martedì 28 febbraio 2012

Cavoletti di Bruxelles con carote

Ma quanto mi piace a me l'imponderabile? la casualità? Vai a fare la spesa e girovagando tra i banconi compri qualcosa che non avevi messo in lista, perché pensi che è tanto che non lo mangi e che è ora di riprenderlo.
Poi a casa accendi il computer, ti giri un po' di foodblog conosciuti e, guarda guarda cosa ti capita di vedere? una ricetta per usare proprio quella roba lì, quell'ingrediente che hai giustappunto messo, in maniera del tutto casuale, nel carrello della spesa.
E quindi pensi "perché no? proviamo a cambiare!"


Ancora una volta, un'interessante proposta di Jo, un suggerimento tanto semplice quanto saporito di cuocere i cavoletti di Bruxelles. Lei veramente suggerisce di preparare un condimento per i cavatelli, ma io stavolta ho passato perché avevo comprato i cavoletti da fare come contorno. Tuttavia, quanto prima voglio farli anche come condimento per i cavatelli, e i cavatelli voglio farli io come da sue indicazioni, perché immagino che debba trattarsi di un primo spettacolarmente buono e leggero!
  • 350 g di cavoletti di Bruxelles
  • 1 carota media
  • un paio di spicchi d'aglio
  • 4 cucchiaini di olio evo
  • sale e pepe

Porre sul fuoco una pentola d'acqua salata e portarla ad ebollizione.
Nel frattempo, togliere le foglie più esterne dei cavoletti, non buttarle! e tagliare a listarelle la carota. Lavare per bene tutto, sia le foglie che i cavoletti che i pezzi di carota, quindi scottare nell'acqua bollente prima le foglie e le carote per pochi minuti. Raccoglierle con una schiumarola, quindi nella stessa acqua far lessare i cavoletti per una decina di minuti e scolare anche loro, senza buttare via l'acqua.


In una padella far rosolare l'aglio passato allo schiacciaaglio e quando comincia ad indorare, aggiungere le foglie e le carote. Mescolare e lasciare un paio di minuti, quindi aggiungere anche i cavoletti, mescolare ancora e portare a cottura con un paio di mestolate dell'acqua di cottura tenuta da parte.
Aggiustare di sale e pepe e far evaporare tutto il liquido. Gustare così, oppure spadellarvi i cavatelli se si è scelto di farli come condimento.

PS: se non conoscete Jo, vi consiglio di andare a dare uno sguardo al suo blog. Respirerete un'atmosfera di grande sobrietà e raffinatezza, sia per le specialità che prepara in cucina, che per le splendide foto con cui le documenta.

domenica 26 febbraio 2012

Roccocò

Lo so che i roccocò sono dei dolcetti napoletani tipici delle feste natalizie, ma perché essere così fiscali? Voglio dire, ma che negli altri periodi dell'anno cambiano sapore o sono meno buoni? No... e allora? Perché lasciarsi condizionare da queste regole e regolette??? Natale... Pasqua... stàvvede! tutti i momenti sono buoni quando c'è da preparare qualcosa di buono! E poi, a Natale scorso, ero troppo impegnata con le mie prove tecniche di panettone... non potevo distogliere la mia attenzione con altre sperimentazioni ;-)


La ricetta seguita è quella della magica Iris, e chi altri sennò??? ;-) Però io ho fatto la mezza dose ed i miei sono venuti più piccolini, nel senso che sono meno tozzi perché i bastoncini li ho fatti più sottili e lunghi, e ce ne sono usciti una ventina.
  • 175 g di zucchero
  • 200 g di farina
  • 25 g di farina di mandorle
  • 50 g di mandorle intere
  • 1 pizzico 2-3 g di ammoniaca
  • 50 g canditi (arancia e cedro)
  • scorza grattugiata di 1 arancia
  • un cucchiaino di pisto (*)
  • 75 ml scarsi d'acqua
  • 1 tuorlo per spennellare 
(*) Il pisto è una roba che qui da noi non si trova, o forse si troverebbe pure, andando nei negozi giusti, ma io non avevo voglia di mettermi in cerca anche perché, avendo già tutti gli ingredienti di base, prepararselo da soli è uno scherzo da ragazzi. E' una miscela di spezie: cannella, anice stellato, coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano, che io ho pesato tutti in ugual quantità e triturato finemente, fino a ridurli in polvere, col mio fido accessorio tritatutto del Ken.


Ragazzi, che profumo inebriante!!!


Dunque, procedendo con la ricetta dei roccocò, questa volta ho impastato tutto a mano sul piano di lavoro, ma la prossima volta metto tutto nel Ken e faccio lavorare lui ;-)
Nella ciotola versare la farina con l'ammoniaca miscelata, fare la fontanella al centro e versarvi lo zucchero, il pisto, la farina di mandorle, i canditi, la scorza d'arancia e poca acqua. Avviare la frusta a K e man mano continuare ad aggiungere l'acqua, poca per volta, anche perché non è detto che si debba usare tutta. L'impasto deve venire bello sodo e staccarsi dalle pareti della ciotola.
Appena pronto, tirarlo fuori e metterlo sul piano di lavoro che, se l'impasto avrà raggiunto al giusta consistenza, non avrà bisogno di essere infarinato. Allargarlo e aggiungere le mandorle intere, mescolando energicamente per farle disperdere bene nell'impasto. Tagliare via dalla massa dei pezzi e lavorarli per formare dei bastoncini di cui si uniranno le estremità, a formare delle ciambelline. Disporle, ben distanziate l'una dall'altra, su 2 leccarde foderate di cartaforno e intanto scaldare il forno a 180°, ventilato se si pensa di infornare le 2 leccarde contemporaneamente, e spennellare le ciambelline col tuorlo d'uovo.


Far cuocere per 10-15 minuti, verso metà cottura ho invertito la leccarda inferiore con quella superiore. Sfornare, far stiepidire e trasferire i roccocò su una gratella di raffreddamento. Raffreddandosi diventeranno molto duri, è esattamente così che devono essere.
Sono talmente profumati di spezie che durante la cottura non si sentirà per niente quel fastidioso odore dell'ammoniaca, e sono favolosi accompagnati con una buona tazza di caffellatte, thé o vino rosso, magari un buon vin brulé ;-)

AGGIORNAMENTO 1° MAGGIO '12: li ho rifatti, perché l'aspetto dell'altra volta non mi aveva soddisfatto, non era quello classico dei veri roccocò, e stavolta sì che sono venuti come dovevano!


venerdì 24 febbraio 2012

Misto spezie Cajun

Un po' di tempo fa avevo visto sul blog della simpatica Tinny questa ricetta per preparare il pollo speziato in stile Cajun. Peccato che la simpatica Tinny non ami le cose troppo speziate, per cui tralasciava di dire la cosa più importante, ovvero quali fossero le spezie impiegate e in che dosi.
E cavolo Tinny, non ci siamo, proprio no no no... non mi puoi dare una ricetta della cucina creola e sorvolare proprio sulla parte più importante, che di quella cucina è la caratteristica principale.
Vabbé, dopo averla adeguatamente cazziata per tale grave mancanza, sono riuscita a strapparle la ricetta integrale, comprensiva quindi di tutte le spezie ivi impiegate... OLE'!!! :-D


Il pollo non l'ho ancora fatto, è tra i piatti da cucinare possibilmente prima della fine della stagione fredda, però intanto mi sono preparata il misto spezie Cajun, così l'avrò già pronto all'occorrenza, e comunque lo posso sempre usare anche su altre pietanze.
Per preparare questa miscela occorrono:
  • 1 cucchiaio di aglio in polvere
  • 1 cucchiaio di cipolla in polvere
  • 2 cucchiaini di pepe bianco
  • 2 cucchiaini di pepe nero in grani
  • 1/2 cucchiaino di pepe di Cajenna (io ho usato i peperoncini piri piri)
  • 2 cucchiaini di timo essiccato
  • 1/2 cucchiaino di origano essiccato
Riunire tutti gli ingredienti in un tritatutto e ridurre in polvere. E non fate i pirla come me che l'ho annusato una volta finito di triturarlo, e ho continuato a starnutire per tutta l'ora successiva! ;-P


Quanto prima arriverà anche la ricetta del pollo piccante Cajun style, e non sarà la versione edulcorata della simpatica Tinny, oh no... sarà moooooooooolto piccante!!! ;-D
Per ora, grazie a Tinny per la ricetta della miscela di spezie ;-*

mercoledì 22 febbraio 2012

Österreichisches Brot mit Kümmel - Pane austriaco con cumino

La ricetta di questo pane me l'ha data la mia dietologa. Favoloso se amate i pani coi semini, qui ce ne sono tanti, di tutti i tipi. E c'è il cumino, che non a tutti piace. Se non vi piace, rinunciate a fare questo pane. Potete fare a meno di qualche tipo di semino, ma del cumino no... senza quel profumo e sapore tipico, questo pane perderebbe gran parte del suo "carattere".


Rispetto alla ricetta della dietologa, ho cambiato solo quantità di lievito e tempo di lievitazione, come al solito. La ricetta originale parla di mezzo panetto di lievito e pochissime ore di lievitazione. Io ho messo circa 1 g di lievito e sono occorse più di 15 ore tra prima e seconda lievitazione.
  • 1 cup di latte
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1,2 g di lievito di birra fresco
  • 2 cup di farina integrale (va bene anche la farina bianca, ma secondo me integrale e semini si sposano meglio)
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1/2 cup di semini misti: zucca, girasole, sesamo, papavero, cumino
Introdurre nella Mdp gli ingredienti così come sono elencati, tranne i semini che andranno aggiunti al segnale acustico. Impostare il programma Impasta e lievita, ma lasciar lievitare ben oltre il tempo previsto dal programma. Io l'ho lasciato per 12 ore e più.


Prendere uno stampo da plumcake lungo non più di 20 cm, ungerlo con olio evo e cospargerlo di semini di sesamo e papavero. Scaravoltare l'impasto sul piano di lavoro infarinato e ricavarne un salsicciotto lungo che andrà piegato a metà e intrecciato a formare una specie di treccia. Adagiare nello stampo da plumcake e spennellare con un mezzo cucchiaio di miele diluito con un po' d'acqua o di latte, quindi spolverare ancora con semi di sesamo e papavero.


Coprire e far lievitare finché non arriva al bordo dello stampo, a me ci sono volute 3 ore e più nel forno con la lucina accesa.
Scaldare il forno a 250° statico, infornare e far cuocere per 10 minuti, quindi abbassare a 200° e far cuocere ancora 15-20 minuti, o comunque finché non avrà preso un bel colore dorato.


Far stiepidire, togliere dallo stampo e far finire di raffreddare su una griglia.
Se si pensa di non gradire il dolce del miele della spennellatura, si può spennellare semplicemente con del latte o acqua.
Con quel tripudio di semini, è davvero godurioso, e dato il sapore pronunciato del cumino, si accompagna particolarmente bene a formaggi, affettati - soprattutto speck e altri salumi dal gusto affumicato - e uova, soprattutto in camicia e sode, ed è anche molto indicato per la prima colazione, con burro e miele.
Al prossimo giro voglio farlo col 100% farina di segale, così viene ancora più scuro e "nordico".

lunedì 20 febbraio 2012

Uova in camicia con sale matcha

Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei fotografato delle uova in camicia, non c'avrei creduto. Ma quando ti parlano di insaporire l'uovo in camicia con un pizzico di sale matcha, servendolo poi su un letto di insalata fresca, diventa difficile resistere alla tentazione di provarlo.


Ed è proprio così che, alla fine, riscopri tutto il gusto ed il piacere di un piatto semplice, reso un tantino più raffinato da quel tocco di insolito, conferito proprio dal sapore del thé matcha.


Preparare il sale matcha è semplicissimo:
  • 2 cucchiai di sale grosso, meglio ancora se sale rosa dell'Himalaya o sale di Maldon
  • 1 cucchiaio di thé matcha
Mescolare insieme i due ingredienti e triturare finemente, e il sale matcha è pronto.


L'uovo in camicia non serve che vi spieghi come farlo, no? Vabbé, lo spiego lo stesso, anche se è di una semplicità disarmante.
Porre sul fornello una pentola di medie dimensioni piena d'acqua per 2/3 e portare a bollore. A quel punto, aggiungere un cucchiaio di aceto e abbassare la fiamma, facendo in modo che l'acqua "frema" soltanto. Rompere l'uovo lasciandolo scivolare delicatamente nell'acqua e lasciarlo cuocere 3 minuti, o anche di più, dipende da quanto si preferisce che sia cotto. Io lo lascio per 5 minuti, in questo modo sono sicura che l'albume si cuoce completamente, mentre il tuorlo rimane fluido.
Se si devono cuocere più uova, è consigliabile non farlo contemporaneamente, meglio uno alla volta.


Raccogliere l'uovo con una schiumarola, lasciando che scoli bene tutta l'acqua, e porre in un piatto su un letto di insalata condita: nel mio caso di songino, radicchio, germogli di soia e olive kalamata, condita con poco olio evo e riduzione di aceto balsamico.
Spolverizzare l'uovo col sale matcha e servire caldo.
Da un'idea semplice, ma molto raffinata di Jo di CIS.

sabato 18 febbraio 2012

Germogli di soia: come farseli in casa

A me i germogli di soia piacciono molto, sono sfiziosi e hanno tutte le proprietà benefiche della soia. Li amo particolarmente nelle insalate, a cui danno una punta di croccantezza in più. Mi piacciono nelle zuppe, e nelle pietanze di ispirazione orientale. Generalmente li aggiungo quasi a fine cottura, proprio per farli mantenere croccanti. E poi mi piacciono anche così, da soli, con un goccio di olio evo e di riduzione di aceto balsamico, o magari con della vinaigrette al passito. Per non menzionare quando, magari mentre sto preparando la cena, per placare i gorgoglii dello stomaco li prendo a manciate e me li butto in bocca così, nature :-D


E poi mi piacciono freschi. Ho provato una volta quelli in salamoia, ma non c'è storia... i germogli freschi sono tutto un altro mangiare. Solo che, accidenti! ma quanto costano?!? Al reparto ortofrutta, una vaschettina da 50 g, roba che te la fai fuori in un nanosecondo, anche perché ha la scadenza talmente vicina che se non la mangi subito rischieresti di veder ammuffire il contenuto, costa la bellezza di 1,10 €!!! E poi neanche si trovano sempre :-(
Insomma, andava escogitato un sistema per poter avere germogli di soia freschi ogni volta che ne avessi avuto voglia, e una collega mi è venuta in soccorso, spiegandomi un modo infallibile e nient'affatto noioso o laborioso di prepararli. E con un pacchetto da 500 g di semi di soia, che costa 1,69 €, sapete quanti germogli si riescono a fare? Avoja!!! quindi è pure altamente economico rispetto al comprarli già pronti al reparto ortofrutta.
Occorrono pochissime cose:
  • un bel pugno di semi di soia verde (sconsiglio quella gialla, li ho provati una volta ma sanno troppo di terra, e anche visivamente non mi sono piaciuti per niente), potreste trovarli anche sotto il nome di azuki verdi, rigorosamente biologici
  • un contenitore di vetro da circa 2 litri, come quello che c'è nelle foto, o comunque qualcosa di simile
  • un po' di tulle (sì sì, il tulle, quello che si usa per confezionare le bomboniere)
  • un elasticone piuttosto robusto
I semi hanno bisogno di circa 5-6 giorni per raggiungere la germogliatura completa ed essere edibili.
Innanzitutto, esaminare bene i semi per sincerarsi che non ce ne siano di tarlati, o corpi estranei (di solito non ci sono, i semi confezionati sono già ben selezionati, però un controllino non guasta mai), quindi buttarli nel recipiente di vetro.
Aggiungere acqua né calda, né troppo fredda, lasciando che il livello sia più alto di quello dei semi di circa 6-8 cm. Coprire col tulle fissato con l'elasticone.
Lasciar riposare tutta la notte, e al mattino dopo semplicemente capovolgere il recipiente e lasciar scolare fuori tutta l'acqua. Il tulle servirà da "colino".
Far scolare bene, se rimane un eccesso d'acqua sul fondo, i semi marciranno. A questo punto, tutto quel che resta da fare è aggiungere acqua mattina e sera, lasciarla per qualche minuto (il tempo di prendervi un caffé o di mangiarvi un mandarino), e scolare. In poco tempo vedrete che cominceranno a spuntare la radicette: ecco come si presentavano i miei dopo 36 ore

Quando, oltre alla radicetta, cominceranno a spuntare anche le foglioline, i germogli saranno pronti.


Potete trasferirli in un altro recipiente asciutto e conservarli in frigo. Non coprite il recipiente, lasciateli "respirare", si manterranno freschi più a lungo, diciamo per circa 1 settimana o poco più.
E intanto, cominciate a preparare un nuovo lotto, così quando finiranno i primi, non resterete senza ;-)

giovedì 16 febbraio 2012

Pizza in teglia con 60 ore di lievitazione in frigo

L'impasto di questa pizza, visto sul blog del Pasticcione, in realtà avrebbe avuto bisogno solo di 48 ore di lievitazione in frigo. Sono io che, per incastri miei di orario, ho avuto bisogno di lasciargli fare un riposo ben più lungo. Con una buona farina di forza, l'allungamento dei tempi non compromette il risultato, anzi, forse lo migliora perché l'impasto ha più tempo per maturare.


Oltre al tempo lungo di lievitazione, questo impasto si caratterizza anche per l'elevata idratazione, 77%, e l'uso di solo 4 g di lievito di birra fresco. Il risultato è un impasto leggero, molto alveolato, digeribilissimo.


Per poter mangiare la pizza il sabato sera, ho avviato l'impasto il mercoledì sera:
  • 520 g di farina di forza, io ho usato la Pulcinella della Molino Spadoni
  • 400 g di acqua
  • 4 g di lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaino di malto d'orzo
  • 10 g di olio evo
  • 10 g di sale
Sciogliere il lievito e il malto in metà dell'acqua e versare nella ciotola dell'impastatrice dove sarà già stata messa la farina. Cominciare a mescolare con la frusta a K, aggiungere l'olio e il sale e continuare a versare l'acqua un po' alla volta fino a completo assorbimento. Quando tutti gli ingredienti saranno ben combinati, sostituire la frusta a K col gancio, alzare un po' la velocità e far impastare fino a completa incordatura. Ci vorranno circa 20 minuti durante i quali si potrebbe avere la tentazione di aggiungere altra farina: NON FARLO!!! Ripeto, è un impasto molto idratato e così deve restare. Lasciando fare all'impastatrice il suo lavoro, prenderà corda e si staccherà dalle pareti. A quel punto, mettere l'impasto in un contenitore, chiuderlo e porlo in frigo a 4°. Io l'ho fatto che erano circa le 22:00 di mercoledì e ho ripreso l'impasto sabato mattina verso le 11:30, ecco come si presentava


L'ho scaravoltato sul piano di lavoro molto ben infarinato e l'ho stagliato, dividendolo in due parti, uno più piccolo per una pizza piccola, bianca, con solo olio e rosmarino. Lo staglio l'ho fatto più o meno come viene mostrato in questo video


Ecco l'impasto dopo lo staglio, erano le 12:00


Ho coperto i recipienti con un tovagliolo e lasciato lievitare in un luogo riparato a temperatura ambiente fino a verso le 19:00, quando li ho ripresi e scaravoltati, uno alla volta, sul piano infarinato dove li ho stesi e poi passati nelle teglie a cui ho leggermente unto solo i bordi, tutto più o meno come viene mostrato in questo video


Qui il mio impasto steso nelle teglie


Ho infornato le due teglie nel forno già caldo a 250° statico, la piccola già condita con olio, rosmarino e sale, la grande completamente bianca. Dopo circa 10 minuti ho tolto la grande dal forno e ci ho messo il pomodoro e una spolverata di sale, ed ho rinfornato per altri 10 minuti circa. Quindi ho tirato fuori entrambe le pizze, la piccola era pronta, la grande invece ho finito di condirla e l'ho rinfornata fino a totale cottura, circa altri 10 minuti.


La pizza bianca era deliziosamente sottile e scrocchiarella. La grande era sottile e scrocchiarella al centro e con un bordo molto soffice e con delle belle alveolature.


In una seconda occasione invece, ho fatto una pizza bianca con mozzarella, patate, cipolla rossa e sbriciolata di prosciutto crudo, profumata con aromi per arrosto e sale aromatizzato. Dopo aver fatto fare alla pizza una cottura in bianco per una decina di minuti scarsi, durante i quali si è gonfiata in più punti creando le alveolature, ho distribuito il condimento mettendo prima la mozzarella, poi la patata a fettine e la cipolla, entrambe precedentemente cotte al vapore, la sbriciolata di prosciutto, gli aromi e un bel giro di olio evo. Per il risultato, lascio parlare le foto


Una pizza veramente speciale, direi che sia il miglior impasto per pizza in teglia provato finora. Un'altra squisita ricetta per cui ringrazio il Pasticcione.

martedì 14 febbraio 2012

Vellutata di topinambur con noci tritate e scaglie di emmenthal

Il mio incontro col topinambur è stato relativamente recente, e risale all'autunno/inverno scorso, quando ne leggevo su Cucina in Simpatia, di quanto fosse buono, versatile e pieno di proprietà benefiche. Quando poi mi hanno detto che ha un sapore che ricorda vagamente quello del carciofo, ovviamente DOVEVO assaggiare il topinambur, ed è stato amore al primo morso.
Questa vellutata è una ricetta del cugino chef, che lui preparò per la cena di Vigilia come antipasto caldo: la vellutata serviva a fare uno specchio sul fondo del piatto, su cui adagiò le capesante impacchettate nella pancetta e il porro croccante... fu una portata deliziosa, ed io ho voluto rifare almeno la vellutata, aggiungendoci qualcosa di mio tanto per renderla un po' più sfiziosa: le noci tritate e l'emmenthal a scaglie.

  • 500 g di topinambur
  • 200 g di patata
  • 1 cipolla rossa media
  • 2 cucchiai di olio evo
  • brodo vegetale o acqua + brodo granulare vegetale
  • 15 cl di latte
  • vino bianco, sale, noci, emmenthal
Sbucciare il topinambur e le patate e farli a tocchetti. Affettare sottilmente la cipolla e metterla a rosolare in una pentola (inutile dirlo: meglio se di coccio) con l'olio evo. Aggiungere il topinambur e la patata, far rosolare un po' anche loro e sfumare col vino bianco.
Coprire a filo col brodo vegetale caldo o, in mancanza, con l'acqua calda aggiungendo un misurino di brodo granulare, eventualmente salare... occhio che il brodo potrebbe essere sufficiente, infatti io il sale non l'ho messo. Portare a ebollizione, abbassare la fiamma e lasciar cuocere col coperchio leggermente sollevato.
Quando la patata e il topinambur sono teneri abbastanza da poterli infilzare con una forchetta, frullare bene il tutto con un frullatore a immersione, aggiungere il latte e rimettere sulla fiamma per far addensare.


Impiattare e servire con le noci tritate grossolanamente e l'emmenthal a scaglie che, col calore della vellutata, fonderà leggermente e creerà uno strato "formaggioso" in superficie.
Semplicemente squisita!

domenica 12 febbraio 2012

Pasta "pasticciata" con asparagi, pancetta e zola

Questa è una di quelle classiche ricette "svuotafrigo-svuotadispensa" improvvisate là per là per eliminare un fondo di sacchetto di fusilli e un tozzetto di gorgonzola al peperoncino che giaceva in frigo da un po' di giorni... gli asparagi e la pancetta congelati nel freezer hanno fatto il resto ;-)


Per una porzione di pasta:
  • 80 g di pasta di un formato corto, io ho mescolato fusilli e una sorta di mezzi-ziti rigati
  • 6 asparagi puliti, crudi
  • 50-60 g di pancetta affumicata a cubetti
  • 50-60 g di gorgonzola al peperoncino
  • 1 scalogno
  • 1 cucchiaino di olio evo
  • vino bianco, sale, pepe nero da macinare
Mettere su l'acqua per la pasta e salarla.
Affettare sottilmente lo scalogno e farlo a rosolare insieme ai cubetti di pancetta in un padellino antiaderente col cucchiaino d'olio. Aggiungere gli asparagi tagliati a pezzi (lasciare le punte intere però!) e dopo qualche minuto sfumare col vino bianco, salare, pepare e portare a cottura, abbassando la fiamma e incoperchiando, lasciando aperto giusto uno spiraglio per far uscire il vapore.


Nel frattempo, se l'acqua ha raggiunto il bollore, gettare la pasta. Poco prima di scolarla, buttare nel padellino del condimento anche il gorgonzola fatto a dadini e lasciare che si sciolga, quindi gettarvi dentro anche la pasta e spadellare bene.
Impiattare e servire calda, così il formaggio rimane bello scioglievole.

venerdì 10 febbraio 2012

Brioche Bulgare "Tournesol" - Brioche Bulgara "Girasole"

Ci sono realizzazioni culinarie che vedo e registro, pensando che siano da provare, e quindi le aggiungo alla lista to do, sapendo che un giorno o l'altro le proverò. E ci sono realizzazioni che hanno un impatto così travolgente sul mio immaginario visivo, olfattivo e gustativo, che penso che non solo siano da provare, ma lo sono al più presto... adesso... SUBITO!!!
E' il caso di questa brioche, in cui mi sono imbattuta, come accade solitamente, in maniera molto casuale e del tutto involontaria, giusto qualche sera fa. In effetti, il tutto ha avuto inizio quando ho visto passare nel mio blogroll, l'anteprima di questo post sul blog Toni's Pastries. Incuriosita dall'attributo "bulgara", sono andata a vedere di cosa si trattasse e, leggendo con attenzione, ho scoperto che Antonella aveva rielaborato la ricetta di un dolce lievitato che pare stia avendo molto successo ultimamente sui foodblog francesi. E gira deqquà, e gira dellà, sono finita su questo bellissimo blog dove ho trovato una delle tante proposte, e ho deciso che sarebbe stata quella che avrei seguito. E ho anche deciso che non avrei aspettato a lungo: prigioniera in casa e della noia, a causa della forte nevicata che quest'anno ha sorpreso gran parte dell'Italia, e disponendo di tutti gli ingredienti necessari, la sera ho impastato nella macchina del pane (come sempre, riducendo drasticamente la quantità di lievito di birra, e quindi impiegando un buon 12 ore di lievitazione) e il giorno dopo ho messo in forma e infornato.
Uno splendore e una delizia! Forse un po' macchinosa da preparare, ma il risultato ripaga ampiamente il tempo e il lavoro che vengono richiesti.
Per i vari passaggi, al fine di comprendere più chiaramente il procedimento che sto per descrivere, rimando al passo passo fotografico che già si trova sul post di Saveurs d'Ailleurs. Tranne che per la diminuzione del lievito, il prolungamento del tempo di lievitazione e l'aggiunta di un paio di ingredienti non previsti dall'originale, per il resto ho seguito tutte le indicazioni date da Leïla.
  • 200 ml di latte
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di malto d'orzo
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 1,5 g di lievito di birra fresco
  • 2 cucchiaini di essenza d'arancia
  • 500 g di farina manitoba forte (io ho usato Loconte)
  • i semi di 4-5 capsule di cardamomo, ridotti in polvere
  • 50 g di burro morbido a pezzetti
  • 1 cucchiaino di sale fino
  • burro per spennellare
  • cioccolato fondente da grattugiare (facoltativo)
Introdurre gli ingredienti nella MdP esattamente nell'ordine in cui sono elencati e avviare il programma Impasto e Lievitazione, lasciando che l'impasto continui a lievitare per almeno 12 ore.
Scaravoltare quindi l'impasto sul piano di lavoro e ricavarne 16 palline, tutte dello stesso peso. A partire da questo punto, consiglio di seguire il passo passo fotografico di Saveurs d'Ailleurs, come consigliato sopra. Prendere 4 palline e col mattarello, ricavarne 4 dischi che si dovranno spennellare su un lato con burro fuso e sovrapporre. Una volta impilate, arrotolarle ben strette. Ripetere quest'operazione per tutte le palline restanti, alla fine si dovranno avere 4 rotoli composti ciascuno da 4 palline stese.
Tagliare questi rotoli in triangoli, grosso modo a me sono venuti 4 triangoli per ogni rotolo, e disporli in una tortiera di 24 cm di diametro, meglio se a cerniera, foderata con la cartaforno bagnata e strizzata. Coprire con un canovaccio e rimettere a lievitare fino al raddoppio, a me ci sono volute 4 ore nel forno, di cui le prime 2 e 1/2 solo con la lucina accesa, il resto col forno acceso alla temperatura minima - non più di 30°. Comunque ripeto, in questi giorni qui sta facendo eccezionalmente freddo. In condizioni normali credo che la sola lucina accesa sarebbe bastata.
Terminata la seconda lievitazione, scaldare il forno a 190° statico e nel frattempo, spennellare la Brioche Bulgare Tournesol con burro fuso e spolverare con cioccolato fondente grattugiato. Infornare e far cuocere per 30 minuti, gli ultimi 10 minuti ho abbassato la temperatura a 160°.
Sfornare e far raffreddare su una gratella. Se gradito, spolverare anche con dello zucchero a velo.
Se la proverete, gusterete una delle cose più soffici che mai vi sia capitato di provare nella vostra vita!

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AGGIORNAMENTO 15/04/13: guardate che bello il girasole di Frammentaria!!!


Quante soddisfazioni mi dà questa donna!!! :-D

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