giovedì 28 giugno 2012

Cannellini e cicorietta di campagna

Come le ho già detto in altra sede, considero Vale la diretta, sola e unica responsabile di questo favoloso contorno di verdura. Infatti, la ricetta l'avevo vista da lei all'epoca in cui la postò, e pur avendo preparato e mangiato numerose volte una roba molto simile, preparata però con le cime di rapa, con la cicorietta non l'avevo ancora mai assaggiata. Credo che la colpa fosse soprattutto del fatto che non trovo facilmente la cicorietta di campagna... la cicoria altrimenti detta catalogna sì, di quella ne trovo quanta ne voglio, quella te la tirano proprio dietro! ma la cicorietta, se non vai al mercato dai contadini, quella non la trovi.


Finché non ho iniziato a fare la spesa al mio Emporio bio equosolidale dov'è possibile fare anche la GAS-spesa :-) Là sì che l'ho trovata la cicorietta fresca fresca della nostra campagna, e appena l'ho vista mi ci sono fiondata, già sapendo come l'avrei fatta ;-)
  • 1 mazzo di cicorietta di campagna
  • 1 scatola di fagioli cannellini già lessati
  • aglio, quanto ne volete (io 3-4 spicchi)
  • peperoncino piccante
  • olio evo e sale
Mettere sul fuoco una pentola con 3-4 dita d'acqua, salare e portare a ebollizione. Pulire e lavare bene la cicorietta, tagliare a metà le foglie più lunghe e lessarla rapidamente nell'acqua bollente, pochi minuti, giusto per ammorbidirla. Scolare e tenere da parte.
In un'ampia padella, rosolare l'aglio e il peperoncino nell'olio e quando gli spicchi sono dorati, buttarvi dentro la cicorietta (l'olio schizzerà dappertutto, quindi tenersi a distanza di sicurezza).


Aggiungere anche i cannellini con tutta la loro acqua, salare, mescolare bene e incoperchiare. Lasciare sul fuoco alcuni minuti, il tempo necessario di far evaporare il liquido in eccesso e insaporire bene.
Irresistibile! Buonissimo come contorno, ma sinceramente io mi ciberei anche solo di questo, con un po' di pane ;-)
Grazie Vale, diavola tentatrice!

domenica 24 giugno 2012

Pasta risottata con punte d'asparagi e pancetta dolce

E' da tanto che sento parlare di "pasta risottata", e anche se avevo più o meno intuito di cosa potesse trattarsi, l'aver visto poi sul blog di Jo delle ricette da lei eseguite (tipo questa, e pure questa) con questa tecnica di cottura mi ha ancor più stimolato a provarla anch'io.
Mi sarebbe piaciuto eseguirla con gli asparagi bianchi veneti, ma purtroppo è andata che quando ho trovato gli asparagi, non ho potuto farci la pasta, e quando finalmente potevo fare la pasta, non ho trovati gli asparagi :-(
E bon! mi sono accontentata di usare i comuni asparagi verdi, e il risultato è stato tutt'altro che da disdegnare.


Per 2 porzioni:
  • 160 g di penne (io ho usato quelle di Gragnano che hanno tenuto ottimamente la cottura)
  • 4-5 asparagi
  • un cipollotto fresco
  • 60 g di pancetta dolce
  • brodo vegetale (non ho misurato quanto ne fosse, comunque direi, per sicurezza, di prepararne 1 litro)
  • olio evo
  • uno spruzzo di vino bianco
  • sale, pepe, scaglie di parmigiano e un ciuffetto di basilico per guarnire
Questa tecnica di cottura richiederà un tempo di preparazione un po' più lungo di quello che serve quando si lessa la pasta nel pentolone. Inoltre, è consigliabile utilizzare una padella bella ampia, per fare in modo che le penne rimangano il più possibile distribuite su uno strato unico ed abbiano una cottura quanto più uniforme possibile. Io, per 160 g di penne, ho usato una padella di 28 cm di diametro ed è andata benissimo.
Tenere in caldo il brodo vegetale. Pulire gli asparagi, scartare la parte bianca e cortecciosa, tagliare le punte e tenerle da parte e fare il resto a tocchettini. Affettare sottilmente il cipollotto e farlo rosolare nella padella con un paio di cucchiai di olio evo e la pancetta dolce a dadini. Aggiungere quindi anche gli asparagi a tocchettini (non le punte, non ancora), far rosolare anche questi per un paio di minuti, spruzzare col vino bianco e farlo evaporare.


A questo punto, versare le penne nella padella e lasciare 1 o 2 minuti, mescolando di tanto in tanto, quindi cominciare la cottura allungando con 3 mestoli di brodo caldo. Io ho incoperchiato la padella, controllando ogni tanto e mescolando per non far attaccare, e aggiungendo una mestolata di brodo man mano che vedevo che si era ristretto. Proseguire così la cottura finché le penne non sono al dente e aggiungere le punte di asparagi verso metà cottura. Allungando solo con un mestolo di brodo alla volta, è abbastanza facile che la pasta raggiunga il giusto punto di cottura senza che rimanga troppo brodosa, ma se restasse troppo liquido, basterà toglierlo con un cucchiaio. A cottura ultimata, salare se necessario e dare una macinatina di pepe.
Impiattare e servire spolverando con scaglie di parmigiano e guarnendo con un ciuffetto di basilico. A me non è dispiaciuto mettere sulla mia porzione anche qualche goccia di piri piri oil.


Qualcuno si chiederà quale sia il vantaggio di questa cottura. Vabbé, oltre a quello più ovvio e molto prosaico, di non dover lessare la pasta nella pentola e avere, quindi, una cosa in meno da lavare ;-) a me è piaciuta perché l'amido della pasta, che normalmente resterebbe disciolta nell'acqua di cottura, in questo caso invece è rimasto tutto lì e ha conferito una delicata cremosità al condimento. E poi, cuocendo tutto insieme, i sapori si sono amalgamati meglio.
Assolutamente da replicare, impiegando altri ingredienti. E ancora una volta, grazie a Jo per questi spunti sempre intriganti e di ottima riuscita.

mercoledì 20 giugno 2012

Scones all'arancia e mirtilli rossi, quelli veri stavolta!

Sì, perché se avevate letto questo post di poco tempo fa, vi ricorderete che avevo provato a riprodurre una ricetta vista sul blog Tracey's Culinary Adventures, ma il risultato non mi aveva convinto per niente, per cui ero decisa a riprovarci.
Parlandone con la mia amica Giulia, altrimenti detta scones-fox, la volpe degli scones :-D , lei si è presa un momento per venire a vedere la ricetta di Tracey che avevo replicato, l'ha confrontata con quella collaudatissima che usa lei, e mi ha detto che in quella di Tracey c'erano due uova di troppo. Nell'impasto degli scones le uova non ci vanno, e il fatto che Tracey le metta nei suoi li rende qualcosa di totalmente diverso da ciò che ci si aspetterebbe di ottenere, ossia dei panini morbidi, poco dolci, da gustare caldi con burro e marmellata, o solo marmellata, o panna... insomma, qualcosa che potrebbe vagamente ricordare i maritozzi.
Detto ciò, quelli di Tracey sono tutt'altro che da buttare via. Non sono scones, e su questo non ci piove, però sono buoni... una cosa a metà strada tra un biscottone e un sablé.


Vabbé, forte dei consigli di Giulia, decido di ripetere la mia scones-experience, mediando la sua ricetta con quella di Tracey, per cui a questo punto riporto tutte le dosi e gli ingredienti perché ci sono dei cambiamenti sostanziali.
  • 500 g di farina 00 + qualche altra cucchiaiata, se necessario
  • 2 cucchiai di zucchero Zéfiro (io mi sono confusa e ho messo 110 g, ma io sono stordita :-P ... non fate come me!)
  • 1 bustina di lievito
  • 1 cucchiaino di sale
  • 110 g di burro freddo a pezzetti
  • 300 ml di panna acida
  • 5-6 cucchiai di essenza d'arancia
  • 150 g di mirtilli rossi disidratati
  • 1 uovo piccolo + 1 cucchiaio di latte per spennellare
per glassare
  • 1/2 cup di zucchero a velo
  • 4 cucchiaini di succo d'arancia appena spremuto
Versare nella ciotola dell'impastatrice la farina con lo zucchero, il lievito e il sale. Azionare la frusta a foglia e mescolare tutto a bassa velocità, quindi aggiungere il burro freddo a pezzetti e attendere che il tutto assuma una consistenza granulosa, quindi incorporare la panna acida e l'essenza d'arancia. Se l'impasto dovesse risultare troppo morbido, aggiungere ancora della farina, un cucchiaio alla volta, finché non raggiunga una consistenza tale da poter essere trattato sul piano di lavoro senza appiccicare. Aggiungere infine i mirtilli, mescolando fino a farli distribuire uniformemente.


Infarinare leggermente il piano di lavoro e scaravoltarvi sopra questo impasto, eventualmente spolverando ancora con la farina se continuasse ad appiccicare. A me è tornato molto utile usare la spatola da pasticceria per aiutarmi a staccare la massa dal piano, lasciando che si infarinasse ma senza che ne incorporasse ancora.
Appiattire l'impasto in un disco di circa 3 cm di spessore, e con un coppapasta (il mio era di 7 cm di diametro, ma uno da 5 andrebbe meglio) intinto nella farina, ritagliare gli scones e adagiarli sulla leccarda foderata con la cartaforno, tenendoli distanziati un paio di millimetri l'uno dall'altro. Rimpastare e ritagliare gli avanzi d'impasto fino ad esaurimento. A me sono usciti 10 scones.


A questo punto, ho fatto una cosa che né Giulia, né Tracey dicono di fare, ma che secondo me giova alla cottura, soprattutto se comincia a fare caldo: ho preso la leccarda e l'ho infilata nel freezer per 20 minuti. Nel frattempo, ho lasciato che il forno si scaldasse a 200° statico.
Prima di infornare, ho spennellato gli scones con l'uovo sbattuto col cucchiaio di latte e ho fatto cuocere per quasi mezz'ora (potrebbe bastare anche meno, dipende dal forno). In ogni caso, gli scones devono essere belli dorati in superficie e sodi al tatto.


Far raffreddare completamente su una gratella di raffreddamento e guarnire con la glassa all'arancia.
Come scrivevo sopra, sono senz'altro più buoni mangiati caldi e possono tranquillamente essere scaldati nel microonde, così come possono pure essere surgelati e scongelati all'occorrenza.
La mattina a colazione, con un po' di marmellata e un bel cappuccino schiumoso, sono un modo fantastico per colorare la giornata!

sabato 16 giugno 2012

Vabbé, lo so, è solo una frittata al forno...

... ma quant'era bona! Uova biologiche, fiori di zucchina biologici, formaggio primosale biologico... è tutta talmente biologica, che mi offre anche lo spunto per raccontarvi di come mi sono accostata al mondo dei GAS (Gruppi di Acquisto Solidale).


Il tutto è iniziato con la storia del "parmigiano terremotato", sono sicura che tutti voi ne avete sentito parlare: l'appello che ha cominciato a girare sul web perché si acquisti il parmigiano che il terremoto in Emilia ha fatto precipitare giù dalle scaffalature nei magazzini dei produttori di parmigiano reggiano.
Anch'io volevo fare la mia parte, e immaginando che la cosa sarebbe stata molto più semplice se mi fossi appoggiata a un GAS, o comunque ad un gruppo che si fosse preoccupato di inoltrare un ordine cumulativo per più persone, mi sono ricordata che da tempo mi andavo dicendo di volermi iscrivere alla Cooperativa Bio-Equosolidale Emporio Primo Vere. Questa, di per sé, non è un GAS, ma fa da tramite tra le persone interessate ad acquistare prodotti biologici a km 0 e le aziende agricole locali, usando il negozio come punto di raccolta e smistamento ordini.
Insomma, mi decido e vado, e quando arrivo lì trovo una fila interminabile di persone alla cassa con una sola ragazza a servirli tutti. Le faccio cenno di finire prima con loro, che io volevo chiedere informazioni, quindi avrei aspettato che il negozio si svuotasse e nell'attesa mi sarei fatta un giretto per vedere le cose che vendono, e nel dire questo mi cade l'occhio su una ciotola posata su un mobile alle sue spalle, piena di mazzetti di fiori di zucchine... bellissimi!!! Freschi e dai colori ancora vividi, non come quelli che trovi al super, in quelle tristi vaschettine di plastica trasparente, tutti ammusciuliti perché di 2-3 giorni prima. Questi mazzetti di fiori nella ciotola non avrebbero sfigurato nella vetrina di un fioraio! Registro mentalmente che devo prenderne uno, prendo un cestello e inizio ad aggirarmi tra gli scaffali.
Quando finalmente il negozio si svuota e posso parlare con la ragazza, scopro che nella ciotola era rimasto un solo mazzetto di fiori! La prima cosa che le dico è "mi metta da parte quel mazzetto di fiori di zucchine... non lo dia a nessuno, è MIO!!!"


Vabbé, a farvela breve, faccio l'iscrizione dopo aver chiarito alcuni punti che mi erano un po' oscuri, prendo la mia bella tesserina e pago la mia piccola spesa, che comprendeva anche una piccola forma di formaggio primosale e due confezioni di uova, il tutto rigorosamente biologico e di aziende agricole della mia zona.
Ora, io lo so che voi mi direte che la morte dei fiori di zucchina è con un'imbottitura di mozzarella e acciuga, passati in una pastella leggera e fritti, come un tempura. Ma si torna sempre al solito problema: amo la frittura, ma non amo friggere. Allora decido di preparare questi fiori nel modo più banale e veloce possibile, non pensando neanche lontanamente che ci avrei scritto un post sul blog, altrimenti mi sarei premurata di mettere i fiori in un vaso e fargli una foto, che veramente meritavano. Vabbé, paSSSienSa!
  • 11-12 fiori di zucchina (da agricoltura biologica)
  • 4 uova (biologiche)
  • alcune fettine di formaggio primosale (biologico)
  • un bel cipollotto fresco
  • 2 acciughe sottosale, dissalate e deliscate
  • 1 cucchiaio di pangrattato
  • 2-3 cucchiai di latte
  • parmigiano a scaglie, abbondante
  • olio evo, sale, pepe q.b.
  • uno spruzzo di vino bianco
  • un paio di ciuffetti di basilico
Affettare il cipollotto molto sottilmente e porlo ad appassire in una padella con olio evo e le due acciughe. Quando la cipolla sarà diventata trasparente e le acciughe spappolate, aggiungere i fiori di zucchina, privati degli steli, lasciar rosolare un minutino, bagnare con lo spruzzo di vino e far evaporare. La cottura dei fiori dev'essere velocissima, in effetti si devono solo insaporire, quindi tenerli sulla fiamma non più di 3-4 minuti, rigirandoli ogni tanto.


Sbattere le uova aggiungendovi il pangrattato, le scaglie di parmigiano, il latte, sale e pepe (occhio che c'è anche l'acciuga che insaporisce!). Incorporare il primosale tagliato a dadini e i fiori di zucchina, mescolandoli delicatamente in modo che vengano ben avviluppati dall'uovo.
Versare tutto in una pirofila da forno leggermente unta con olio evo (io ho usato una pirofila di vetroporcellana, quindi ho saltato questo passaggio), appoggiare sopra i due ciuffetti di basilico e cuocere in forno ventilato preriscaldato a 200° per 25-30 minuti circa. Tuttavia è meglio controllare la cottura dopo una ventina di minuti, la frittata è pronta quando i bordi sono belli dorati e il centro non è più liquido. Lasciare che stiepidisca un po' per poterla tagliare meglio.
Niente di troppo elaborato o ricercato quindi, solo il gusto della natura e della semplicità.


Al momento di scrivere questo post, non posso ancora dare altre testimonianze sulla mia GAS-esperienza, ma sono in attesa di andare a ritirare un ordine di frutta/verdura, uno di alici fresche e uno di carne. E, ovviamente, il "parmigiano terremotato galeotto". Darò aggiornamenti, anche perché se mi troverò bene, le cose che comprerò diventeranno ingredienti primari delle mie ricette ;-)

lunedì 11 giugno 2012

Pane di semola con tecnica di impasto "no-knead"

La tecnica di impasto "no-knead" non è una novità per questo blog, già l'avevo menzionata a proposito di questo pane, e di questo, e di questo. E a dir la verità, considerarla una "tecnica" mi pare pure pretenzioso, dato che non c'è quasi niente da impastare...
E' davvero favoloso questo procedimento, come dice lo stesso Jim Lahey che con questo pane è diventato famoso, "let time do the work", lascia fare al tempo tutto il lavoro ;-)


E io il tempo lo lascio lavorare spesso, non foss'altro perché così posso dedicarmi ad altro... e questa volta avevo voglia di una bella pagnotta di semola rimacinata, con una bella crosticina croccante croccante e la mollica compatta, ma morbida e umida. E mi son detta "è tempo di rimettere il tempo al lavoro!"


E allora, verso le 23 del sabato sera, ho finito di mescolare insieme gli ingredienti e li ho messi a dormire per la notte...
  • 1 cup di farina manitoba
  • 2 cup di semola rimacinata di grano duro
  • 1 e 3/4 di cup di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di malto d'orzo
  • 1 punta di cucchiaino di lievito di birra in granuli (disidratato)
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 1 e 1/2 cucchiaino di sale


In una ciotolona bella capiente ho mescolato insieme le due farine col lievito. Ho sciolto il malto d'orzo nell'acqua e versato il tutto sulle farine, ho mescolato, aggiunto l'olio e il sale, mescolato ancora, coperto con un foglio di pellicola alimentare, un canovaccio, e via nel mobile della cucina a riposare fino al mattino dopo, diciamo per circa 12 ore (ma ne possono bastare pure 10). E quando parlo di mescolare, intendo proprio quello: semplicemente mescolare. Né impastare, né incordare... niente di niente. Semplicemente mescolare gli ingredienti finché non si siano perfettamente combinati. Stop.


La mattina dopo, l'impasto lievitato risulterà essere piuttosto blobboso e appiccicoso. Quindi bisognerà infarinare il piano di lavoro con abbondante semola rimacinata, versarvi sopra l'impasto e, aiutandosi con una spatola/tagliapasta, dare semplicemente delle pieghe, senza far incorporare altra farina. Bisogna anche evitare che l'impasto perda i gas della lievitazione, per questo, cercare di maneggiarlo solo lo stretto indispensabile.


Quindi trasferire la pagnottella così formata su una leccarda abbondantemente spolverata di semola rimacinata, dare una spolveratina di semola anche sopra la pagnottella, coprire con un canovaccio e mettere a lievitare per un'oretta nel forno spento con la sola lucina accesa.


Estrarre quindi la pagnottella e accendere il forno a 250° statico, mettendoci dentro una bella pentola di terracotta, o di pirex, o di ghisa... insomma, quel che si preferisce usare in questa circostanza, col suo bel coperchio e portare tutto a temperatura. A quel punto, facendo molta attenzione a non scottarsi, adagiare la pagnottella all'interno della pentola, incoperchiare e lasciar cuocere una trentina di minuti, trascorsi i quali la si farà cuocere ancora una decina di minuti senza coperchio, abbassando a 200° la temperatura del forno, e infine altri 5-10 minuti fuori dalla pentola, appoggiata direttamente sulla gratella. Come sempre, tempi e temperature sono indicativi, ognuno si regoli col proprio forno.


Far raffreddare nel forno col portello semiaperto.

§§§§§§§§§§

Mentre state leggendo questo post, con ogni probabilità io mi trovo in ospedale al reparto di gastroenterologia, e sto facendo la biopsia duodenale che accerterà l'esistenza o meno della celiachia che da un po' di tempo si sospetta che io possa avere. Chissà, forse questo sarà l'ultimo pane di semola che potrò mangiare per il resto della mia vita... non auguratemi che non sia celiachia che, tutto sommato, se fosse davvero confermata, alla fine potrebbe essere il minore dei mali.
E comunque, sia quel che sia: non sono la prima, e di certo non sarò l'ultima, quindi mi adatterò come già hanno fatto tanti prima di me ;-)

venerdì 8 giugno 2012

Pasticcio di penne di Gragnano in crosta

Ultimamente mi è capitato che nello stesso giorno, ben due amiche mi hanno raccontato di aver fatto il pasticcio di tagliolini in crosta. No dico, due in un sol giorno sono troppe... io ci ho visto un segno inequivocabile: devi fare anche tu il pasticcio di maccheroni in crosta!
Complici un avanzo in frigo di ragù da terminare e una casseruola di piselli alla pancetta, ho deciso di mettere insieme la ricetta della favolosa pasta al vino della mia amica Giuly, che non facevo più da molto tempo e che mi ero dimenticata quanto fosse buona, e le penne di Gragnano che mi aveva regalato, insieme ad altri formati di questa pasta squisita, la cara Iris.
Un po' di béchamelle, una provola affumicata, qualche fogliolina di basilico per dare profumo, et voilà, ecco pronto un golosissimo pasticcio di maccheroni in crosta!


Per una pirofila sufficiente per 4 persone occorrono:
per la pasta al vino
  • 10 cl di acqua
  • 10 cl di vino bianco
  • 10 cl di olio evo
  • farina quanta se ne raccoglie
  • sale e pepe q.b.
per il ripieno
  • 200 g di penne di Gragnano
  • ragù (nel mio c'erano anche dei funghi porcini)
  • béchamelle preparata con 30 cl di latte
  • 250 g di provola affumicata
  • 4-5 cucchiai colmi di piselli alla pancetta
  • parmigiano grattugiato a volontà
  • qualche fogliolina di basilico fresco
Ripeto: io ho arrangiato il ripieno con quanto avevo già pronto, ma ci si può mettere quel che si vuole... briglie sciolte alla fantasia!
La pasta al vino l'ho preparata il giorno prima e fatta riposare in frigo avvolta nella pellicola: nella ciotola dell'impastatrice, versare i liquidi, il sale, il pepe e 120 g di farina. Avviare la frusta a pala e continuare ad aggiungere la farina un cucchiaio alla volta finché l'impasto non acquista una certa densità. A quel punto, sostituire la frusta a pala con il gancio per impastare e far andare finché l'impasto non si stacca dalle pareti della ciotola. Potrebbe essere necessario aggiungere ancora altra farina. Per avere la certezza d'aver raggiunto la giusta consistenza, pressare la palla con le dita: l'impasto dovrà essere elastico e non si dovrà appiccicare.


Il giorno dopo, ho preparato la béchamelle (non sto a spiegare come la faccio, tutti sanno fare la béchamelle!) e lessato la pasta scolandola MOLTO AL DENTE. L'ho versata in una zuppiera capiente e condita col ragù leggermente riscaldato, 2/3 della béchamelle, i piselli, la provola tagliata, il parmigiano e le foglioline di basilico.
Quindi ho steso col mattarello la pasta al vino e ci ho foderato la mia pirofila (ne ho usato una di vetroporcellana, quindi non ho avuto bisogno di ungerla). Ho tagliato via la pasta eccedente dai bordi e l'ho tenuta da parte per fare il "coperchio". Ho riempito quindi il mio guscio di pasta con le penne condite, livellando bene, e ho steso in superficie la restante béchamelle.
Quindi col mattarello ho steso di nuovo la pasta al vino e ho incoperchiato, sigillando bene i bordi coi rebbi di una forchetta e praticando dei tagli in superficie per far svaporare durante la cottura.


Ho infornato nel forno già caldo a 200° ventilato, quindi ho abbassato la temperatura a 180° dopo circa 20 minuti e ho lasciato cuocere ancora per altri 20 minuti. E' consigliabile non porzionare subito, ma lasciare che stiepidisca un po' per riuscire a tagliare dei pezzi abbastanza precisi.
Ottima la pasta al vino, che è versatilissima e trova impiego in molte pietanze come quiches e calzoncelli. Ottime queste penne che hanno tenuto perfettamente la doppia cottura.

lunedì 4 giugno 2012

Pistachio Loaf


Con questo dolce, ho inaugurato il secondo libro della Hummingbird Bakery intitolato Cake Days, acquisto fatto già da alcuni mesi, ma da cui non avevo ancora preso spunti, in parte perché ho ancora tante cose da provare dal primo libro, e in parte perché non sapevo proprio decidermi tra le tante delizie offerte da questo secondo.


Ho deciso di iniziare con una torta al pistacchio semplice semplice. Vado pazza per i pistacchi, ne ho sempre una scorta in casa, veri pistacchi di Bronte che compro direttamente da un produttore di Bronte, impossibile sbagliarsi ;-) ed ho trovato squisito questo dolce che è quasi un 4/4, scioglievolmente burroso, non troppo dolce e ricco di pistacchi che gli danno quel gusto delicato, ma inconfondibile. Ottimo per il té, da non disdegnare però neanche per una prima colazione.

  • 190 g di burro morbido
  • 190 g di zucchero fino Zéfiro
  • 190 g di farina
  • 3 uova
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1/4 di cucchiaino di sale
  • 25 ml di panna acida
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • 100 g di pistacchi freschi, sgusciati e grossolanamente tritati
Per la glassatura:
  • 60-80 g di zucchero a velo
  • 20-40 g di pistacchi tritati
  • acqua q.b.

Imburrare e spolverare di farina uno stampo da plumcake da 8,5x17,5 cm circa. Accendere il forno a 170° statico.
Nella ciotola dell'impastatrice, con la frusta a foglia, mescolare a crema il burro con lo zucchero. Aggiungere le uova uno alla volta, il successivo solo dopo che il precedente è stato completamente incorporato.
Setacciare la farina col lievito e il sale e aggiungere alla crema di burro e zucchero in due volte, alzando la velocità dell'impastatrice. Versare la panna acida e l'essenza di vaniglia, e quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, incorporare i pistacchi, mescolando a mano.


Versare l'impasto nello stampo e infornare per un'oretta. A me è occorso un'ora e un quarto, e dopo 30-40 minuti ho abbassato la temperatura a 160° perché stava colorendo in fretta. Come sempre, regolarsi col proprio forno e fare la prova stecchino.
Far stiepidire e quindi sformare su una gratella di raffreddamento.


Preparare la glassa aggiungendo l'acqua allo zucchero un cucchiaino alla volta, e quando si sarà raggiunta la fluidità desiderata, incorporare anche la granella di pistacchio. Versare sulla torta fredda, ed eventualmente guarnire ancora con altra granella.
Delizioso!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...