domenica 28 ottobre 2012

Scialatielli al sugo di pesce

Da quando ho iniziato a foodbloggare, mi è capitato spessissimo di imbattermi in ricette che utilizzano questo formato di pasta, gli scialatielli, che mi erano del tutto sconosciuti e che neanche trovavo in vendita qui dalle mie parti.
Poi è successo che l'anno scorso è venuta a trovarmi una carissima amica, di Napoli, che mi ha portato in dono alcuni pacchi di pasta di Gragnano, e tra questi c'erano anche gli scialatielli... finalmente! potrò assaggiarli anch'io! Ci ho messo del tempo prima di decidermi, ma vabbé, intanto ho fatto fuori un altro dei formati che mi aveva portato, e poi mi sono messa a dieta, e poi comunque, anche a dieta finita, continuo a razionare i carboidrati sennò mi ri-ingrasso di nuovo... e poi volevo condirli con qualcosa di veramente buono buono...


... insomma, non mi andava di farli così, tanto per fare, ma volevo onorarli con un condimento fatto veramente come si deve. E siccome mi è parso di capire che gli scialatielli si sposano particolarmente bene col pesce, ho fatto un buon sugo di pesce per uno sposalizio di alto livello. E a dirla proprio tutta, mi ci sarà pure voluto del tempo per decidermi, ma ne è valsa davvero la pena! ;-)



Per 2-3 porzioni di scialatielli:
  • 2 calamari medi (Adriatico)
  • 2 gallinelle di mare piccole (Adriatico)
  • 2 triglie piccole (Adriatico)
  • 200 g di mazzancolle
  • 400 g di pomodori pelati
  • 2 cucchiai di aceto di vino rosso
  • 2 spicchi d'aglio, prezzemolo, poco peperoncino piccante, olio evo, sale e pepe nero al mulinello
  • 160-240 g di scialatielli (dipende se si è in 2 o in 3)
Pulire il pesce privandolo di interiora, branchie e pinne (i calamari degli occhi, la bocca, la sacca di inchiostro nero e la cartilagine interna) e sciacquarlo molto velocemente sotto l'acqua corrente. Privare le mazzancolle delle teste e dei carapaci. Tagliare i calamari a strisce.
In una pentola di terracotta, porre a rosolare nell'olio evo l'aglio passato allo schiacciaaglio, un po' di prezzemolo tritato e il peperoncino e quando iniziano ad appassire, aggiungere i calamari e le mazzancolle. Far rosolare tutti insieme per qualche minuto, quindi sfumare con l'aceto.


In un piatto, schiacciare grossolanamente i pelati con i rebbi di una forchetta e versarli nella pentola, abbassando la fiamma quando spicca il bollore. Salare, pepare e portare a cottura e, quasi alla fine, aggiungere le gallinelle e le triglie. Spegnere la fiamma e spolverizzare ancora con dell'altro prezzemolo tritato.
Lessare la pasta in una pentola d'acqua salata e condire col sugo di pesce.


Direi che gli scialatielli non meritavano niente di meno di questo tradizionalmente semplice, ma davvero squisito sugo di pesce.
E comunque, nel frattempo mi sono informata e ho scoperto dove posso trovare gli scialatielli qui da me: non troppo distante da casa mia c'è questo negozio dove, oltre a una mozzarella di bufala campana DOP semplicemente da urlo, posso trovare anche gli scialatielli, sia quelli semplici che al limone... OLE'!!! :-D

mercoledì 24 ottobre 2012

Polpette di quinoa e miglio con zucca e semi di sesamo

La quinoa è stata una scoperta relativamente recente, ho iniziato a mangiarla più o meno 2-3 anni fa, e sempre mescolata alle zuppe d'inverno, o nelle insalate/piatti freddi d'estate.
Tuttavia, mi sono sempre domandata come sarebbe stato usare la quinoa come base per fare delle polpette, ripromettendomi sempre di cercare qualche ricetta in giro.


Senza scomodarmi troppo, poco tempo fa mi è venuta incontro la mia amica Patrizia con questa ricetta di polpette di quinoa al forno. A questo punto non avevo più scuse: la ricetta c'era, la quinoa pure... dovevo solo fare le polpette, e polpette siano! :-D
Devo specificare che, in corso d'opera, ho pesantemente modificato la ricetta, a cominciare dal fatto che ho mescolato insieme quinoa e miglio e ho sostituito le zucchine con la zucca... ma procediamo con ordine.


Dosi per 12 polpette (belle grandi):
  • 110 g di quinoa bio
  • 90 g di miglio bio
  • 500 g circa di zucca bio (peso a crudo e prima di pulirla)
  • 1 cipolla rossa
  • 2 uova
  • 3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato
  • 2,5 cucchiai colmi di pangrattato
  • semi di sesamo bio
  • 1 misurino di brodo granulare vegetale (o brodo vegetale se si ha disponibile)
  • olio evo, sale, pepe bianco macinato e uno spruzzo di vino bianco (per la zucca)
  • pepe nero al mulinello, curcuma, paprika piccante, qualche goccia di tabasco, una macinata di sale rosa dell'Himalaya (per l'impasto delle polpette)
Come prima cosa, sciacquare bene la quinoa sotto l'acqua corrente. Porla in una casseruola col miglio, mescolare e coprire con l'acqua fino a circa 4 dita oltre il livello. Aggiungere il misurino di brodo granulare (se si ha già del brodo vegetale, è senz'altro meglio) e porre sul fuoco, lasciando cuocere per circa 20 minuti da quando spicca il bollore, e comunque finché non abbia assorbito tutto il liquido. Far raffreddare.


Pulire la zucca e tagliarla a dadini. Affettare sottilmente la cipolla e farle rosolare entrambe in una padella con dell'olio evo, sfumando col vino bianco, finché la zucca non si sia ammorbidita. Salare, pepare e aggiungere alla quinoa e miglio.
Finire quindi di preparare l'impasto aggiungendovi le uova, il parmigiano, il pangrattato e le spezie.


Formare le polpette, passarle nei semi di sesamo e disporle sulla leccarda foderata con un foglio di cartaforno, leggermente unto con olio evo.
Cuocere in forno già caldo a 180° ventilato per circa 20 minuti, comunque fino a doratura.
Sono gustosissime, saziano e non appesantiscono. Io le ho mangiate accompagnandole a queste, un piatto tutto vegetariano!

sabato 20 ottobre 2012

Nocino

E' un liquore che non son mai riuscita a preparare perché non sapevo dove/come reperire la materia prima: le noci col mallo. Insomma, pur abitando in campagna, non ho alberi di noci nelle vicinanze, da cui poter andare a fregare i frutti nottetempo (a dir la verità, non so neanche com'è fatto un noce :-P ), né so di negozi che le vendono.
E' successo poi che l'anno scorso, una mia amica mi avesse chiesto una ricetta collaudata per farlo. Ovviamente io non ce l'avevo, ma sapevo che ce l'aveva mia cugina, che da anni fa un nocino da urlo, grazie all'albero di una sua amica che le fornisce i frutti necessari. Quindi mi son fatta dare da lei la sua ricetta per passarla alla mia amica, e quel fare da tramite mi ha fatto intestardire: all'epoca della richiesta era già troppo tardi per organizzarmi, ma l'anno dopo non sarebbe passato indenne, avrei fatto il nocino, a qualunque costo!
E' stato così che già dallo scorso inverno mi sono messa in giro a chiedere a colleghi e conoscenti, che sapevo avere della terra in campagna, se per caso avessero pure un albero di noci, ed ho finito per trovare un collega con cui ho preso accordi perché mi fornisse 30 noci col mallo entro e non oltre il 30 giugno di quest'anno. Infatti, la leggenda vuole che al momento di coglierle, le noci debbano essere bagnate con la rugiada della mattina di San Giovanni, che cade il 24 giugno. Dato che è abbastanza improbabile riuscire a cogliere le noci la mattina del 24 giugno, diciamo che qualsiasi momento fino alla fine del mese può essere buono.
E invece è accaduto che una ventina di giorni prima della "fornitura", il mio collega mi chiama e mi dice che il raccolto di quest'anno era andato a farsi benedire, le noci erano poche, piccole e asfittiche, ed evidentemente la pianta doveva essersi presa una malattia.
Nooooooooooooooooo!!!!!!!!!! e ora che faccio??? per nessuna cosa al mondo volevo rinunciare alla mia decisione di preparare il nocino, ma dove le trovo le noci adesso?!?
E all'improvviso si accende il lampo di genio! massìììììì, devo chiedere al mio emporio bio equosolidale, quello dove faccio la GAS-spesa! Loro hanno contatti con diverse aziende agricole locali, da cui si riforniscono di frutta e verdura biologica che vendono in negozio: ci sarà tra questi qualcuno che abbia un albero di noci! :-D Parlo con la signora che si prende l'impegno di informarsi, e il giorno dopo mi fa sapere che sì, c'era chi avrebbe potuto darmi le noci. Vabbé, poi come sempre succede, quando dopo esserti scervellata per giorni, finalmente trovi la soluzione, all'improvviso salta fuori che c'era almeno un'altra persona che avrebbe potuto aiutarti, nel caso mio la signora che mi viene a fare le pulizie e il cui padre ha un albero di noci... pazienza, me ne ricorderò l'anno prossimo!


Comunque, finalmente entro in possesso delle mie noci e procedo con la ricetta di mia cugina:
  • 30 noci col mallo
  • 1,5 l di alcool etilico 90-95°
  • 0,5 l di acqua
  • 0,5 kg di zucchero
  • aromi misti (stecca di cannella, chiodi di garofano, scorza di limone bio, scorza d'arancia bio, zenzero...)
Preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero e far raffreddare.
Tagliare le noci a metà, o anche in 4 se sono molto grandi. Occhio che sono dure, io mi sono dovuta munire, oltre che di un coltello bello tagliente, anche di un martello perché a mani nude non ce la facevo. E' un lavoro abbastanza "sporco" perché i frantumi e i succhi vanno schizzando un po' dappertutto, diciamo che questa è la parte più antipatica di tutto il procedimento. Ah! indossare dei guanti di gomma perché ho imparato a mie spese che mani e unghie diventano nerissime, e rimangono così per diversi giorni.
Mettere le noci in un'albanella a chiusura ermetica bella grossa, io ho dovuto usarne una da 3 litri e una da 1,5 litri, perché le noci occupano molto volume e non è facile trovare un recipiente grande abbastanza da contenere tutto.
Quando lo sciroppo è completamente freddo, mescolarlo all'alcool e versare questa mistura sopra le noci nelle albanelle. Aggiungere gli aromi (io ho messo solo stecca di cannella e scorza di limone), chiudere e far riposare in un luogo buio e fresco per almeno 8 settimane, agitando di tanto in tanto. Io ho lasciato riposare anche un paio di settimane in più.
Trascorso il periodo di infusione, mescolare insieme il contenuto di entrambe le albanelle in un unico recipiente, filtrando. Quindi filtrare di nuovo e imbottigliare. Ho riempito in tutto 4 bottiglie da 50 cl più una quinta a cui mancava poco più di un dito per essere colma.
Lasciare che il liquore s'affini in bottiglia per almeno due settimane prima di degustare, più tempo si lascia affinare, e meglio si amalgamano i sapori, anche se so che è molto difficile resistere! ;-)

AGGIORNAMENTO 2016
Quest'anno, dopo alcuni passati "a riposo", ho rifatto il nocino con le seguenti, significative, modifiche:
  • sciroppo fatto con ZUCCHERO DI CANNA
  • aromi utilizzati: scorza di limone, stecca di cannella, chiodi di garofano, UNA BACCA DI VANIGLIA INCISA
Ne prendo nota perché il nocino è venuto particolarmente buono, direi meglio del solito.  

martedì 16 ottobre 2012

Semplicemente lasagne al ragù

Niente di nuovo. Chissà quante volte le avrete fatte e mangiate. E' un must della nostra gastronomia nazionale, come pure delle tavole della festa, qualcosa di cui ognuno si porta dietro una ricetta, tramandata forse dalla mamma e dalla nonna prima di lei, oppure che si rifà alla tradizione regionale.
Io, per esempio, mi ricordo che le lasagne che si facevano a casa erano rigorosamente fatte con la sfoglia all'uovo fresca e tirata sottilissima, un velo che ci si poteva guardare attraverso. Si lessava, si faceva scolare benissimo e si assemblava la lasagna.


Per questo, quando ho provato una confezione di sfoglia all'uovo seccata, mi sono sentita un po' una traditrice della tradizione di casa. Però ero veramente curiosa di sentire come fosse perché ho pensato che se si continua a vendere, e se addirittura si moltiplicano le marche che si trovano in vendita, evidentemente un suo mercato ce l'ha. E se ha mercato, ci dovrà pur essere un buon motivo, no? E così ho infilato nel carrello della spesa questa scatola di sfoglia per lasagne secca, pensando di usarla un giorno.
Poi, una volta a casa, pensando a cosa avrei potuto preparare nel weekend, mi sono detta "capperi! ma perché aspettare di provare quella sfoglia un giorno? proviamola subito, no? tanto con qualcosa dovrò pur pranzare domenica!"
E allora mi metto a cercare febbrilmente in frigo e nel freezer se avevo tutto il necessario per fare almeno un buon ragù come mi è stato insegnato, tanto per contrapporre un po' di tradizione all'innovazione dell'ingrediente insolito... dunque dunque... carota, sedano, cipolla, aglio... sì, gli odori ci sono tutti! la carne... in freezer ci sono ancora le fettine del GAS-carne, ci si possono fare gli involtini... ho ancora un paio di salsicce quelle buone buone del macellaio del paese... mozzarelle e parmigiano non mancano mai, le uova per le frittatine negli involtini ci sono pure, il latte per la bechamelle è OK, la passata di pomodoro c'è... porca miseria!!! non ho il macinato!!! cavolo, le lasagne non si possono fare senza macinato, un po' di carne tra gli strati ci dev'essere!!! e mò??? che m'invento???


Mumble mumble... idea! e se usassi quel guanciale che ho comprato proprio oggi? massììì, non sarà proprio ortodosso, ma con qualcosa devo rimpiazzare il macinato! Anzi, sai che c'è? metto i dadini di guanciale anche negli involtini... frittata, qualche dadino di guanciale, un pezzettino di aglio, timo sale e pepe. Il resto del guanciale a dadini lo metto nel ragù e lo uso nelle lasagne... PRESO!!! :-)
E così, per cominciare ho messo su il ragù. Prima di tutto ho preparato due frittatine di un uovo ciascuna, le ho divise a metà e ogni metà l'ho messa su una fettina di carne leggermente insaporita col sale. Ad un'estremità della fettina ho messo qualche dadino di guanciale, un pezzettino di aglio, una bella spolverata di timo, un pizzico di pepe nero, avvolgiamo e fissiamo con degli stuzzicadenti... voilà! pronti quattro involtini!
In una casseruola bella capiente ho scaldato del buon olio evo e ho messo a rosolare gli involtini e le salsicce, e quando erano dorati su tutti i lati, li ho messi da parte in un piatto. Nella stessa casseruola ho fatto rosolare un po' i dadini di guanciale e, dopo poco, ho aggiunto il mio bel trito di carota, sedano, cipolla e aglio. Quando il tutto era appassito, ho rimesso la carne e ho sfumato con un bel bicchiere di vino bianco. Evaporato il vino, ho aggiunto la passata e ho fatto sobbollire a fiamma bassa, col coperchio leggermente sollevato, finché il sugo non si è ristretto, salando a cottura quasi ultimata. Bene, e anche il ragù è pronto... mmmmm, che buon profumo di casa, di domenica, di festa, di famiglia!
Nel frattempo, avevo tagliato e messo a scolare le mozzarelle, anche se in questo caso specifico, con la sfoglia secca, meglio sarebbe stato se avessero conservato il loro liquido... dopo spiegherò il perché.
Preparata la bechamelle in quattr'e quattr'otto... burro e farina per il roux, latte, sale e una grattatina di noce moscata, densità raggiunta... oplà! Possiamo passare all'assemblaggio!


Ho preso una pirofila da forno della misura giusta e, senza imburrarla perché era di vetroceramica, quindi già antiaderente di suo, ho coperto il fondo con un po' di ragù e di bechamelle e ho cominciato ad adagiare questi rettangoli di sfoglia che, essendo rigidi, in certi casi si andranno a sovrapporre, in altri bisognerà spezzarne via un pezzo per adattarli. Ho capito che è importante seguire qualche piccolo accorgimento che poi vi dirò. Comunque, fatto lo strato di sfoglia, l'ho coperto col ragù e i ciccioletti di guanciale, qualche cucchiaiata di bechamelle, mozzarella e una bella spolverata di parmigiano, e via così, alternando strati fino ad esaurimento ingredienti. Alla fine ho fatto 5 strati di sfoglia e sull'ultimo ho messo solo ragù e bechamelle.
In forno caldo a 200° per 20-25 minuti, di cui i primi 15 coperti con un foglio di alluminio.
A fine cottura, ho fatto riposare una decina di minuti per poterle tagliare ed estrarre meglio dalla pirofila.


Bé, sapete che vi dico? sono buone! càspita se sono buone! So bene che lo spessore della pasta è di gran lunga superiore a quella che siamo abituati a mangiare in famiglia, e che i miei parenti troverebbero parecchio da ridire su questo, ma a me non sono dispiaciuti affatto e penso che con un buon ragù e mozzarella in abbondanza, si facciano mangiare e apprezzare.
Gli accorgimenti a cui accennavo più sopra: dato che la sfoglia è secca, perché cuocia bene occorre che il condimento sia, oltre che abbondante, anche piuttosto liquido, perciò sarebbe opportuno
  • non far addensare troppo il ragù
  • evitare di scolare troppo le mozzarelle, in questo caso il loro liquido ha un'utilità
  • laddove le sfoglie si sovrappongono, mettere del condimento, anche solo del ragù, tra i due lembi sovrapposti, che altrimenti in cottura si attaccheranno formando uno strato spesso e poco cotto
Seguendo questi piccoli accorgimenti, io dico che viene fuori un'ottima lasagna anche con la sfoglia secca, che comunque ha il grande pregio di far risparmiare tempo e lavoro.
E questi invece sono gli involtini fatti con le GAS-fettine,


boni pure loro... ma io sono di parte: amo qualsiasi tipo di carne al ragù!

venerdì 12 ottobre 2012

Blueberry Creamcheese Pie

Bazzicando il blog Tracey's Culinary Adventures, mi sono resa conto che questa Tracey, nei suoi dolci, usa spesso i mirtilli in abbinamento col Philadelphia. Insomma, ha stuzzicato la mia curiosità di scoprire com'è, per cui, avendo in freezer un rotolo di pasta frolla friabile di Santin che aspettava di essere utilizzato in qualche modo, e in dispensa un vasetto di meravigliosa marmellata di mirtilli del Mottarone homemade dall'amica Nicoletta, già famosa per avermi insegnato a fare il polpettone genovese e la cotoletta alla milanese, non mi restava altro da fare che procurarmi una bella confezione di Philadelphia e mettere tutto in cantiere.

  • una dose di pasta frolla friabile di Santin
  • 250 g di formaggio Philadelphia
  • 250 g di marmellata di mirtilli(*)
  • 1/2 cup di zucchero a velo
  • 1 uovo
  • 1-2 cucchiai di succo di limone
  • scorza grattugiata di un limone
  • 1 cucchiaio colmo di fecola

Col mattarello stendere 2/3 della frolla tra due fogli di cartaforno e formare un disco con cui foderare uno stampo da crostata da 21 cm, meglio se col fondo rimovibile per evitare spiacevoli sorprese al momento di sformare, dato che questa frolla è veramente delicata e il ripieno risulterà essere abbastanza pesante.
Col restante terzo di pasta frolla, formare un altro disco, sempre tra due fogli di cartaforno e grande abbastanza da poter coprire la crostata una volta che sarà stata riempita.


Tenere entrambi in frigo per il tempo necessario a preparare il ripieno e accendere il forno a 200° statico.
In una ciotola mescolare, a mano con un cucchiaio, il Philadelphia con lo zucchero, l'uovo e la scorza di limone.
In un altro recipiente, diluire la marmellata con il succo di limone e incorporare la fecola.
Riprendere la teglia e versare nel guscio di frolla prima la crema al formaggio, livellando bene, e poi sopra la marmellata, livellando pure questa.
Coprire con l'altro disco di pasta frolla, dando una bella rollata di mattarello per fare in modo che i bordi aderiscano. Con la punta di un coltello affilato, praticare una croce al centro per far sfiatare il vapore che si formerà in cottura (anche se quasi sicuramente, il ripieno preferirà sfogarsi squartando i bordi tutt'intorno, com'è successo a me ;-P ).


Infornare e far cuocere a 200° per i primi 10 minuti, quindi abbassare a 180° e lasciar cuocere altri 30 minuti, quindi abbassare ancora a 160° e far cuocere ancora 20 minuti. Come sempre, tempi e temperature sono indicativi e soggetti ai diversi comportamenti dei vari forni. Sappiate soltanto che richiederà un tempo di cottura insolitamente lungo per una crostata, e comunque dovrà essere costantemente controllata se non si vuole rischiare che la frolla si carbonizzi.
Far stiepidire, quindi sformare e trasferire su una gratella per farla raffreddare completamente.


Ora lo posso dire: lo sposalizio mirtilli-Philadelphia è sicuramente uno dei più riusciti, e l'acidulo del limone si colloca ottimamente per smorzare l'eventuale sapore un po' "formaggioso". Un accostamento davvero davvero di grande successo, ve lo consiglio!

(*)Se lo si desidera, al posto della marmellata di mirtilli si possono usare i mirtilli freschi. In tal caso, a 250 g di mirtilli andranno aggiunti, oltre al succo di limone e alla fecola, 1/2 cup di zucchero a velo. Si mescola bene il tutto in modo da far sciogliere lo zucchero e quindi si procede come da ricetta.

lunedì 8 ottobre 2012

Uovo nel peperone

Questa non è una vera e propria ricetta, ma più un modo di preparare e servire l'uovo al tegamino.
Tempo fa avevo visto circolare delle foto e ho pensato "ma guarda un po' che simpatico! un'idea di una semplicità disarmante, eppure non ci avrei mai pensato se non avessi visto queste foto... devo farlo anch'io!"


Detto fatto! Ho preparato anch'io le uova nel peperone... molto banalmente basta scaldare un goccio d'olio in un padellino antiaderente e adagiarvi tanti anelli di peperone quante sono le uova da cuocere. Il peperone dev'essere quello bello ciacciotto e carnoso, quello che di solito si fa arrosto, e ogni anello dev'essere alto circa 3 cm.


Si fa scaldare il peperone sia da un lato che dall'altro, quindi ci si rompe dentro l'uovo, si mette il sale, eventualmente un pizzico di pepe e si lascia finché non raggiunge il punto di cottura desiderato. La poltiglina verdognola che si vede in superficie è il sale matcha.


L'uovo così mi è piaciuto molto, ma per la prossima volta devo fare un paio di aggiustamenti:
  1. lasciar cuocere il peperone un po' più a lungo prima di romperci l'uovo, non troppo altrimenti si ammorbidisce e non è più in grado di trattenere l'uovo al suo interno, ma abbastanza da non farlo rimanere troppo croccante
  2. separare il tuorlo dall'albume, quindi far cuocere prima l'albume fino a farlo rapprendere per circa 2/3 e in seguito adagiarci sopra il tuorlo, in modo che questo rimanga fluido e ci si possa pucciare il pane!

giovedì 4 ottobre 2012

Involtini di ovino brasati

Ho trovato questi involtini di ovino già pronti, prodotti e commercializzati da un'azienda locale con carne dei nostri pascoli, ed ho voluto provarli.
Dato che sono di ovino adulto (non li avrei mai presi se fossero stati d'agnello :-( ), necessitano di una cottura piuttosto lunga che ammorbidisca bene la carne, che altrimenti risulterebbe troppo dura rispetto alle classiche fettine di vitello che normalmente vengono impiegate per fare gli involtini.


Con questa premessa, ho voluto farli brasati, in modo da avere poi anche una bella puccia gustosa e saporita, ispirandomi a questa ricetta per cucinare il brasato al Barolo. Ovviamente non ho usato il Barolo... va benissimo anche un qualsiasi vino rosso bello corposo, ma avendo improvvisato il tutto in maniera molto estemporanea, ho usato un avanzo di un quarto circa di bottiglia di rosso Montepulciano d'Abruzzo, che da solo era troppo poco, quindi l'ho allungato con bianco Trebbiano d'Abruzzo. Gli altri ingredienti li avevo tutti, per cui alla fine è venuta una salsa molto saporita e profumata che ricorda molto, nel gusto e nel profumo appunto, il tapulone per condire la polenta.
  • 4 involtini di ovino (650 g circa)
  • 1 cipolla (io l'avevo rossa)
  • una bella carota
  • 2 coste di sedano
  • 70-80 g di lardo di Arnad (5 fettine)
  • vino rosso, quanto basta a coprire la carne con tutte le verdure
  • salvia, alloro, rosmarino, pepe nero in grani, cannella in polvere, noce moscata grattugiata, bacche di ginepro leggermente schiacciate, chiodi di garofano
  • olio evo, sale
Tagliare a tocchetti sedano e carota, affettare la cipolla, privare le erbe aromatiche degli eventuali steli. Porre gli involtini in un'ampia ciotola, aggiungere quindi le verdure, erbe aromatiche e spezie, salare e coprire col vino. Incoperchiare e lasciar marinare 24 ore in frigorifero.


Porre a scaldare l'olio in un'ampia casseruola e far rosolare gli involtini su tutti i lati, con le fettine di lardo. Aggiungere quindi verdure, erbe e spezie della marinata, scolate dal vino, e far appassire. Quindi allungare col vino della marinata, portare a ebollizione e abbassare la fiamma, lasciando cuocere a fuoco lento finché il vino non sia del tutto evaporato e la carne risulti morbidissima.


Togliere gli involtini e le foglie di alloro e frullare tutte le verdure col frullatore a immersione, formando una cremina densa da accompagnare agli involtini, guarnendo con l'alloro.

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