125 ml ca) di acqua
      • 1/2 cup (125 ml ca) di aceto di mele
      • 1 foglia di alloro
      • una manciata di pepe nero in grani
      • 1/2 cipolla bianca
      • 1/2 cucchiaio di sale
      • 1/2 cucchiaio di zucchero semolato
      Mescolare l'acqua con l'aceto.
      In un contenitore di vetro a chiusura ermetica, mettere il sale, lo zucchero, il pepe in grani e l'alloro spezzettato e mescolare bene il tutto.
      Sminuzzare la cipolla con un coltello ben affilato.
      Sgusciare le uova e adagiarle nel contenitore. Colmare i vuoti con la cipolla sminuzzata. Coprire con la miscela di acqua e aceto. Chiudere e agitare bene.
      Far riposare in frigo per 2-3 giorni prima di gustare.


      Oltre a questa versione aromatizzata con l'alloro, ho preparato anche una marinata aromatizzata con 1/2 cipolla, 2 ciuffetti di finocchietto selvatico, una decina di bacche di ginepro e 4-5 grani di pepe nero. Anche questa la consiglio... devo proprio riconoscere che queste uova sono una grande risorsa, e che da quando le ho scoperte, cerco di non farmele mai mancare in frigo ;-)
      E a proposito di uova, vi ho mai parlato dei miei gatti? (non mi chiedete che c'entrano con le uova... non lo so!)
      No, non credo d'averlo mai fatto... ne ho tre che vivono con me, più una che vive da stanziale nel parcheggio condominiale, e che occasionalmente si trova dei compagni di merende, infatti in questo periodo ha una compagna tartarugata.
      Vabbé, inizio col presentarvi i miei tre "domestici"


      In primo piano Minnie, la prima ad arrivare a casa mia, e la più anziana dei tre. In seconda posizione, la seconda ad arrivare, Pepper, e giù in fondo il maschio, Alex il Terribile. In seguito, ve li presenterò uno alla volta e vi racconterò qualcosa di più di ognuno di loro ;-)

      martedì 18 febbraio 2014

      Marmellata amara di cedro

      Quest'anno ho voluto rifare la marmellata di cedro, però ho scelto di seguire il procedimento meno tortuoso, che ha un'inevitabile conseguenza: la marmellata che si ottiene lascia in bocca un retrogusto un po' amarognolo. Il che non è inconsueto per le marmellate di agrumi, però trovo che sia giusto farlo presente.


      A me, personalmente, non dispiace. Però, se non lo si preferisce, allora consiglio di seguire il procedimento di cui avevo già parlato qui, che costringe a un po' di lavoro in più, ma di sicuro elimina completamente qualsiasi traccia di amaro.

      • 1,5 kg di cedri
      • 750 g di zucchero semolato
      • acqua q.b.
      Affettare molto sottilmente i cedri e mettere tutte le fettine nella pentola in cui si cuocerà la marmellata.
      Coprire a filo con l'acqua e far riposare tutta la notte.
      La mattina dopo, mettere sul fuoco e portare a ebollizione, quindi abbassare la fiamma e far ridurre l'acqua della metà.


      Aggiungere lo zucchero, riportare a bollore, abbassare di nuovo la fiamma e far cuocere fino ad addensamento. Ci vorrà circa 1 ora o forse più.
      Invasare bollente, incoperchiare e capovolgere i vasetti.
      E per una marmellata dolceamara, una bella canzone dolceamara, Brilliant Disguise, in duetto con la moglie Patti Scialfa

      venerdì 14 febbraio 2014

      Lasagne alla zucca, speck e Castelmagno

      Capita che, quando prendi troppa sfoglia fresca per la lasagna, finisci poi per ritrovartene una parte che devi riciclare in qualche modo. Io avevo abbondato un po' quando ho preso la sfoglia per fare le lasagne al pesce dalla vigilia di Natale. Non avendo mai fatto prima le lasagne così, non sapevo esattamente quale sarebbe stata la resa, tra sfoglia e condimenti vari. Allora, per non sbagliare, ho preferito prendere più sfoglia, piuttosto che rischiare di ritrovarmi senza.


      Ovviamente, poi mi si è posto il problema di come riciclare il surplus. Mi sono messa ad esaminare cosa avessi già disponibile, tra frigo e freezer. Data la gran quantità di cibo consumata nei giorni di festa, volevo evitare di fare ancora altra spesa, e quindi volevo tirare fuori qualcosa di edibile con quello che già c'era.


      E fu così che, grazie al Castelmagno che mi era stato regalato in quantità (e per cui non finirò mai di ringraziare Nicoletta, per questo favoloso formaggio che mi ha fatto scoprire, dopo averne sentito cantare a lungo le lodi), e la zucca che avevo congelato, mi è bastato comprare un po' di speck a fettine et voilà... le lasagne sono pronte!


      • 500 g di sfoglia fresca all'uovo
      • 750 ml di latte
      • 75 g di burro
      • 45 g di farina
      • 1 kg di zucca
      • 150 g di speck a fettine sottili
      • 1 bel pezzo di porro
      • 500 g di formaggio Castelmagno
      • olio evo, vino bianco, sale, pepe nero al mulinello, noce moscata, estragone
      Pulire la zucca e farne una dadolata, cubetti piuttosto piccoli, è preferibile che la zucca tenda un po' a disfarsi. Tagliare a striscioline le fettine di speck e affettare sottilmente il porro.


      In una padella con un po' d'olio, mettere a rosolare il porro con lo speck e, quando entrambi appariranno appassiti, aggiungere la dadolata di zucca e far rosolare ancora un po', mescolando di tanto in tanto. Aggiungere un mezzo bicchiere di vino bianco, sale e pepe nero macinato sul momento, abbassare la fiamma, coprire e far stufare finché la zucca non appaia, per l'appunto, abbastanza disfatta. In ultimo, a fiamma spenta, profumare con una spolverata di estragone e mescolare.
      Con latte, burro, farina e noce moscata (e sale e pepe) preparare una béchamelle.


      Tagliare il Castelmagno a fette e privarlo della scorza. Il mio Castelmagno non era particolarmente stagionato, ma l'avevo fatto asciugare tenendolo in frigo, senza avvolgerlo in alcunché, quindi non era proprio grattugiabile, ma era abbastanza sbriciolabile, il che ha reso più facile la sua distribuzione tra gli strati della lasagna.
      Bene, a questo punto si passa all'assemblaggio. Si prende una pirofila da forno per 4 buone forchette/6 forchette normali, si unge con un po' di burro e si stende un primo velo di béchamelle. Si adagia un primo strato di sfoglia all'uovo, si copre con dell'altra béchamelle, si distribuisce qualche cucchiaiata di zucca allo speck e una bella sbriciolata di Castelmagno. Di nuovo sfoglia fresca all'uovo, e via di seguito fino a esaurimento degli ingredienti, cercando di completare con la béchamelle e il formaggio.


      In forno preriscaldato a 200° ventilato per 15 minuti, abbassando la temperatura a 180° se necessario.
      Lasciar stiepidire le lasagne per 10-15 minuti, per far compattare e poter meglio porzionare.
      E visto che oggi è San Valentino, concediamoci un po' di romanticismo...


      ... ma anche no...


      Ebbene sì, proprio non lo sopportavo a 'sto mostriciattolo. E' stato uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo! :-D

      martedì 11 febbraio 2014

      Marmellata di kumquat. Versione 2.

      La versione 1 l'avevo fatta l'anno scorso, più o meno sempre di questi tempi. Era venuta molto buona, non solo a detta mia, ma di tutti quelli che l'avevano assaggiata. Una marmellata profumata, con un sapore che sa di fresco. C'era solo un aspetto che mi aveva lasciato alquanto scontenta, ed è che non ero riuscita a farla addensare come avrei voluto. Avevo confidato nel fatto che, essendo un agrume, avrebbe avuto pectina a sufficienza per raggiungere un grado di gelificazione ottimale, ma non è stato esattamente così.
      Quindi, quest'anno ho voluto replicare, ma intervenendo con un piccolo aiuto per favorire la gelificazione. E giacché c'ero, ne ho fatta anche un po' di più, visto il successo che ha ottenuto.

      • 1,280 kg di kumquat (peso al netto dello scarto)
      • 640 g di zucchero semolato (metà del peso della frutta)
      • 1 busta di fruttapec 2:1
      • acqua q.b.
      L'operazione più noiosa, ovviamente, è lo snocciolamento. Perciò, meglio mettersi l'anima in pace, metter su della buona musica sullo stereo e lasciarsi trasportare dall'immaginazione, o sennò il tempo non ti passa più.
      Ogni kumquat va tagliato almeno in 4, o anche di più se si vuole. Una volta snocciolati e tagliati tutti i frutti, metterli nella pentola in cui si andrà a fare la marmellata e coprirli con acqua fresca, a filo. Lasciar riposare almeno per una notte.


      Il giorno dopo, mettere la pentola sul fornello, portare a ebollizione e lasciare che il tutto restringa e diventi, all'incirca, la metà. Si noterà che le scorze dei frutti saranno molto ammorbiditi.
      Miscelare lo zucchero col fruttapec, quindi versare nella composta, mescolare e far sciogliere bene.


      Riportare a ebollizione, quindi calcolare dai 3 ai 5 minuti di bollitura a fuoco lento, mescolando, in modo da sentirla addensare. Volendo, si può anche fare la prova della goccia sul piattino, per vedere in quanto tempo si rassoda, ma di solito i tempi che ho dato vanno più che bene, quando si usa il Fruttapec.
      Invasare bollente, incoperchiare e capovolgere i singoli vasetti, e far raffreddare completamente.
      So che c'è, in giro, una sorta di ostilità verso il Fruttapec da parte di molti. Io stessa ci ho messo un po' prima di decidermi ad usarlo, e comunque, non sempre ma solo in determinate circostanze, ossia quando voglio ottenere il giusto punto di gelificazione, senza far alterare colore, profumo e gusto della marmellata. Perché se ne può dire tutto il male di questo mondo, ma il Fruttapec ha questo grosso vantaggio, che con una cottura breve, non si rischia la caramellatura dello zucchero, e la marmellata mantiene un sapore più "vero".
      E per concludere dolcemente, una delle più belle canzoni d'amore che siano mai state scritte, perché i rocker non urlano solamente ;-)

      sabato 8 febbraio 2014

      Focaccia con la farina di grano arso, a lievitazione naturale

        Eccomi di nuovo con la farina di grano arso, dopo aver usato questo ingrediente così particolare per fare la pizza e il pane. Questa volta, come mi ero ripromessa, ho fatto la focaccia, perché in cuor mio sapevo che, con questa farina, sarebbe venuta una focaccia sublime. E le aspettative non sono andate deluse.


        Come sempre, ho proceduto ad una lievitazione naturale e, come opzione, ho fatto un impasto diretto con l'80% di idratazione.
        • 300 g di manitoba
        • 100 g di semola rimacinata
        • 100 g di farina di grano arso
        • 15 g di farina maltata
        • 75 g di LNL
        • 400 g di acqua
        • 20 g di olio evo
        • 5 g di miele
        • 1 cucchiaino colmo di sale
        Mescolare tutte le farine nella ciotola dell'impastatrice. Fare un incavo al centro e versarvi l'acqua, l'olio, il LNL e il miele. Avviare la frusta a K (foglia) e lasciar andare a media velocità finché non si nota che l'impasto comincia ad acquistare una certa corda.


        Sostituire la K col gancio per impastare, e dare velocità. Quando l'impasto comincia a staccarsi dalle pareti della ciotola e ad arrotolarsi su per il gancio, aggiungere anche il sale. Far incordare bene. Quindi fermare l'impastatrice per una decina di minuti, e ridare poi quanche giro di frusta. Ripetere questa operazione per 3-4 volte.


        Versare tutto l'impasto in una ciotola con coperchio a chiusura ermetica e porre a lievitare per almeno 12 ore. In effetti, a me ne sono servite all'incirca 16. In ogni caso, l'impasto deve triplicare di volume.


        Foderare una leccarda con un foglio di cartaforno e ungerlo bene. Versarvi sopra l'impasto, che sarà molto morbido, e con delicatezza, stenderlo con la punta delle dita, cercando di non sgonfiarlo troppo. Rimettere a lievitare nel forno con la temperatura al minimo (30° max) per 2-3 ore. Quando si noterà che è bella gonfia, estrarre la focaccia dal forno e cospargerla con del sale grosso e un altro bel giro d'olio (la focaccia, per essere buona, dev'essere unta :-) ), intanto che si fa scaldare il forno a 220° statico.


        Infornare e lasciar cuocere per una mezz'oretta o 40 minuti, abbassando se necessario, la temperatura a 200°.

          mercoledì 5 febbraio 2014

          Cicorietta, cannellini e peperoni secchi

          Chissà chi si ricorda di questi?
          Ultimamente, nella raggiobox ho trovato due bei mazzi di cicorietta. Manco a dirlo che il primo pensiero è stato di rifarli di nuovo ripassati in padella coi fagioli cannellini, però... però... mi sono ricordata di avere anche questi, sì insomma, i peperoni secchi, e allora mi sono detta "perché non fare una padellata più ricca, che mi ci ficco???"


          Risultato ottimo, molto saporito e "contadino". Il procedimento è sempre lo stesso dell'altra volta, con solo l'ingrediente in più.
          • 1 kg di cicorietta (peso lordo)
          • 1 scatoletta (380 g) di fagioli cannellini lessati
          • 4 peperoni secchi
          • un po' di peperone piccante
          • 3-4 spicchi d'aglio
          • 2-3 acciughe sott'olio
          • olio evo, sale, pepe nero
          Selezionare, lavare e lessare la cicorietta. Scolarla bene a tenerla da parte.
          Mettere i peperoni a rinvenire in un po' d'acqua per una mezz'oretta, dopo averli privati dei picciòli e i semi. Scolarli e tagliarli in 3-4 pezzi.


          In una padella con l'olio evo, far scaldare l'aglio, il peperoncino e le acciughe. Aggiungere i pezzi di peperone e far scaldare anche loro, quindi la cicorietta. Dare una bella mescolata e far insaporire qualche minuto, quindi aggiungere alla fine i cannellini con tutta la loro acqua di vegetazione, salare, pepare, mescolare bene, incoperchiare lasciando il coperchio leggermente sollevato e cuocere fino a far addensare tutto il liquido.
          Spegnere la fiamma e servire... voilà!

          domenica 2 febbraio 2014

          Macarons 1.0 (e crema chantilly allo zabaione)

          Passate le feste di Natale, cosa resta a chi ha fatto tanti panettoni? Ma è ovvio... tanti albumi nel congelatore!!! E come ogni anno, si pone il problema di come smaltirli. Dopo tutti i modi già conosciuti, e che si possono scoprire cliccando sul tag albumi nella tag cloud qui di lato, mi sono finalmente decisa a provare a fare anche i macarons. Il suffisso 1.0 del titolo sta ad indicare che questa è solo la prima di quella che, immagino, diventerà una lunga serie di prove e riprove. Già questa prima, per esempio, che ho eseguito seguendo una ricetta di Pinella, una delle tante ricette di macarons che si possono trovare sul suo blog, penso che proverò a rifarla, prevedendo anche un tempo di asciugatura dei macarons prima di infornarli (Pinella scrive che per questa ricetta non è necessario, ma lei è talmente brava che può permettersi di fare quello che vuole ;-D ), perché ho motivo di credere che, in questo modo, si riesce ad evitare le crepe che si sono formate su diversi di loro. Inoltre, devo calibrare meglio anche la densità dell'impasto, per evitare che si formi quella punta stile "cappello di Puffo" in cima. Comunque, per essere stati i primi, penso di potermi ritenere soddisfatta.


          Questa prima volta non ho usato coloranti, e in ogni caso, credo che ne userò solo se trovo quelli naturali. Capisco che la varietà cromatica dei macarons fa molta scena, ma sinceramente, l'idea di ingurgitare tutti quei colori mi mette un tantino a disagio, perciò proverò a vedere se ne trovo di naturali dai miei fornitori di alimenti bio, altrimenti continuerò a farne a meno, oppure proverò a vedere che succede usando ingredienti come lo zafferano, il thé matcha, la curcuma e altre cose simili, in quantità tali da non alterare il gradevole sapore di mandorla, che rende questi dolcetti così golosi e raffinati. Oppure, mi limiterò a giocare coi contrasti di colore tra il guscio e la crema di farcitura, tingendo alternativamente con cacao e caffé.


          Intanto, per questa prima ricetta, con cui ne ho fatti circa una cinquantina, ho usato
          • 150 g di farina di mandorle
          • 150 g di zucchero a velo
          • 110 g di albumi (circa 3), "vecchi" di un paio di giorni
          • 15 g di zucchero semolato
          e per lo sciroppo
          • 150 g di zucchero semolato
          • 50 g di acqua
          Mescolare insieme la farina di mandorle e lo zucchero a velo, quindi passarli al mixer, a poche cucchiaiate alla volta, facendo andare le lame per 5 secondi a ogni aggiunta, fino a ottenere una miscela di farina fina, che andrà ulteriormente setacciata, per eliminare i residui più grossolani.


          Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a filo, cominciare a montare 55 g di albumi (sappiate che io non sono stata troppo fiscale col peso degli albumi: ne ho usati 3, che pesavano all'incirca 120-125 g... non credo che pochi grammi in più o in meno possano mandare in malora il risultato finale) aggiungendo progressivamente i 15 g di zucchero semolato, intanto che in un pentolino si prepara lo sciroppo, che sarà pronto quando avrà raggiunto la temperatura di 110°C.
          Abbassare al minimo la velocità dell'impastatrice e colare lo sciroppo a filo sulla parete della ciotola. Al termine, alzare la velocità e montare gli albumi fino a formare una meringa, quindi aggiungere anche il resto degli albumi e lasciar incorporare anche questi. 


          Quando l'impasto raggiunge i 40-50°C, aggiungere il colorante se si sceglie di usarlo e dare una veloce rimescolata. Preriscaldare il forno a 150° statico.
          Sostituire la frusta a filo con la K (foglia), quindi versare tutto in una volta la miscela di mandorle e zucchero a velo, e far impastare, controllando continuamente che l'impasto sia colante, ma sostenuto.
          Con questo impasto, riempire un sac-à-poche e formare i macarons su una leccarda foderata di cartaforno o, per farli venire belli precisi, su un tappetino di silicone per macarons, come ho fatto io.
          Infornare e lasciar cuocere per 15-20 minuti, ruotando la teglia (portare il dietro davanti) verso metà cottura. Far raffreddare completamente prima di staccare.


          Per la farcitura, non ho preparato niente di specifico, ma mi sono arrangiata con quello che avevo: una chantilly allo zabaione (avanzo di una crema che avevo fatto durante le feste, per altro scopo) che ho usato per alcuni, e per altri, una crema ciocco-gianduia fatta in casa da un amico.
          Per completezza, spiego come ho fatto la chantilly allo zabaione:
          • 4 tuorli
          • 120 g di zucchero fino Zéfiro
          • 25 g di fecola di patate
          • 50 ml di panna liquida
          • 50 g di passito di Pantelleria (o altro vino liquoroso dolce)
          • 150 g di marsala demi-sec
          • 200 ml di panna da montare
          Sbattere lo zucchero coi tuorli e aggiungere anche la fecola. Nel frattempo scaldare la panna (che non deve bollire, ma solo intiepidirsi), quindi aggiungerla a filo allo sbattuto di tuorli, zucchero e fecola. Scaldare anche il marsala col passito, e versare anche questo a filo sui tuorli, sempre mescolando con la frusta. Quindi versare tutto di nuovo nel pentolino e portare a cottura finché la crema non si sia addensata. Far raffreddare.
          Montare la panna, quindi mescolarla alla crema una volta che questa sarà completamente fredda, piano dal basso verso l'alto per non farla smontare.
          Questa chantilly è ottima anche per altri usi, come farcire le torte o creare golosi bicchierini.
          Il problema vero, è farceli arrivare i macarons alla farcitura... sono talmente buoni, che sono più quelli che si mangiano strada facendo, di quelli che si riesce a farcire!

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