giovedì 30 giugno 2011

Salatini che più-veloci-di-così-non-si-può!

E' l'uovo di Colombo... preparare dei salatini ultra-facili, ultra-veloci e stra-buonissimerrimi, che ti risolvono in quattro e quattr'otto un aperitivo dell'ultimo minuto (ma anche no) da offrire a casa. Bastano due dischi di pasta sfoglia pronta da accoppiare e un po' di fantasia per il ripieno.
Io lo spunto l'ho preso qui, ma sono sicura che in giro per il web l'idea sia stata ampiamente divulgata perché è davvero di una semplicità disarmante.
Dunque, io li ho fatti con un ripieno di pomodoro concentrato sugo pronto Ortolina, che quindi ha già degli odori di suo, mozzarella e origano fresco tritato. Si prende un disco di pasta sfoglia e si allarga sul piano di lavoro, lasciandolo sulla carta in cui è avvolto e che poi servirà per la cottura. Si stende sopra il pomodoro e si spolverizza con l'origano e la mozzarella tritata nel mixer


Quindi si accoppia con un altro disco di pasta sfoglia adagiato sopra, si sigilla bene il bordo tutto intorno e con la rotella per tagliare la pizza o un coltello, si praticano dei tagli perpendicolari


Si adagia su una leccarda, si spennella con un po' di latte e si mette nel forno, che nel frattempo si è fatto scaldare a 180° statico, per 15-20 minuti, o comunque fino a doratura.


Et voilà! Pronti per essere serviti


Sempre con la stessa tecnica, li ho preparati anche al tonno. Come prima cosa, nel mixer ridurre in poltiglia una scatoletta di tonno da 160 g, sgocciolato del suo liquido, con una manciata di capperi scolati, 3 acciughine sott'olio e delle foglioline di origano fresco. Mantecare questo frullato con della maionese e spalmare il tutto sul disco di pasta sfoglia, spolverizzando quindi con la mozzarella triturata


Di nuovo, accoppiare con un altro disco di pasta sfoglia, sigillare il bordo e praticare i tagli


Adagiare sulla leccarda, spennellare col latte, infornare per 15-20 minuti, ed ecco a voi


Serviti con un buon Viognier fresco fresco, sono davvero irresistibili, peggio delle ciliege: uno tira l'altro...

martedì 28 giugno 2011

Rotolo fresco per le calde serate estive

Di sicuro non è un'idea originale. Come per i tomini vestiti, nasce dal fatto d'averlo visto in vendita già pronto, pensando quindi che si tratta di una cosa fattibilissima anche a casa. E' una soluzione gustosa per un pasto veloce nelle giornate estive che ormai sono arrivate (finalmente!), quando è proprio il nostro organismo a chiedere con forza qualcosa di fresco e leggero, ma che soddisfi il palato.


E si presta a svariate variazioni. Per esempio, ultimamente mi sono preparata questo con:
  • 1 sfoglia di pasta di mozzarella fresca (generalmente si trova nel reparto latticini degli ipermercati, sicuramente nei caseifici, altrimenti c'è quello industriale, che però io mi tengo proprio come ultima spiaggia)
  • 100 g di salmone affumicato
  • 100 g di robiola (o altro formaggio cremoso spalmabile dal gusto non troppo marcato)
  • rucola
Srotolare delicatamente la sfoglia di pasta di mozzarella e spalmarci sopra la robiola, stendendola con cura ed uniformemente. Quanto più sarà stesa in modo uniforme, tanto più saranno regolari le fette. Adagiarvi sopra le fettine di salmone e quindi cospargere con le foglie di rucola. Arrotolare e sigillare bene in un foglio di pellicola alimentare, tenendolo in frigo per qualche ora prima di servire.


Affettare (usare una lama liscia ben affilata o le fette si sconquassano) e servire su un letto di fresca e variopinta insalata di stagione, condita con sale, olio evo e riduzione di aceto balsamico (ve l'ho già raccontato come si fa la riduzione di aceto balsamico? noooo?!? allora sarà l'argomento di un prossimo post! ;-) )


Altre possibili farciture possono essere
  • robiola (o mascarpone)
  • prosciutto cotto
  • cuori di lattuga
oppure
  • robiola (o mascarpone)
  • speck
  • rucola
oppure
  • robiola (o mascarpone)
  • prosciutto crudo
  • songino
o quello che vi pare... briglie sciolte alla fantasia!!!

domenica 26 giugno 2011

Thai chicken wings cotte nel sacchetto da forno su letto di riso jasmine al curry

Per fare queste ali di pollo mi sono lasciata completamente andare all'estro del momento. Come punto di partenza, sapevo solo che avevo voglia di ali di pollo, le volevo piccanti (molto) e le volevo dietetiche. In dispensa, oltre alle ali di pollo, avevo la pasta di curry giallo e il latte di cocco, quindi ho finito per tirare fuori questo incrocio della cucina tex-mex con quella thai, e devo dire che mi è veramente piaciuto!

  • 8 alette di pollo (secondo i gusti, possono essere nature oppure panate, se le preferite)
  • 2 cucchiaiate belle colme di pasta di curry giallo
  • 1/2 brick (100 ml) di latte di cocco, meglio quello per cucinare, ma se si usa quello della Suzi Wan che si trova negli angoli etnici di tutti gli ipermercati, va bene lo stesso
  • 1 sacchetto da forno Cuki
  • 1 bicchiere di riso jasmine
  • 2 bicchieri d'acqua
  • 1 pizzico di sale
  • curry in polvere a volontà
La pasta di curry giallo si trova in tutti i negozi etnici che siano forniti con prodotti provenienti dalla Thailandia. Se non si dispone di negozi simili nelle vicinanze e si compra volentieri su internet, allora si può trovare su questo negozio online. Lo stesso dicasi per il latte di cocco per cucinare e il riso jasmine.


Porre la pasta di curry e il latte di cocco in un padellino antiaderente, mettere su fuoco dolce e lasciare che si amalgamino bene tra loro, mescolando per aiutare. Assolutamente NON SALARE! La pasta di curry ha già tutto il sale che serve e anche di più, oltre agli aromi tipici che le conferiscono il gusto particolare della cucina orientale.
Intingere ogni aletta avvolgendola tutta in questa salsina e metterla nel sacchetto, dove si finirà di versare l'eventuale salsina che sarà avanzata.
Chiudere il sacchetto con l'apposito laccetto e far cuocere in forno. Io l'ho messo nel fornetto elettrico Prisma Univers 25 G3 Ferrari, sola funzione di forno elettrico ventilato, preriscaldato a 180°, facendo cuocere per 40 minuti, 20 da un lato e 20 dall'altro.
Nel frattempo, mettere sul fuoco l'acqua per il riso col pizzico di sale e il curry in polvere nella quantità che è di proprio gradimento. Il bicchiere con cui si misura l'acqua dev'essere lo stesso con cui si misura il riso. Quando bollirà, aggiungere il riso e far cuocere fino a completo assorbimento dell'acqua, mescolando di tanto in tanto per non far attaccare sul fondo della pentola. Quando l'acqua sarà del tutto assorbita, spegnere la fiamma e incoperchiare, lasciando così fino al momento di servire. Il riso continuerà a cuocere per induzione.


Quando le alette saranno pronte, servirle impiattandole su un letto di riso al curry e... lasciate spiegare le ali del gusto!

venerdì 24 giugno 2011

Mini-tortine di mandorle con le ciliege (per favore non chiamatele muffin! ;-D )

A darmi lo spunto per la realizzazione di queste mini-tortine è stata Laura del blog Matematica e Cucina, precisamente con la sua ricetta della Torta di ciliege con mandorle.


Mi sono sentita ispirata dal primo momento che ho letto le due paroline magiche "mandorle" e "ciliege". Strada facendo però, c'ho messo qualcosa di mio, spero che Laura non si risentirà per questo. E' un mio piccolo vezzo, cercare quasi sempre di personalizzare le ricette che trovo in giro. In questo caso, non solo ho preferito realizzare le tortine (non sono muffin eh! i muffin hanno un altro procedimento!!!) al posto della torta, ma ho leggermente rivisto un po' i dosaggi e qualche ingrediente (nell'originale, per esempio, non è previsto il latte).


Perciò, vi rimando al blog di Laura per la ricetta com'era prima che ci mettessi mano io ;-P
  • 36 ciliege
  • 115 g di farina di mandorle
  • 120 g di farina 00
  • 1 c di lievito in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 80 g di burro chiarificato (100 g se si usa quello normale)
  • 75 g di zucchero
  • 3 uova
  • 1 c di essenza di vaniglia
  • 1 c di aroma di mandorle amare
  • l'eventuale succo di ciliege che si ottiene snocciolandole
  • 5 C di latte
Ovviamente, lavare, spicciolare e snocciolare le ciliege, conservando l'eventuale succo. Occhio, che se conservate i noccetti, potete farci questo! Se la farina di mandorle ve la fate voi, come al solito spellatele sbollentandole un po' prima, fatele asciugare bene e trituratele con un po' di zucchero che toglierete alla dose prevista in ricetta.
Mescolare la farina di mandorle con la farina 00, il lievito e il sale. Nella planetaria, montare a crema il burro con lo zucchero, aggiungere i tuorli uno alla volta, quindi le farine una cucchiaiata alla volta, il succo di ciliegia, l'essenza di vaniglia, l'aroma di mandorla e il latte. Montare a neve ben ferma gli albumi e aggiungerli al composto, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto.


Ripartire l'impasto in 12 pirottini di carta inseriti negli stampi da muffin, riempiendoli per 2/3, e su ciascuna tortina disporre 3 ciliege, spingendole leggermente, quindi infornare nel forno già caldo a 180° statico per 30-35 minuti, facendo comunque la prova stecchino.


Far stiepidire, quindi togliere dagli stampi da muffin e lasciar raffreddare completamente. Servire cosparse di zucchero a velo.


Gustosamente mandorlose e squisitamente ciliegiose!!! 

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Questa ricetta partecipa al contest


mercoledì 22 giugno 2011

Pipindun' e ove (peperoni con le uova)

Questi sono un classico della cucina abruzzese, non credo che esista una sola famiglia in tutta l'Abruzzo che non li abbia mangiati almeno una volta nella vita, e quando torna la stagione dei friggitelli trovano posto in tavola almeno una volta alla settimana. Sono buoni da servire come secondo, ma se si fa un pranzo o una cena con più portate, possono essere serviti anche con gli antipasti. Sono buoni caldi e freddi e, se si fa un picnic, sono favolosi tra due belle fette di pagnotta, magari quella casereccia cotta nel forno a legna. Insomma, comunque li si voglia proporre, pipindun' e ove incontrano sempre l'apprezzamento di tutti (posto che, ovviamente, si digeriscano i peperoni! ;-) )

  • 400 g di peperoni friggitelli
  • 4 uova
  • 3-4 spicchi d'aglio (vabbé, se proprio non lo gradite se ne può fare a meno, ma non sapete cosa vi perdete! ;-P )
  • olio evo
  • sale
Lavare i friggitelli, privarli del picciolo, tagliarli a metà nel senso della lunghezza e privarli dei semi e dei filamenti interni. Asciugarli bene.
Mettere l'aglio a rosolare in una padella antiaderente con 3-4 cucchiai d'olio evo e quando si è dorato, aggiungere i peperoni e cuocere a fuoco vivace tenendo sulla padella il coperchio leggermente sollevato. Rigirare di tanto in tanto.


Quando i peperoni saranno ben appassiti, romperci le uova, salare e strapazzarle.
Mettere nel piatto da portata e servire in tavola... sono fantastici!

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iniziativa proposta da Vale di In Cucina Senza Glutine.

lunedì 20 giugno 2011

Muffin integrali con fragole e ciocco bianco

Questi muffin, chiamiamoli così "stagionali", si collocano senz'altro nella Top 5 dei miei muffin preferiti... direi anzi che li piazzo senza ombra di dubbio al 2° posto dopo i Blueberry Muffin, infatti non faccio passare anno senza farli quando è tempo di fragole fresche.
La ricetta originariamente l'ho presa qui, modificandola leggermente in qualche passaggio.


Ingredienti
  • 125 g di farina 00
  • 125 g di farina integrale
  • 120 g di zucchero di canna
  • 1 bustina di lievito
  • 1 vasetto di yogurt alle fragole
  • 1/2 bicchiere di olio di semi
  • 2 uova
  • 200 g di fragole
  • 1 cucchiaio di grappa
  • 12 quadretti (almeno) di cioccolato bianco
  • altro zucchero di canna per spolverare

Il procedimento è sempre quello classico: in un recipiente mescolare le farine setacciate col lievito, lo zucchero, le fragole lavate e tagliate a pezzettini ed eventualmente il cioccolato bianco tritato molto grossolanamente.
In un altro mescolare le uova con lo yogurt, l'olio e la grappa. Amalgamare gli ingredienti liquidi ai solidi e distribuire nei pirottini di carta (ce ne sono usciti 12). Spolverare con lo zucchero di canna e infornare in forno già caldo a 180° per 25-30 minuti.

Se li provate, secondo me anche per voi diventeranno un must da replicare ogni anno nel periodo delle fragole!

sabato 18 giugno 2011

Tomini vestiti

I tomini da cuocere mi piacciono molto. Sono gustosi, hanno tutta la sfiziosità del formaggio fuso colante, si preparano velocemente (bastano una padella antiaderente ben calda e pochi minuti) e affiancandoci un contorno, risolvono in maniera soddisfacente un secondo o anche una cena veloce, e in occasione di ospiti a cena, si possono anche preparare sul momento e servire come antipastino caldo.
I tomini vestiti sono ancora meglio. In effetti, ormai è possibile trovarli già pronti da qualsiasi pizzicagnolo o super/ipermercato ben fornito, però anche prepararseli da soli è un gioco da ragazzi, col vantaggio che si possono usare gli ingredienti che si preferisce. Basta avere, oltre ai tomini, un formaggio cremoso spalmabile dal gusto non troppo marcato, tipo robiola o mascarpone, e un qualche salume affettato, tipo speck o pancetta.
Io i miei li ho preparati usando del labne che avevo già pronto, aromatizzato con semi di sesamo e grani di pepe del Szechuan tritati finemente, e delle fettine di speck. Il procedimento è talmente semplice che potrebbe farlo anche un bambino:
  • tagliare a metà i tomini e aprirli come fossero dei panini
  • spalmare una metà col formaggio cremoso che si è scelto di usare
  • richiudere i tomini e foderarli in 2 fette di speck incrociate
  • scaldare bene una padella antiaderente
  • adagiare i tomini nella padella e far cuocere a fuoco dolce su entrambi i lati

Lo speck, o comunque il salume con cui si è scelto di foderare le formaggette, diventerà croccante e dentro il formaggio si sarà ammorbidito, fondendosi parzialmente con quello cremoso.


Terribilmente deliziosi ed appaganti, provateli e mi saprete dire! ;-)

mercoledì 15 giugno 2011

Liquore simil-maraschino

Giorni fa, nel mio post sulla marmellata di ciliege al Ratafià, concludevo scrivendo che i noccetti che vengono tolti dalle ciliege possono essere impiegati per preparare un liquore simile al maraschino. In effetti, non è che se ne ricavi una grossa quantità perché, ammenoché non si producano chili e chili di marmellata, i noccetti non è che siano poi così tanti. Però secondo me ne vale comunque la pena perché il maraschino trova un largo impiego in cucina, per insaporire le macedonie o le fragole, per bagnare il pan di Spagna, o anche semplicemente da aggiungere all'impasto del ciambellone se lo si vuole aromatizzare di liquore. Tenuto conto del fatto che i noccetti comunque sono lì, e che tutto quel che si deve fare è tenerli in infusione nell'alcool per un certo numero di mesi, e quindi preparare uno sciroppo, direi che l'impresa vale la spesa. Così date uno scopo anche a quei noccetti che tanta fatica vi sono costati per toglierli dalle ciliege ;-)
Qui c'è la produzione messa in cantiere solo pochi giorni fa


Certo, l'ideale sarebbe poter usare i noccetti delle amarene marasche, chi ha la fortuna di trovarle è sicuramente avvantaggiato, ma in ultimo vanno bene anche quelli di altre specie di ciliege.
Vi dò le dosi per 300 g di noccetti, poi fate voi le debite proporzioni, tenendo conto che da 1 kg di ciliege più o meno ricavate 100 g di noccetti. Nel caso voleste aumentare un po' la quantità di noccetti, potete fare questa strepitosa Cherry Pie, così vi deliziate anche il palato e, credetemi, ne vale veramente la pena!
  • 500 g. di alcool a 95°
  • 300 g. di noccetti di ciliege o amarene
  • 400 g. di zucchero
  • 400 g. di acqua
Mettere a macerare i noccetti nell'alcool per almeno 3 mesi in un luogo fresco e buio. Allo scadere del tempo, filtrare l'alcool e preparare uno sciroppo facendo bollire per 10 minuti l'acqua con lo zucchero. Far freddare e mescolare insieme all'alcool e lasciar riposare ancora una settimana per far amalgamare bene i sapori. Filtrare ancora e imbottigliare.
Nelle foto che seguono, c'è la produzione imbottigliata di un paio di anni fa

Come potete vedere, la quantità non è enorme, diciamo poco più di un quarto di litro. Rispetto al maraschino che si trova in commercio e che è trasparente come l'acqua, quello casalingo viene di un colore ambrato, e non potrebbe essere diversamente, dato che comunque ai noccetti restano attaccati pezzetti di polpa che rilasciano il loro pigmento, e d'altronde in casa non si dispone dei sistemi di filtraggio che hanno i fabbricanti industriali. Ma noi siamo di bocca buona... ci va bene tutto, anche se è ambrato! ;-)

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Questa ricetta partecipa al contest


lunedì 13 giugno 2011

Oat and raisin cookies (Biscotti all'avena e uvetta)

"Ooohhhh, finalmente!", penserete voi, "un dolcetto dietetico!!!"
Ma come vi viene in mente? un dolcetto dietetico qui? su questo blog?!? ma non ci sperate proprio, soprattutto poi se è una ricetta della solita Hummingbird Bakery, che la parola "dietetico" l'ha del tutto bandita dal proprio vocabolario!
Scherzi a parte, l'impiego dei fiocchi d'avena potrebbe far pensare ad un tipo di biscotto dietetico, se non fosse per la quantità industriale di burro e zucchero che sono onnipresenti in tutti i dolci di questa pasticceria. Del resto, se bisogna peccare, io sono del parere che preferisco farlo di tanto in tanto, ma farlo bene. Non è che di dolci così se ne mangino tutti i giorni, perciò, per una volta non sarà la fine del mondo ;-)


Ah, una raccomandazione: non provate a diminuire le quantità di zucchero o burro, perché finireste per ottenere qualcosa di completamente diverso dall'originale. Io c'ho provato la prima volta che ho portato a compimento questa ricetta, ho tolto 100 g di zucchero (50 di quello bianco e 50 di quello di canna). Non è che non fossero mangiabili, ci mancherebbe, ma non erano quelli...
  • 270 g di burro non salato a temperatura ambiente
  • 160 g di zucchero fino tipo Zefiro
  • 160 g di zucchero scuro di canna
  • 2 uova
  • 1/4 c di essenza di vaniglia
  • 380 g di farina
  • 1 c di sale
  • 1 c di bicarbonato di sodio
  • 1/2 c di cannella in polvere
  • 110 g di fiocchi d'avena
  • 220 g di uvetta
Nell'impastatrice, montare a spuma il burro con gli zuccheri, aggiungere le uova uno alla volta e la vaniglia. Setacciare in una ciotola la farina col sale, il bicarbonato e la cannella, quindi mescolarvi i fiocchi di avena e aggiungere un po' alla volta al composto di burro e zucchero. In ultimo, rimuovere la ciotola dall'impastatrice e incorporarvi l'uvetta con un cucchiaio di legno.


Formare i mucchietti di impasto sulle teglie foderate di carta forno, schiacciandoli leggermente e tenendoli ben distanziati per non farli attaccare in cottura, dovreste riuscire a fare quei bei biscottoni tipicamente americani e dovrebbero uscircene 12. Quindi infornare in forno già caldo a 170° per una decina di minuti, o finché i bordi non diventano dorati.
Mangiandoli, li sentirete "biscottosi" esternamente e morbidi all'interno... più che morbidi sono chewy, per usare una definizione propria di Hummingbird, un attributo difficile da rendere in italiano. A me verrebbe da tradurlo masticoso, intendendo con questo una cosa che, mentre la mangi, ti riempie la bocca con una caleidoscopica esplosione di gusto... insomma, non mi fate fare voli pindarici per cercare di spiegare... provateli e non se ne parli più! ;-D

sabato 11 giugno 2011

Marmellata di ciliege al Ratafià

Adoro la frutta che si trova in questo periodo dell'anno... a cominciare dalle fragole, per passare attraverso le "lussuriose" ciliege, e poi le nespole, le albicocche, le pesche, i meloni... che buona che è la frutta estiva!
E che peccato sarebbe vedersela passare davanti senza imprigionare un po' del loro profumo, gusto e colore dentro a dei vasetti di vetro, per goderne durante la stagione più buia e fredda, ricordando la stagione calda appena passata e anticipando la piacevolezza di quella che tornerà!
E' proprio per questo motivo che, vinta la reticenza che ho nei confronti dell'odioso lavoro di "snocciolamento", mi sono rimboccata le maniche e ho trasformato in deliziosa marmellata 1 kg di ciliege bellissime.


Il Ratafià, essendo un liquore di ciliege, meglio ancora amarene, messe in infusione nel vino Montepulciano d'Abruzzo, conferisce alla confettura un gusto ancora più intenso di frutti rossi, con un lievissimo retrogusto alcolico.


  • 1 kg di ciliege belle mature, peso al netto dei piccioli e dei noccetti
  • 500 g di zucchero semolato
  • 1 busta di Fruttapec 2:1
  • 1 tazzina da caffé colma di liquore Ratafià
Lavare e snocciolare le ciliege e metterle in un pentolone alto d'acciaio inox col doppio fondo



In un recipiente, mescolare insieme lo zucchero col Fruttapec, quindi versarli sulle ciliege e dare una mescolatina



Porre sul fuoco e continuare a mescolare finché lo zucchero non sia del tutto sciolto, quindi dare una minipimerata lasciando intere solo una parte delle ciliege.
Portare ad ebollizione e da quel momento contare 3 minuti, quindi togliere un attimo dal fuoco e aggiungere il Ratafià, mescolare e rimettere sul fuoco ancora per un minuto, quindi togliere di nuovo dal fuoco mescolando energicamente per eliminare l'eventuale schiuma. Invasare bollente e incoperchiare.



Con queste dosi ho riempito 8 vasetti della Bormioli da 150 ml.
E coi noccetti delle ciliege? non vorrete mica buttarli, vero? Coi noccetti si può fare un delizioso liquore simil-maraschino... non ne verrà fuori una gran quantità perché, alla resa dei conti, i noccetti sono pochini, ma è pur sempre un quantitativo che può tornare utile da usare per le macedonie, le bagne per le torte...
Come farlo sarà oggetto di un altro post! ;-) 

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Questa ricetta partecipa al contest


giovedì 9 giugno 2011

Panini di semola con pasta di riporto

Diverso tempo fa provai a fare il lievito madre, e devo dire che l'esperimento riuscì alla perfezione! Avevo un lievito attivissimo, davvero una gioia vederlo nel suo recipiente, tutto bello "bollicinoso", e ancor più una gioia vedere come svolgeva bene il suo lavoro, ogni volta che lo usavo per panificare.
Però alla lunga mi resi conto che il lievito madre ha una sua ragion d'essere quando si panifica abbastanza spesso, questo sia per potersi avvantaggiare in pieno del suo potere lievitante, ma anche per limitare gli sprechi: infatti il lievito madre richiede continui rinfreschi, che lo si usi o no, pena il rallentamento della sua attività lievitante. Ogni rinfresco significa toglierne un bel pezzo per integrare con nuova farina, e a quel punto, il pezzo che stacchi o lo usi per farci qualcosa, o sennò lo butti :-( ... e a me, di buttare interi pezzi di impasto lievitato proprio non mi andava giù.


Allora, un po' a malincuore, lo confesso, impiegai il mio lievito madre in un'ultima produzione e non lo feci mai più. Però mi sono sempre ripromessa di voler tentare l'uso della pasta di riporto, che è sicuramente meno impegnativa del lievito madre, non foss'altro perché non necessita di continui rinfreschi... dovevo soltanto ricordarmi di dare inizio a tutto l'ambaradan staccando un pezzo di impasto da una produzione di pane o pizza... e vi pare facile? Ogni volta che preparavo un impasto, finivo per dimenticarmi di staccarne un pezzo!
Ma finalmente, un giorno, non molto tempo fa, ce l'ho fatta! Ho staccato un pezzo di impasto lievitato ed ho cominciato ad usarlo. La prima produzione è stata un fantastico pain de mie che ha richiesto quasi 14 ore tra prima e seconda lievitazione, ma ragazzi... una sofficità e un profumo da svenire!


La seconda produzione sono stati questi panini, realizzati secondo la ricetta che le sorelle Simili danno nel loro libro Pane e Roba Dolce, sostituendo il lievito di birra (che nelle ricette delle Simili viene sempre usato in quantità industriali, secondo me!) con la pasta di riporto, per l'appunto.


  • 150 g di pasta di riporto
  • 300 g di acqua
  • 2 cucchiai di olio EVO
  • 1 cucchiaino di malto
  • 350 g di farina di semola di grano duro
  • 150 g di manitoba
  • 10 g di sale
Sciogliere la pasta di riporto nell'acqua e versare nella MdP. Aggiungere l'olio e il malto, quindi le due farine e il sale. Avviare il programma Impasto e lasciar nella macchina a lievitare per almeno 8 ore, o comunque finché l'impasto non sarà arrivato al coperchio.


Quindi scaravoltare sul ripiano infarinato, sgonfiare e dare la forma dei panini (ricordate di staccarne un pezzo da 150 g da utilizzare come successiva pasta di riporto), metterli sulla leccarda foderata di cartaforno, coprirli con un canovaccio e lasciar lievitare ancora fino al raddoppio, quindi cuocere nel forno preriscaldato a 210° per 15 minuti, abbassare la temperatura a 190-200° e far cuocere ancora 10 minuti, quindi poggiare i panini direttamente sulla gratella e far cuocere ancora 10-15 minuti.


Questi panini fanno una bella crosticina croccantissima, la mollica all'interno è compatta ma molto soffice. Al momento di fare i panini, potete cospargerli anche di semini di sesamo... io me ne sono dimenticata!

martedì 7 giugno 2011

Chocolate muffins Hummingbird style

Questa ricetta di muffin è un'altra di quelle presenti sul libro della Hummingbird Bakery, e mi ha incuriosito perché il procedimento è in controtendenza con quello tradizionale che prevede "ingredienti secchi da una parte, liquidi da un'altra".


Per 12 muffin:
  • 2 uova
  • 200 g di zucchero fino Zéfiro
  • 130 g di farina
  • 50 g di cacao amaro in polvere
  • 2 c di lievito in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 160 ml di latte
  • 1/4 di c di essenza di vaniglia
  • 160 g di burro fuso
  • 120 g di cioccolato fondente tritato grossolanamente
Mettere nella ciotola dell'impastatrice le uova con lo zucchero, frusta a pala (o a "K"), e sbattere finché non si amalgamano bene e l'impasto diventa chiaro.
In un altro recipiente setacciare la farina, il cacao in polvere, il lievito e il sale, e in un altro recipiente ancora mescolare la vaniglia nel latte. Aggiungere gradualmente la miscela di polveri al battuto di uova e zucchero, alternando col latte vanigliato.
Quando gli ingredienti sono tutti ben amalgamati, togliere la ciotola dall'impastatrice e incorporare il burro fuso, facendolo assorbire bene, e infine il cioccolato spezzettato. Contrariamente al solito, questo impasto risulterà denso, liscio e vellutato, e non dall'aspetto grumoso come normalmente accade con gli impasti da muffin.
Suddividere nei pirottini da muffin e infornare in forno già caldo a 180° per circa mezz'ora.


Si possono servire con una spolverata di zucchero a velo, se lo si gradisce.
Anche se il procedimento non è quello ortodosso, sono goduriosamente e lussuriosamente cioccolatosi, scioglievolmente fondenti, mmmmmm...

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