giovedì 28 luglio 2011

Muffin alle pesche, lime e zenzero con crumble di mandorle

Ecco un altro tipo di muffin stagionali che non manco mai di fare quando si trovano le pesche. Sono dolci e profumati, resi particolarmente sfiziosi dal crumble alle mandorle sotto i denti.


Per 13-14 muffin occorrono:
ingredienti secchi
  • 150 g di farina tipo 00
  • 100 g di farina integrale
  • 100 g di zucchero di canna
  • 1 bel cucchiano di zenzero in polvere (o una bella grattugiata di quello fresco)
  • 1 bustina di lievito
ingredienti liquidi
  • 2 uova
  • 80 g di latte
  • 6 cl di olio di semi
  • il liquido di macerazione delle pesche
e poi
  • 2 pesche nettarine (circa 200 g al netto di bucce e noccioli)
  • 1 lime, succo e scorza
  • 1 cucchiaio raso di zucchero semolato
Per il crumble, invece:
  • 60 g di mandorle spellate e ridotte in granella
  • 30 g di zucchero semolato
  • 2 cucchiai rasi di farina
  • 40 g di burro

Come prima cosa, prepariamo il crumble mescolando la granella, lo zucchero e la farina e incorporandovi poi il burro. Tenere da parte in frigo fino al momento di utilizzarlo.
Quindi prepariamo le pesche, le sbucciamo e le tagliamo a pezzettini, le spolverizziamo con lo zucchero e la scorza grattugiata del lime, le irroriamo col succo del lime, mescoliamo bene e teniamo anche queste in frigo fino al momento di utilizzarle.
Preriscaldiamo il forno a 160° ventilato e mettiamo i pirottini di carta negli stampi da muffin, quindi mescoliamo tutti gli ingredienti secchi in una ciotola e quelli liquidi in un'altra. I pezzetti di pesca col loro succo e la scorza li aggiungeremo agli ingredienti liquidi, quindi incorporiamo questi agli ingredienti secchi, mescolando giusto il necessario per farli amalgamare.
Distribuiamo questo impasto nei pirottini, e su ognuno sbricioliamo il crumble. Quindi inforniamo per circa 30 minuti, facendo la prova stecchino per verificare la cottura.
E anche se il profumo che si spanderà per casa, un'intrigante mescolanza di pesca dolce, esotico lime e aromatico zenzero, ci farà aumentare la salivazione a 1000, cerchiamo di avere la pazienza di aspettare che si freddino, prima di azzanarne uno! Ecco, guardate com'è all'interno


Visto che bella sponge? e la pesca... i pezzettini di pesca, li avete visti? GNAM! :-)

martedì 26 luglio 2011

Pesto di erba cipollina, salvia, pinoli e pistacchi

L'idea di questo pesto è nata leggendo la ricetta di Cappera del pesto di erba cipollina e pinoli, postata su Un Cuore di Farina Senza Glutine. Per qualche ragione, sono rimasta subito colpita dalla trovata di fare un pesto con l'erba cipollina, e mi sono ripromessa che non avrei fatto passare troppo tempo per provarlo. Solo che, strada facendo, c'ho aggiunto qualcosa anche di mio, come faccio spesso, per cui il pesto è diventato di erba cipollina, salvia, pinoli e pistacchi.


Per condire due porzioni di pasta servono:
  • un mazzetto di erba cipollina appena colta
  • un mazzetto di salvia appena colta
  • 25 g di pinoli
  • 25 g di pistacchi freschi (non quelli tostati da aperitivo!), meglio se di Bronte
  • 1 spicchio d'aglio non troppo grande
  • 2 cucchiaini colmi di parmigiano grattugiato
  • sale e olio evo q.b.
Ovviamente, si inizia lavando le erbette, scartando le eventuali foglie secche o rovinate e tamponandole delicatamente per asciugarle. Tuffare i pistacchi in acqua bollente per qualche minuto per togliere le pellicine e passarle 1 minuto al microonde per far asciugare l'umidità che hanno assorbito.
Mettere le erbette, l'aglio, i pinoli e i pistacchi in un frullatore/sminuzzaerbe e triturarle con la funzione pulse, per evitare che possano surriscaldarsi, quindi cominciare a fluidificare con l'olio, e quando il tutto è ben sminuzzato, aggiungere il parmigiano e il sale, sempre con la funzione pulse. Se necessario, si può allungare ancora con altro olio, emulsionando a mano.


Fatto! il pesto è pronto per condire la vostra pasta!


Il profumo è intenso, il gusto è insolito e davvero molto gradevole, L'unica cosa che proverei a fare una prossima volta, diminuire un po' pistacchi e pinoli che secondo me, lo hanno reso un po' troppo denso... forse potrebbero bastare soltanto 30 g, cioè 15 g per tipo.
Io ci ho condito le penne rigate, ma secondo me si sposerebbe benissimo con gli stringozzi umbri!

domenica 24 luglio 2011

Verdure ripiene al forno

Le verdure ripiene al forno sono un'altra di quelle cose per cui ognuno, in genere, ama seguire una ricetta del cuore, e spesso si abbandona a varianti sul tema che fanno sì che la volta successiva non sia mai uguale alle precedenti. Ora vi racconto come amo prepararle io.


Ricordo che già raccontai, parlando dei miei carciofi ripieni, che amo molto usare il tonno, che infatti è uno degli ingredienti principali anche di queste verdure ripiene, uno di quelli che non mancano mai. L'altro ingrediente fondamentale è il riso. Ma volendo procedere con ordine, per la teglia di verdure che vedete qui ho usato:
  • 2 pomodori maturi
  • 2 peperoni verdi cornetto
  • 2 melanzane globose scure
  • 7-8 cucchiai colmi di riso carnaroli
  • 1 scatoletta di tonno al naturale da 160 g
  • 2 cucchiaini colmi di parmigiano grattugiato
  • 1 spicchio d'aglio
  • una decina di foglie di basilico fresco
  • un po' di peperoncino piccante
  • sale, pepe bianco macinato e olio evo
e per riempire i "vuoti", qualche patata delle cipolline. In altre occasioni mi è capitato di insaporire anche con capperi e/o olive, acciughe, dadini di formaggio... come dicevo, non ci sono limiti alla fantasia e facilmente ci si abbandona all'estro del momento, complici anche le cose che abbiamo disponibili in dispensa o nel frigo.


Lavare le verdure e asciugarle. Togliere la calotta col picciòlo alle melanzane e scavarne l'interno, facendo attenzione a non passarle da parte a parte. Tenere da parte la polpa e spolverizzare l'interno con un po' di sale grosso e far riposare in modo da far formare il liquido di vegetazione che poi verrà scolato via.
Togliere la calotta anche ai pomodori e scavarne l'interno, tenendo da parte sia la polpa scavata che le calotte.
Togliere la calotta col picciòlo anche dai peperoni e privarli dei semi all'interno. Ritagliare e tenere da parte la polpa del peperone che è rimasta attorno al picciòlo.
In una terrina, mescolare il riso col tonno sgocciolato, le parti di polpa precedentemente tolte dalle verdure e fatte a pezzettini, l'aglio passato allo schiacciaglio, il basilico spezzettato con le mani, il parmigiano, il peperoncino, il sale e un giro di olio evo.
Con questo impasto, farcire le verdure, senza riempirle fino all'orlo perché in cottura il riso crescerà di volume. Richiudere i pomodori con le loro calotte, fissate con uno stuzzicadenti.


Ungere una pirofila da forno e disporvi le verdure, riempiendo gli eventuali "vuoti" con le patate e le cipolline. Salare ancora, pepare, ungere ancora con un filo d'olio e infornare nel forno già caldo a 180° ventilato per un'oretta circa.
Io le adoro anche fredde!

lunedì 18 luglio 2011

Melanzane grigliate con menta, basilico e pepe rosa

Le melanzane grigliate sono un must in questa stagione, e questa ricetta non è niente di più di una delle tante varianti al tema del come condirle.


Sono convinta che, molto spesso, ad orientare la scelta degli ingredienti da usare è ciò che abbiamo disponibile in casa in quel momento. Io ho dato uno sguardo alle mie piantine aromatiche fuori al terrazzo e, posto che non volevo usare il solito prezzemolo, fatta una rapida disamina delle altre erbette e cercando di sentirmi in bocca la combinazione di sapori (momento in cui la forza della suggestione gioca un ruolo determinante!), mi sono orientata verso la menta, che comunque aveva anche bisogno di una bella sfoltita, e il basilico che ci sta sempre bene. Ovviamente aglio, però... però... sentivo che ci mancava qualcosa, quel quid che avrebbe potuto fare la differenza. Pensa che ti ripensa, mi sono ricordata di queste, ed ho avuto la proverbiale illuminazione sulla via di Damasco: aggiudicato il pepe rosa!


Il dosaggio delle erbe aromatiche è molto spannometrico... lo so che scrivere "un mazzetto di..." dice poco, ma non sono stata lì a pesare. Direi che si possano dosare secondo il gusto personale di chi cucina.
  • 1 melanzana viola (non scura, una di quelle viola chiaro a forma di palla :-D )
  • un mazzetto di menta fresca
  • un mazzetto di basilico fresco
  • 1 spicchio d'aglio
  • 20-30 grani di pepe Baie Rose (che poi, va bene anche di qualità diversa, purché sia rosa ;-P )
  • sale q.b. e olio evo
Lavare le erbette, asciugarle delicatamente, togliere le foglie dagli steli e tritarle finemente con lo spicchio d'aglio. A parte, tritare grossolanamente anche i grani di pepe e aggiungerli alle erbette. Salare e diluire con abbondante olio evo.


Scaldare una piastra andiaderente e affettare la melanzana a fette di circa 1 cm di spessore. Grigliarle e quindi condirle con il pesto di erbette e pepe rosa. Servire fredde.


Fresche, saporite e leggere, un contorno delizioso per queste torride giornate di luglio!

sabato 16 luglio 2011

Marmellata di pesche nettarine con vaniglia e rum

Come scrivevo all'incirca un mese fa, parlando della mia marmellata di ciliege al Ratafià, adoro tutta la frutta che si trova in questa stagione, a partire dalle fragole primaverili fino alla zuccherosa uva di fine estate. E adoro ancor più metterla in vasetto dopo averla trasformata in marmellata, ma senza trascurare d'averla aromatizzata con qualche altro ingrediente particolare, per renderla ancora più invitante e goduriosa.
Con le pesche, in particolar modo le nettarine, amo fare due tipi di marmellate davvero uniche per il loro gusto e profumo. Non passa estate senza che io le faccia, anche per la felicità di coloro a cui le regalo e che mostrano sempre di apprezzare.


Oggi darò la ricetta della prima, che è di Papi di Cucina in Simpatia: pesche nettarine con vaniglia e rum.

  • 1 kg di pesche noci, al netto di bucce e noccioli
  • 500 g di zucchero semolato
  • 1 busta di Fruttapec 2:1
  • 1 baccello di vaniglia
  • 20 g di rum (io 40 g)
Sbucciare e snocciolare le pesche e farle a pezzetti piccoli. Metterle in una pentola col doppio fondo, quindi grattare i semi dal baccello di vaniglia e aggiungere tutto, semi e baccello, alle pesche, irrorare col rum e coprire con lo zucchero a cui sarà stata mischiata la busta di Fruttapec.


Mescolare il tutto e lasciar riposare un po', quindi mettere sul fornello e cuocere come da indicazioni sul Fruttapec (3 minuti dall'inizio del bollore). Io ho anche dato una minipimerata, prima che partissero i 3 minuti fatidici. Ovviamente ricordarsi prima di togliere il baccello di vaniglia. Invasare bollente, bagnare i coperchi con un goccio di rum, avvitarli sui vasetti e capovolgerli. Una vera delizia profumata!


Più in là vi darò anche la ricetta della seconda marmellata con le nettarine... stay tuned! ;-)

giovedì 14 luglio 2011

Le Stecche di Jim

Sono sicura che molti di voi conosceranno già e si saranno fatti prendere dalla STECCAMANIA!!! Anch'io sono rimasta contagiata, il primo contatto l'ho avuto qui, ma le indicazioni per procedere le ho avute da questo passo passo fotografico, un gran bel lavoro per riuscire a fare queste stecche senza spatasciare.
Innanzitutto, va detto che Jim è il panettiere inventore del famoso no-knead bread, e anche l'impasto di queste stecche è un "no-knead", per cui tutto il lavoro lo fa il tempo, noi facciamo solo la parte più divertente!


Gli ingredienti:
  • 455 g di farina forte (io ho usato 300 g di manitoba e 155 g di farina tipo 0)
  • 350 g di acqua a temperatura ambiente
  • 1 g di lievito di birra secco (oppure 3,5 g di quello fresco)
  • 8 g di sale fino
  • 3 g di zucchero (io ho usato 1 c di malto)
  • olio evo, sale grosso, semola abbondante per spolverare
Si inizia la sera prima, io alle 21:20 avevo impastato tutti gli ingredienti tranne l'olio, il sale grosso e la semola, che è tutta roba che servirà l'indomani. Ho mescolato insieme le farine, il lievito e il sale, ho sciolto il malto nell'acqua e ho unito quest'ultima agli ingredienti secchi. Se si usa lo zucchero, va bene miscelarlo alla farina. L'impasto va fatto velocemente, basta far amalgamare gli ingredienti tra di loro. Si copre la ciotola con la pellicola e un canovaccio e si mette al riparo a lievitare per tutta la notte, orientativamente 12 ore. In effetti, la mattina alle 8:45 l'impasto era stra-lievitato e stra-pronto per essere lavorato.


Si spolvera bene il piano di lavoro con la semola rimacinata, ma tanta, perché l'impasto è molto morbido e appiccicoso, quindi più ce n'è, e meglio si lavora. Si fanno le solite 4 pieghe, cioè si piegano prima i due lembi laterali e poi quello superiore e inferiore verso il centro. Quindi si scaravolta questa specie di pagnottella sopra un canovaccio, anche questo ben infarinato di semola, con le falde rivolte verso il basso. Si spennella con l'olio, si cosparge di sale grosso e si spolvera ancora con poca semola, si copre coi lembi del canovaccio e si rimette a lievitare per 2 ore (io ho messo sul canovaccio un foglio di cartaforno lungo quanto il canovaccio stesso, per non farlo impregnare d'olio).
Mezz'ora circa prima dello scadere delle 2 ore, accendere il forno a 250°. Riprendere l'impasto e con una lama ben affilata, tagliarla in 6 pezzi, a ognuno dei quali si darà una forma allungata quanto la leccarda su cui si cuoceranno. L'ideale sarebbe cuocerle su una pietra refrattaria, ma va bene anche una leccarda antiaderente ben spennellata di olio evo o coperta di carta forno. Io ho usato due leccarde unte e su ognuna ho messo 3 stecche ben distanziate tra loro.
Le stecche non hanno bisogno di un'altra lievitazione, basta spennellarle ancora con un po' di olio evo, cospargere con un altro po' di sale grosso (ma io la prossima volta non lo faccio, troppo sale per i miei gusti) e infornare.
A me sono bastati 20 minuti in forno ventilato a 250°. Ovviamente, più è lunga la cottura, più croccanti vengono, e comunque i tempi sono sempre soggettivi, dipende dal forno.
Guardate che bella alveolatura


Sono una vera delizia e mi hanno dato molta soddisfazione. Volendole rendere più sfiziose, si possono anche aromatizzare, per esempio con del rosmarino tritato miscelato nell'impasto.
Se volete provare a farle, vi consiglio di dare uno sguardo al passo passo fotografico che vi ho linkato perché è un'ottima guida per capire sia il procedimento che la consistenza che deve avere l'impasto, impossibile sbagliare se si fa come dice!

martedì 12 luglio 2011

Torta di pistacchi e mandorle con topping al ciocco bianco

Questa torta finora l'ho fatta una volta soltanto, ed è un peccato perché è talmente delicata e raffinata e buona che andrebbe proposta molto più spesso. Ho ricevuto complimenti anche da chi ne è solitamente avaro, e questo la dice lunga ;-)
La ricetta è di Jo di Cucina in Simpatia.


Ingredienti per la torta:
  • 150 g di pistacchi
  • 150 g di mandorle
  • 120 g di zucchero
  • 1 C di farina (18 g circa)
  • 4 tuorli
  • 4 albumi
  • 4-5 C di olio di semi
  • ½ bustina di lievito (8 g circa)
  • ½ bicchiere di cognac o altro liquore (circa 70 g )
Per la copertura:
  • 100 g di cioccolato bianco
  • 20 g di burro
  • 1 C di limoncello
  • la scorza di 1 limone
Imburrare e infarinare una teglia del diametro di 22 cm e pre-riscaldare il forno a 160° ventilato oppure 180° statico.


Frullare finemente le mandorle e i pistacchi. Montare a spuma i tuorli con lo zucchero. Aggiungere il cucchiaio di farina e l'olio. Amalgamare anche le farine di mandorle e i pistacchi, il liquore, il lievito e alla fine gli albumi montati a neve ben ferma, non tutti in una volta, ma a cucchiaiate, stando attenti a non smontarli: mescolare dal basso verso l'alto... con delicatezza.
Versare nella teglia, livellare bene e infornare per 40 minuti.


Nel frattempo, preparare il topping al cioccolato bianco: sciogliere il cioccolato e il burro a bagnomaria o nel microonde, aggiungere il limoncello facendolo incorporare bene e spalmare questa specie di glassa sopra la torta una volta che è stata sformata e si è completamente raffreddata, livellando. Decorare con granella di pistacchi.

domenica 10 luglio 2011

Il tofu, questo sconosciuto (ovvero, profumato alle erbette aromatiche)

E bene, spinta dalla curiosità sollevata dai tanti discorsi sentiti e argomentazioni lette, nonché dal desiderio di cercare alimenti poveri o addirittura privi di colesterolo, finalmente ho assaggiato anch'io il tofu.
Dopo tanto pensare, dato che non sapevo assolutamente cosa aspettarmi né come sapore né come consistenza, senza cercare cose troppo sofisticate e lontane dalla nostra cultura gastronomica, mi sono orientata verso una preparazione che impiegasse solo i nostri prodotti mediterranei... così, se non altro, se proprio mi faceva schifo, potevo sempre togliere il tofu e condirmici due spaghetti!


Devo dire che alla fine non è stato tanto male... allora, per una bella padellata che basta per una persona sola se si mangia solo quello con un po' di pane, o per 2 persone se viene servito insieme ad altre portate, servono:
  • 1 forma di tofu da 180 g
  • 12-13 pomodorini ciliegino
  • 1/2 cipolla di Tropea (1/4 se molto grande)
  • erbette fresche miste (io avevo prezzemolo, timo, erba cipollina, origano, salvia, basilico)
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio evo e sale, meglio se aromatizzato
Affettare la cipolla molto sottile e metterla ad appassire in una padella con l'olio. Quando comincia a sfrigolare abbassare la fiamma e appena sarà trasparente, aggiungere i pomodorini lavati e tagliati in quarti. Mescolare, quindi aggiungere le erbe che saranno state tritate finissime insieme con lo spicchio d'aglio. Mescolare ancora e lasciare che i pomodorini tirino fuori la loro acqua. A quel punto aggiungere il tofu tagliato a cubetti piccoli, salare e far andare una decina di minuti col coperchio leggermente sollevato. Aggiungere un goccio d'acqua se dovesse asciugarsi troppo.
Impiattare e guarnire con un ciuffetto di basilico fresco.
Io l'ho accompagnato solo con un po' di pane, ma va benissimo anche per condire un piatto di pasta.


Impressioni: sinceramente pensavo peggio, anche se ho potuto constatare che è vero, il tofu si fa mangiare solo se viene preparato in modo saporito... è per questo che ho voluto abbondare con le erbe aromatiche. La consistenza è quella dell'albume d'uovo sodo, infatti mentre lo mangiavo pensavo che se qualcuno avesse voluto farmi mangiare il tofu a mia insaputa, sarebbe bastato dirmi che, per l'appunto, era albume d'uovo sodo e io ci avrei creduto.
Tuttavia, pur non avendolo trovato riprovevole, dubito molto che entrerà a far parte regolarmente del mio regime alimentare, nonostante quella bella scritta sulla confezione "NON CONTIENE COLESTEROLO", che di per sé è molto invitante, se solo fosse associato a qualcosa di meno insipido e di più "mastichevole".

giovedì 7 luglio 2011

Agromafie: i clan nel piatto - articolo di Alessandro Iacuelli

Oggi niente ricetta. Il post di oggi è dedicato all'informazione, perché a noi che piace tanto armeggiare tra pentole e fornelli, piace anche sapere cosa ci mettiamo dentro a quelle pentole. E' per questo che consiglio a tutti la lettura di questo articolo apparso oggi su Altrenotizie, che ci parla di come le agromafie si stanno impossessando del mercato agroalimentare, a totale discapito della qualità, dei prezzi e della tutela del marchio Made in Italy.


Cosa possiamo fare noi? Purtroppo l'articolo non fornisce una soluzione, e dubito che ci sia molto che possiamo fare noi nel nostro piccolo, se non orientarci sempre più verso un consumo consapevole. Forse i GAS possono essere una risposta? gli acquisti fatti direttamente dal produttore, almeno per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli, uova e pollame, carne da piccoli allevamenti locali? il pesce dalle barche appena rientrate in porto? Tutti quei prodotti insomma, che arrivano sui banchi di vendita così tal quali come sono, senza aver subito processi di trasformazione, o averli subiti solo in minima parte, come per le carni macellate.
Non lo so se può essere questa la risposta. Visto che comunque il fenomeno sta cominciando a venire fuori, speriamo almeno in un'intensificazione dei controlli, se non altro da parte dell'UE, che probabilmente riesce ad essere più severa degli organi di vigilanza di casa nostra :-(


Alessandro Iacuelli è un giornalista freelance, da anni impegnato a seguire i fenomeni delle ecomafie in tutte le sue manifestazioni, sia nazionali che estere, e di cui parla nel suo libro-indagine Le Vie Infinite dei Rifiuti, con un focus particolare su quello che succede, da anni ormai, in Campania. Oltre a collaborare come redattore con la rivista online indipendente Altrenotizie, scrive anche su un blog personale e sta lavorando alla preparazione di altri 2 libri, che speriamo di vedere presto nelle librerie.

Le immagini di questo post sono prese dall'articolo su Altrenotizie.

mercoledì 6 luglio 2011

Fagottini di pasta brioche siciliana

Ecco un impasto lievitato che trova innumerevoli impieghi, per la sua sofficità, per il suo gusto reso lievemente dolciastro dallo zucchero, per la sua eccellente lavorabilità... dalla produzione di semplicissimi panini che poi si potranno aprire e farcire a piacere (tanto per capirci, come quelli da party farciti col prosciutto, il salame etc), a involucro dai ripieni più fantasiosi, come questa treccia danese salata


oppure questa vitella in crosta soffice


oppure i fagottini di cui vi parlerò in questo post.


Innanzitutto, bisogna preparare la pasta brioche, che io faccio seguendo la ricetta che ho trovato qui:
  • 250 g di farina manitoba
  • 250 g di farina 0
  • 50 g di olio evo
  • 50 g di zucchero
  • 1 c di malto d'orzo
  • 1/2 cubetto di lievito di birra
  • 10 g di sale
  • 200 g di acqua
  • 1 uovo
Nella planetaria, miscelare le due farine. Sciogliere nell'acqua il lievito con lo zucchero e il malto e aggiungerlo alle farine avviando il gancio dell'impastatrice. Unire l'uovo, facendolo assorbire bene, quindi l'olio facendo assorbire anche questo e infine il sale. Far strapazzare bene, finché l'impasto non sia bello liscio, omogeneo e ben incordato, e che le pareti della ciotola dell'impastatrice rimangano belle pulite.
Coprire con della pellicola alimentare e un canovaccio e far lievitare finché non abbia triplicato il volume. Quindi scaravoltarlo sul piano da lavoro leggermente infarinato, sgonfiarlo e dargli qualche piega, e infine stenderlo col mattarello ad un'altezza di circa 1/2 cm, quindi con una formina ritagliare dei cerchi che potranno essere farciti a piacere. Io ci ho messo della fesa di tacchino arrosto e mozzarella, entrambi triturati nel mixer.


Ripiegare i fagottini sigillando bene i lembi e disporli sulla leccarda foderata di cartaforno.


Far lievitare di nuovo, spennellare con un po' di latte o uovo sbattuto, quindi cuocere nel forno preriscaldato a 180° ventilato per circa 15-20 minuti, e comunque fino a doratura.


Se mangiati caldi sono da urlo, ma anche freddi fanno la loro porca figura!!!

lunedì 4 luglio 2011

La maionese in 2 minuti 2

Questa ricetta di Felix vista su Cucina in Simpatia meriterebbe una menzione speciale... ero scettica sulla sua riuscita, non potete sapere quanto! Ma figuriamoci, fare la maionese in 2 minuti... la MAIONESE!!! incubo dei miei anni giovanili, quando per pranzo si voleva fare l'insalata russa e preparare la maionese, incorporando l'olio dapprima una goccia alla volta, e poi piano piano a filo, era compito mio... e manco col frullino elettrico, no no no!!! tutto a mano, ciotola e frusta... io ODIAVO l'insalata russa!!!
Figuriamoci quindi, se potevo credere a una ricetta per fare la maionese in 2 minuti... insomma, un bel sabato mattina, pur non avendo né bisogno, né voglia di maionese, ho sentito l'impulso irrefrenabile di provarci, tanto già sapevo che sarebbe impazzita e avrei buttato tutto nel water senza manco prendermi il disturbo di recuperarla, e invece...


e se sapeste quant'è BBBBONAAAAAAAAAA!!!!!!!!!
Unica condicio sine qua non: serve il minipimer, o comunque il frullatore a immersione. Senza questo, non vale neanche la pena di provarci, perché la velocità con cui gli ingredienti vengono emulsionati è determinante. Forse ci si potrebbe riuscire col Bimby, ma non posso darlo per garantito, non avendo il Bimby.
Allora, si prendono
  • 230 ml di olio di girasole (io ho fatto all'incirca 2/3 di olio di arachidi - quello avevo - e 1/3 di olio evo)
  • 1 uovo intero
  • 2 cucchiai di aceto (io ho usato quello di mele)
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 1 pizzico di sale
Nel bicchiere graduato del minipimer versare l'olio, poi l'uovo facendo attenzione a non far rompere il tuorlo, l'aceto il limone e il sale. Introdurre il minipimer ed azionarlo. Se è di quelli con diverse velocità, bisogna azionarlo a quella massima. Il tutto si trasformerà in maionese nel giro di un paio di minuti... provare per credere!
Se si diminuisce l'olio (ma eviterei di scendere al di sotto dei 200 ml), la maionese verrà più soda.


Qualche variante da provare: 1 c di senape oppure 1 c di yogurt al posto del limone. In quella che si vede fotografata, c'è la senape che ho messo in aggiunta al limone.

sabato 2 luglio 2011

Torta vasetto semintegrale ai fichi

Tra un po' sarà di nuovo stagione di fichi (quanto me piacciono!!!) e, sebbene questa torta io l'abbia fatta l'anno scorso, dopo averla vista sul blog di Antonella, oggi ve la voglio proporre perché mi piacque in modo smisurato, e sono sicura che appena vedrò i primi fichi la rifarò.


Non si tratta di niente di più di una normale torta vasetto, quella che ormai tutti conoscono e che si fa con lo yogurt nell'impasto, e col cui vasetto si dosano tutti gli ingredienti. A parte l'aggiunta di fichi, io l'ho solo resa un po' rustica con l'utilizzo di una parte di farina integrale.
  • 3 uova
  • 1 vasetto e 1/2 di zucchero
  • i semi di 1/2 baccello di vaniglia
  • la scorza di 1/2 limone, zestata
  • 1 vasetto scarso di olio di semi (io arachidi)
  • 1 vasetto e 1/2 di farina tipo 00
  • 1 vasetto e 1/2 di farina integrale
  • 1 bustina di lievito
  • 1 vasetto di yogurt bianco (io l'ho usato magro, funziona benissimo come quello intero)
  • 6 fichi bianchi
  • 2 C di zucchero di canna
Nella planetaria montare i tuorli con lo zucchero, frusta a K (pala, foglia... ), aggiungendo i semi di vaniglia e la scorza di limone. Quando saranno belli chiari e spumosi, aggiungere l'olio e farlo assorbire tutto. In un altro recipiente, setacciare le due farine e la bustina di lievito e aggiungere questa miscela all'impasto un po' alla volta, alternando allo yogurt. Quando gli ingredienti sono tutti ben amalgamati, aggiungere a mano gli albumi montati a neve ferma.


Versare in una tortiera da 22 cm imburrata e infarinata. Lavare e asciugare delicatamente i fichi (vanno usati con tutta la buccia), privarli del picciòlo e tagliarli a metà, dispondendoli sulla superficie della torta. Spolverizzare con lo zucchero di canna e infornare in forno caldo a 180° per almeno 45 minuti, fare sempre la prova stecchino.


Meravigliosamente soffice come lo è sempre la torta vasetto, resa ancora più golosa dai fichi... vi consiglio di provarla, merita proprio!

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