lunedì 31 gennaio 2011

Zuppa di cicerchie con la pasta

L'altro giorno, leggendo questo post di Silvia Pan con l'Olio, mi sono ricordata che avevo anch'io un mezzo sacchetto di cicerchie in dispensa, in paziente attesa di essere sacrificato alla giusta causa del mio palato, e ieri ho pensato che fosse giunta l'ora di procedere. Restava solo da decidere secondo quale ricetta... zuppa rossa o zuppa bianca? Ho optato per quest'ultima.
  • 250 g di cicerchie
  • 2-3 spicchi d'aglio scamiciati
  • 1-2 rametti di rosmarino
  • 3-4 cucchiaiate di prosciutto crudo a dadini sott'olio
  • olio evo
  • vino bianco
  • sale, pepe
  • pasta a scelta

Le cicerchie vanno messe a bagno almeno per una notte, io stavolta ce le ho tenute 24 ore e più.
Nella pentola - per questo genere di preparazioni io preferisco la legumiera di coccio - scaldare l'olio e mettere a rosolare l'aglio, il rosmarino e il prosciutto a dadini, quindi aggiungere le cicerchie scolate dall'acqua in cui hanno fatto l'ammollo, mescolare e lasciare qualche minuto prima di sfumare col vino bianco.
Quindi allungare con acqua calda fin sotto il bordo della legumiera, salare, pepare, portare a ebollizione e far cuocere a fuoco dolce per circa 3 ore (sinceramente non ho guardato l'orologio, ma vi assicuro che le ho tenute sul fuoco tantissimo).
Togliere 2-3 mestolate di cicerchie con un po' di brodo di cottura, cercando di evitare di pescare anche i dadini di prosciutto, ridurre in poltiglia col minipimer e versare di nuovo nella legumeria, mescolare e far dare un ultimo bollo prima di spegnere.
E fin qui la zuppa sarebbe già pronta, me se volete, potete allungare ancora con 2-3 mestoli d'acqua, far tornare in ebollizione e quindi buttare la pasta, come ho fatto io che ho approfittato per far fuori un po' di fondi di buste che avevo in dispensa.
Gustare con un po' di peperoncino piccante, se piace.

venerdì 28 gennaio 2011

E se ci facessimo una bella polenta?

Che buona che è la polenta! Col freddo che sta facendo in questi giorni e, in generale, in quest'invernata abbastanza rigida anche dove normalmente le temperature invernali sono più miti, coccolarmi con una bella polenta è tra le cose più gratificanti che possa riservarmi.
Soprattutto da quando mi hanno detto come si può fare una polenta superlativa senza fatica e senza perdita di tempo nella macchina del pane. Ebbene sì, perché lo confesso, prima di questa scoperta non è che la facessi troppo spesso e, se la facevo, usavo - SACRILEEEGIOOOO!!! - la polenta a cottura istantanea, perché sinceramente a me, di star lì a remenare per 40 minuti non me ne teneva proprio! Però riconosco che non era proprio la stessa cosa, perciò, da quando ho scoperto questa chicca della MdP, evvai con polenta a gogò!!!
Per 2 porzioni di polenta, basta mettere nel cestello della MdP
  • 1/2 litro di acqua
  • 1 cucchiaio di olio EVO
  • 1 cucchiaino di sale
  • 120 g di farina per polenta
e avviare il programma Marmellata. A quel punto, per l'ora successiva voi potrete dedicarvi ad altro, perché la MdP cuocerà e remenerà per voi la polenta. L'unica accortezza che dovete avere è togliere il cestello dalla MdP a 20 minuti dalla fine del programma, questo perché è la fase in cui le pale restano ferme, e se la polenta la si lascia là, tirerete fuori un blocco a forma di parallelepipedo. Comunque, consiglio di verificare le varie fasi operative del programma Marmellata che si ha sulla propria MdP, perché non in tutti i modelli funziona allo stesso modo. Questo è il procedimento indicato per quei programmi che durano 1 ora e 20 minuti, e in cui la prima ora comprende il riscaldamento e la mescolatura, e gli ultimi 20 minuti la cottura a pale ferme.
Ecco alcuni modi di preparare la polenta:


bramata con un buon ragù di carne



bramata con funghi porcini e finferli e salsiccia luganega


bramata con gorgonzola e noci triturate


e naturalmente la classica taragna con casera, taragna con taleggio e accompagnamento di broccoli e quinoa saltati in padella, bramata con fontina e toma val iosina e accompagnamento di misto verdure in foglia, sempre saltate in padella, e con asiago, e con montasio, e con... che s'è capito che amo la polenta in tutte le salse??? ;-)
Di solito il condimento, che sia sugo o formaggio, l'aggiungo direttamente alla polenta negli ultimi 10 minuti di cottura... cioé, se è formaggio, ci metto tutta la dose prevista e lascio che si sciolga, se è sugo, ce ne aggiungo qualche cucchiaiata, quanto basta per colorarla, e poi il resto ce lo verso sopra quando l'impiatto.
La prossima sarà con baccalà alla vicentina... già mi pare di sentire il sapore in bocca, GNAM!!!

giovedì 27 gennaio 2011

Peanut butter (burro d'arachidi)

Quando lessi che si poteva tranquillamente preparare in casa, non volevo crederci... e quando vidi la ricetta e quanto fosse facile da fare, ero ancora più incredula! Naturalmente, per una patita del burro d'arachidi quale io sono, a quel punto era d'obbligo provare, e il risultato fu sorprendente... U-GUA-LE a quello che ricordavo d'aver mangiato da bambina, anzi, meglio!
L'unica cosa noiosa è sgusciare le arachidi, ma si può fare in compagnia o davanti alla televisione, e si ha la sensazione di fare prima ;-)

  • 500 ml di arachidi tostate senza pelle
  • 15 ml di olio di arachidi
  • 7 ml di sale (io l'ho messo la prima volta e poi non l'ho messo più, secondo me è sufficiente il salato delle arachidi tostate)
  • 1 cucchiaino di zucchero
Qualcuno mi ha chiesto "ma come faccio a misurare le arachidi in millilitri?" Bé, ovviamente mettendoli, man mano che si sgusciano, in un bicchiere graduato! ;-D
Quindi mettere tutti gli ingredienti nel frullatore, prima l'olio, poi lo zucchero (e il sale se volete), e infine le arachidi. Queste possono anche essere introdotte un po' alla volta, man mano che si frullano, se ne aggiungono ancora.
Mi raccomando di usare il FRULLATORE, non il food-processor, che macina finemente, ma non trasforma in burro. Frullare continuamente finchè questo non si sarà formato completamente.
Se si vuole un burro del tipo "crunchy", mescolare 125 ml di arachidi tostate e grossolanamente triturate al burro appena formato. Quindi mettere il composto in un contenitore ermetico, chiudere e porre in frigorifero.



All'inizio potrebbe apparire piuttosto liquido, ma un riposo di qualche ora in frigorifero lo farà solidificare, pur senza compromettere la spalmabilità.

martedì 25 gennaio 2011

Peanut butter muffins - Muffin al burro d'arachidi

C'è stato un periodo, non molto tempo fa, in cui non mi facevo mai mancare in frigo il burro d'arachidi, di cui sono golosissima. Me lo preparavo da me per evitare quello addizionato con conservanti e altre sostanze strane... 100% arachidi, un poco d'olio di arachidi e un poco di zucchero, e via in frigo. Grazie alla presenza di sale, in fondo si conservava bene anche per qualche mese.
Ovviamente, a quell'epoca i muffin e i biscotti al burro d'arachidi si sprecavano, e naturalmente non mancava mai la "pesca col cucchiaino", direttamente dal vasetto... insomma, quello che normalmente fate voi con la Nutella, solo che io preferivo farlo col burro d'arachidi! :-D


Però un bel giorno ho detto stop perché, insomma, tra quello mangiato nature e quello messo nei dolci, le calorie hanno cominciato a farsi "pesanti", però di tanto in tanto val la pena rifarsi una scorpacciata... questi muffin sono tra i miei preferiti!
  • 110 gr. di farina 00
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 pizzico di sale
  • 50 gr. di zucchero
  • 60 gr. di latte
  • 1 cucchiaino di olio di semi
  • 1 uovo
  • 40 gr. di burro di arachidi
  • 50 gr. di gocce di cioccolato

Come sempre, ingredienti secchi (comprese le gocce di cioccolato) da una parte e liquidi da un'altra (il burro d'arachidi l'ho impastato nei liquidi, mescolando bene con la frusta). Unire liquidi e solidi, distribuire nei pirottini (con queste dosi ce ne escono 6) e cuocere nel forno a 180° per 25-30 minuti.
Nel prossimo post vi spiego come farvi il burro d'arachidi in casa! ;-) 

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AGGIORNAMENTO 27/02/2015
Realizzata una versione con latticello al posto del latte, pari quantità, e zucchero Golden Caster invece di quello bianco semolato.
Stessa deliziosa bontà :-)

lunedì 24 gennaio 2011

I miei panini per hamburger

"Miei" nel senso che da quando ho scoperto questa ricetta, ho deciso di non mollarla più... sono i migliori panini per hamburger homemade che mi sia mai capitato di mangiare!
E siccome anche a me ogni tanto piace indulgere nell'usanza tipicamente americana, di cenare con un bel paninozzo con hamburger, ovviamente sempre homemade, lattuga, pomodoro, sottiletta, maionese e ketchup, faccio in modo di non farmi mai mancare questi panini, che possono essere benissimo congelati e decongelati all'uopo ;-D


Per 6 panini da circa 90 g cadauna:
  • 150 g di farina manitoba
  • 150 g di farina tipo 0
  • 90 g di latte
  • 1 uovo (negli ultimi che ho fatto ho messo 2 albumi dei tanti avanzati da creme e dolci natalizi e che ho congelato, sono venuti comunque benissimo e la sofficità non è stata minimamente inficiata)
  • 70 g di acqua (come quantità max, non è detto che serva tutta)
  • 1/2 panetto di lievito (io ho messo circa 6 g)
  • 15 g di burro
  • 12 g di zucchero
  • 7 g di sale
Sciogliere il lievito nel latte a temperatura ambiente e mescolarci anche lo zucchero. Miscelare le due farine nella ciotola dell'impastatrice, aggiungere l'uovo e il latte col lievito e cominciare a far andare il gancio. Aggiungere l'acqua poco alla volta e fermarsi quando si vede che gli ingredienti non fanno più fatica ad amalgamarsi. Aggiungere il burro un pezzetto alla volta, alternando col sale. Aumentare la velocità del gancio e lasciar impastare fino a completa incordatura, coprire con la pellicola e un canovaccio e lasciar lievitare fino al raddoppio e oltre.


Rovesciare l'impasto sul piano di lavoro infarinato e, evitando di fargli assorbire altra farina, sgonfiare e tagliare in 6 pezzi uguali, quindi formare le palline, spennellarle col latte e rigirarne la cupola nei semi di sesamo. Quindi disporli sulla leccarda foderata di cartaforno, coprire col canovaccio e far lievitare fino al raddoppio.
Cuocere in forno caldo a 200° per circa 20-25 minuti, con un pentolino d'acqua sul fondo per creare l'ambiente umido.

sabato 22 gennaio 2011

Essenza di vaniglia

Devo confessare che non pensavo fosse così facile farsela da soli, e a dirla proprio tutta, neanche ci volevo provare. Ma poi ho pensato "il pusher di vaniglia bourbon del Madagascar di primissima qualità ce l'hai, perché non fare il tentativo? alla fine potrebbe diventare anche una simpatica idea-regalo per Natale!", e allora mi sono lanciata.


Dosi e procedimento li ho presi dal blog Anice & Cannella:
  • 35 g di acqua
  • 35 g di zucchero
  • 60 ml di alcool a 95°
  • 6 baccelli di vaniglia
Ovviamente la buona riuscita finale dipende soprattutto dalla qualità della vaniglia impiegata, perciò meglio procurarsela buona, che i baccelli siano freschi, profumati e morbidi, devono potersi arrotolare intorno al dito senza spezzarsi.
Come prima cosa, preparare uno sciroppo con l'acqua e lo zucchero facendo bollire finché lo zucchero non è completamente sciolto, diciamo dai 2 ai 5 minuti, quindi far raffreddare completamente e mescolare all'alcool, dentro un contenitore di vetro a chiusura ermetica.
I baccelli vanno incisi con un coltellino affilato per tutta la lunghezza, aperti delicatamente e, con un cucchiaino, bisogna raschiare via i semini e aggiungerli alla miscela di sciroppo e alcool. I baccelli svuotati vanno tagliati quindi in 3-4 pezzi e aggiunti anch'essi all'infusione.



Chiudere bene il contenitore e conservare in un luogo buio e fresco, agitando tutti i giorni per i primi 3 mesi. Se si vuole preparare le boccettine, come ho fatto io, munirsi di un colino a maglia fitta e passare il liquido. Altrimenti, se i semini non creano problemi di carattere "visivo" si può anche tenere nello stesso vaso dell'infusione, la permanenza della vaniglia le darà un profumo ancora più persistente.

Dopo 3 mesi, l'essenza sarebbe già pronta per essere usata, ma ovviamente un'infusione più lunga gioverà all'essenza che perderà la sua connotazione alcolica a tutto beneficio del profumo di vaniglia, che sarà quindi più spiccato.
Io ho usato 30 bacche, moltiplicando gli altri ingredienti in proporzione, e ne ho ricavato 10 ampolle da 40 ml, quelle che si vedono nelle foto, e che sono effettivamente diventate elementi delle mie confezioni-regalo natalizie.



Stamattina, mentre mi accingevo a prepararmi la spremuta d'arancia per la colazione, ho fatto questa riflessione: "ma se con questo procedimento si riesce a farsi in casa l'essenza di vaniglia, perché non provare ad applicare lo stesso procedimento per fare anche l'essenza d'arancia?"
Detto fatto! ho messo in cantiere un quantitativo minimo sperimentale, usando la scorza grattugiata d'arancia al posto della vaniglia. Trascorso il tempo necessario per completare l'infusione, vi farò sapere com'è andata! ;-)

venerdì 21 gennaio 2011

Muffin doppio cioccolato al profumo d'arancia

Bene, dopo la full-immersion di ieri nel mondo di Sua Maestà La Zucchina, torno a parlare di muffin, presentando questa ricetta che è una bella variante di quella dei Muffin al Doppio Cioccolato col Cuoricino Bianco, che a me piace particolarmente per l'abbinamento di gusto cioccolato/arancia che è uno dei miei preferiti.


Per una dozzina di muffin servono:
  • 210 g. di farina
  • 180 g. di zucchero
  • 70 g. di cacao amaro in polvere
  • 1 bustina di lievito
  • 2 uova
  • 150 ml. di latte
  • 130 g. di burro fuso
  • 50 g. di cioccolato fondente tritato
  • scorza grattugiata di 4-5 arance (io la grattugiavo man mano che mangiavo le arance, e conservavo le bucce grattugiate in frigo, mescolate con un po' di zucchero in un recipiente ben chiuso)
  • 50 g. di granella di mandorle
Il procedimento è quello classico da manuale, ingredienti secchi miscelati in un recipiente, ingredienti liquidi miscelati in un altro recipiente, quindi unire i liquidi ai solidi mescolando lo stretto necessario per farli amalgamare.
Distribuire l'impasto nei pirottini di carta infilati negli stampi da muffin (pare banale specificarlo, ma sapeste quante persone scopro che usano solo i pirottini di carta, e poi si stupiscono che in cottura, l'impasto tracima tutto fuori!), riempiendoli per 2/3, e mettere in forno caldo a 180° per 25-30 minuti.


Cioccolatosissimi... gnam!!! :-D

giovedì 20 gennaio 2011

Riso venere con scampi zucchine e pomodorini

Per sfamare degnamente 3 persone occorrono:
  • 250 g. di riso venere
  • 15 scampi freschi, taglia XXL :-D
  • 2 zucchine medie
  • 10 pomodorini ciliegino
  • un paio di spicchi d'aglio, olio evo, vino bianco

Io ho usato il wok. Rosolare a fuoco vivace l'aglio passato allo schiacciaaglio con le zucchine a rondelle


aggiungendoci poi gli scampi a cui vanno tolte le antenne e le zampette piccole, praticato un taglio nel carapace e passati velocemente in acqua fredda


Coprire e far tirare fuori la loro acqua, poi sfumare col vino bianco e aggiungere i pomodorini tagliati in 4


Nel frattempo lessare il riso in acqua salata. Poco prima di scolarlo, allungare il fondo del condimento con un mezzo mestolo dell'acqua di cottura del riso. Scolare il riso e spadellarlo nel condimento, dopo aver tolto gli scampi per facilitare l'operazione. Riposizionare gli scampi e portare in tavola servendo direttamente nel wok.



Chi l'ha assaggiato l'ha definito un piatto "principesco" ;-)

Questa ricetta partecipa al contest

Zucchine trifolate all'aceto di mele

Si tratta di un contorno molto sfizioso, buono sia caldo che freddo.
  • 3 belle zucchine medio-grandi
  • 1 scatoletta di tonno da 200 g.
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 bella manciata di prezzemolo fresco
  • 1 bella manciata di capperi
  • 4-5 filetti di acciuga sott'olio
  • 1 spruzzata di aceto di mele
  • olio EVO e sale q.b.

Mettere a rosolare in una padella con l'olio un trito fatto col prezzemolo, l'aglio, i capperi e le acciughe. Dopo 2-3 minuti aggiungere il tonno e frantumarlo. Mescolare bene e dopo qualche altro minuto aggiungere le zucchine affettate sottiliiiiiiiiiiiiissime con la mandolina, col microplane, col pelapatate... quello che vi rimane più comodo, purché riesca a fare i filettini sottili sottili. Fate saltare tutto a fiamma molto vivace. Finite di cuocere con l'aceto di mele, sempre molto velocemente e sempre a fiamma alta, e salate a fine cottura.


La particolarità sta nel fatto che tutta la cottura dev'essere velocissima perché le zucchine devono mantenersi croccanti, e nel gusto gradevolmente acidulo conferito dall'aceto di mele.


Questa ricetta partecipa al contest

Petto di pollo saltato con verdure e soia

Pur essendo poco amante della carne, soprattutto del petto di pollo, questo è un piatto che adoro perché è gustoso, maschera molto bene la stoppacciosità del petto di pollo e mette a tacere i miei sensi di colpa perché è discretamente dietetico.


Per realizzarne 2 porzioni occorrono:
  • 350 g. circa di petto di pollo
  • 1 bella carota
  • 1 bella zucchina
  • 50 g. di germogli di soia freschi
  • 1 cipolla media
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • salsa di soia a volontà
  • sale
Come prima cosa, fate una julienne con la carota e la zucchina, affettate sottilmente la cipolla e fate a tocchetti il petto di pollo. Infarinate leggermente quest'ultimo e fatelo rosolare nel cucchiaio d'olio, l'ideale sarebbe dentro un wok. Appena prende colore, aggiungete la salsa di soia e fate evaporare mescolando continuamente.


A questo punto mettete da parte il petto di pollo (se usate il wok, va benissimo la sua griglietta) e buttate nel wok le verdure, i germogli e altra salsa di soia, cuocete a fuoco vivace col coperchio, controllando e mescolando di tanto in tanto.


Quando le verdure cominciano ad appassire, ri-tuffateci dentro il pollo, mescolate e fate cuocere ancora pochi minuti, eventualmente aggiungendo ancora un po' di salsa di soia. La cottura dev'essere molto veloce perché le verdure devono rimanere croccanti. Assaggiate e, se necessario, salate (improbabile perché la salsa di soia è già parecchio saporita di suo).


E se non avete pesanti costrizioni dietetiche, potete usare un po' d'olio in più e, se vi piacciono, disperdervi una manciata di mandorle oppure noci macadamia leggermente tostate.

Come alternativa al petto di pollo, si possono usare le code di gamberoni seguendo esattamente lo stesso procedimento.

Questa ricetta partecipa al contest

Pipe rigate con zucchine robiola e curry

Occorrente per 2 porzioni:
  • 200 g di pipe rigate
  • 100 g di pancetta affumicata a dadini
  • 2 zucchine medie
  • 1 cipolla media
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 robiola da 100 g
  • olio evo, vino bianco, curry in polvere, sale q.b.

Passare l'aglio allo schiacciaaglio e affettare sottilmente la cipolla. Mettere a rosolare con la pancetta. Quando è tutto appassito, sfumare col vino bianco, quindi aggiungere le zucchine a tocchetti, coprire col coperchio lasciandolo un po' sollevato per far fuoriuscire il vapore e portare a cottura, aggiungendo alla fine il curry nella quantità desiderata.
Lessare la pasta in acqua salata e, un attimo prima di tuffarla nel saltapasta col condimento, aggiungere la robiola alle zucchine e far sciogliere a fuoco dolce.


Servire con una generosa spolverata di parmigiano reggiano.


Questa ricetta partecipa al contest

Millefoglie di zucchine al taleggio

E' di facile realizzazione, ma estremamente gustosa, e si presta bene ad essere servita sia come antipasto caldo che come contorno.
Per una pirofila 19x26 occorrono circa
  • 850-900 g. di zucchine
  • 350-400 g. di taleggio
  • poco olio evo e poco sale
Lavare le zucchine e tagliarle a fettine lunghe. Grigliarle su una piastra bollente, ma velocemente in modo che rimangano piuttosto croccanti, e salarle leggermente (occhio al sale, che il taleggio è saporito... io infatti preferisco non salare affatto).


Spennellare con un goccino d'olio il fondo e i bordi di una pirofila da forno e adagiarvi uno strato di zucchine grigliate, e quindi uno di taleggio a fettine, alternando fino ad esaurimento e terminando possibilmente con il taleggio. Nella pirofila delle dimensioni che ho menzionato sopra ci stanno 3 strati di zucchine e 3 di taleggio, quelli interni di formaggio più abbondanti.


Scaldare il forno a 200° e infornare la pirofila per 5 minuti, giusto il tempo di far sciogliere un po' il taleggio.
Tutto qui, la millefoglie di zucchine è pronta! Si può optare di servirla calda, col formaggio bello fuso e colante, come qui nella foto


oppure farlo ben stiepidire e dare al formaggio la possibilità di compattarsi, in modo da poter tagliare dei parallelepipedi perfetti, che possono essere serviti su un letto di rucola.

Questa ricetta partecipa al contest

mercoledì 19 gennaio 2011

Stringozzi umbri

Ogni volta che metto in cantiere qualche ricetta che prevede solo l'uso dei tuorli, se mi avanza un singolo albume lo cuocio velocemente nel microonde e lo spezzetto nella pappa dei mici, ma se sono più di uno, in genere li metto nei vasetti vuoti dello yogurt, appositamente lavati e tenuti da parte per tale scopo, in genere 2 albumi al max per vasetto, e li schiaffo in freezer.
Fatalmente, dopo un po' finisco per ritrovarmi il cassetto del freezer invaso dai vasetti di albumi, e allora comincio a spaccarmi la testa pensando a come impiegarli.
Una fine ben gloriosa è per la realizzazione degli amaretti di Voltaggio, oppure dei pasticcini di noci e mandarance di cui ancora non vi passo la ricetta, però... insomma... non è che si possa far sempre dolci, altrimenti qua la glicemia sale alle stelle!
E quindi, pensa che ti pensa e cerca che ti cerca, cosa ti trovo alla fine? Questo fantastico suggerimento di Jo di Cucina in Simpatia, che a sua volta ha preso l'idea in prestito da Anice & Cannella, a dimostrazione del fatto che in cucina, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasmette di blog in blog, di forum in forum, di blog in forum, etc...
Gli stringozzi umbri sono un tipo di pasta fresca, bianca, fatta per l'appunto solo con gli albumi, al limite con un po' d'acqua se ce ne fosse la necessità.


Le proporzioni prevedono che s'impieghi una quantità doppia di farina rispetto al peso degli albumi, in altre parole, per 230 g di albumi (il numero non è scelto a caso, era il peso degli albumi che ho usato io) s'impiegheranno 460 g di farina, di cui l'80% farina bianca e il restante 20% semola di grano duro rimacinata. In corso di lavorazione, sia mentre facevo impastare al Ken e sia mentre sfogliavo, ho sentito la necessità di aggiungere ancora dell'altra farina, e in questo caso ho preferito usare la semola, ma è una scelta soggettiva.
La ricetta di CIS suggerisce di sfogliare fino alla tacca N° 4, io ho voluto sfogliare metà impasto fino alla 4, e per l'altra metà mi sono voluta fermare alla 3, ottenendo così degli stringozzi più paccuti e rustici, molto più simili alla chitarra abruzzese.
Questi sono quelli più sottili


e questi sono quelli più paccuti


Un nido di quelli più paccuti l'ho fatto fuori il giorno stesso che li ho prodotti, a pranzo, conditi molto semplicemente con un pesto di pistacchi che avevo già pronto


Sono molto buoni, belli sodi e hanno un gusto molto semplice che esalta quello del condimento.
Gli altri nidi ovviamente sono finiti in congelatore... insomma, fuori gli albumi, dentro la pasta!!!

martedì 18 gennaio 2011

Shepherd's (ma forse sarebbe più corretto dire Cottage) Pie

Questo è un piatto tipico delle Highland scozzesi che, come forse saprete, sono famose per la pastorizia, in particolare l'allevamento degli ovini, e infatti la diatriba sul nome corretto nasce dal fatto che nella Shepherd's ci andrebbe il macinato di agnello, mentre se s'impiega carne di manzo (o vitello), allora bisogna chiamarla Cottage.
Vabbé, io ho trovato questa ricetta fatta col manzo e proposta col nome Shepherd's Pie e così ve la ri-propongo. E dopo il doveroso chiarimento, evito di perdermi oltre nei meandri delle disquisizioni sulle nomenclature e passo direttamente a quel che c'interessa primariamente: la ricetta.



Vi confesso che in vita mia non avrei mai immaginato che un giorno, avrei cantato le lodi di una pietanza della cucina britannica, ma questa è una roba veramente gustosa, che mi fa parzialmente rimettere in discussione le mie convinzioni sul "piattume" culinario degli abitanti della perfida Albione.
Ho classificato questa pietanza come Secondo, ma di fatto, essendo composto principalmente da carne, funghi, piselli e patate, è a tutti gli effetti un piatto unico e sostanzioso, che personalmente evito di accompagnare anche col pane.
  • 500 g di macinato di manzo o vitella (veramente ci vorrebbe l'agnello, ma tempo fa ho scelto di eliminare alcuni animali dalla mia alimentazione, e l'agnello è tra questi)
  • 3 cucchiai di olio (io non l'ho misurato, sinceramente)
  • 1 cipolla tritata
  • 1 carota tritata
  • 115 g di funghi (a me ce n'è andato qualcuno in più)
  • una manciata di piselli, anche surgelati
  • 300 ml circa di brodo
  • 1 bel cucchiaio di farina
  • 1 foglia di alloro
  • 1 cucchiaio di salsa Worcestershire
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • 650 g di patate lesse
  • 25 g di burro (ce n'è andato poco di più)
  • 45 ml di latte (io 60 ml, ma anche le patate erano un poco di più)
  • 1 cucchiaio di dragoncello (che secondo me, è l'erba che fa la differenza!)
  • Sale e pepe

Dato che la preparazione è un tantino laboriosa, ci si può anche organizzare in modo da farla in 2-3 step. Come prima cosa, tritare finemente cipolla e carota e metterli ad appassire in una padella capiente con l'olio, quindi aggiungere i funghi affettati ed i piselli. Lasciar rosolare un 5 minuti, quindi aggiungere il macinato, disgregando bene con una spatola o un cucchiaio di legno per fare in modo che non rimangano grumi troppo grossi. Lasciare che la carne si cuocia, quindi aggiungere il cucchiaio di farina ben stemperato in un po' di brodo e mescolare bene, quindi finire di allungare col resto del brodo, aggiungere l'alloro, la salsa Worcesterchire e il concentrato. Portare il tutto a cottura a fuoco lento e col coperchio leggermente sollevato per lasciar evaporare. Far cuocere per un'oretta, e comunque fino a completo assorbimento del brodo. Spegnere la fiamma, aggiungere il dragoncello e mescolare bene. Nel frattempo, lessare le patate e schiacciarle mentre sono ancora calde, unendole al burro e al latte, salando e pepando e mescolando bene. In una pirofila da forno, adagiare il macinato e livellarlo. Quindi adagiare sopra anche le patate, livellando anche queste, praticando dei ghirigori in superficie coi rebbi di una forchetta e spolverando con poco pangrattato e qualche fiocchetto di burro. Passare in forno caldo a 200° per una mezz'oretta, e comunque finché la superficie non appare dorata.

E' un piatto unico di una bontà stratosferica, o perlomeno a me è piaciuto da leccarmi le dita, i baffi e pure la punta del naso!

lunedì 17 gennaio 2011

Sablés di mandorle con cranberries (mirtilli rossi)

Dal blog di Le Pétrin la ricetta di questi deliziosi sablés.


  • 170 g di burro morbido
  • 125 g di zucchero a velo (io ho usato una parte di zucchero a velo e una parte di Zéfiro)
  • 2 tuorli
  • 2 c di succo di limone
  • 190 g di farina
  • 110 g di farina di mandorle
  • 110 g di mirtilli rossi disidratati
  • una grossa manciata di mandorle spellate, o pistacchi spellati, o entrambi
Innanzitutto, spellare le mandorle o i pistacchi di cui all'ultimo punto, tritarli grossolanamente e tenerli da parte.
Se non trovate la farina di mandorle, potete farla voi col mixer e un po' di zucchero che toglierete alla dose prevista.
Ridurre il burro a pomata, quindi aggiungere lo zucchero e lavorare bene a spuma. Incorporare i tuorli e il succo di limone e far assorbire bene, quindi aggiungere alternando la farina normale e quella di mandorle, e infine i mirtilli, disperdendoli bene nell'impasto.
A questo punto, stendere sul piano di lavoro un foglio di carta d'alluminio e cospargerlo di metà delle mandorle/pistacchi che avevate tenuto da parte. Prendere metà dell'impasto e rotolarcelo sopra, e nel rotolarlo, formate un salsicciotto di circa 20 cm di lunghezza. Quindi avvolgetelo nel foglio d'alluminio e riponete in frigo.
Ripetere l'operazione per l'altra metà dell'impasto. Fate riposare al freddo i salsicciotti per alcune ore, ancora meglio tutta la notte, o comunque tutto il tempo necessario a farli diventare duri abbastanza da poterli affettare agevolmente. Questo impasto si conserva in frigo fino a 3 gg, altrimenti i salsicciotti si possono anche congelare e tirare fuori dal freezer quando servono.
Per formare i sablés, affettare i salsicciotti in pezzi di non più di 1 cm di spessore e disporli sulla leccarda foderata di cartaforno. Io li ho cotti in forno preriscaldato a 160° ventilato per 15-20 minuti, e comunque finché i bordi non cominciano ad indorare.


Far raffreddare bene prima di toglierli dalla teglia. Si conservano per diversi giorni ben chiusi in una scatola di latta, e sono terribilmente deliziosi!!!
Unico inconveniente, alcuni dei mirtilli rossi disidratati resistono all'affettatura. Io ho usato un coltello da arrosto affilatissimo, che mi affetta l'arrosto come se fosse burro, ma per alcuni dei tagli ha incontrato una certa resistenza da parte dei mirtilli rossi, e questo ha un po' "sfigurato" la rotondità di alcuni dei sablés.

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