lunedì 30 gennaio 2012

Cioccolatosissimi muffin di cantucci al cioccolato, solo con albumi

Ci sono delle cose per cui sono fortemente tradizionalista. Una di queste è l'abbinamento cantuccini-vinsanto: gli uni non hanno ragion d'essere senza l'altro. Non posso immaginare di mangiare i cantuccini senza intingerli nel vinsanto, e non potrei tollerare di bere un bicchierino di vinsanto senza intingerci i cantuccini. Un'altra cosa in cui sento di essere molto tradizionalista, è che i cantuccini devono essere, RIGOROSAMENTE, quelli classici alla mandorla. Per questo, quando mi regalano un ottimo vinsanto con una confezione di cantuccini al cioccolato, dove per cioccolato intendo TUTTO cioccolato, sia il biscotto che i pezzettoni di ciocco fondente che ci stanno in mezzo, il mio primo pensiero è trovare un modo per riciclarli (non regalarli, ma riutilizzarli per fare qualcos'altro).


E' per questo allora che, prendendo spunto da una ricetta che ho trovato su questa scheda, ho realizzato questi muffin cioccolatosissimi con cui ho potuto anche far fuori ben 6 degli albumi avanzati che giacciono nel congelatore, e devo dire con grande soddisfazione non solo per aver riciclato due ingredienti in una volta, ma anche per essere riuscita ad ottenere dei muffin cioccolatosi sì, goduriosi pure, ma tutto sommato più leggeri e meno calorici di quanto ci si aspetterebbe, grazie all'impiego dei soli albumi e dell'olio di semi al posto del burro della ricetta originale.


Eccovi in dettaglio la ricetta, per 12 muffin da 65-70 g cadauna:
  • 200 g di cantuccini al cioccolato
  • 155 g di farina 00
  • 30 g di cacao amaro in polvere
  • 190 g di zucchero Zéfiro
  • 100 g di olio di semi di arachidi
  • 6 albumi
  • 1 bustina di lievito in polvere
  • qualche mandorla intera spellata per decorare
Mettere i cantuccini nel mixer e ridurli in polvere. Montare gli albumi a neve ferma. Nel frattempo, in una ciotola miscelare la farina setacciata col lievito, il cacao in polvere, lo zucchero e la farina di cantuccini. Aggiungere l'olio e mischiare. Ovviamente non si riesce ad amalgamare bene le polveri con l'olio perché in proporzione, quest'ultimo è poco. Bisognerà incorporare gli albumi montati, poco alla volta e mescolando piano dal basso verso l'alto, per riuscire ad ottenere un impasto denso e cremoso, che andrà ripartito negli stampi da muffin, riempiendoli per 2/3.


Immergere in ognuno 2 mandorle intere spellate, lasciandone fuoriuscire la punta, e cuocere nel forno già caldo a 200° statico, abbassando la temperatura a 180° dopo una decina di minuti, per 30 minuti circa. Fare la prova stuzzicadenti per testare la cottura.
Lasciar intiepidire e sformare.


Sicuramente li rifarò, così faccio fuori l'altra mezza busta di cantuccini che è rimasta, e li aromatizzerò con qualcosa, per esempio con dell'essenza di vaniglia o di arancia ;-)

sabato 28 gennaio 2012

Vinaigrette al passito

La ricetta di questo favoloso condimento per insalate l'ho, per così dire, "strappata" al cugino chef. Lui preparò questa vinaigrette per condire l'insalata di songino, radicchio e nocciole tostate che accompagnò il nostro secondo della cena della vigilia di Natale e, sebbene sposata con questa insalata in particolare crei davvero un connubio perfetto, tuttavia ben s'addice anche ad altri tipi di insalata.
Io trovo che valga veramente la pena di prepararla e tenerne sempre un po' in dispensa, magari da usare in alternativa alla riduzione di aceto balsamico.
  • 1 bicchiere (150 ml) di aceto bianco (io ho usato quello di mele)
  • 1 bicchiere (150 ml) di vinsanto (o altro passito)
  • 2 cucchiai colmi di zucchero semolato
  • olio evo, sale, pepe q.b.
Mescolare in un recipiente l'aceto, il vinsanto e lo zucchero, fino a sciogliere completamente quest'ultimo, e porre sul fuoco a ridurre, fino a farlo diventare la metà. Farlo raffreddare completamente. A differenza della riduzione di aceto balsamico, questa riduzione non apparirà "sciropposa" ma piuttosto "liquorosa".


A questo punto, versare la riduzione ormai fredda in una terrina e aggiungere olio evo, sale e pepe, emulsionando energicamente con una frusta a mano. Non è possibile dare delle dosi precise, diciamo che il risultato finale dipende molto dal gusto personale, quindi converrà assaggiare e aggiustare.
Una volta raggiunto l'equilibrio di gusto più congeniale, la vinaigrette si potrà usare subito, oppure versare in una bottiglina per futuri utilizzi. Essa, infatti, si conserva bene in dispensa, e con le dosi date si riesce ad ottenerne poco meno di 250 ml. Ovviamente, col riposo, l'olio tenderà a separarsi e a salire a galla, ma quando la si vorrà usare, basterà dare una bella agitatina alla bottiglia per far rimescolare tutti gli elementi e anzi, a tal proposito, si sconsiglia di conservarla in frigo perché altrimenti l'olio gela, e diventerebbe più difficile quindi far ri-emulsionare gli ingredienti.
Se poi si volesse imbottigliare la vinaigrette in delle bottigline carine, potrebbe diventare anche una deliziosa idea-regalo! ;-)

giovedì 26 gennaio 2012

Biscotti al cedro e rosmarino

Questi biscotti li ho visti sul blog di Stefania Nuvole di Farina e mi ha subito incuriosito l'insolito abbinamento del cedro col rosmarino in un biscotto dolce. Inoltre, aggiungi pure che ultimamente sono un po' in fissa col cedro... insomma, dovevo provarli! erano diventati una mania ossessivo-compulsiva, per cui... eccoli qui!


Sono davvero semplici e veloci da preparare, per una ventina di biscottini servono:
  • 1 cedro, succo e scorza grattugiata (solo la parte gialla)
  • 2 cucchiaini di rosmarino tritato finemente
  • 200 g di farina 00
  • 50 g di burro
  • 50 g di zucchero (io di solito uso lo Zéfiro)
  • 1 uovo
  • zucchero a velo q.b.
A differenza di Stefania che ha lavorato di olio di gomito, io ho fatto lavorare il mio schiavo Ken ;-P Ho messo il burro nella ciotola e con la frusta a K azionata a bassa velocità, l'ho ammorbidito. Quindi ho aggiunto lo zucchero, facendoli amalgamare bene. Poi ho messo anche il succo e la scorza di cedro e il rosmarino, e ho fatto incorporare bene anche questi. Poi ho inserito il tuorlo, lasciando che venisse completamente assorbito, e infine la farina, una cucchiaiata alla volta, fino a completo esaurimento.
Alzando la velocità, ho lasciato che tutti gli ingredienti si fondessero insieme a formare un impasto morbido tipo frolla. Quindi l'ho tolto dalla ciotola e, manipolandolo sul piano di lavoro, gli ho dato la forma di un salsicciotto, che ho avvolto nella pellicola alimentare e messo in frigo a rassodare.


Io faccio così, perché mi trovo molto bene a formare i biscotti affettando il salsicciotto, ma se si preferisce usare le formine tagliabiscotti, allora si può formare la tradizionale "palla" che, dopo un adeguato periodo di riposo in frigo, si potrà stendere col mattarello.


Una volta formati i biscotti, scaldare il forno a 180° statico, sbattere leggermente l'albume avanzato con una forchetta e spennellarlo sui biscotti, spolverizzando poi con lo zucchero a velo.


Infornare a far cuocere per 15-20 minuti, e comunque fino a doratura dei bordi.
Sono biscotti profumatissimi... io non ho resistito e ne ho provato uno appena la temperatura consentiva di addentarlo senza ustionarsi, ma si gustano molto meglio se fatti freddare completamente.


Davvero molto particolari, grazie a Stefania per la ricetta!

martedì 24 gennaio 2012

Galletto al lime, senape e salvia

In realtà, questa ricetta nasce col pollo e il limone, però in frigo io avevo un galletto, che tutto sommato preferisco al pollo, soprattutto se quest'ultimo non è ruspante, e un lime che, ogni volta che mi vedeva, cominciava a saltare e a gridare "prendi me! prendi me!" E allora io l'ho fatto felice e l'ho preso, prima che potesse riempirsi di inquietanti microrganismi e trasformarsi in qualcosa di ancora più inquietante ;-D


Gli ingredienti sono pochi, il procedimento semplice; bisogna solo considerare un adeguato numero di ore per consentire alla carne di marinare e insaporirsi per bene. Io l'ho preparata la mattina, prima cosa subito dopo la colazione, per cuocerla la sera a cena.
Per 2 porzioni occorrono:
  • 1 galletto
  • 1 lime, succo e scorza grattugiata
  • 1 cucchiaiata colma di senape media
  • un paio di cucchiaini di salvia secca tritata, oppure una decina di foglie fresche, o anche meno, dipende da quanto sono grandi
  • olio evo q.b. per emulsionare la marinata
  • sale e pepe bianco macinato
Innanzitutto, con un trinciapollo tagliare a metà il galletto e pulirlo ed eviscerarlo se per caso non lo fosse già.
In una terrina, mescolare bene con una frusta a mano tutti gli ingredienti della marinata. Immergervi le due metà del galletto e disporle nella pirofila in cui si andrà a cuocere, versandoci sopra il resto della marinata. Porre in frigo a riposare.


Al momento di cuocere, scaldare sul fornello una padella antiaderente e mettervi a rosolare le due metà del galletto, senza aggiungere grassi, ma con le sole tracce della marinata che gli resteranno addosso.


Quando le due metà saranno dorate da ambo le parti, rimetterle nella pirofila con la marinata e infornare nel forno già caldo a 200° o, se si usa un fornetto piccolo termoventilato come ho fatto io, a 180°, per 40 minuti, avendo cura di rigirarle a metà cottura.
Se lo si desidera, a fine cottura dare una botta di 5 minuti di grill per far rosolare ancora un po'.


A titolo di puro promemoria per me, la prossima volta che lo preparo, i primi 20 minuti lo faccio cuocere coperto con un foglio di carta d'alluminio. Sì, perché ho intenzione di rifarlo, di sicuro!


E' delizioso... mangiato caldo caldo con una bella insalatina fresca di contorno, è una vera sinfonia di sapori!

domenica 22 gennaio 2012

Topinambur al gratin

Il topinambur è un tubero che mi piace tantissimo, ha un sapore che ricorda molto quello del carciofo, è leggero e ha tante proprietà benefiche. Ci possono essere tanti modi di prepararlo, e al gratin è sicuramente uno di questi, solo che io non seguo rigorosamente un'unica ricetta. Diciamo che, il più delle volte, la scelta degli ingredienti dipende da quello che ho in casa, dalle cose che stanno per finire e che quindi voglio far fuori, dall'umore del momento... stavolta l'ho fatto così:

  • 1/2 kg di topinambur da pulire
  • 1 patata grande
  • 1 cipolla rossa grande
  • pangrattato (non ho misurato la quantità, diciamo 4-5 cucchiai colmi)
  • 1 spicchio d'aglio
  • un paio di cucchiaini di capperi
  • 8-10 olive kalamata
  • 3-4 cucchiaini di passata di pomodoro
  • un giro d'olio evo
  • una bella macinata di erbe di Provenza
  • sale e pepe nero macinato fresco
Come prima cosa, condire il pangrattato con l'aglio tritato coi capperi, le olive tagliate in 2-3 pezzi, la passata, le erbe, il sale, il pepe e il giro d'olio. Mescolare bene e tenere da parte.
Sbucciare e tagliare a fettine sottili sia il topinambur che la patata e la cipolla. Prendere una pirofila da forno e ungerla leggermente, spolverando con poco pangrattato, e quindi iniziare a disporre a strati
  • le fettine di topinambur
  • le fettine di cipolla
  • le fettine di patata
  • il pangrattato condito
fino ad esaurimento di tutti gli ingredienti, e terminando col pangrattato. Dare ancora una spolverata di sale e di erbe, passare un veloce giro d'olio evo, incoperchiare e cuocere nel forno a microonde con la funzione combinata micro + forno ventilato a 180°, per 22-23 minuti. Scoperchiare e far cuocere con la sola funzione forno ventilato a 200° per 7-8 minuti, e infine 5-6 minuti di grill per far gratinare la superficie.

E' un modo di preparare il topinambur saporito e completo, che può essere un ottimo piatto unico se si è a dieta, oppure un gustoso contorno se non si ha il problema di tenere sotto controllo le calorie.

venerdì 20 gennaio 2012

Carciofi alla menta

Ve l'ho già detto vero, che amo i carciofi e non mi stancherei mai di mangiarli, giusto?


Ecco un altro semplice e gustosissimo modo di prepararli.
  • 6 carciofi
  • un cucchiaino colmo di menta secca triturata
  • un paio di spicchi d'aglio
  • 1 cucchiaino d'olio evo + 8 per la pentola
  • sale
  • poco vino bianco e poca acqua
  • patate q.b. a colmare i vuoti nella pentola
Pulire i carciofi e tuffarli in acqua acidulata col limone. Nel frattempo, passare l'aglio allo schiacciaaglio e mescolarlo con la menta, il sale e il cucchiaino d'olio.
Togliere i carciofi dall'acqua e scolarli bene, quindi mettere al centro di ognuno un po' dell'aromatizzazione di menta e aglio.
Nella pentola, magari di terracotta, mettere gli altri 8 cucchiaini d'olio e disporvi i carciofi col gambo all'insù, e con le patate sbucciate riempire i vuoti tra l'uno e l'altro. Dare ancora una spolveratina col sale e altra menta, quindi mettere a cuocere la pentola incoperchiata sulla fiamma media, abbassandola quando si comincerà a sentir sfrigolare.


Verso metà cottura aggiungere anche il vino e l'acqua, ma ne serve veramente poco. Incoperchiare di nuovo a lasciar cuocere finché i carciofi non diventano morbidi, senza mai girare. In questo modo sia i carciofi che le patate risulteranno leggermente rosolati dal lato a contatto col fondo della pentola, un po' come se fossero alla giudìa.


Sono deliziosi, e a costo di apparire noiosa, torno e ripetere: non mi stancherei mai di mangiarli!

mercoledì 18 gennaio 2012

Panini all'olio con rosmarino, noci e uvetta

La ricetta di questi panini così particolari e intriganti per l'inconsueto abbinamento di sapori, l'ho trovata qui... letta e rifatta, senza un attimo di ripensamento, sempre con qualche piccola modifica come da consuetudine. Riporto le mie dosi e il mio procedimento.


Per 12 panini:
  • 250 g di farina tipo 0
  • 250 g di farina manitoba
  • 70 g di fiocchi d'avena
  • 250 g di acqua + un paio di cucchiai se necessari
  • 1 g di lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaino di malto
  • 8 g di sale fino
  • 120 g di olio evo
  • 7 g di rosmarino tritato al coltello
  • 90 g di noci tritati grossolanamente
  • 100 g di uvetta
Nella ciotola dell'impastatrice miscelare insieme le due farine coi fiocchi d'avena. Sciogliere il lievito e il malto nell'acqua, fare una cavità nelle farine e versarvi il liquido, avviando il gancio. Quando gli ingredienti sono ben amalgamati, aggiungere il sale e l'olio, aumentare la velocità del gancio e far impastare finché la massa non si presenta bella incordata, eventualmente aggiungendo l'altra acqua, un cucchiaio alla volta, se dovesse apparire troppo "asciutta".
Coprire con pellicola e canovaccio e lasciar lievitare tutta la notte, comunque finché non abbia triplicato di volume.
A lievitazione ultimata, versare l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e allargare con le mani. Distribuirvi sopra il rosmarino, le noci e l'uvetta, quindi impastare il tutto con le mani finché non saranno ben distribuiti.


Tagliare dei pezzi da circa 95-100 g e dare la forma di panini, che verranno messi sulla leccarda foderata di cartaforno. Io ho usato 2 leccarde, su ognuna ho messo 6 panini che ho messo a lievitare nel forno, con la sola lucina accesa, per 3 ore.
Scaldare il forno a 180° (ventilato se si cuociono insieme le due leccarde, altrimenti statico), spennellare i panini con un po' d'olio evo e infornarli per circa 30 minuti, comunque finché non si presenteranno belli dorati. Dopo 15 minuti ho scambiato le leccarde di livello e per gli ultimi 5 minuti di cottura ho abbassato la  temperatura a 160°, mantenendo sempre la ventilazione. Far raffreddare su una gratella di raffreddamento.


Sono deliziosi, i sapori di dolce-salato si combinano perfettamente e sono panini che si accompagnano bene sia con salumi e formaggi che con un po' di burro per la colazione del mattino.

lunedì 16 gennaio 2012

Piri Piri Oil

Questa che sto per presentare è una ricetta che ho preso dal libro di ricette portoghesi Piri Piri Starfish, di Tessa Kiros, regalo di Natale del cugino chef.


Il piri piri (o pili pili) è una qualità di peperoncino piccante proveniente dall'Africa, ed è diventato un ingrediente fisso di tutti i piatti portoghesi, che l'hanno importato dai tempi della loro colonizzazione dell'Angola.


Per una fortunata coincidenza, ho anch'io in casa un flacone di peperoncino dello stesso tipo, anche se il mio è pili pili malgascio, che comunque, sempre Africa è! un acquisto che feci su questo sito proprio perché veniva presentato come un peperoncino davvero "avvelenato"... e lo é, vi posso assicurare che lo è!
Siccome stavo giusto pensando di trasformare un po' del mio pili pili in olio santo, sempre per una fortunata coincidenza, sfogliando il mio nuovo libro, ecco che ti trovo questa ricetta per fare il piri piri oil, che mi ha intrigato per l'impiego inusuale di altri aromi.


Insomma, mi sono chiesta "e perché no???" E allora ho preparato il mio primo piri piri oil:
  • 3-4 piri piri freschi medi coi semi (io li ho solo secchi, quindi ho usato gli ultimi 5 peperoncini residui della mia piantina, che sono piccolini ma fetenti)
  • 6-8 piri piri secchi piccoli (per compensare la minor quantità di quelli freschi, ne ho usati molti di più, direi una quindicina)
  • 2 spicchi d'aglio scamiciati
  • 2 cucchiai di whisky
  • 1/2 cucchiaino di scorza di limone zestata
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 cucchiaio di aceto di vino rosso (non ce l'avevo, ho usato aceto di mele)
  • 1 foglia d'alloro
  • 1 cucchiaino di sale grosso (io l'ho usato fino)
  • 250 ml di olio evo (+ 2-3 cucchiai) non troppo forte, io ho usato un olio del chiantigiano dell'anno scorso
Con un buon tritatutto o frullatore, sminuzzare finemente i peperoncini, sia freschi che secchi, con gli spicchi d'aglio. Porre in una casseruola insieme col whisky e far scaldare a fiamma bassa. Aggiungere il succo e la scorza di limone, l'aceto, l'alloro e il sale e diluire con 2-3 cucchiai d'olio. Lasciar sfrigolare finché non inizia ad emanare un buon profumo. Qui veramente, l'autrice è poco chiara, perché scrive let it bubble up and "roast" until it smells good, e non ho capito se con roast intendesse "farlo tostare". Io veramente non l'ho fatto perché avevo paura che mi prendesse di bruciato. Diciamo che l'ho lasciato sul fuoco finché non ha assorbito tutto il liquido.
Quindi, ho tolto la casseruola dalla fiamma e, mescolando con la frusta a mano, ho incorporato il resto dell'olio.


Far raffreddare e invasare in un recipiente di vetro, e lasciar riposare qualche giorno per far amalgamare i sapori.


Tuttavia, in mancanza di piri piri si può usare un qualsiasi altro tipo di peperoncino, e se si vuole, si può lasciarvi in immersione un rametto con 2-3 foglie di alloro. Io ci ho lasciato solo la foglia che c'ho fatto cuocere insieme.
Se però riuscite ad usare il piri piri, andateci piano che picca sul serio... vedrete che il vostro olio non sarà solo "santo", ma anche vergine e martire!!! :-D

sabato 14 gennaio 2012

Namelaka al pistacchio in crosta friabile

La Namelaka nasce come cremoso al cioccolato, cioccolato al latte per l'esattezza, e deve raggiungere una consistenza tale da poter essere saccapochata nei bicchierini, come fa Pinella qui.


Io ho voluto replicarla in una versione al pistacchio, e anziché metterla nei bicchierini, che mi avrebbe creato qualche problema di trasporto, dato che dovevo portare il dolce altrove, ho preferito usarla come farcia per una base di pasta frolla friabile, quella della ricetta di Maurizio Santin che ormai è diventata la mia frolla per ogni occasione. Ne avevo giusto 2 dischi pronti in congelatore, quindi è bastato scongelarne uno. La ricetta non sto a riscriverla, si può trovare qui. Ovviamente la frolla va cotta in bianco e fatta raffreddare, consiglio di farlo il giorno prima.

Per la Namelaka al pistacchio:
  • 350 g di crema di pistacchio di Bronte
  • 200 g di latte
  • 5 g di colla di pesce (ma se si desidera una Namelaka più soda da poter saccapochare, meglio aumentare a 8 g almeno)
  • 10 g di sciroppo di glucosio
  • 400 g di panna liquida
  • granella di pistacchio e cioccolato fondente da grattugiare
Porre la colla di pesce in acqua fredda per farla ammorbidire e la crema di pistacchio in una ciotola abbastanza ampia. Portare ad ebollizione il latte, quindi spegnere e sciogliervi lo sciroppo di glucosio e la colla di pesce. Versare ancora caldo, un po' alla volta, sulla crema di pistacchio, mescolando delicatamente con una frusta a mano dal centro verso la periferia.
Quindi versarvi anche la panna fredda, sempre mescolando con la frusta, e dare infine un'omogeneizzata col frullatore a immersione, piano, senza far incorporare aria.
Passare la Namelaka in frigo per la nottata almeno, per farla rassodare, quindi la mattina dopo disporla a cucchiaiate nel guscio di frolla. Se si decide di farla con la maggior quantità di colla di pesce, si potrebbe anche optare per saccapocharla, in modo da fare delle montagnelle.


Spolverizzare con la granella di pistacchio e il ciocco fondente grattugiato e rimettere in frigo fino al momento di servire. Dato che io dovevo trasportarlo, per essere proprio sicura che la Namelaka non sbrodolasse fuori dal suo guscio tra una curva e un tornante, l'ho tenuto esattamente 3 ore in freezer, fino al momento di uscire da casa, in modo che si rassodasse senza ibernarsi. Poi è stato rimesso in frigo, dove è rimasto fino al momento di essere portato in tavola.


E' stato molto gradito, il cioccolato della ricetta originaria è senz'altro un gusto lussurioso, ma il pistacchio è raffinato, e poi quella frolla... quella frolla, così tenera e friabile, ma non sbriciolosa... una goduria di dessert!

giovedì 12 gennaio 2012

Cake al tonno, pomodorini secchi e origano

Questo cake è stato un fuori programma della cena della scorsa vigilia di Natale. In effetti, avendo avuto lo chef che pensava lui a tutto (tranne che al pane e al dolce, quelle sono mansioni mie ;-) ), non lo avevo pianificato, però ormai il cake salé da servire con l'aperitivo della vigilia è diventato una tale consuetudine, che non farlo mi sembrava come se la cena rimanesse monca. Allora ho aperto la dispensa per vedere cosa avevo che si potesse adattare al caso, e tiro fuori una scatoletta di tonno, qualche pomodorino secco, una bella manciata di origano, secco anche lui, e in quattro e quattr'otto ho assemblato questo cake facile, veloce e gustoso.


Come prima cosa, prendere uno stampo da plumcake lungo circa 19-20 cm, ungerlo con un goccio di olio evo, infarinarlo e tenerlo da parte. Questa è la parte che mi sta più antipatica, perciò è anche quella che sbrigo per prima ;-)
Dopodiché bisogna procurarsi:
  • 3 uova
  • 120 g di latte
  • 60 g di olio (30 evo + 30 semi di arachidi)
  • 80 g di parmigiano grattugiato
  • 180 g di farina 00
  • 1 bustina di lievito istantaneo in polvere (meglio se quello per pizze e torte salate)
  • un bel cucchiaino colmo di origano secco
  • pepe bianco macinato q.b.
  • un pizzico di sale
  • 100 g di tonno al naturale sgocciolato
  • 5 pomodorini secchi
I pomodorini vanno tenuti una mezz'oretta ammollo in acqua e aceto per farli rinvenire e dissalare. Quindi si sciacquano velocemente sotto l'acqua corrente, si tamponano con uno scottex per togliere l'eccesso di acqua e si tagliano in 3-4 pezzi.
In una ciotola, battere con una frusta a mano le uova col latte e l'olio, quindi aggiungere il parmigiano, il sale, il pepe e l'origano. Una volta che sono tutti amalgamati, aggiungere la farina setacciata col lievito e, per ultimo, il tonno e i pomodorini. Se l'impasto dovesse risultare troppo denso, diluire ancora con un po' di latte.


Versare l'impasto nello stampo da plumcake precedentemente unto e infarinato e infornare nel forno già caldo a 180° ventilato per 35-40 minuti, facendo sempre la prova stecchino per testarne la cottura.
Sformare e porre su una gratella di raffreddamento.


Come si può vedere dalle foto, il mio stavolta ha avuto una lievitazione davvero curiosa: quasi sembrava che volesse scapparsene dalla teglia! :-D

martedì 10 gennaio 2012

Broccoli ubriachi con paté di olive e pomodorini secchi

Questo contorno altro non è che una variante un po' più saporita dei broccoli ubriachi di cui avevo già parlato qui, giusto un pochino più ricca, ma non tanto da non poter essere inserita in una dieta.

  • 600 g di broccoli
  • 2 cucchiaini colmi di paté di olive
  • 5 pomodorini secchi
  • 2-3 spicchi d'aglio
  • 1 cucchiaino d'olio per ogni ipotetica porzione
  • 1 bicchiere di vino bianco o rosso, non ha importanza
  • acqua, aceto, sale e peperoncino
Come prima cosa, mettere i pomodorini a rinvenire e dissalare nell'acqua e aceto. Nel frattempo tagliare le cimette dei broccoli e lavarli.
In una padella antiaderente, far rosolare nell'olio l'aglio, il peperoncino e i pomodorini scolati, sciacquati velocemente sotto l'acqua corrente e tagliati in 2-3 pezzi. Stemperarvi anche il paté di olive, quindi aggiungere le cimette dei broccoli ancora leggermente gocciolanti della loro acqua e far rosolare un po' anche questi.


Allungare col bicchiere di vino, salare, incoperchiare e far stufare, lasciando cuocere finché il liquido non sia stato del tutto assorbito (si può aggiungere altro vino se i broccoli dovessero asciugare troppo in fretta) e le cimette cotte. Io amo lasciare le cimette un po' al dente, mi piace sentire i gambi un po' croccanti.
Molto gustosi!

domenica 8 gennaio 2012

Bucatini all'amatriciana

"Con la cipolla!"
"Ma che dici? ci vuole l'aglio!!!"
"Guardate che state fuori tutt'e due: ci vogliono entrambi, aglio e cipolla!!!"
E', da sempre, l'eterna diatriba: nell'amatriciana ci va l'aglio o la cipolla???
La risposta è: nessuno dei due!!! La VERA amatriciana è SOLO guanciale e pomodoro, né olio, né odori o aromi di sorta. Ma tanto lo so che ci saranno sempre quelli convinti che non sia così, e non cambieranno idea fino alla fine dei loro giorni... evvabbé, ma a noi? Facessero pure l'amatriciana con l'aglio, la cipolla e la menta piperita, io continuerò a farla come viene descritta sul blog di Pat, che per me è buonissima, perché senti solo il sapore del guanciale, reso giusto un tantino più dolce dal pomodoro. Una preparazione facile, veloce e da leccarsi i baffi e, se si riesce a resistere alla tentazione di condirci una cofana di pasta, neanche troppo fuori luogo in una dieta dimagrante ;-)


Per una porzione:
  • 80 g di bucatini
  • 45-50 g max di guanciale
  • 120 g di pelati
  • sale e peperoncino
  • 1 cucchiaino di pecorino grattugiato (questo forse nell'originale non c'è, però a me piace ;-) )
Intanto che si lessano i bucatini, tagliare il guanciale a cubetti e farlo croccantare in una padella antiaderente ben calda. Niente olio! il guanciale deve cuocere nel suo stesso grasso. Quando è rosolato, aggiungere i pelati schiacciati con la forchetta e salare leggermente.


Appena la pasta è al dente, scolarla e saltarla nella padella col condimento.
Impiattare e servire calda, col peperoncino e il pecorino grattugiato... perfetta! Senza aglio né cipolla, proprio come dev'essere... GNAM! ;-)

AGGIORNAMENTO: il commento che mi ha lasciato Vale mi ha fatto ricordare un'altra faccenda su cui pare non esservi un accordo globale, oltre agli ingredienti, ovvero il corretto modo di scrivere il nome di questa pasta... alla matriciana o all'amatriciana? Io opto per la seconda soluzione, più che altro perché so che questo piatto ha avuto origine anticamente nella località di Amatrice, in provincia di Rieti, ma voi scrivetelo come volete, tanto sempre bbbbono rimane! ;-P

venerdì 6 gennaio 2012

Marmellata di cedro

Questa è la prima volta che faccio la marmellata di cedro. Ho un'amica che ripete sempre che la marmellata di cedro che fa la mamma è la sua preferita, e un po' mi mancava questo fatto di non averla mai assaggiata, di non sapere assolutamente che sapore avesse.
Poi, vado a fare la spesa, e cosa trovo al reparto ortofrutta? ma i CEDRI, of course! E allora me ne sono subito aggiudicati 3, pensando di farci la marmellata.
Mi sarebbe piaciuto seguire la ricetta della mamma della mia amica, ma lei doveva procurarmela e io andavo un po' di fretta, non volevo tenere i frutti troppo tempo in frigo, allora mi sono messa a cercare un po' su internet ed ho finito per trovare questa ricetta che mi ispirava abbastanza. Confesso che poi, leggendola meglio, ho trovato qualche punto un po' oscuro, ma alla fine ho gestito il tutto seguendo il mio istinto.


Il rapporto frutta:zucchero è di 2:1, quindi per ogni kg di frutta, 500 g di zucchero. I miei cedri pesavano 1,240 kg, quindi io ho usato 620 g di zucchero.
Sbucciare i cedri, dove per sbucciare io ho inteso tutta la buccia, sia la parte gialla più esterna, che quella bianca interna, che poi è la quasi totalità del frutto. La polpa centrale va tagliata a fettine sottili, che si metteranno in un recipiente stratificando con lo zucchero: uno strato di fettine, uno di zucchero, terminando con lo zucchero. Porre in frigo e lasciar riposare almeno una nottata intera, io le ho preparate verso le 5 del pomeriggio e le ho riprese la mattina dopo verso le 10.
Fatta questa operazione, bisogna preparare le bucce: tagliarle a strisce sottili, metterle in una pentola con acqua fredda e portare ad ebollizione per 15 minuti. Buttare l'acqua, rimettere l'acqua fredda e riportare ad ebollizione per altri 15 minuti. Ripetere ancora una terza ed ultima volta, quindi scolare le bucce e metterle da parte. Questo procedimento serve a togliere l'amaro.
La mattina dopo, riprendere le fettine, dove nel frattempo lo zucchero si sarà sciolto formando uno sciroppo che coprirà a filo le fettine. Riunire fettine, sciroppo e bucce nel pentolone, portare ad ebollizione e far bollire 15-20 minuti.
A questo punto, la ricetta dice di raccogliere con la schiumarola tutta la parte "solida", frullarla e rituffarla nello sciroppo. Io invece ho usato il frullatore ad immersione, e probabilmente per questo a me ha preso l'aspetto un po' opaco e lattiginoso che si vede dalle foto.
Comunque si voglia procedere, una volta frullata bisogna far bollire ancora - la ricetta dice per 5 minuti - io ho lasciato stare un po' di più, rimestando per essere sicura che non attaccasse, finché non ha preso una consistenza che mi sembrasse giusta.
Come al solito, invasare bollente, capovolgere i vasetti e far stiepidire in questa posizione.
L'aspetto probabilmente inganna: ci si potrebbe aspettare che abbia una consistenza "cremosa", ma non è così. Anche se non è trasparente, ha tuttavia una consistenza gelatinosa, marmellatosa, ed è dolce e profumatissima, con appena appena un vago retrogusto un po' amarognolo, tipico di tutte le marmellate di agrumi.
A me quel color giallo pastello non dispiace affatto, avrò brancolato un po' al buio all'inizio, ma tutto sommato il risultato l'ho trovato soddisfacente, e per questa volta va bene così... la prossima volta, tentiamo l'altra ricetta! ;-)

mercoledì 4 gennaio 2012

Carciofi con cucunci e pinoli

Ma quanto sono buoni i carciofi??? Io semplicemente li adoro, potrei mangiarne tutti i giorni fino a sentirmi male, e mi piace moltissimo cercare sempre nuovi modi di cuocerli, nuovi abbinamenti di sapore...
Questi, ad esempio, li ho avviati come al solito, solo che strada facendo m'è venuta voglia di aggiungere un ingrediente inedito, almeno per me: i pinoli. Ed ecco dunque che è nata la casseruola di carciofi con cucunci e pinoli, che fanno molto siculo ;-)

  • 4 carciofi (in questo periodo io trovo la qualità "violetto")
  • 1/2 cipolla rossa
  • 1 spicchio d'aglio
  • una manciata di cucunci
  • una manciata di pinoli
  • 4 cucchiaini di olio evo
  • sale
  • maggiorana
  • vino bianco q.b.
Al solito, pulire i carciofi, tagliarli a spicchi e tuffarli in acqua acidulata con limone.
Affettare sottilemente sia la cipolla che lo spicchio d'aglio e metterli a rosolare nella casseruola con l'olio. Aggiungere i carciofi, mescolare, coprire e lasciar stufare, mescolando di tanto in tanto. Verso metà cottura aggiungere i cucunci e salare. Continuare la cottura finché non si nota che i carciofi cominciano a disfarsi. Se dovessero asciugarsi troppo, aggiungere vino bianco q.b.


In un padellino, scaldare leggermente i pinoli senza farli tostare, giusto per permettere di far sprigionare il loro profumo e aggiungerli ai carciofi a cottura quasi ultimata, insieme con una spolveratina di maggiorana.
Spegnere la fiamma e servire... adoro i carciofi!!!

lunedì 2 gennaio 2012

Torta vasetto di soli albumi, profumata all'arancia

Ebbene sì, questa decisione che ho preso di produrre panettoni, mi ha posto dinanzi ad un annoso problema: e con gli albumi che avanzano, che ci faccio?
Ricette ricicla-albumi in giro se ne trovano. Anche su questo stesso blog c'è questa degli stringozzi e quest'altra degli amaretti di Voltaggio.


E poi c'è questa torta che ho provato ultimamente, che è BUO-NIS-SI-MA!!! E' una variante alla tradizionale torta vasetto che sicuramente tutti conoscono e hanno fatto almeno una volta nella vita, quella col vasetto di yogurt, che poi con lo stesso vasetto si dosano tutti gli altri ingredienti. Qui, invece di usare le uova intere, si usano solo gli albumi e contrariamente a quel che si potrebbe pensare, è tutt'altro che una torta sciapa, e poi è sooooooooffice come una nuvola!!!
Io la mia l'ho aromatizzata all'arancia, sia con l'essenza homemade che ho fatto io (e ogni volta che la menziono, mi ricordo che devo ancora passare la ricetta qui) che con la scorza grattugiata di due arance. E poi ho messo le gocce di cioccolato che con l'arancia ci sta sempre bene, solo che non si sono disperse nell'impasto... vabbé, la prossima volta farò meglio ;-)
  • 6 albumi
  • 1 vasetto e 1/2 di yogurt bianco
  • 2 vasetti di zucchero semolato
  • 3 vasetti di farina
  • 3/4 di vasetto di olio di semi (io arachidi)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di essenza d'arancia
  • scorza grattugiata di due arance
  • gocce di cioccolato (facoltativo)
Montare gli albumi a neve bella soda. Mescolare lo yogurt (tenerne da parte un paio di cucchiai) con lo zucchero, aggiungere quindi l'olio, l'essenza d'arancia e la scorza. Quindi cominciare ad incorporare la farina, e quando l'impasto comincia ad addensarsi, alternare il resto della farina con cucchiaiate di albumi montati, mescolando piano dal basso verso l'alto per non farli smontare. In ultimo, aggiungere la bustina di lievito sciolto nei 2 cucchiai di yogurt tenuti da parte.


Versare tutto nella tortiera e spolverare con le gocce di cioccolato, rigirando l'impasto lievemente e solo in superficie per farli disperdere meglio.
Infornare nel forno già caldo a 170° ventilato e lasciar cuocere per circa 45-50 minuti, eventualmente abbassando la temperatura se dovesse cominciare a colorirsi troppo in fretta. Fare la prova stecchino per testare la cottura.


Non so se la foto della fetta riesce a trasferire l'idea di sofficiosità... è divina, la trovo molto più simile ad una chiffon cake che ad una torta vasetto. Veramente un ottimo dolce ricicla-albumi!

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